• home
  • chi siamo
  • progetti
  • link
  • sedi
  • iscrizioni
  • segnalazioni
  • contatti

Stai visualizzando gli archivi della categoria Commercio.

I NOSTRI TEMI

  • Banca
  • Commercio
  • Economia
  • Frodi e giustizia
  • Informazione
  • Liberalizzazioni
  • Politica e Società
  • Previdenza e Lavoro
  • Salute e Alimentazione
  • Soldi e Fisco
  • Turismo

Archivio della Categoria 'Commercio'

Manovra finanziaria: torna l’ici nella prima casa, stop al contante sopra i mille euro, riforma delle pensioni

lunedì 5 dicembre 2011

Ecco cosa prevede, secondo le indiscrezioni, la bozza della manovra correttiva in fase di approvazione da parte del consiglio dei ministri.

Irpef – Escluso il ritocco dell’aliquota al 41% per i redditi superiori ai 55mila euro, scatta quello di 3 punti per i redditi superiori ai 75mila euro: si passa dal 43% al 46%. La misura al momento è considerata provvisoria e in vigore fino al 2014.

Pensioni – Estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, aumento dell’età di vecchiaia per le donne del settore privato, abolizione delle finestre mobili (e assorbimento di questi periodi nell’età effettiva di pensionamento) stretta sull’anzianità e aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi: sono le principali misure previste per la riforma della previdenza prevista dalla manovra correttiva.

Finestra mobile assorbita nell’età effettiva. Scompare il meccanismo della “decorrenza” di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi” previsto dalla manovra 2010 a partire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l’accesso al pensionamento. Il periodo sarà assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti saranno dall’anno prossimo pari a 66 anni (65 anni attuali più 12 mesi di finestra). I lavoratori autonomi andranno in pensione dal 2012 a 66 anni e sei mesi. Le lavoratrici autonome a 63 anni e sei mesi.

Donne in pensione di vecchiaia a 62 anni. Si accelera sull’aumento dell’età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato. Dal 2012 andranno in pensione a 62 anni, mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini e le donne del settore pubblico (a 66 anni dal 2012). Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di due anni dato che quest’anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61).

Stretta sull’anzianità. Si potra andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia solo se sarà stata maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e un mese per chi li matura nel 2012, 42 anni e due mesi per chi li matura nel 2013 e 42 anni e 3 mesi per chi li matura nel 2014. Per chi esce in pensione anticipata prima dei 63 anni di età dal 2012 avrà una penalizzazione sulla quota liquidata con il retributivo del 3% per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento prima dei 63 anni di età.

Aumentano le aliquote per gli autonomi. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha parlato di un aumento delle aliquote contributive degli autonomi (adesso al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti), potrebbero crescere di due punti percentuali.

Fascia flessibile per pensionamento. Per le donne prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70. Ci saranno vantaggi per chi esce più tardi e penalizzazioni per chi esce dal lavoro prima.

Stop alla rivaluzione delle pensioni. Le pensioni in essere saranno congelate per il 2012 rispetto all’inflazione. Saranno salve solo le minime (467,42 euro) che avranno la rivalutazione piena mentre sarà prevista una rivalutazione parziale per quelle fino a due volte il minimo (935 euro al mese).

Casa – L’imposta municipale unica sostituisce la vecchia Ici e si pagherà anche sulla prima casa con un’aliquota dello 0,4% rispetto allo 0,76% dell’aliquota ordinaria. E’ prevista anche la rivalutazione del 5% degli estimi.

Iva – E’ previsto un aumento dell’imposta sul valore aggiunto: sarà del 2% (dal 21 al 23%) nel 2013 e dello 0,5% nel 2014.

Enti previdenziali – La manovra prevede la soppressione degli enti previdenziali Inpdad ed Enpals, le cui funzioni saranno passate all’Inps.

Limiti al contante – La soglia della tracciabilità viene abbassata a mille euro. Al di sopra di questo tetto non saranno possibili operazioni in contanti. La soglia è abbassata a 500 euro per i pagamenti effettuati da pubbliche amministrazioni per prestazioni d’opera.

 

Autorities ridotte o sopresse – Il governo prevede la riduzione dei componenti delle varie Authority operanti in Italia, dalla Consob al Garante per la concorrenza ecc. ecc. E’ prevista inoltre la soppressione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, dell’agenzia per il terzo settore, dell’agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, dell’ente nazionale per il microcredito e dell’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Irap – Le imprese potranno dedurre dall’Ires e dall’Irpef la quota di Irap “relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato”.

