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Archivio della Categoria 'Economia'

Inflazione e tasse pesano, busta paga ferma da dieci anni

giovedì 22 dicembre 2011

Le retribuzioni dei lavoratori italiani sono basse e tartassate. Negli ultimi 15 anni hanno perso terreno nei confronti internazionali. E la differenza tra i salari più ricchi e quelli più poveri è aumentata. Adesso, poi, con l’inflazione che ha ripreso a correre e con la stangata Monti appena decisa, la perdita di potere d’acquisto rischia di essere pesante. Partiamo dai raffronti con gli altri Paesi, utilizzando i dati 2010 dell’Ocse, l’organizzazione dei Paesi più industrializzati. L’Italia si colloca al 22esimo posto su 34 nella classifica dei salari netti: 25.155 dollari (19.350 euro al cambio di ieri). Mille euro in meno della media Ocse e quasi 4 mila in meno della media dell’Ue a 15. Nel Regno Unito la retribuzione netta è stata di 11 mila euro superiore a quella media italiana. In Germania hanno preso quasi 5 mila euro in più che da noi, in Francia 2 mila e perfino in Spagna ci hanno superato di circa 1.500 euro. L’Italia è comunque ultima per livello di salario netto tra i Paesi del G7.
Volete una spiegazione? Ce ne sono tante, ma una la fornisce la stessa Ocse, mettendo a confronto il livello di imposizione fiscale (tasse e contributi) sugli stipendi. L’Italia si colloca al quinto posto su 34, con un prelievo del 46,9% misurato sulla retribuzione media di un lavoratore single senza figli. Ci battono, nell’ordine, solo Belgio (55,4%), Francia (49,3%), Germania (49,1%) e Austria (47,9%). Invece, Spagna, Olanda e Danimarca stanno intorno al 38-39% e il Regno Unito al 32,7%. Se poi si mettesse a confronto il prelievo su un lavoratore con carichi familiari è probabile che la posizione dell’Italia peggiorerebbe, per esempio rispetto alla Francia che ha il Fisco col quoziente familiare.
Questa la fotografia attuale, ma la cosa che preoccupa di più, osserva Carlo Dell’Aringa, uno dei massimi esperti della materia, è che «negli ultimi 10-15 anni la posizione relativa dell’Italia è peggiorata. È aumentato cioè il divario rispetto a Regno Unito, Germania, Francia e Olanda. Il motivo è che la produttività è rimasta quasi ferma, mentre altrove è aumentata». Dal ’96 a oggi le retribuzioni lorde sono rimaste al palo. Scrive la Banca d’Italia nell’ultima relazione annuale: «Nel settore privato tra il 1996 e il 2010 le retribuzioni reali di fatto per unità di lavoro sono aumentate dello 0,7% all’anno, quelle contrattuali dello 0,4%». Ma nell’ultimo anno è venuta meno anche la tenuta rispetto all’inflazione ufficiale. Gli ultimi dati dell’Istat, riferiti al terzo trimestre del 2011 segnalano che nei confronti dello stesso periodo del 2010 le retribuzioni lorde sono aumentate dell’1,4%, cioè meno della metà rispetto ai prezzi (l’inflazione ha raggiunto il 3,3% a novembre). Inoltre, secondo l’Ires-Cgil guidato da Agostino Megale, il fiscal drag , cioè le maggiori imposte che si pagano per effetto dell’aumento nominale dei redditi, ha sottratto ai salari lordi più di 200 euro all’anno dal 2000 al 2010. E nel 2011, secondo l’Ires, uno stipendio medio perderà circa 260 euro di potere d’acquisto rispetto all’inflazione e 306 euro a causa del fiscal drag : in tutto 566 euro.
L’inflazione e il cosiddetto cuneo fiscale, dunque, hanno un peso nel far perdere terreno ai salari, già tradizionalmente bassi in Italia, a causa della struttura produttiva dominata dalle piccole e piccolissime imprese. Sempre l’Istat osserva che «i lavoratori dipendenti delle microimprese (meno di 10 addetti) percepiscono una retribuzione annua pro capite di 18,4 mila euro, il 65,6% di quella percepita in media dai dipendenti delle imprese con 250 addetti e oltre (28,1 mila euro). Il differenziale retributivo medio legato alla dimensione aziendale è riscontrabile in tutti i macrosettori di attività economica». Le imprese con più di 250 dipendenti sono appena 3.502 su un totale di 4,3 milioni. Quelle con meno di 10 addetti 4,1 milioni. La dimensione media delle aziende italiane è di 3,9 addetti. Il valore aggiunto pro capite nelle microaziende è di 24 mila euro, in quelle con più di 250 dipendenti è invece di 60 mila euro. Eccolo il legame tra salari e produttività.
