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Archivio della Categoria 'Commercio'

Saldi, quasi 6 veneziani su 10 scelgono outlet o web per fare affari. Ma su Groupon monito di Adico: «Acquistare con grande cautela»

domenica 22 gennaio 2012

Sondaggio tra 200 iscritti alla mailing list dell’Associazione: il 58% snobba i negozi del centro. Ecco il decalogo anti-truffa sugli acquisti di gruppo: 180 segnalazioni nel periodo festivo.
Gli sconti sui prezzi già ribassati degli outlet e le offerte a tempo su grandi marchi proposte dai siti di shopping online. Ecco quali sono le realtà che fanno “concorrenza” ai negozi tradizionali dei centri cittadini in primis, ma in parte anche ai centri commerciali. A dimostrarlo sono i risultati dell’ultimo sondaggio realizzato da Adico Associazione Difesa Consumatori su un campione di 200 iscritti alla mailing list del sito www.associazionedifesaconsumatori.it e residenti nel Comune di Venezia: quasi 6 su 10 infatti dichiarano di preferire outlet e siti di e-commerce per investire il budget (comunque ridotto rispetto agli scorsi anni) riservato agli acquisti in saldo. Il motivo? A parità di cifra si portano a casa prodotti di qualità maggiore. Soprattutto perché si riesce a schivare meglio “l’effetto fondo di magazzino”: i consumatori infatti denunciano – e non è certo la prima volta – come in molti negozi di Mestre e Venezia nel momento in cui iniziano i saldi di fine stagione gli scaffali si riempiono di merce di una o anche più stagioni fa, mentre diventa quasi impossibile trovare in saldo quel paio di scarpe o quel maglione che si è “puntato” in vetrina le settimane precedenti. Chi acquista in saldo, insomma, si fa sempre più accorto e previdente.

Nel dettaglio, ai consumatori iscritti alla mailing list di Adico sono state sottoposte le seguenti domande:

1) Ha acquistato qualcosa con i saldi invernali?

A_Sì         100%

B_No          0%

2) Dove ha acquistato in prevalenza?

A_Negozi             42%

B_Outlet/web    58%

 Infine veniva chiesto ai consumatori di motivare la risposta alla domanda 2): in sintesi emerge che chi preferisce outlet e siti web – opzione scelta dalla maggior parte del campione – è spinto in positivo dalla maggior possibilità di portarsi a casa un acquisto di indubbio valore a parità di budget, e in negativo dalla constatazione che in molti negozi per i saldi vengono messi in vendita prodotti vecchi. In altre parole, outlet e spacci ed e-commerce sono un “rifugio” per chi è deluso dalle svendite dei negozi del centro della propria città. Chi invece continua a rivolgersi agli esercenti di fiducia lo fa per abitudine e perché si sente rassicurato dalla conoscenza del negozio, della merce che vende e del personale che ci lavora.
«La crisi colpisce tutti, commercianti compresi, ma di certo non si risollevano in modo significativo i guadagni tirando fuori i fondi di magazzino, che risultano tali anche all’occhio del consumatore meno esperto – commenta il presidente di Adico Carlo Garofolini – farebbe meglio alla loro reputazione e quindi ai loro incassi sfruttare i saldi in modo onesto proponendo in sconto i capi o gli oggetti della stagione in corso. Agli acquirenti invece – aggiunte Garofolini – consigliamo di diffidare sempre dagli sconti superiori al 50%: sono la prova evidente del fatto che il commerciante vuole sfruttare i saldi per svuotare le giacenze. Nei negozi di qualità infatti la percentuale di sconto di media non va oltre il 30%, mentre certe marche non vanno affatto in sconto».
Chi invece promette sconti fino al 70% sono i siti di acquisti di gruppo come Groupon e Groupalia: si aderisce a un’offerta promozionale per l’acquisto di beni, viaggi o servizi a prezzo stracciato, la quale va a buon fine solo se si raggiunge il numero minimo di partecipanti fissato a monte per l’attivazione della promozione stessa. Ecco che, così, ci si può aggiudicare un trattamento di lusso dal parrucchiere a soli 19 euro, una cena completa per due a 39 euro o una settimana bianca a 70 euro a persona. Ma il servizio che si acquista è sempre all’altezza delle aspettative? O il computer a prezzo così vantaggioso arriverà nei tempi stabiliti? Adico Associazione Difesa Consumatori ha visto lievitare negli ultimi mesi le segnalazioni e richieste di assistenza da parte di clienti che si sono sentiti truffati da Groupon e simili: ben 180 nei soli mesi di novembre e dicembre 2011. I problemi più frequenti? Difficoltà, se non impossibilità, di prenotare il servizio acquistato tramite coupon per le restrizioni poste dall’esercente (39%), ritardi eccessivi nella spedizione dei beni da parte degli esercenti partner (35%) fino ad arrivare a prodotti mai ricevuti, con conseguente richiesta di rimborso (22%).
«I consumatori che ci hanno segnalato questi problemi lamentano di essersi sentiti clienti di serie B – spiega il presidente di Adico Garofolini – tanto che i più scaltri arrivano, se non è richiesto esplicitamente nelle condizioni di vendita, a dichiarare il possesso di un coupon per pagare il servizio solo dopo aver beneficiato del trattamento e non all’atto della prenotazione. Per qualsiasi problema comunque è bene rivolgere le proprie lamentele direttamente al sito di acquisti di gruppo, dal momento che è quest’ultimo, e non l’esercente, a incassare l’importo del coupon». E se non si è soddisfatti del servizio ricevuto, Adico Associazione Difesa Consumatori è sempre disponibile a fornire informazioni e assistenza legale allo sportello di via Volturno 33 aMestre (telefono e faz 041.5349637) via mail a info@associazionedifesaconsumatori.it o tramite gli appositi moduli di segnalazione presenti sul sito www.associazionedifesaconsumatori.it.
Ecco infine alcuni suggerimenti per sfruttare al meglio le opportunità offerte da questi siti senza cadere nelle trappole che inevitabilmente celano:

1) Leggere con estrema attenzione le condizioni d’acquisto generali del sito e quelle legate all’offerta d’interesse.

2) Evitare di acquistare trattamenti che per risultare efficaci richiedono molte più sedute di quelle offerte: il rischio è di dover poi sborsare centinaia di euro in più non preventivati.

3) Evitare di acquistare servizi delicati come revisione di auto, caldaie ecc. che è meglio affidare a professionisti di fiducia.

4) Contattare direttamente le strutture prima di acquistare il coupon, per essere sicuri che le condizioni offerte sul sito corrispondano al vero e per saggiare la disponibilità della struttura. Chiedere sempre di parlare con il titolare: spesso i dipendenti non conoscono nel dettaglio i termini dei coupon e potrebbero dare risposte fuorvianti.

5) Evitare di acquistare viaggi, soggiorni in hotel o simili se si ha poca flessibilità e disponibilità di tempi e date: spesso il coupon non si può utilizzare durante i periodi festivi o in alta stagione, o se si tratta di un ristorante sono esclusi i weekend. Spesso, purtroppo, le strutture “fanno le furbe” e quando capiscono che chi sta per prenotare lo fa con un coupon non trattano il cliente allo stesso di modo di quelli che pagano a prezzo pieno.

6) Verificare su forum o tramite conoscenti se il servizio clienti è efficiente e facile da contattare. In caso di ritardi nella consegna o disservizi sarà fondamentale poter usufruire di questo servizio per poter far valere i propri diritti (es. per inoltrare un reclamo, chiedere un rimborso ecc). Se il numero di telefono è a pagamento o non si riesce a prendere la linea, preferire i servizi – se messi a disposizione – di customer care su Facebook o tramite chat online.

7) Se la data di consegna non viene rispettata, chiedere il rimborso dell’acquisto. Se il pacco non arriva per nulla, si può pensare di passare alle vie legali diffidando il corriere e/o la società che vende fisicamente il bene.

8) Non sottovalutare la potenza dei feedback negativi: la rete aumenta esponenzialmente la diffusione e quindi l’efficacia di pareri sia positivi che negativi. Una critica circostanziata sulla bacheca Facebook o sul forum del dealer spesso muovono subito le acque portano a un contatto in privato per risolvere bonariamente la questione.

9) Esigere sempre e comunque fattura o ricevuta fiscale: il fatto di pagare con un coupon non autorizza l’evasione.

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La giungla degli scontrini fiscali: chi è obbligato a darlo e a chi si deve chiedere

martedì 17 gennaio 2012

Dopo il blitz di fine anno a Cortina è scoppiata la psicosi da scontrino. Accompagnata da un diffuso richiamo ai cittadini, affinché la ricevuta fiscale venga sollecitata a ogni pagamento. Spesso lo scontrino, non viene chiesto per timidezza, timore, o per semplice ignoranza. Non tutti, d’altronde, conoscono gli obblighi di legge e non sanno chi è tenuto a rilasciare l’attestato di pagamento. Per rinfrescarci la memoria proviamo a fare un quadro sintetico delle norme e delle situazioni più frequenti. Innanzitutto, per distinguere il tipo di ricevuta, bisogna sapere che scontrini, ricevute fiscali e fatture sono documenti che certificano i corrispettivi incassati da un’azienda o da un professionista a fronte della vendita di un bene o della prestazione di un servizio. Lo scontrino e la ricevuta possono essere alternative tra loro, sono normalmente emesse nei confronti dei clienti consumatori finali non titolari di partita Iva. La fattura, invece, è richiesta all’esercente dal cliente titolare di partita Iva per giustificare la contabilità dei costi sostenuti dalla sua attività d’impresa.