Addio lire – La bozza prevede anche la prescrizione anticipata delle lire in circolazione. Le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata per essere riassegnate al Fondo ammortamento dei titoli di Stato.

Tagli a enti locali – Per le Regioni si prevedono ulteriori tagli per 3,1 miliardi a decorrere dal 2012. Le Regioni a statuto ordinario concorrono per per 2,1 miliardi, mentre le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano per 1,035 miliardi. Per i Comuni oltre i 5mila abitanti previsti tagli per 1,450 miliardi nel 2012; della stessa entità, ma dal 2013, i tagli ai Comuni con popolazione superiore ai 1.000 abitanti. Per le Province, la riduzione dei trasferimenti sarà di 415 milioni a partire dal 2012.

Farmaci liberalizzati – Via libera alla liberalizzazione dei farmaci di fascia c, quelli a pagamento, che potranno essere venduti anche nelle parafarmacie, ma “nell’ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire l’inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura”.

Tassa su elicotteri e aerei privati – La bozza prevede un’imposta erariale annuale sugli aeromobili privati immatricolati nel registro aeronautico nazionale. La tassa è calcolata in base al peso ed è raddoppiata per gli elicotteri privati.

Tassa su auto di lusso – La tassa sul lusso è prevista anche per le auto più potenti: “A decorrere dai pagamenti dovuti dal 1° gennaio 2012 – si legge nella bozza – per le autovetture è dovuta un’addizionale erariale della tassa automobilistica, pari a 20 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 170 chilowatt (231 hp), da versare alle entrate del bilancio dello Stato”.

Aumento su accise – La bozza di manovra prevede un aumento delle accise sui carburanti a partire dal primo gennaio 2012. La misura dovrebbe assicurare nuovi introiti per un miliardo di euro che potrebbe essere reinvestito nel trasporto locale.

Fonte: larepubblica.it

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Ue: da oggi solo sigarette ‘anti-incendio’. Se lasciate abbandonate, si spengono da sole

giovedì 17 novembre 2011

Ogni anno si verificano circa 30.000 incendi, con mille morti e 4.000 feriti. Il vecchio tipo potrà essere venduto fino ad esaurimento delle scorte dei produttori.
Da oggi i produttori di tabacco saranno obbligati a immettere sul mercato europeo solo un nuovo tipo di sigaretta detta a “bassa infiammabilità” che si spegne da sola. Obiettivo: diminuire il numero degli incendi che ogni anno a decine di migliaia vengono innescati dall’abbandono di sigarette ancora accese.
“Una sigaretta completamente sicura non esiste. Le nuove norme che entreranno presto in vigore obbligheranno però i produttori” ad applicare questa misura per “proteggere centinaia di cittadini dal rischio di incendio”, ha dichiarato il Commissario europeo alla Sanità, John Dalli.
Queste sigarette hanno la particolarità di spegnersi da sole. I produttori hanno inserito un anello di carta più spesso in due punti della sigaretta. Se abbandonata, la sigaretta si spegne da sola quando raggiunge uno di questi anelli che riducono l’apporto di ossigeno: il tempo di combustione meno elevato fa diminuire il rischio di incendi. Questa misura di sicurezza è già applicata negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e nell’Unione, in Finlandia dall’aprile 2010.
Le nuove norme saranno pubblicate giovedì sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue. Spetterà in seguito alle autorità nazionali vegliare sull’applicazione della misura che concernerà le nuove sigarette immesse sul mercato. Quelle ancora in stock potranno continuare ad essere vendute.
Secondo i dati disponibili per il periodo 2003-2008 nell’Ue, la sigaretta provoca più di 30.000 incendi all’anno, che causano più di 1.000 morti e più di 4.000 feriti in media. L’esperienza della Finlandia, dove il numero di queste vittime è diminuito del 43%, mostra che circa 500 vite potrebbero essere salvate nell’Ue ogni anno, secondo la Commissione.