A questa situazione di base, già svantaggiata, si somma una scarsa crescita della produttività, in parte riconducibile proprio al nanismo imprenditoriale, in parte ad altri fattori. Spiega Dell’Aringa: «Il basso andamento dei salari riflette a posteriori la dinamica della produttività. Si tratterebbe invece di legare retribuzioni e produttività ex ante, attraverso una contrattazione più efficiente. In altre parole, se i lavoratori, azienda per azienda, sanno che producendo di più guadagneranno di più, questo può innescare un comportamento virtuoso che farà crescere la produttività e quindi i salari». È un po’ quello che è successo in Germania e negli altri Paesi dove la contrattazione aziendale è sviluppata e c’è una maggiore partecipazione dei dipendenti ai risultati dell’impresa. Ci sono poi almeno altri due fattori che svantaggiano l’Italia nei confronti internazionali. 1) I maggiori costi dei servizi pubblici e privati alle imprese: dai trasporti alla giustizia, dall’elettricità alla burocrazia. 2) Un livello di istruzione della manodopera inferiore alla media dei Paesi Ocse e con una formazione spesso non in linea con le richieste delle imprese.
Per rimettere in moto la produttività bisogna quindi agire su più fronti, attraverso riforme strutturali, accompagnate da una contrattazione più moderna e partecipativa. Più produttività significa più salario. A patto però che il prelievo fiscale e contributivo non aumenti e che l’inflazione venga tenuta sotto controllo. Questo per la media dei lavoratori. Ma c’è un’emergenza che riguarda i precari e più in generale i poor workers , quelli con retribuzioni povere e instabili che si allontanano sempre più dai lavoratori più ricchi. Il salario medio del 10% più ricco nel nostro Paese, dice l’Ocse, è oltre 10 volte quello del 10% più povero: 49.300 euro contro 4.877, e il divario è aumentato rispetto agli anni Novanta, quando era di 8 a 1. Secondo il 12° Rapporto sulle retribuzioni in Italia 2011 di OD&M, effettuato elaborando le retribuzioni di un campione di 700 mila lavoratori, i dirigenti guadagno in media 106.886 euro lordi, i quadri 53.585, gli impiegati 27.009, gli operai 21.793. E, «con riferimento ai primi 6 mesi del 2011, solo i dirigenti hanno avuto un aumento del proprio potere d’acquisto».
Il problema dei poor workers, dice Dell’Aringa, va affrontato con decisione, facendo costare di più determinate forme di rapporto di lavoro abusate dalle aziende: «Mi riferisco alle false partite Iva, alle false collaborazioni e ai falsi stage. Bisogna aumentare i contributi sui lavori precari con un unico committente e forse bisogna pensare a un salario minimo. Eppoi, si devono mandare anche i carabinieri». Solo così le aziende non troveranno più conveniente mascherare dietro rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione quelli che sono invece lavoratori subordinati a tutti gli effetti. Eliminati gli abusi, bisogna «non toccare forme contrattuali che funzionano, come l’apprendistato, il lavoro interinale e i contratti a termine, che hanno tutte le garanzie del caso e spesso sono un trampolino verso i contratti a tempo indeterminato». Per questi ultimi, conclude Dell’Aringa, bisogna rilanciare la produttività, ridurre la differenza tra lordo e netto, tagliare quindi il cuneo fiscale e gli altri costi. Tra questi ultimi ci sono anche quelli dei licenziamenti. Ma tagliarli non è il toccasana.

