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Archivio della Categoria 'Economia'

Inflazione, la spesa costa il 4,2% in più. Nel paniere e-book e gratta e vinci

venerdì 3 febbraio 2012

Cambia il paniere dell’Istat per il calcolo dell’inflazione. Nel 2012 entrano l’E-book download, il libro elettronico, l’E-book reader, l’apparecchio per la lettura, e la mediazione civile. Il paniere si arricchisce anche delle lotterie istantanee, come il Gratta e Vinci.
Carovita in rallentamento a gennaio. Il tasso d’inflazione annuo a gennaio segna un lieve rallentamento, passando al 3,2% dal 3,3% di dicembre. Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3%.
L’aumento del carrello della spesa. Il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è stato invece del 4,2% su base annua. Su base mensile la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno.
Vola la benzina. A gennaio la benzina aumenta del 17,4% (dal +15,8% di dicembre) su base annua e del 4,9% su base mensile. Il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre) e del 4,7% sul piano congiunturale.
Il paniere 2012 è composto da 1.398 prodotti. Sono aggregati in 597 posizioni rappresentative (591 nel 2011); su queste ultime vengono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo. Fra le posizioni rappresentative già presenti nel paniere dello scorso anno, una delle modifiche di maggiore rilievo riguarda la posizione energia elettrica che, terminata l’introduzione progressiva dei prezzi biorari, viene disaggregata nelle tre posizioni Tariffa bioraria fascia diurna feriale, Tariffa bioraria fascia notturna, weekend e festivi e Quota fissa.
Le novità. Per quanto riguarda il segmento dei Giochi, lotterie e scommesse riguardano la posizione dei Concorsi pronostici, dove sono stati inseriti, in aggiunta ai tradizionali giochi numerici a totalizzatore nazionale e ai giochi a base sportiva, le lotterie istantanee, le scommesse sportive e i giochi a base ippica. Inoltre, a seguito delle novità intervenute con la legge 214 del 22.12.2011, che consente alle farmacie di praticare liberamente sconti su tutti i medicinali di fascia C, compresi quelli con obbligo di prescrizione, sono state unite le due preesistenti posizioni Fascia C SOP e Fascia C COP nella posizione Medicinali di fascia C che, a partire da gennaio 2012, viene rilevata esclusivamente a livello territoriale dagli Uffici comunali di statistica. A livello territoriale nel 2012 sono 84 i Comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo degli indici (erano 85 nel 2011). A interrompere la partecipazione è il comune di Siena.

Fonte: il messaggero.it

 

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Bollo auto ancora più caro se si paga online o con il Bancomat Adico: «Sistemi non al passo con i tempi e scarsa trasparenza»