Fonte: quotidiano.net

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Abbiamo un altro spreco in comune con la Grecia: il record di bambini obesi. Anche per bibite e snack gonfiati dagli spot. Ma qualcosa sta cambiando: ecco dove

martedì 15 novembre 2011

Di Antonio Galdo. Con la Grecia non condividiamo soltanto il rischio default e l’iscrizione nel club dei paesi più spreconi in Europa in materia di soldi pubblici, ma abbiamo in comune anche un altro singolare primato: l’enorme numero di bambini grassi. Siamo a livelli di alto allarme, secondo i dati del ministero della Salute e non per le bizze di qualche associazione salutista: il 36 per cento degli scolari italiani in età tra i 6 e gli 11 anni risultano in sovrappeso. Grassi, e spesso obesi. Tra i maggiori imputati per questo fenomeno, piuttosto singolare nel Paese della dieta mediterranea, ci sono le cattive abitudini alimentari, la scarsa attività fisica, lo spreco di tempo davanti alla tv o al computer che si traduce in vite sedentarie e in bombardamenti mediatici con la pubblicità di bevande zuccherate e gassate, snack e merendine gonfie di calorie e di grassi. Un circolo vizioso, nel quale famiglia e scuola non rappresentano un argine per contenere i cattivi stili di vita, ma piuttosto un volano per alimentare le peggiori abitudini alimentari. Senza fare crociate ideologiche e lasciando a tutti, grandi e piccoli, la libertà di bere una Coca Cola o una qualsiasi bibita gassata (che contiene, in ogni lattina, 10 cucchiaini di zucchero), basterebbe un piccolo sforzo di semplice buon senso per invertire la tendenza e fare uscire i bambini italiani dal pozzo nero dove si trovano con i coetanei greci. Per esempio utilizzando, con un’azione di sistema, gli strumenti in mano alle amministrazioni pubbliche, alle scuole e alle famiglie. Qualcosa di molto importante sta già avvenendo: in Sicilia, per esempio, l’assemblea regionale (specializzata, di solito, in finanziamenti clientelari e in sprechi perfino scandalosi) ha votato un provvedimento con il quale si impone a tutte le scuole dell’isola di dare spazio, nei distributori automatici utilizzati dagli studenti, alle spremute di agrumi locali, arance e limoni siciliani doc. Può sembrare demagogia, ma invece è una scelta saggia e, speriamo, molto efficace se le scuole rispetteranno la decisione dell’assemblea regionale e se le famiglie orienteranno anche in casa i bambini a questo tipo di consumi alimentari. D’altra parte, in Emilia, in Toscana, in Piemonte e perfino in Basilicata sono stati adottati provvedimenti simili, anche se non direttamente dalle amministrazioni regionali. E se guardiamo ad altri paesi, la battaglia contro il “cibo spazzatura” (la definizione è pesante, ma rende l’idea) è già molto avanti. A Los Angeles le bibite gassate sono bandite dalle scuola da alcuni anni, a New York il sindaco ha deciso di escluderle perfino dai buoni-pasto per i poveri, a Parigi è stata introdotta una tassa ad hoc per scoraggiarne i consumi, in Scozia, in Danimarca e in Germania, le mense scolastiche impongono frutta e verdura per i pasti degli alunni. Dunque, è il mondo che va in questa direzione: e le scuole italiane farebbero bene a darsi una mossa.

fonte: www.nonsprecare.it

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Pneumatici invernali, 24 modelli a confronto

venerdì 11 novembre 2011

Il cambio di stagione non interessa solo il guardaroba, ma anche l’automobile che per affrontare pioggia, neve e ghiaccio deve dotarsi di pneumatici adatti allo scopo. Tradotto vuol dire montare gomme invernali. Il Salvagente, dedica un test su 24 pneumatici invernali di due misure diverse: la 175/65 R14 T e la 195/65 R15 T. La prima è adatta a vetture di piccole dimensioni come la Citroen C3, la Fiat 500, la Ford Fiesta, e l’Opel Corsa. La seconda è consigliata per auto di medie dimensioni quali l’Audi A3, la Fiat Bravo, la Ford Focus, l’Opel Astra, la Renault Megane e la Volkswagen Golf.

Più sicuri
I benefici? Tanti, soprattutto in termini di sicurezza. Rispetto a quelle tradizionali, le gomme invernali garantiscono performance migliori. Secondo la Btma, l’Associazione britannica di produttori di pneumatici, una vettura equipaggiata con gomme invernali che percorre una strada bagnata a 100 chilometri all’ora (con 5 gradi di temperatura esterna) si arresta in frenata 5 metri prima rispetto a un’auto con coperture “estive”. Allo stesso modo le gomme invernali aumentano l’aderenza in curva e su fondi sdrucciolevoli alle basse temperature.