Enrico Marro
fonte: il corriere.it

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Dalla casa ai trasporti: le famiglie italiane spenderanno fino a 1.500 euro in più nel 2012

lunedì 19 dicembre 2011

Un dato è certo: i bilanci familiari saranno messi a durissima prova. L’anno che comincerà tra tredici giorni rischia di essere uno dei più difficili che la storia repubblicana d’Italia abbia mai visto. Le famiglie italiane dovranno fare i conti fino a 1.500 euro di aumenti in media. È l’effetto combinato delle manovre di quest’anno (e non solo dell’ultima varata dal Governo Monti), delle altre quattro (decreto Sviluppo, provvedimenti di luglio e Ferragosto, legge di stabilità) che hanno chiesto tanti contributi diversi alle famiglie italiane e dai segnali di ripresa del costo delle materie prime sui mercati internazionali.
Cominciamo da quello che è sicuramente la base di partenza per far quadrare i bilanci familiari: la casa. Ebbene dal prossimo anno il costo del mattone sarà sicuramente più oneroso. Il debutto anticipato dell’Imu che coinvolgerà anche la prima abitazione costerà circa 200 euro pro capite (172 per l’esattezza se si tiene conto del gettito previsto dalla manovra Monti dopo le modifiche apportate nel passaggio alla Camera). Per chi ha anche una seconda casa si deve stimare almeno 320/330 euro di costo fiscale aggiuntivo. Alla casa sono connessi anche i costi di gestione come le utenze. Nomisma ha calcolato che per l’energia elettrica serviranno 21,5 euro in più e per il gas 32 euro in più su base annua, a causa sia agli aumenti delle quotazioni del greggio sia ai maggiori costi per le energie rinnovabili. Qualche barlume di speranza potrebbe arrivare dal fronte dei mutui grazie all’abbassamento del costo del denaro della Bce: vantaggi che riguarderanno chi ha acquistato un immobile con un finanziamento a tasso variabile.

Gli altri fronti del prelievo

Le tasse non riguarderanno solo la casa. Il rincaro dello 0,33% delle addizionali regionali Irpef con effetto già dal 2011 (le conseguenze si sentiranno con una busta paga più leggera da gennaio a novembre) comporteranno ulteriori sacrifici, a cui potrebbe aggiungersi dal 2012 un incremento (o l’istituzione) anche dell’addizionale comunale. Qui il contributo sarà variabile a seconda dei redditi. Cercando di mediare tra le previsioni circolate nei giorni scorsi si potrebbe arrivare a un prelievo aggiuntivo medio anche sui 200-300 euro all’anno.

I consumi

Tasse non solo su patrimoni e redditi, saranno colpiti anche gli investimenti e i consumi. Nel primo caso, al di là delle rimodulazioni dei bolli su conti correnti e sui libretti postali, dal 1° gennaio debutta il nuovo prelievo al 20% sulle rendite finanziarie che risparmia soltanto i risparmi in titolo di Stato. Qui molto dipenderà dalla composizione del portafoglio dei risparmi delle famiglie ma le previsioni di molti analisti nelle scorse settimane portano a ritenere che bisognerà iscrivere un budget ulteriore nelle previsioni di spesa. C’è poi il capitolo consumi. Il primo aumento dell’Iva è scattato dallo scorso 17 settembre e ha riguardato solo i beni soggetti ad aliquota ordinaria (passata appunto dal 20 al 21 per cento). Qualche esempio? Calzature, abbigliamento, elettrodomestici (frigoriferi, tv, lavatrici), automobili, moto e scooter, telefonini, apparecchiature elettroniche, prodotti per la casa. La guerra di cifre che ha visto contrapposte associazioni di consumatori e categorie della distribuzione ha stimato in modo molto variegato l’effetto dell’aumento. Di certo c’è che almeno tra i 100 e i 200 euro in più bisognerà prevederli, anche nel caso in cui dovessero sorgere “complicazioni” impreviste e si dovesse ricorrere ad esempio a prestazioni professionali. Ma c’è di più. Il decreto salva-Italia ha riscritto la clausola di salvaguardia che dovrebbe portare a risparmi della spesa pubblica sulle agevolazioni fiscali. Se non si dovesse arrivare entro i tempi previsti al riordino delle prestazioni socio-assistenziali, la copertura sarà assicurata da un ulteriore rincaro dell’Iva. Ad aumentare dal prossimo 1° ottobre sarà ancora l’aliquota ordinaria (dal 21 al 23 per cento) ma anche quella del 10% (che potrebbe salire al 12%) che riguarda, tra gli altri, anche molti prodotti alimentari. In questo caso, potrebbero essere necessari anche tra 200 e 400 euro in più.