sabato 28 gennaio 2012

Decine di segnalazioni di utenti che hanno pagato di più in tabaccheria per aver usato il Bancomat: «Se non si avvisa prima è un illecito». Il metodo più caro? Il sito della Regione.
Costi dell’Rc auto che aumentano a ogni rata, prezzo della benzina alle stelle, e ora ci si mette anche il bollo annuale. Che la quattro ruote sia per gli italiani sempre più un lusso e meno un diritto è ormai un’amara consapevolezza: ma quando ci si mette anche la scarsa trasparenza, ecco che i consumatori non ci vedono più. E a finire sotto accusa sono proprio le commissioni legate al bollo auto. Decine le segnalazioni arrivate in questi giorni ad Adico Associazione Difesa Consumatori: da una parte per le commissioni applicate dai soggetti che riscuotono l’imposta, dall’altra per il sovrapprezzo che chi usa il Bancomat spesso scopre di aver pagato solo dallo scontrino finale. In altre parole, è sempre più vantaggioso pagare il bollo dal tabaccaio sotto casa o, avendolo, tramite un conto Banco Posta, mentre Aci e sito della Regione Veneto risultano di gran lunga più cari. E meglio farlo in contanti, perché a esibire il Bancomat ci si rimette di media 1 euro ulteriore.
Su questo punto in particolare si sofferma l’Adico. «Nel 2012, quando tutti, Governo in primis, scoraggiano per ragioni di tutela fiscale l’uso dei contanti e spingono la moneta elettronica, ecco che ancora si incappa in esercenti che applicano sovrapprezzi per chi paga con il Bancomat. Di per sé è purtroppo un loro diritto, visto che le commissioni imposte dai circuiti bancari sono ancora alte rispetto alla media europea – commenta il presidente di Adico Associazione Difesa Consumatori Carlo Garofolini – ma ci si trova davanti a un illecito se tale aggravio non è comunicato prima del pagamento: a voce o ancora meglio con un avviso messo per iscritto e ben visibile». E sono ancora moltissimi i casi in cui questo non avviene, anche quando il pagamento riguarda il bollo auto. Come segnala ad Adico M.N., di Mestre: «L’altro giorno ho pagato il bollo auto in tabaccheria con il Bancomat e sulla ricevuta trovo scritto 305,30 di tassa, 1,87 euro di diritti e in più mi addebitano 1 euro per il pagamento con il Bancomat. Non sembra assurdo che lo Stato ci chieda di non pagare con i contanti e poi ci ritroviamo costretti a subire tasse su tasse?».
Altro discorso, le commissioni applicate dal soggetto che riscuote il bollo auto, diverse a seconda che si paghi in un’agenzia di pratiche auto convenzionate (tra cui l’Aci), da un tabaccaio, in un ufficio postale, o per via telematica attraverso il sito delle Poste o tramite quello della Regione. La brutta notizia è che il sistema più comodo per i consumatori “informatizzati” è anche il più caro: si tratta del pagamento tramite carta di credito sull’Infobollo della Regione, con una commissione pari all’1,5% dell’importo della tassa (ma – si precisa – “è il costo imposto dal circuito interbancario e non viene incassata dalla Regione”). Per chi ama usare Internet per i pagamenti resta la possibilità del sito www.poste.it con 1 euro di commissione: ma è riservata ai correntisti BancoPosta. Tutti gli altri consumatori devono mettere il cappotto e uscire di casa: e oltre a far bene alla salute avranno anche un beneficio per il portafogli, visto che sia pagando all’Aci che in tabaccheria la commissione è d i 1,87 euro, sempre meno della percentuale imposta dalla Regione. Ancora meglio usare il modulo delle Poste, con commissione fissa di 1 euro.
«Consigliamo quindi ai consumatori che ancora non avessero pagato il bollo auto di evitare il sito della Regione Veneto preferendo i più tradizionali tabaccai o sportelli dell’Aci – suggerisce quindi il presidente Garofolini – c’è infatti da sottolineare come una commissione variabile in misura percentuale sull’importo del bollo, che di fatto è una tassa, sia per lo meno opinabile. Meglio un importo fisso per tutti. Detto questo, speriamo che l’abbassamento delle commissioni dei circuiti interbancari promesso dal Governo Monti arrivi prima possibile e consenta ai consumatori il pieno esercizio del loro diritto a usare carte di credito comodamente da casa, mentre oggi di fatto lo si tratta come fosse un lusso».

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Istat: divario salario-prezzi al record dal ’95. Le retribuzioni del 2011 ai minimi da 12 anni

giovedì 26 gennaio 2012

Divario retribuzioni-prezzi ai massimi da 17 anni e stipendi ai minimi degli ultimi 12. Lo rileva l’Istat nei dati dicembre . A dicembre la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali: si tratta del divario più alto dall’agosto del 1995. Le retribuzioni contrattuali orarie a dicembre restano ferme su novembre mentre aumentano dell’1,4% su base annua, dice ancora l’Istat aggiungendo che il valore tendenziale è il più basso dal marzo del 1999.

I SETTORI - Rispetto al 2010, quando la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si era attestata al 2,2%, la frenata registrata nel 2011 è forte. Guardando ai diversi settori, aumenti significativamente superiori alla media si registrano per i comparti ‘militari-difesà (3,3%), forze dell’ordine (3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metallifero (3,0%). Mentre le variazioni più contenute interessano ministeri e scuola (per entrambi l’aumento è dello 0,2%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).

CONTRATTI : IN 4 MILIONI ATTENDONO IL RINNOVO - A dicembre 2011 risultano in attesa di rinnovo 30 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a 4,1 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego). La quota di dipendenti che aspettano il rinnovo è pari al 31,4%.