Il test
Ma come scegliere il pneumatico più adatto alle proprie esigenze, vista l’ampia gamma di marchi presenti sul mercato? A dare una risposta esauriente ci ha pensato l’Automobil club tedesco, che ogni anno testa su strada decine di pneumatici dei principali marchi evidenziandone il comportamento in ogni condizione atmosferica e di superficie. Anche quest’anno i tecnici tedeschi hanno messo a confronto un campione molto ampio di cui il Salvagente ha selezionato i 24 modelli tra i più diffusi, equamente divisi fra le due misure prese in esame. In entrambi i casi, vale la pena segnalarlo, il test ha premiato pochi modelli, non dispensando neanche un ottimo in tutto il panel di prodotti testati.

I criteri
I pneumatici sono stati messi alla prova in diverse condizioni di asfalto, assegnando a ciascuna prova (7 in tutto) un “peso specifico” per importanza: la prova sull’asciutto (pesa il 15% sul giudizio finale), il comportamento sul bagnato (il 30%) e sulla neve e sul ghiaccio rispettivamente il 20% e il 10% della valutazione finale.
Completano il test le performance di ogni singolo modello su rumorosità (5% del giudizio finale), il consumo (10%), e le modalità di montaggio (10%).

La top ten:

Misura 175/65 R14
1)Continental ContiWinterContact TS800
2)Michelin Alpin A4
3)Dunlop SP Winter Response
4)Goodyear UltraGrip 8
5)Semperit Master-Grip

Misura 195/65 R 15 T
1)Continental ContiWinterContact TS830
2)Goodyear UltraGrip 8
3)Dunlop SP Winter Sport 4D
4)Michelin Alpin A4
5)Pirelli Winter 190 Snowcontrol Serie 3

di Lorenzo Stracquadanio
Fonte: il salvagente.it

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Richiesta di conguaglio da 25.000 euro per un panettiere di Dolo. Adico si oppone al decreto ingiuntivo: «Ingiusto e gravatorio»