CHI E’ OBBLIGATO – Bar, ristoranti, alimentari, mercati ambulanti e negozi in generale hanno l’obbligo di rilasciare una ricevuta. Lo scontrino fiscale è emesso dal «misuratore fiscale», volgarmente detto cassa, in realtà un piccolo computer che conserva traccia di ogni pagamento (ce ne sono in giro anche di falsi, pochi però, secondo l’Agenzia delle Entrate). Il pezzetto di carta che viene consegnato al cliente è contraddistinto dal logotipo fiscale (simbolo MF seguito da cifre/lettere identificativo del misuratore fiscale) solitamente riportato nella parte inferiore dello scontrino. La ricevuta è invece compilata a mano in doppia copia, su un bollettino madre/figlia (una copia per il cliente, l’altra per l’esercente), con data e numerazione progressiva. Quest’ultima è la forma diffusa tra i prestatori d’opera come operai, idraulici, elettricisti, e da chiunque non voglia sobbarcarsi l’onere del registratore fiscale. Attenzione al trucco del «preconto» utilizzato da alcuni ristoratori che presentano una nota col dettaglio del pasto, incassano il compenso e non rilasciano la ricevuta vera e propria. Talvolta intascandosi anche l’Iva che aggiungono a piè di lista. Bisogna sempre ricordarsi di chiedere lo scontrino dopo aver pagato il ristorante.

CHI E’ ESENTE – Tabaccai, edicole, benzinai non sono tenuti al rilascio dello scontrino. Attenzione: chi paga il caffè e compra un pacchetto di sigarette al bar-tabacchi dovrà ricevere la ricevuta per la bevanda. Le stazioni di servizio devono invece rilasciarla per i beni eventualmente acquistati presso i loro shop, come gli accessori per l’auto. I benzinai a richiesta emettono inoltre fattura per i clienti con partita Iva. In alcuni ipermercati va diffondendosi il rilascio di uno scontrino non fiscale: tutto regolare. Una legge recente consente a chi opera nella grande distribuzione di alleggerire l’onere dei «misuratori fiscali» (laddove sono presenti molte casse). Fermo restando l’obbligo di comunicare telematicamente ogni mese all’Agenzia delle Entrate gli incassi quotidiani. «Ma nel loro caso il rischio di evasione da omessa certificazione è basso in considerazione anche dell’insieme di regole di controllo di gestione, interne alle aziende in questione», spiega Mario Carmelo Piancaldini, capo settore dell’Agenzia delle Entrate.

CARTE DI CREDITO – La loro diffusione aiuta a combattere l’elusione. A differenza del contante che può essere nascosto, il denaro elettronico, carte di credito o bancomat, lascia traccia nel conto corrente che per il Fisco è trasparente. Difficile sfuggire agli accertamenti.

ACQUISTI ON LINE – Le regole del gioco non cambiano. Chi vende su Internet deve rispettare i medesimi obblighi degli altri commercianti. La ricevuta va inviata insieme al bene acquistato, ma può essere sostituita da una nota elettronica completa di tutti gli elementi fiscali, inviata via mail, stampabile e conservabile dall’utente. E anche in questo caso, il pagamento elettronico, scoraggia l’evasione.

Paolo Lorenzi
fonte: corriere.it

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Bolletta del gas da 5.000 euro in 3 mesi a una cooperativa siciliana Eni di nuovo sotto accusa, Adico: «Permetta di pagare il giusto»