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S&P: «Bene Monti, ma ancora non basta. L’Italia è tra i paesi più vulnerabili»

lunedì 16 gennaio 2012

«La Banca centrale europea sta giocando un ruolo costruttivo nel contrastare la crisi del debito»: lo afferma il managing director di Standard & Poor’s, Moritz Kraemer, all’indomani della decisione, da parte dell’agenzia, di rivedere verso il basso il rating di alcuni Paesi dell’area euro: tra essi la Francia, che perde la tripla A (insieme all’Austria) e l’Italia che scivola di due posizioni alla valutazione BBB+. Altri sei Paesi sono stati toccati dal declassamento, di uno o di due gradini: Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia. Vengono invece confermate le valutazioni per Germania, Belgio, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo e Olanda.
Il ruolo della Bce. Secondo Kraemer «la Bce ha adottato solide misure per evitare un significativo capovolgimento della crisi, e ha fortemente alleviato la crisi di finanziamento delle banche, ma la risposta dei leader europei alla crisi non è stata in grado di fronteggiare i rischi. La Bce sta usando la propria flessibilità. Al momento la Bce ha giocato nella crisi un ruolo costruttivo». Kraemer bacchetta invece i leader europei: il summit del 9 dicembre scorso non è stato una “frattura”, ha detto facendo riferimento alla «aperta e prolungata discussione tra i leader politici su quale fosse la politica più appropriata per risolvere la crisi finanziaria nell’eurozona. Ci sono grandi necessità di rifinanziamento mentre sono in atto tutte queste tensioni».
Spagna e Italia tra i Paesi più vulnerabili. Per Kraemer Spagna e Italia sono tra i Paesi più vulnerabili ai rischi sistemici, con la possibilità di un «immediato peggioramento» della situazione economica. Kraemer dà atto alla politica italiana di essere cambiata «in modo marcato sotto il nuovo governo, ma i progressi italiani non sono sufficienti a superare i venti contrari». Il rifinanziamento di Spagna e Italia è «oltre la portata del fondo Efsf», dice Kraemer, aggiungendo che «in condizioni normali» il debito dei due Paesi sarebbe gestibile.
Aumentano i rischi, possibili altri declassamenti. «Sono in aumento i rischi sulla scia della crisi dei debiti sovrani ed ulteriori declassamenti sono possibili – dice Kraemer – C’è un considerevole rischio di un ulteriore peggioramento di bilancio nonostante i piani varati dai Paesi per fronteggiare la crisi».

Fonte: il messaggero.it

 

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Famiglie più povere, cala il potere d’acquisto. In diminuzione i profitti delle aziende italiane

venerdì 13 gennaio 2012

Le famiglie italiane sono sempre più povere e, peggio, risparmiano sempre meno. E’ la fotografia scattata dall’Istat nel terzo trimestre dello scorso anno quando il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, ma, al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,1% sul terzo trimestre 2010.
Va poco meglio per le società non finanziarie che tra luglio e settembre hanno registrato una quota di profitto pari al 41,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2010. Il tasso di investimento è stato pari al 22,8%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al terzo trimestre del 2010.
In particolare, spiega l’Istat, il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita dello 0,5%, a fronte di una leggera riduzione del valore aggiunto (-0,3%). In termini tendenziali il tasso di profitto si è ridotto di 1,2 punti percentuali, per effetto di una riduzione del risultato lordo di gestione (-1,7%), mentre il valore aggiunto ha registrato un aumento dell’1,3%.
Per quanto riguarda invece il tasso di investimento, si torna al livello registrato nel terzo trimestre del 2010. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie in valori correnti hanno segnato, infatti, una riduzione dell’1,1% in termini congiunturali, cui ha corrisposto un aumento dell’1,6% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente.
Tornando alle famiglie, invece, la propensione al risparmio è calata dello 0,1% sia rispetto al trimestre precedente che su base annua. La spesa per consumi finali in valori correnti è invece cresciuta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,8% sul terzo trimestre 2010. Il tasso di investimento delle famiglie (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il reddito disponibile lordo) nel terzo trimestre 2011 si è invece attestato al 10%, invariato rispetto al trimestre precedente, ma in lieve diminuzione (-0,1 punti percentuali) rispetto al terzo trimestre del 2010. Gli investimenti delle famiglie sono diminuiti rispetto al trimestre precedente (-0,3%), mentre hanno mostrato una crescita dell’1,1% in termini tendenziali.