mercoledì 9 novembre 2011

G.B., artigiano della Riviera, in 4 anni non ha mai ricevuto risposta alle richieste di chiarimenti e rateizzazioni. Oggi è costretto a lavorare con un impianto autonomo a gasolio.
Eni gas ha colpito ancora. Con una bolletta di conguaglio da quasi 25.000 euro arrivata a un ignaro panettiere di Dolo, G.B., che si è affidato all’ufficio legale dell’Adico Associazione Difesa Consumatori per opporsi alla richiesta di pagamento per un consumo di gas spropositato, e che l’artigiano contesta. Ma il motivo del contendere non sta solo nella cifra a quattro zeri: sotto accusa finisce per l’ennesima volta il comportamento poco chiaro della sociertà fornitrice, che dopo non aver risposto per anni alle richieste del panettiere di spiegazioni e rateizzazioni, lo ha fatto solo lo scorso luglio con un decreto ingiuntivo. E oltre al danno, per il panettiere veneziano si aggiunge anche la beffa visto che dallo scorso febbraio – data in cui gli è stato chiuso il contatore – ha dovuto realizzare un impianto a gasolio autonomo per poter proseguire a infornare pani e grissini: quasi 3.000 euro di spesa per l’installazione e almeno altrettanti, ogni mese, per il rifornimento. Più del triplo di quanto spendeva prima con la fornitura di gas.
La vicenda ha inizio alcuni anni fa, nel 2004. Allora il panettiere sposta il laboratorio da Mira a Dolo e, nella nuova sede, attiva il contratto di fornitura commerciale per il gas con Eni divisione Gas & Power, e per due anni tutto fila liscio: arrivano bollette da circa 1.000 euro l’una, in linea con i consumi precedenti dell’attività artigiana, tutte e regolarmente pagate. Poi la situazione precipita: il 2 agosto 2006 il signor G.B. riceve, con suo sommo stupore, una fattura da 24.579,63 euro per un non meglio specificato conguaglio per i 18 mesi precedenti, da pagare entro il 15 gennaio 2008. In quel momento comincia l’odissea del panettiere: l’obbiettivo è almeno chiedere una rateizzazione e per questo cerca di mettersi in contatto con Eni, anche attraverso l’intervento dell’Associazione Artigiani Riviera del Brenta, ma senza ricevere mai risposta. Anche i successivi solleciti cadono nel vuoto, e la situazione si trascina peggiorando fino alla scadenza della fattura. Il panettiere si rifuta di pagare il conguaglio salatissimo, e si rivolge all’Adico per farsi assistere da un legale dell’associazione.
Ma nemmeno la lettera di diffida spedita da via Voltuno riceve risposta, né tanto meno viene fornita la documentazione richiesta per rilevare la procedura seguita per il calcolo delle tariffe e il conteggio del consumo di gas. E le irregolarità in questa vicenda, secondo l’ufficio legale dell’Adico, sono diverse: «Vanno dalla presenza nelle fatture di Iva, accise e addizionali non dovute per il tipo di contratto di fornitura, all’aver continuato a erogare il servizio a G.B. nonostante il persistere della morosità, solo per far crescere il proprio profitto grazie agli interessi di mora» spiega l’avvocato dell’Adico. Infatti la chiusura del contatore è scattata solo a distanza di oltre 4 anni, ovverno nel febbraio 2011, e senza alcun preavviso: ma anche arrivato a questo punto, l’artigiano veneziano sarebbe stato disponibile a dirimere la questione in modo bonario. «Per chi ha un attività commerciale, ancor più che per le utenze private, poter continuare a lavorare soprattutto di questi tempi è ciò che va garantito a tutti i costi – commenta il presidente dell’Adico Carlo Garofolini – ecco perché l’associato ha cercato in tutti i modi di trovare una soluzione extragiudiziale, con la disponibilità a pagare, pur di non vedersi chiudere il contatore del gas». La stessa disponibilità però non l’ha dimostrata Eni che, all’intervento dell’Associazione Difesa Consumatori, ha risposto il 31 luglio 2011 con un decreto ingiuntivo. Al legale dell’Adico non è rimasto che presentare al Tribunale di Venezia l’atto di citazione per opporsi all’ingiunzione di pagamento, giudicandolo questo provvedimento «ingiusto e gravatorio».
«Se penso che ogni mese arrivo a spendere circa 3.400 euro di gasolio per poter lavorare, quindi il triplo di quanto spendevo con una regolare fornitura di gas, si capisce perché fin dall’inizio sarei stato disposto anche a pagare, ma almeno a rate – sbotta il panettiere – l’assurdità della situazione sta proprio in questo. Ho solo chiesto di sapere perché dovevo pagare tutto d’un tratto quella cifra, ma nessuno, né dal call center né al punto Eni di Mestre mi ha mai dato una risposta». Si ipotizza un errore nella formulazione del contratto nel 2004 (la cui copia non è mai stata consegnata al panettiere) con la stipula di una fornitura domestica invece che commerciale, aggiornato poi in corso d’opera con relativo conguaglio senza avvisare né tanto meno concordare la cosa con il cliente. Ora l’avvocato chiede la condanna di Eni al risarcimento danni e alla restituzione delle somme indebitamente versate dal cittadino.
«I problemi con i fornitori di gas sono tra i più diffusi, all’Adico ne trattiamo una media di 10 a settimana tra ricevimenti in sede e consulenze telefoniche – spiega ancora il presidente Garofolini – e sul sito www.associazionedifesaconsumatori.it sono presenti circa 800 segnalazioni di singoli cittadini, ciascuno con la propria vicenda. Invitiamo tutti a rivolgersi al nostro ufficio legale perché i consumatori non devono più subire i soprusi di società che usano il mercato libero come pretesto per dare un servizio sempre più scadente».

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Sciopero della benzina, giorni difficili. Da martedì blocco della raffineria Eni e agitazioni dei distributori. I consumatori: «Disagi e rischi di speculazione»