mercoledì 28 dicembre 2011

Fabio Ruvolo, titolare della Etnos di Caltanissetta: «I numeri rossi del contatore non si fermavano mai. Era un’evidente anomalia ma nessuno ha fatto nulla».
Oltre 5.000 euro di gas consumati in soli tre mesi da una piccola cooperativa sociale. Una stima assolutamente esagerata che il titolare, Fabio Ruvolo, ha subito contestato. Dando il via a un’odissea che a 3 anni di distanza ancora non si è conclusa. Questa volta la vicenda approdata all’Adico viene dall’altra parte d’Italia: precisamente da Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. Ed è tanto più grave perché coinvolge non un privato cittadino ma una cooperativa, la Etnos, che si occupa di recupero di ragazzi e bambini con disagi di tipo sociale.
«La vicenda che mi sta togliendo la vita ha come protagonista Eni – spiega il dottor Ruvolo – e due fatture di importo complessivo di 5.352,59 euro. Il 21 novembre 2008 è stata data lettura certa da parte degli operatori di Eni del contatore della cooperativa, che segnava un consumo di 1.018 metri cubi di gas. Il 25 febbraio 2009, quindi esattamente 3 mesi dopo, segnava un consumo di 7.1.26 metri cubi». Quindi da novembre a febbraio la cooperativa siciliana, secondo Eni, ha consumato ben 6.108 metri cubi di gas: «Una quantità a dir poco esagerata in un arco di tempo così basso, e in un piccolo spazio in cui i volontari della mia cooperativa svolgevano assistenza a ragazzi di strada» precisa il titolare. A suo avviso all’origine della sovrafatturazione c’è stato un problema tecnico, non certo un consumo di tale entità: una seconda lettura fatta il 2 dicembre 2008 infatti segnava un consumo di 1.039 metri cubi, mentre meno di un mese dopo, il 5 gennaio 2009, le cifre sul contatore erano già schizzate a 6.965 metri cubi: quindi quasi 5.000 metri cubi erogati in pochi giorni. «A quel punto ho segnalato l’anomalia a Italgas ed Eni, perché nel contatore i numeri rossi erano in continuo movimento e ciò indica di certo un problema».
E qui iniziano i problemi: mesi e mesi di telefonate con il call center Eni (questa pratiche infatti non a caso lasciano poca traccia scritta e si svolgono principalmente a voce), durante le quali a parole gli operatori si mostrano disponibili, ma nulla si muove: anzi, alla fine al dottor Rupolo viene detto che il gas era stato comunque consumato e che quindi non gli restava che pagare. Ma il titolare della cooperativa con sede legale a Caltanissetta non ci sta: dopo aver cambiato il contatore e disdetto il contratto con Eni, cambia operatore e si prepara a contestare le fatture. Il tempo passa e si arriva al 22 settembre 2011, data in cui viene spedito l’ennesimo fax a Eni in cui si chiedono chiarimenti in merito alle due fatture incriminate: ma la risposta lascia poco margine visto che ribadisce come la lettura, secondo la società fornitrice, sia stata “correttamente calcolata”.
A quel punto la cooperativa si rivolge ad Adico Associazione Difesa Consumatori: «Siamo orgogliosi di ricevere richieste di aiuto non solo dal Veneto, ma anche da territori molto lontani e diversi dal nostro come è la Sicilia. E questo dimostra come Adico lavori con serietà e la sua reputazione cresca e si rafforzi su tutto il territorio nazionale. In questi casi comunque non resta che contestare le fatture diffidando Eni e, in caso l’azione non abbia successo, attendere la cartella esattoriale per poi fare opposizione – spiega il presidente di Adico Carlo Garofolini – ci troviamo di fronte all’ennesimo sopruso ai danni dei cittadini, ancora più odioso in quanto si tratta di una cooperativa sociale, un soggetto senza fini di lucro che opera in aiuto di persone in difficoltà. Non si tratta di non voler pagare quanto consumato, perché è chiaro che da novembre a febbraio dei consumi ci saranno stati – precisa ancora Garofolini – ma dovrebbe essere un diritto del consumatore chiedere e ottenere una verifica dei conteggi. Invece gli operatori, essendo in posizione dominante, ignorano le legittime e sempre più frequenti richieste dei cittadini che non ci stanno più a subire, e pagare, in silenzio». Conclude infatti Fabio Rupolo: «Mi trovo in seria difficoltà anche perché cifre di questo genere per una cooperativa sociale sono difficili da reperire ma sarei anche disposto a chiedere un prestito se avessi la piena consapevolezza che si tratti di un pagamento giusto». Consapevolezza che, neanche a dirlo, non c’è.

 

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I regali nell’Italia della crisi tra cibi, impegni di dono e saldi per tutti

martedì 27 dicembre 2011

Lui, il regalo, regge sempre ma è low cost, arriva da offerte on line, debutta con buoni acquisti da spendere nei giorni di saldo, o è un saporito pacchetto gastronomico. Con richiami di saldi già in gran parte delle vetrine, al 30 e anche al 50 per cento di ribasso. Da Milano, dove i primi dati parlano di calo del 15 per cento nella centralissima via Montenapoleone, a Palermo dove ormai le speranze dei commercianti sono tutte rivolte alla Befana e alla settimana dei saldi anticipati al 2 gennaio; da Napoli, dove è di gran moda l’acquisto sul web che promette di abbattere i costi fino al 50 per cento ma si vedono code anche di fronte alle boutique del super-lusso, a Roma dove i grandi magazzini hanno scaffali per le offerte Regalo di Natale sì, ma con ticket che rimandano l’acquisto ai giorni dei saldi. Posticipati, dilazionati. Un buono con cui, invece di prendere un pensiero a prezzo pieno oggi, si aspetta gennaio e magari ci si può comprare qualcosa di meglio. Niente viaggi per le feste e cenone rigorosamente a casa.
Il Natale nell’Italia della crisi oscilla tra acquisti gastronomici, promesse di futuri pacchi scontati e pensierini on line che però sforano i tempi di consegna e lasciano gli acquirenti a bocca asciutta. Un pò dovunque però non si rinuncia all’acquisto dell’Ipad. Sotto la Mole, giù a precipizio l’abbigliamento e il lusso, stabili o in lieve perdita i libri, mentre il vero trionfatore è stato il cibo, in tutte le sue forme: dalle scatolette di cioccolatini d’autore alla buona bottiglia, dal panettone alle scatole ricolme di vasetti. Anche Genova è alle prese con Babbo Natale avaro: neppure alla vigilia i negozi si sono riempiti. Bene gli alimentari – segno che il pranzo di Natale rimane una tradizione intoccabile – male il resto. Le associazioni dei commercianti stimano un crollo delle vendite del 15 per cento rispetto al 2010. A rabbuiare l’umore dei liguri ci si mette anche la tramontana che spazza e intristisce la città. E anche Bologna non ride: che sia per liquidazione totale perchè molti negozi dopo le feste chiuderanno definitivamente, che sia per una precisa strategia per non affondare, quasi tutte le vetrine offrono regali last minute a prezzi davvero scontatissimi.