 fonte: larepubblica.it

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Conti dormienti: ecco come fare la domanda per recuperare i soldi

venerdì 13 gennaio 2012

Sembra evolversi l’odissea di milioni di italiani che hanno scoperto di possedere un piccolo capitale in un ‘conto dormiente’, cioè un c/c inutilizzato da oltre un decennio che per decreto del Governo è confluito in un particolare Fondo ministeriale.
Il problema dei correntisti degli ultimi mesi/anni purtroppo è stato quello di riappropriarsi dei propri soldi, a causa delle varie problematiche burocratiche che sorgono sempre in questi casi.
Ora però, sono arrivate finalemte dal Ministero dell’Economia le istruzioni definitive per il rimborso delle somme già destinate al fondo ministeriale su cui il titolare o gli eredi abbiano ancora diritti da rivendicare.

 DA RICORDARE

Il termine di prescrizione per la domanda è di 10 anni dalla data di devoluzione al fondo per i depositi di denaro, di strumenti finanziari o di contratti di assicurazione, e di 10 anni dalla data di richiesta di emissione dell’assegno per questi titoli di credito.

La circolare emanata dal Minsitero conferma gli importi devoluti al fondo:

o Somme depositate in conti correnti, certificati di deposito, libretti di risparmio ecc., non movimentati dal titolare dal titolare o terzi abilitati per 10 anni.

o Strumenti finanziari (titoli) in custodia o in amministrazione per i quali non siano state svolte operazioni per almeno 10 anni.

o Assegni circolari non incassati entro il termine triennale di prescrizione.

o Assicurazioni Rami vita che prevedono il pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario, non reclamate entro due anni.

o Buoni fruttiferi postali emessi successivamente al 14 aprile 2001 non incassati dai beneficiari entro il termine prescrizionale di 10 anni.

COME PROCEDERE

Le somme depositate possono essere richieste, purché nei termini prescrizionali (a partire dalla data di versamento al fondo) dai titolari dei rapporti o dai loro aventi causa.
La richiesta può essere emessa dai richiedenti gli assegni circolari, sempre nei termini prescrizionali (decorrenza data di emissione assegno).
Non possono chiedere il rimborso i beneficiari degli assegni circolari, di contratti di assicurazione vita, di buoni fruttiferi postali, successivamente alla scadenza del termine di prescrizione, rispettivamente tre, due, dieci anni.
Le domande di rimborso possono essere chieste a: CONSAP S.p.A. Rif. Rapporti Dormienti- V. Yser 14 – 00198 Roma

 La domanda deve essere presentata su un modello scaricabile sul sito consap.it

 Le informazioni possono essere richieste a rapportidormienti@consap.it.

Al modulo devono essere allegati:

o Copia di un documento di riconoscimento valido del richiedente e dell’eventuale delega nel caso la domanda sia presentata da un terzo; in quest’ultimo caso il delegato al momento dell’incasso deve essere munito di procura notarile o di delega all’incasso dove sia riportato, tra l’altro, il codice fiscale del beneficiario.

o Copia del codice fiscale del beneficiario.

o Eventuale certificato di morte dell’avente diritto. Nel caso eventuale dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la qualità di erede del titolare del rapporto dormiente.

o Copia del libretto di deposito o dell’assegno circolare. I titoli originali devono essere presentati alla Consap prima del rimborso; il titolo annullato sarà restituito al richiedente dopo il rimborso. Nel caso di smarrimento, sottrazione, distruzione del titolo originale deve essere prodotto l’originale del decreto d ammortamento del titolo.

o Attestazione rilasciata dagli intermediari, su modello pubblicato sul sito consap.it.

L’attestazione deve riportare l’estinzione del rapporto, l’avvenuto versamento al fondo, con accertamento dei requisiti di “dormienza”, la dichiarazione di non aver già provveduto direttamente al rimborso al cliente.

 La Consap, ai fini di verificare i presupposti per la restituzione, potrà richiedere ulteriore documentazione.

 La Consap esamina le domande secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Le domande presentate in passato al Ministero dell’Economia o ancora indirizzate erroneamente allo stesso, saranno “girate” alla Consap che comunicherà ad ogni singolo interessato la “presa in carico” della pratica.

Verificata la sussistenza del diritto al rimborso e successivamente al versamento delle somme necessarie da parte del Ministero dell’Economia, la Consap effettuerà il rimborso al soggetto legittimato per bonifico bancario o postale o assegno circolare.