lunedì 24 ottobre 2011

Da una parte il black out petrolifero annunciato dai lavoratori Eni di Porto Marghera, dall’altra i quindici giorni di scioperi a singhiozzo dei gestori in programma a partire da novembre. Si profila un periodo di passione per gli automobilisti veneziani, schiacciati fra la protesta degli operai della raffineria, che rischiano la cassa integrazione, e la rabbia dei benzinai contro la manovra del governo. Dalla prossima settimana, fare benzina potrebbe essere più difficoltoso e, se ci saranno speculazioni, anche più caro. Il black out petrolifero – che partirà martedì prossimo e durerà una settimana esatta – non creerà problemi di approvvigionamento, ma rallenterà la distribuzione del carburante, come spiegano i rappresentanti locali della categoria. Risultato? «Potrebbe succedere che in alcuni distributori a una certa ora manchi la benzina – spiega Mario Rosina, coordinatore regionale dalla Faib-Confesercenti – gli automobilisti dovranno così scegliere un’altra pompa, magari quella dove i prezzi sono più alti». Quando scatterà anche la protesta dei gestori – che partirà fra l’8 e il 10 novembre e proseguirà per tre mesi, con quindici giorni di scioperi non consecutivi – allora i disagi raggiungeranno il massimo livello. Infatti, spiega ancora Rosina, «questa non sarà una protesta tradizionale, contro le compagnie petrolifere. Bensì un’azione contro la manovra del governo che ha avviato un’ ulteriore liberalizzazione del settore e ha tagliato il bonus fiscale per i gestori. Ciò significa che l’adesione allo sciopero dovrebbe essere altissima, perché coinvolgerà pure le pompe bianche, che soprattutto sul territorio veneziano sono numerosissime. In più, la protesta trova l’accordo di tutte le organizzazioni sindacali». Né il black out petrolifero, né gli scioperi avranno come naturale conseguenza l’aumento dei prezzi. «Non ci sono aumenti di costi legati a queste due situazioni – dice Stefano Finotto, presidente provinciale del Gisc-Confcommercio – a meno che non si verifichino delle speculazioni. Non prevedo ripercussioni gravissime, in questo periodo, e soprattutto non ci sarà un problema di approvvigionamento, perché c’è sempre la raffineria di Visco, in Friuli. Piuttosto credo che ci si debba interrogare sul fatto che il comparto della raffinazione è in perdita da anni, i costi sono troppo elevati e le compagnie petrolifere fanno i loro conti, incuranti dei lavoratori costretti alla cassa integrazione. Insomma, quello che è successo a Marghera è fisiologico e potrà succedere altrove». L’allarme sui possibili aumenti dei prezzi del carburante viene lanciato con forza dalle associazioni dei consumatori, convinte che qualcuno potrebbe approfittare della situazione per ritoccare all’insù i listini. «Sappiamo bene cosa può succedere – avverte Carlo Garofolini, presidente provinciale dell’Adico – Davanti alla prospettiva di uno sciopero come quello annunciato dai gestori delle pompe di benzina, molti automobilisti faranno la corsa al pieno prima che scatti la protesta. Ed è in questo momento che potrebbero verificarsi le speculazioni, come avviene puntualmente prima dei ponti festivi o prima della partenza per le vacanze estive. Per quanto riguarda il black out petrolifero della raffineria, potrebbero arrivare nuovi rincari. Come associazione – conclude Garofolini – invitiamo gli automobilisti a vigilare e a segnalarci ogni anomalia».

Di Gianluca Codognato. Da “La Nuova Venezia” di domenica 23 ottobre 2011

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Negozi aperti alla domenica: una scelta faticosa ma non impossibile

domenica 23 ottobre 2011

Nella polemica tra il comune di Mira (Venezia) e l’Ascom riguardo l’opportunità di tenere aperti i negozi domenica prossima in occasione del passaggio della Venice Marathon anche l’Adico sostiene che l’operazione favorisce solo i negozi di grandi e medie dimensioni a scapito di quelli più piccoli che non hanno il personale per poter affrontare le aperture.
Pur comprendendo che per rilanciare i centri del comune non bastano le manifestazioni se i visitatori e gli ospiti trovano le serrande abbassate; l’occasione di tener aperti i negozi domenica prossima può comunque rappresentare un’occasione in più in un momento in cui non si viaggia a gonfie vele, anche se, come ribadito dai commercianti, il comune non sacrifica i giorni di riposo sacrosanti per inseguire i diktat della liberalizzazione selvaggia.
Mi auguro che in futuro un provvedimento del genere venga fatto consultando sia le organizzazioni del commercio che le associazioni dei consumatori – fa sapere il presidente dell’Adico Carlo Garofolini – le liberalizzazioni funzionano quando le tasse non ti mangiano la vita. In Italia invece ci sono sacche di corporazioni, caste, pesi, balzelli, burocrazie, sommerso, nero, clandestino, furbi e sanguisughe che appesantiscono chi ha il coraggio di fare impresa. I commercianti hanno quindi le loro ragioni, ma l’idea dei negozi fuori orario resta bella. È il segno di un’Italia che non ha più paura di accendere le luci la notte o la domenica. Non ha paura di provarci. Un’Italia che non si arrocca, che respira, che scommette sul lavoro. È una scelta faticosa, ma non impossibile. Solo che bisogna crederci fino in fondo.