Fonte: la repubblica.it

 

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Il pacco di Natale lo fa SDA: decine di spedizioni perse in pochi giorni pronte le diffide e i consigli dell’ufficio legale di Adico

venerdì 23 dicembre 2011

Gli avvocati: «Verificare le condizioni contrattuali e assicurare gli invii. Se si dimostra che si è perso un affare, maggiori margini per ottenere un risarcimento»
Il Natale i pacchi dono non solo li porta, ma li fa anche perdere. O meglio, a farli sparire nel nulla sono i corrieri, SDA in primis, stando alle decine di segnalazioni che sta ricevendo da alcune settimane a questa parte Adico Associazione Difesa Consumatori. Un problema purtroppo non nuovo ma che in periodi dell’anno come questo, in cui il traffico di pacchi spediti aumenta a dismisura, assume dimensioni a dir poco preoccupanti.
Ma cosa si può fare per evitare che si perda apparentemente nel nulla il regalo inviato a un parente dall’altro capo d’Italia, o quell’oggetto tanto desiderato e acquistato su un sito di e-commerce a prezzo stracciato? E chi invece il disservizio l’ha già subito, ha diritto a un rimborso e in alcuni casi anche a un risarcimento? L’ufficio legale di Adico si è messo al lavoro sul tema e ha alcuni suggerimenti da dare ai consumatori vittime di questi “pacchi fantasma”.
Le richieste di assistenza arrivate sulla scrivania dell’Associazione in questi giorni tratteggiano un problema dai tanti volti. Per restare solo ai soci del Veneziano, c’è chi il pacco da SDA l’ha ricevuto, ma vuoto: come B.V., 45 anni di Mestre, che ha accettato il pacco con riserva perché sembrava manomesso, e infatti una volta aperto non ha trovato traccia del contenuto (valore 110 euro) e non avendolo assicurato non ha ottenuto neanche il rimborso del costo di spedizione. Ancora più clamorosa la vicenda raccontata da P.B., 28 anni del Lido, che per colpa di SDA ha perso quasi 300 euro: «A novembre ho acquistato dell’abbigliamento online da un negoziante di cui ho piena fiducia: il pacco era molto voluminoso e appariscente, impossibile che passasse inosservato e forse è stata questa la mia sfortuna: il pacco è partito con SDA da Mantova il 25 novembre e poi se ne sono perse le tracce; sul loro sito risulta partito e nient’altro». E sono cadute nel vuoto anche le numerose telefonate al call center del corriere sia da parte della ragazza che del negoziante, con la pratica che quasi due mesi dopo è stata chiusa perché il pacco risulta perso.
I suggerimenti dell’ufficio legale di Adico sono diversi. Innanzitutto, procurarsi copia del contratto commerciale e leggerlo con attenzione, per verificare quali sono le condizioni in caso di danneggiamento o smarrimento e se l’assicurazione è inclusa nella tariffa di spedizione o è facoltativa, e quindi richiede un ulteriore esborso di denaro (nel caso di SDA, ad esempio, l’assicurazione va pagata a parte e chiesta esplicitamente). «E non si dimentichi che c’è libertà nella contrattazione, e quindi soprattutto se il valore della merce spedita è elevato si possono pattuire condizioni assicurative diverse, mettendo nero su bianco il valore di ciò che viene spedito: in questo modo si facilita la prova nel caso in cui il contenuto andasse smarrito e si volesse chiedere il rimborso della cifra pagata» precisano i legali. Più precisamente, la legge prevede che quando si stipula un contratto di trasporto, il vettore risponde di eventuali danni e il danno in caso di perdita si valuti in base al prezzo corrente delle cose trasportate: se, quindi, il corriere vuole rimborsarvi con poche decine di euro a fronte di un oggetto smarrito dal valore molto più elevato, e tale condizione contrattuale non era esplicitae c’è stata carenza di informazioni, si prefigura una condizione vessatoria e quindi la possibilità di procedere con una diffida.
Un po’ più facile è ottenere almeno il rimborso nel caso in cui la compravendita non sia tra due privati ma attraverso un negozio online o un sito di e-commerce, che si appoggia per tutte le spedizioni a un unico corriere espresso: «In questo caso se il pacco viene perso il venditore è assicurato e di solito rimborsa senza troppa fatica il cliente» spiegano ancora dall’ufficio legale dell’Associazione. Ma il semplice rimborso potrebbe non bastare a chi, con quell’acquisto, aveva fatto un vero e proprio affare. Basti pensare a un oggetto costoso che si trova in vendita online con un grosso sconto perché ultimo pezzo della serie: «In questi casi c’è il margine anche per chiedere un risarcimento diffidando il corriere – concludono gli avvocati di Adico – perché perdendo il pacco si è persa la chance di un acquisto vantaggioso che difficilmente si potrà riproporre altrove alle stesse condizioni. Questo però va dimostrato».
Gli uffici di Adico sono aperti anche durante le feste – da martedì 27 dicembre a venerdì 30 dicembre compresi e da lunedì 2 gennaio a giovedì 5 gennaio compresi – e l’ufficio legale è a disposizione per valutare i singoli casi di consumatori vittime di questi disservizi.
«Spesso si crede, sbagliando, che affidare il proprio pacco a un corriere espresso sia di per sé una garanzia di consegna sicura e puntuale, invece non è così – commenta il presidente di Adico Carlo Garofolini – e di fronte a un numero tanto abnorme di disservizi e alla loro gravità, anche il suggerimento di assicurare le proprie spedizioni ci risulta un ulteriore regalo a chi non controlla i propri dipendenti e non tutela il diritto base del consumatore, che è quello di poter godere di ciò che ha acquistato. A questo punto consigliamo a tutti di pensarci due volte prima di affidare una spedizione a SDA, perché il rischio di non avere mai quello che si è comprato è davvero alto. E oltre al danno c’è la beffa di non avere mai una risposta plausibile quando si chiede che fine abbiano fatto i pacchi, che di certo non si “perdono” come fossero le chiavi di casa. Nel caso in cui le segnalazioni continuino ad arrivare numerose, Adico non esclude la possibilità di avviare un’azione comune».