In caso di mancato accoglimento della richiesta la Consap fornirà la risposta informando dei motivi del diniego. Infine, nel caso di erroneo trasferimento al fondo da parte dell’intermediario, il rimborso, previa comunicazione della Consap, dovrà essere effettuato direttamente dall’intermediario o, se possibile sarà ripristinato il rapporto alle condizioni pregresse. Gli intermediari richiederanno poi alla Consap il rimborso dei fondi rimborsati/ripristinati.

 

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Bankitalia: tassi in rialzo, prestiti in calo. Interessi e spese medie sui mutui raggiungono il 4%

giovedì 12 gennaio 2012

Tassi in rialzo, prestiti in calo. Questa la fotografia di Bankitalia sul mercato del credito rivolto ai privati, aggiornata a novembre 2011. Secondo il report elaborato da Via Nazionale a novembre i tassi d’interesse sui prestiti erogati nel mese alle società non finanziarie sono cresciuti al 3,86% dal 3,74 di ottobre. Bankitalia aggiunge che i tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui mutui per l’acquisto di abitazioni erogati nel mese alle famiglie, sono aumentati al 3,98% dal 3,81% di ottobre, mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono diminuiti al 9,08% (9,31% ad ottobre).
I tassi di interesse sui nuovi depositi con scadenza prestabilita, prosegue Via Nazionale, sono aumentati al 2,60% dal 2,45% di ottobre. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono cresciuti all’1,05% (1% il mese precedente).
A novembre 2011 il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato è sceso al 3,5% dal 4,2 di ottobre. Il rallentamento ha riguardato sia i prestiti alle famiglie (3,9% contro il 4,3 di ottobre) sia quelli alle società non finanziarie (4,4% dal 5,3 di ottobre).

 

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Imu, aliquote fino allo 0,6% sulla prima casa aspettando le nuove rendite catastali

sabato 31 dicembre 2011

Destinato a trasformarsi nel monosillabo meno amato d’Italia. Stiamo parlando di «Imu», l’acronimo dell’imposta municipale propria che da domani prende il posto dell’Ici. Il decreto salva Italia da un punto di vista formale non ha inventato questo nuovo tributo, che in realtà era previsto già dal decreto delega sul federalismo municipale della primavera 2011, ma ne ha stabilito l’entrata in vigore con un anticipo di due anni, sia pure in via «sperimentale».

TRE NOVITA-Rispetto alla formulazione originaria dell’imposta ci sono però tre novità che rischiano di rendere piuttosto salato il conto per i padroni di casa. La prima è che il proprietario dovrà pagare anche per l’appartamento in cui risiede mentre l’Imu nella sua prima versione prevedeva l’esenzione assoluta, come si è verificato con l’Ici dal secondo semestre 2008. La seconda è che la base imponibile è aumentata del 60% rispetto a quella dell’Ici: in pratica nel caso in cui fino al 2011 si sia pagato su un valore di 100 mila euro dal 2012 il calcolo va effettuato su 160 mila. La terza è che quest’imposta è municipale fino a un certo punto, perché i comuni potranno decidere quanto far pagare, ma possono tenersi per intero solo gli incassi della prima casa, mentre dovranno spartire con lo Stato gli introiti derivanti dagli altri immobili, secondo una complicata procedura di calcolo: dovranno infatti stornare all’Erario lo 0,38% dell’imponibile teorico di seconde case, negozi, uffici eccetera. Molte amministrazioni si troveranno quindi di fronte al dilemma amletico se ripianare o no i vuoti di bilancio calcando la mano sui residenti (nonché elettori). Certo, alle amministrazioni municipali il decreto salva Italia in teoria lascia uno spazio di manovra molto ampio: i municipi potranno infatti deliberare per le prime case entro un ventaglio di aliquote che va da un minino dello 0,2% a un massimo dello 0,6% sul valore catastale rivalutato come dicevamo sopra. In tutti i casi il calcolo dell’imposta prevede l’applicazione una detrazione fissa di 200 euro su tutte le residenze (anche quelle di lusso) più una variabile, di 50 euro per ogni figlio di età inferiore ai 26 anni e convivente con il proprietario, fino a un massimo di altri 400 euro. Secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio nella conferenza stampa di fine anno queste detrazioni porteranno 6 milioni di contribuenti a non pagare l’imposta per la loro prima casa.