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio, Informazione |

Spese veterinarie non detraibili, Adico lancia l’allarme: «In Veneto giro d’affari da 100 milioni, rischio evasione alle stelle»

venerdì 21 ottobre 2011

L’Associazione boccia l’intenzione del Governo di cancellare la possibilità di scaricare visite e farmaci per cani e gatti. Il presidente Garofolini: «Sarebbe un boomerang fiscale».
Oltre 800mila animali d’affezione ufficialmente registrati all’Anagrafe Canina del Veneto, con una spesa media di 100-150 euro all’anno per vaccini, visite e medicine veterinarie a ogni cane, gatto o coniglio: parte da questi numeri l’Adico per dire no alla revoca della detraibilità delle spese veterinarie a cui il Governo sta lavorando. L’Associazione Difesa Consumatori si oppone a questo provvedimento per principio e nel merito, in quanto avrebbe effetti negativi sia sulle tasche dei contribuenti ma anche, a medio termine, per le casse dello Stato. Il rischio, infatti, è quello di un aumento dell’evasione fiscale da parte dei veterinari.
I conti sono presto fatti: al 18 ottobre scorso, gli animali registrati all’Anagrafe Canina del Veneto (la più nutrita di tutta Italia) erano 808.272, con una stragrande maggioranza di cani (793.498) a cui si aggiungono 14.696 gatti e 78 furetti. E se si considera che, in media, per ciascuno di loro all’anno i padroni spendono una cifra compresa fra i 100 e i 150 euro, di cui la quota principale è rappresentata da visite di controllo, vaccini e operazioni, il giro d’affari che si profila è di almeno 80 milioni di euro all’anno per i veterinari. Che si può approssimare per difetto a 100 milioni considerando anche i quattro zampe, come i conigli, non quantificati nei dati dell’Anagrafe regionale. «Se verrà meno la possibilità per i proprietari di scaricare nella dichiarazione dei redditi queste pur limitate spese, la tentazione per i veterinari di fare qualche fattura in meno e proporre qualche sconto in più salirà alle stelle – sintetizza quindi il presidente dell’Adico Carlo Garofolini – così questa ulteriore vessazione risulterà pure inutile ai fini dell’obbiettivo che dovrebbe raggiungere, e cioè aumentare le entrate fiscali. Un provvedimento che, se verrà confermato nei fatti, vedrà l’Associazione Difesa Consumatori in prima fila nella protesta».
E come sempre più spesso, purtroppo, accade, anche questa stangata rischia di abbattersi su quelle fasce di popolazione economicamente più vulnerabili, come i single. Soprattutto se si considera che in questa categoria, dal punto di vista statistico e dei consumi, rientrano i nuclei famigliari composti da una sola persona, e quindi anche le persone anziane. «In Veneto secondo stime dell’Adico almeno 1 single su 2 ha un animale domestico, quindi le spese per mantenerlo in salute, così come quelle per tutto il resto, dall’affitto all’alimentare alle bollette, ricadono interamente su un unico stipendio spesso precario quando si tratta di giovani, o su un’unica pensione sempre più esigua se si considerano gli anziani – continua Garofolini – per i quali la revoca della detraibilità di fatture e scontrini veterinari sarà un’ennesima stangata, mentre si farà un favore ai veterinari che sapranno fiutare il business del nero».