 

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Adico: 13 consigli utili per acquistare un giocattolo

giovedì 22 dicembre 2011

I giocattoli debbono essere contrassegnati dal marchio Ce che certifica il rispetto delle norme di sicurezza europee per questa categoria di prodotti. Se sono elettrici e’ opportuno scegliere quelli con marchi di sicurezza come IMQ,che permette di sapere a prima vista se il prodotto e’ stato costruito nel pieno rispetto delle norme di sicurezza.

1. Devono contenere il nome e l’indirizzo del fabbricante e dell’importatore

2. Devono indicare l’età per cui sono adatti

3. Devono essere costruiti con materiale non tossico

4. Non devono essere scomponibili in piccoli pezzi

5. Non devono essere infiammabili

6. Devono essere lavabili

7. Devono mantenere le istruzioni d’uso in italiano

8. Dove necessario debbono contenere l’invito alla vigilanza dei genitori

9. Non debbono contenere punte, spigoli e bordi appuntiti

10. Fare attenzione alle dimensioni per il pericolo di soffocamento

11. Trasformatori di corrente non devono essere accessibili ai bambini

12. Occhi, bottoni, naso debbono essere resistenti allo strappo

13. Vernici o materiali simili non debbono essere tossici

 

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Saldi al via il 2 gennaio da Palermo, le altre città il 5 gennaio. I consigli di Adico per evitare le “fregature”

martedì 20 dicembre 2011

Inizia subito dopo il Capodanno la stagione dei saldi di fine stagione e quest’anno partirà da Palermo, il 2 gennaio. Per tutte le altre città, l’avvio avverrà il 5 gennaio, un giorno prima dell’Epifania, mentre apre per ultima il periodo degli acquisti scontati la Capitale, il 6 di gennaio.
Quindi, quest’anno i tempi della stagione dei saldi sono stati vistosamente anticipati a prima della fine delle festività, in modo da rilanciare una consuetudine, che negli ultimi anni ha visto poca partecipazione da parte dei consumatori, che a causa della crisi non attendono più i saldi, per fare acquisti all’impazzata.
Non sono ottimista sullo scenario dei saldi e credo che molti consumatori non effettueranno molti acquisti considerata la crisi del nostro Paese – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – che comunque ci tiene a ricordare che tra i rischi maggiori durante i saldi è di vedersi rifilare merci non di stagione o di trovarsi di fronte a prezzi fintamente ribassati. Il consiglio sempre di “girare per i negozi prima dell’avvio ufficiale dei saldi per memorizzare prodotti e prezzi pieni, così da poter valutare se le merci e i prezzi proposti con i ribassi sono veramente affari o solo specchietti per le allodole”.