LE ALIQUOTE-Sugli altri immobili, residenziali e non, il margine di oscillazione su cui i comuni possono giostrare va dall’aliquota minima dello 0,46% a quella massima dell’1,06%. Con la vecchia Ici le aliquote arrivavano al massimo allo 0,7%, elevabile solo in particolari condizioni fino allo 0,9% nelle grandi città e solo per le abitazioni sfitte.

In realtà però il conto per i proprietari di questi beni rischia di essere meno pesante di quanto apparirebbe a prima vista, perché l’Imu assorbe la cosiddetta Irpef fondiaria, cioè l’imposta sul reddito «virtuale» dell’immobile, tributo che invece coesisteva con l’Ici. Nei comuni dove le aliquote non toccheranno i massimi i contribuenti non registreranno particolari aggravi. Un esempio può chiarire meglio il concetto: un contribuente con aliquota Irpef (comprensiva di addizionali) del 45% e una casa del valore imponibile nel 2011 di 200 mila euro su cui il comune chiedeva lo 0,7% pagava di imposte un totale di 2.300 euro. Nel 2012 se il comune adotterà l’aliquota media dello 0,76% il conto dell’Imu sarà di 2.432 euro. Certo, se invece l’amministrazione vorrà spremere il massimo (1,06%) si arriverà a 3.390 euro, ma scegliendo un’aliquota così alta deve anche mettere in conto il crollo del mercato immobiliare locale. Non potrà godere del vantaggio dell’assorbimento dell’Irpef fondiaria chi invece non la paga: si tratta dei proprietari che danno l’immobile in locazione e delle società che non pagano l’Irpef sui redditi ma l’Ires sui profitti. Per loro i comuni hanno la facoltà (ma non l’obbligo) di stabilire aliquote agevolate fino a un minimo dello 0,4%; difficilmente lo faranno per il motivo ricordato sopra: lo 0,38% andrà comunque allo Stato.

VALORI CATASTALI-Gli analisti dell’immobiliare concordano nel rilevare che l’introduzione dell’Imu è destinata ad avere un impatto negativo sul mercato, forse più in termini di transazioni che di prezzo, con un contraccolpo psicologico destinato a durare almeno fin quando arriveranno (entro marzo, salvo ulteriori proroghe) le delibere dei comuni, sulla base delle quali sarà possibile fare anche i conti. Conseguenze ancora più marcate potrebbe però averla un’altra novità annunciata negli ultimi giorni dall’esecutivo, e cioè la volontà di porre mano alla revisione dei valori catastali. Il proposito di riuscirci entro la fine naturale della legislatura a primavera 2013 appare come una «mission impossible». L’intenzione sarebbe infatti quella di varare una riforma grazie alla quale il Catasto sia davvero in grado di identificare il valore di mercato di ognuno dei 60 milioni di immobili censiti nel nostro Paese. Va però detto che lo scostamento tra valori catastali e valori di mercato è davvero forte e che nella determinazione degli imponibili fiscali l’equità non è certo di casa, visto che, ad esempio, vecchi immobili centrali e di pregio nelle grandi città spesso pagano meno tasse rispetto a case periferiche ma con minore anzianità di servizio. E se l’ipotesi di una riforme appare ineludibile (anche se i tempi probabilmente si misureranno in anni e non in mesi) sta di fatto che il messaggio «cambieremo il Catasto» si associa immediatamente a un altro, e cioè «aumenteremo ancora le tasse».

Gino Pagliuca
Fonte: corriere della sera

 

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Boom tariffe da gennaio, su luce, gas e pedaggi