 

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Speculazione alla pompa: rispetto un anno fa + 7 euro per un pieno di benzina; + 8,5 euro per quello del gasolio

mercoledì 3 agosto 2011

Malgrado le quotazioni del petrolio al barile sta arretrando rispetto le massime quotazioni registrate qualche settimana fa (ieri chiusura in calo per il petrolio a New York, dove le quotazioni perdono l’1,1% a 93,82 dollari al barile), il costo della benzina alla pompa non accenna voler calare – denuncia l’ADICO.
In media per un pieno la differenza tra il prezzo ottimale del carburante e quello applicato ammonta a circa due euro in più per la benzina e di circa tre euro per il diesel – secondo gli analisti dell’ADICO – per un valore che oscilla attorno ai 5 – 6 centesimi al litro; con la benzina salita del 13% rispetto a marzo 2010 ed il gasolio  del 19% su base annua.
Secondo gli esperti dell’associazione per un pieno di 50 litri di benzina nel dicembre 2010 ci voleva 68 euro contro i 75 di oggi; mentre per il gasolio si è passati da 65 euro a 73,5 euro.
Un meccanismo quello di “adeguare a rilento” il prezzo dei carburanti alla pompa che permette alle compagnie petrolifere di ottenere ricavi addizionali pari a centinaia di milioni di euro in più – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – mentre ad ogni aumento del prezzo del petrolio segue un immediato aumento del prezzo di tutti i carburanti. Speculazioni che determinano un effetto domino sui prezzi finali delle materie prime e dei lavorati, contraggono i consumi, alleggeriscono le tasche dei consumatori.

Share

Pubblicato nella sezione Commercio |

Caro mattone: Venezia più cara, supera Roma e Milano. “Per i redditi medio – bassi 21 anni di stipendi per comprar casa”

sabato 23 luglio 2011

Venezia e’ la città italiana in cui il mattone costa più caro. A regalarle il gradino più alto del podio e’ l’osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma che ha preso in esame la congiuntura del settore, nel primo semestre 2011, nelle prime 13 grandi citta’ del paese.
Nel capoluogo veneto, la media ponderata (tra zone di pregio, centro, semicentro e periferia) per l’acquisto di una abitazione usata (ossia la maggior parte delle case comprate e vendute in Italia) e’ pari a 3.692 euro al metro quadro (in zona di pregio la cifra sale a 5.725 euro) mentre per un negozio la media ponderata e’ di 6.464 euro.
Dietro Venezia, sul podio salgono anche Roma con una media ponderata per abitazione pari a 3.519 euro al metro quadro (4.449 un negozio) e Milano con 3.445 euro al metro quadro (4.061 un negozio).
Scorrendo la lista della altre città prese in esame da Nomisma, Firenze si piazza quarta con una media ponderata pari a 2.963 euro al metro quadro per una abitazione e 3.442 per un negozio, seguita da Bologna (2.498 euro al metro quadro e 2.940), Bari (2.410 euro al metro quadro e 2.379), Napoli (2.119 euro al metro quadro e 3.313), Torino (1.932 euro al metro quadro e 2.089), Padova (1.847 euro al metro quadro e 2.760) Genova (1.832 euro al metro quadro e 2.451), Cagliari (1.726 euro al metro quadro e 2.187), Palermo (1.458 euro al metro quadro e 2.393) e Catania (1.415 euro al metro quadro e 2.031).
Quanto alle performance dei 13 maggiori mercati residenziali tra il 2006 e il 2011, l’indice realizzato da Nomisma, boccia Bologna, seguita da Torino e Padova mentre premia, quanto a dinamismo, Bari, seguita da Roma e Catania.

Beati i padri. Con tre anni di stipendio, quelli che guadagnavano bene, si potevano permettere di comprare casa. Chi aveva un reddito medio doveva mettere in fila cinque anni di buste paga per raggiungere lo stesso traguardo. E gli anni salivano a nove per chi guadagnava ancora meno. Era il 1965.
Sono trascorsi quarant’anni e i figli di quei padri, per mettere su casa, devono lavorare molto più a lungo e non è detto che riescano nell’impresa. I prezzi delle case si sono messi a correre e gli stipendi non gli sono stati dietro. La forbice, che già a metà degli anni Ottanta era alta, oggi è elevatissima. Chi ha un reddito medio basso (18.300 euro netti) oggi deve mettere in conto 21,4 anni di stipendi (contro i 9 del ’65), ma anche gli altri non se la passano bene. Con 34mila e 600 euro ci vogliono quasi dieci anni di buste paga (ce ne volevano 5,1).
fonte Ansa e Repubblica.it

Share

Pubblicato nella sezione Commercio, Soldi e Fisco |

Pagina 2 di 71234567

Via Volturno n. 33 - 30173 VENEZIA
tel. 041.5349637 - fax 041.5349637
info@associazionedifesaconsumatori.it
Realizzazione siti web Elinet con Wordpress