Ecco allora un breve decalogo redatto dall’ADICO per aiutare il consumatore non incorrere in spiacevoli sorprese durante gli acquisti “in saldo”.

1. Essere molto accorti quando si promettono liquidazioni fino a esaurimento.
2. Scegliere punti vendita che normalmente garantiscono prodotti di qualità.
3. È buona norma confrontare il prezzo del prodotto scelto prima e dopo l’avvio della campagna dei saldi.
4. Verificare bene il prodotto che viene posto in vetrina e quello che viene offerto in negozio.
5. Diffidare delle offerte similari a prodotti di marca.
6. Conservare sempre lo scontrino fiscale per far rispettare il diritto di cambio del prodotto se difettoso entro 8 giorni dall’acquisto.
7. Controllare etichetta e misure per essere sicuri di comprare il prodotto scelto.
8. Confrontare più offerte.
9. Diffidare dai sconti superiori al 50%

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Vacanze low cost a Natale : le ultime tendenze

domenica 18 dicembre 2011

In tempo di crisi, grazie a siti che offrono vacanze low coast, sempre più persone scelgono di viaggiare e pernottare nel modo più economico possibile organizzandosi su internet – si legge nella nota diffusa dall’ADICO – evitando agenzie di viaggio ed intermediari.
Si decide anche di condividere il viaggio con degli sconosciuti, scambiarsi casa con persone che non si conoscono, offrire il proprio aiuto a temporanei padroni di casa in grado di mettere a disposizione un letto nella località tanto agognata.
RoadSharing.com per esempio è un sito internet in quattro lingue che rende attuale, in sostanza, il vecchio autostop – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolinie per cercare un passaggio su 4 ruote. Il servizio funziona così: chi offre un passaggio si registra con i propri dati sul sito inserendo luogo di partenza e di arrivo e resta in attesa di chi cerca il passaggio verso quella destinazione o un luogo lungo il percorso. A sua volta, quest’ultimo, può inserire il percorso desiderato e attendere una proposta di passaggio on line. Quando un utente trova un percorso interessante può contattare l’inserzionista, sarà poi RoadSharing.com a inoltrare la comunicazione stabilendo così il contatto fra i futuri compagni di viaggio senza costi per il servizio ottenuto.
Per alloggiare praticamente gratis basta invece iscriversi ai siti che consentono, per un periodo di vacanza, di scambiare la propria residenza con un’altra abitazione e di abbattere così i costi delle ferie. Oltre alla casa è possibile scambiare anche la villetta al mare, al lago o in montagna, la barca o il camper. Le quote di iscrizione a questi network non superano le 120 euro all’anno. Esiste poi anche lo scambio di ospitalità con la formula del ‘CouchSurfing’, che letteralmente significa ’saltare da un divano all’altrò: in questo caso non ci sono costi di iscrizione né scambi di abitazione. Il conto si paga con la promessa di ricambiare l’ ospitalità o dando una mano nel fare le pulizie.

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Vacanze, ristorante e regali agli amici: ecco a cosa rinunciano i veneziani nel Natale della crisi dei consumi