sabato 31 dicembre 2011

Inizio d’anno amaro per i consumatori. Il 2012 si apre infatti con una valanga di aumenti, dalle bollette di luce e gas ai pedaggi autostradali, dal canone Rai alla benzina. E le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme: tra prezzi, imposte e tariffe, nel 2012 e’ in arrivo una stangata da 2.100 euro a famiglia. Ma la corsa dei prezzi e’ destinata a non fermarsi, visto che l’aumento dei prezzi alla produzione certificato dall’Istat andrà a tradursi in un nuovo aumento dei prezzi al consumo. Dal primo gennaio arrivano nuovi rincari per le bollette energetiche: in base all’ultimo aggiornamento trimestrale dell’Autorità per l’energia, la luce registrerà un aumento del 4,9% e il gas del 2,7%. Con un aumento complessivo di 54 euro della spesa degli italiani in bollette.
A partire da gennaio sarà più caro anche viaggiare in autostrada: scattano infatti gli adeguamenti tariffari (che inglobano l’inflazione e gli investimenti fatti e previsti) che comporteranno un aumento medio del 3,1%. Rincari in certi casi anche a due cifre, fino a picchi di oltre 14% (+14,17% per il Raccordo autostradale della Valle d’Aosta; +12,93% per le Autovie Venete e +11,75% per le Autostrade Valdostane). Sulla rete di Autostrade per l’Italia, che si estende su oltre 3 mila chilometri, l’aumento e’ del 3,51%. In arrivo nuovi aumenti anche per la benzina, che intanto non arresta la propria corsa e segna un nuovo record storico a 1,724 euro al litro. Dal primo gennaio infatti sei Regioni (Marche, dove ci sara’ l’aumento piu’ consistente, Piemonte, Toscana, Liguria, Umbria e Lazio) ritoccheranno al rialzo le addizionali sulle accise, appesantendo il carico fiscale sui prezzi dei carburanti. Gli aumenti del 2012 riguardano anche il canone Rai, che sale a 112 euro contro i 110,50 dello scorso anno. Intanto a novembre i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4,2% in un anno, creando le basi per un’inevitabile ricaduta sull’inflazione. Gli aumenti preoccupano i consumatori che sono già sul piede di guerra. Tra prezzi, imposte e tariffe nel 2012 e’ in arrivo per le famiglie una stangata di 2.103 euro, calcolando le ricadute dell’introduzione dell’Imu, dei rincari dei carburanti e delle varie voci della spesa degli italiani (dagli alimentari ai servizi bancari). ”Aumenti insostenibili, con pesantissime ricadute sulla vita delle famiglie e sull’intera economia”.

Fonte:ansa.it

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Divario salari-prezzi, nuovo record. Crolla la fiducia dei consumatori

sabato 24 dicembre 2011

Retribuzioni ferme a novembre rispetto a ottobre. È quanto emerge dai dati Istat, secondo i quali l’incremento delle retribuzioni su base annua è stato dell’1,5%. La crescita tendenziale è la più bassa dall’ottobre del 2010, ovvero da oltre un anno, quando si registrò lo stesso dato che risulta il minimo da marzo 1999. Sempre a novembre, e su base annua, la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,8 punti percentuali. Si tratta del divario salari-prezzi più alto almeno dal 1997, che aggiorna il precedente record.

ATTESA DEI RINNOVI – Nel penultimo mese dell’anno risultavano in attesa di rinnovo 30 accordi contrattuali, di cui sedici appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a 4,1 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego). Lo comunica l’Istat, precisando che la quota di dipendenti che aspettano il rinnovo è pari al 31,4%. È quasi raddoppiata poi la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto. A novembre 2011 l’attesa è di 23,9 mesi, in deciso aumento rispetto allo stesso mese dello scorso anno (13,4).

CONSUMI – Quanto al clima di fiducia dei consumatori, l’indice, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, crolla a dicembre da 96,1 a 91,6. È il livello più basso dal 1996, ovvero da quando sono disponibili le serie destagionalizzate. Il peggioramento è diffuso a tutte le componenti ed è particolarmente marcato per il clima economico generale con il relativo indice che passa da 83,1 a 77,2. L’indicatore relativo alla situazione personale degli intervistati scende da 101,6 a 97,3. Anche le previsioni a breve termine registrano un marcato calo, diminuendo da 88,9 a 82,9. In flessione l’indice sulla situazione corrente, che passa da 102,2 a 98,4. Calano, inoltre, i saldi relativi alle valutazioni prospettiche sul risparmio (da -72 a -85) e sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli (da -87 a -99). E ancora, si deteriorano le aspettative di disoccupazione (il saldo passa da 80 a 86) e quelle generali sull’economia italiana (da -46 a -55). Aumenta da 57 a 65 il saldo dei giudizi sull’evoluzione recente dei prezzi al consumo e cresce da 12 a 58 quello sull’evoluzione nei prossimi dodici mesi. A livello territoriale, il peggioramento della fiducia è diffuso in tutte le ripartizioni ed è particolarmente marcato nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno.

Fonte: corriere.it

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