Trasporti nel mirino

Di sicuro, invece, c’è stato il maggio esborso che tutti gli automobilisti devono sostenere alla pompa di benzina per l’aumento delle accise: in questo caso sono almeno 120 euro a famiglia. Bisognerà poi valutare l’impatto di un ulteriore aggiustamento delle tariffe per i pedaggi autostradali, riviste da poco proprio alla luce dell’aumento Iva. Né potrebbe essere più consolante la scelta di optare per i trasporti pubblici. Molte città hanno già aumentato i prezzi del biglietto urbano e altre si stanno preparando. Alcune regioni invece destineranno meno fondi per autobus e treni interurbani: ragionevole prevedere che – a parità di servizio – saranno le famiglie a dover pagare di più.

Giovanni Parente
fonte. sole24ore.it

 

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Luce e gas, arrivano gli aumenti

sabato 17 dicembre 2011

Nuova stangata in vista per le famiglie italiane: da gennaio le tariffe di luce e gas potrebbero aumentare, rispettivamente, del 4,8% e del 2,7%, con un maggiore spesa annua di oltre 53 euro. Lo anticipa all’ANSA Nomisma Energia nelle sue stime, in attesa dell’aggiornamento dell’Authority per l’energia atteso entro fine anno.
Dal primo gennaio le tariffe elettriche sono attese salire del 4,8%, con un aumento di 0,8 centesimi al chilowattora che – spiega Davide Tabarelli, esperto tariffario di Nomisma Energia – per una famiglia ‘tipo’ (2.400 chilowattora consumati l’anno e 3 kw di potenza impegnata) si tradurrebbero in un aumento di 21,5 euro su base annua. Per il gas, invece, e’ atteso un aumento del 2,7%. Vale a dire 2,3 centesimi al metro cubo che per la stessa famiglia ‘tipo’ (1.400 metri cubi di metano consumati in un anno) comportera’ un aggravio di quasi 32 euro annui.
Un aggravio quello atteso per la luce nel primo trimestre dell’anno che, sommato a quello previsto per la luce, rischia di tradursi in una vera e propria stangata pari a oltre 53 euro l’anno per le famiglie, spiega Tabarelli sottolineando che a ‘spingere’ i nuovi rincari giocano le quotazioni del greggio – schizzate negli ultimi mesi ai record di 110 dollari al barile – ma anche dai maggiori costi legati alle fonti rinnovabili e ai prezzi di trasmissione

 

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Una stangata fiscale da 25 miliardi. Il peso maggiore dall’anticipo dell’Imu

sabato 17 dicembre 2011

Il Fisco presenta il conto: nel solo 2012 gli italiani dovranno versare nelle casse dell’Erario oltre 25 miliardi di maggiori imposte. Alle patrimoniali in arrivo su case, barche, auto, aerei e attività finanziarie, nazionali ed estere, si aggiungono prelievi pronto cassa: da quelli alla pompa con l’aumento delle accise sui carburanti a quelli che transitano direttamente nelle buste paga con l’addizionale regionale Irpef. A completare il quadro i rincari dei consumi già annunciati per l’autunno prossimo con l’aumento dell’Iva.