martedì 13 dicembre 2011
Quelle che i veneziani si apprestano a vivere saranno feste molto sottotono, ma purtroppo non è una novità. Anzi: si conferma una tendenza che da 3 anni a questa parte si va sempre più accentuando. Qualche numero esemplificativo? Più di 6 veneziani su 10 non si sposteranno da casa neanche per Capodanno, e quasi la stessa percentuale (59%) rinuncia a priori al pranzo di vigilia, Natale o di Santo Stefano al ristorante. E sono tutti dati in aumento rispetto al Natale 2010. Unico dato in controtendenza, quello che vede diminuire il numero di persone che a causa delle ristrettezze economiche non si gratificano con nessun acquisto: come dire che la crisi fa stringere i cordoni della borsa casalinga, ma proprio per superare la depressione da conto in rosso un piccolo regalo (soprattutto le donne) se lo fanno comunque. Veneziani quindi più oculati ma anche più egoisti. Sono questi i principali risultati dell’indagine realizzata da Adico Associazione Difesa Consumatori tra un campione di 500 veneziani iscritti alla mailing list di www.associazionedifesaconsumatori.it.A loro è stato chiesto di rispondere (massimo 3 preferenze) alla domanda: “A cosa rinuncia per contenere le spese in occasione delle imminenti festività di Natale e Capodanno?”.
A) Pranzo/cena al ristorante per vigilia, Natale o Santo Stefano:  57% (2010) 59% (2011) pari al + 2%
B) Viaggio/festa/cenone fuori casa per Capodanno: 61% (2010) 65% (2011) pari al +4%
C) Regali al di fuori della famiglia: 31% (2010) 47% (2011) pari al +16%
D) Acquistare qualcosa per sé: 28% (2010) 25% (2011) pari al -3%
E) Acquistare accessori per addobbare casa/albero/tavola: 25% (2010) 26% (2011) pari al +1%
F) Acquisti di oggetti di tecnologia: 16% (2010) 18% (2011) pari al +2%
«I soldi in circolazione sono sempre meno e pertanto le voci “regali” e “cenone” praticamente non figurano nel budget della  stragrande maggioranza delle  famiglie veneziane – spiega il presidente dell’Associazione Carlo Garofolini – le tredicesime, per chi avrà la fortuna di percepirle, sono già state tutte impegnate per il pagamento di bollette, mutui, bolli e tasse varie. La situazione, purtroppo, è drammatica e le persone sono costrette a perfezionarsi nell’arte di arrangiarsi cercando di tagliare le spese ritenute superflue per tirare avanti. Segnale di malessere, tra l’altro, è il numero sempre maggiore di persone che riscattano le assicurazioni sulla vita perdendo così tutto quello che avrebbero maturato arrivando alla naturale scadenza, e quello di chi non riesce più a pagare il mutuo della casa, ben il 5% a livello nazionale. In altre parole gli italiani devono rinunciare a ogni tipo di risparmio» conclude Garofolini.
Tornando ai risultati dell’indagine, si evidenzia come anche quest’anno – e ancora più del 2010 – lo shopping natalizio sarà all’insegna della prudenza: «Le condizioni finanziarie delle famiglie continuano a pesare sulla propensione alla spesa e il Natale inizia a essere, invece che un momento di gioia e condivisione, un appuntamento ineludibile che genera ansia e sconforto a causa di costi che si sostengono a fatica» aggiunge il presidente di Adico.
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Wikileaks: siamo tutti spiati tra chat e sms

martedì 6 dicembre 2011

Siamo tutti facilmente spiabili. Tanto che, forse, sta già accadendo. È l’ultimo inquietante scoop messo a segno da Wikileaks in partnership con il Bureau of Investigative Journalism (BIJ) e Privacy International, organizzazione britannica che si batte per il rispetto della privacy. Una pletora di società private sparse per il mondo, Italia compresa, è infatti in grado di offrire, spesso al miglior offerente, tecnologie capaci di monitorare email, sms e telefonate «di un’intera popolazione». Sistemi che – se consegnati agli aguzzini di spietati regimi – possono essere letali «quanto un proiettile».
«Nel corso degli ultimi 10 anni – ha detto Julian Assange durante la presentazione dell’inchiesta, soprannominata SpyFiles – è fiorita un’industria internazionale che fornisce ai servizi segreti degli stati equipaggiamenti capaci di sorvegliare masse di persone. Quelle aziende ora stanno esportando i loro prodotti in giro per il mondo in modo incontrollato».
Assange e gli altri hanno rintracciato quanto più materiale possibile per identificare i nomi di queste società e descrivere in dettaglio i servizI che sono in grado di offrire. Ecco allora spuntare i nomi di 130 aziende basate in 25 paesi: insieme si spartiscono un business che vale 5 miliardi di dollari. Ma i cittadini comuni ne sanno poco o nulla. Gli agenti commerciali di questo Grande Fratello reticolare illustrano infatti i loro prodotti in fiere specializzate dove, spiega il BIJ, «la gente comune e la stampa non è ammessa».
Si tratta di strumenti avanzatissimi, che sembrano tratti da un film di Hollywood. Invece sono veri e pronti sul mercato. «Società di sorveglianza come l’americana SS8, l’italiana Hacking Team, o la francese Vupen producono virus Trojans in grado di assumere il controllo di computer e cellulari – incluso iPhone, Blackberry e Android – registrando ogni uso, movimento e persino immagini e suoni della stanza in cui si trovano», spiega Assange. In pratica, taglia corto il boss di WikiLeaks, ogni cellulare diventa «una microspia che in più è anche in grado di telefonare. Spero che la pubblicazione di questo materiale faccia capire che tutti siamo spiati. Non è una minaccia teorica, che può verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi».
«È importante che questi equipaggiamenti siano usati solo in casi molto ristretti e in modo proporzionato – dice Eric King di Privacy International – Non è il caso della Siria. In un paese dove non c’è lo Stato di diritto queste tecnologie diventano strumento di controllo politico».
«I documenti – dice Ross Anderson, professore in security engineering all’università di Cambridge – rivelano l’esistenza di un’industria dedicata alla sorveglianza di massa e non impegnata a fornire legali strumenti d’intercettazione. Sono strumenti che permettono ai governi di registrare e analizzare email, chat e sms della gente allo stesso modo in cui Google permette di scandagliare il web».

Fonte: il messaggero.it

 

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