Un vero e proprio salasso per le tasche degli italiani, che si colloca in uno scenario di forte recessione già tracciato dal Governo che ha indicato un Pil a -0,4 per cento. Recessione che il Centro studi Confindustria sottolinea essere ancora più profonda con il Pil a -1,6% e una possibile inversione di rotta soltanto nel secondo semestre del prossimo anno (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Con un prelievo di oltre 25 miliardi non si può dire che la manovra di Natale non sia depressiva, ma occorre anche chiedersi cosa sarebbe accaduto restando a guardare. Va anche registrato il tentativo di spingere sul pedale della crescita: il saldo finale tra i 25 miliardi di maggiori tasse e minori entrate (circa 7 miliardi) scende a circa 18 miliardi di euro. Tra le minori entrate vanno ricordati gli sgravi fiscali per le imprese (capitalizzazioni, taglio al cuneo, defiscalizzazione del costo del lavoro), la revisione delle agevolazioni e gli effetti fiscali della riforma delle pensioni.

A scorrere la tabella delle nuove tasse da pagare il peso maggiore è quello che grava sulla casa: tra anticipo dell’Imu, prelievo sulla prima casa e rivalutazione delle rendite il conto complessivo si attesta sui 10,6 miliardi di euro. Rispetto agli 11 iniziali previsti dal decreto varato il 6 dicembre scorso vanno sottratti i circa 400 milioni della maggiore detrazione per i figli under 26 a carico. Sulla casa, poi, il Fisco allungherà le mani anche per gli immobili posseduti, in uso o concessi in locazione all’estero con l’obiettivo di recuperare circa 99 milioni di euro.
Più di un prelievo aggiuntivo ‘scivolerà’ direttamente nelle tasche degli italiani facendo sentire il suo peso. L’aumento delle addizionali regionali Irpef, con la quota statale che sale dallo 0,9% all’1,23%, tra prelievi diretti in busta paga e versamenti in autotassazione degli autonomi produrranno un aggravio di tasse per 2,2 miliardi di euro.

L’aumento delle accise su benzina e gasolio gli italiani lo stanno già pagando dal 7 dicembre scorso. Con il carico Iva sui carburanti, al distributore gli automobilisti lasceranno nel 2012 5,9 miliardi di euro. Ci sarà poi una terza tassa ‘silente’ e che pagheranno i fumatori di pipe e di bionde ‘fai da te’. Il conto finale non è stato quantificato ma nei fatti dovrà garantire la stessa entrata inizialmente stimata dalle patrimoniali sul lusso. La Camera, infatti, ha previsto sconti d’imposta legati alla data di costruzione di auto sopra i 185 Kw e imbarcazioni sopra i 10 metri, ma senza stimarne l’impatto. A conti fatti tra superbollo, tasse di stazionamento scontate, accise sul tabacco trinciato il saldo finale del 2012 per il Fisco dovrà segnare +453 milioni di euro. Direttamente alla cassa si pagheranno i futuri aumenti di ottobre dei consumi con l’aggravio dell’Iva agevolata (dal 10 al 12%) e di quella ordinaria (dal 21 al 23 per cento).
Le maggiori imposte dovute nel 2012 passeranno direttamente in banca sia in Italia che all’estero. Oltre alle patrimoniali sui conti correnti, a eccezione di quelli con giacenze fino a 5mila euro, e sui depositi titoli, il fisco non risparmierà neanche chi possiede attività all’estero. Per mantenere l’anonimato sui capitali scudati, poi, si dovranno versare complessivamente 1,4 miliardi di euro. Somma che comprende anche il bollo straordinario dell’1% dovuto da chi il capitale scudato lo ha ormai dismesso.

di Marco Mobili
fonte: il sole24ore.it

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Manovra: Ici, scudo, pensioni ed imposta sui conti correnti; arrivano le modifiche

martedì 13 dicembre 2011

PENSIONI, RIVALUTAZIONE PER 3 VOLTE MINIMA – La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta “per l’anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo”. Lo prevede l’emendamento del governo nel quale si precisa che per il 2013 si torna al blocco della rivalutazione per le pensioni oltre 2 volte il minimo.

MEDIAZIONE GOVERNO-PARTITI, SU SCUDO E ICI – Dovrebbe salire fino al 2% il prelievo sui patrimoni ‘scudati’ mentre l’indicizzazione delle pensioni dovrebbe salire fino a quelle a 1.200-1.300 euro e sull’Ici si prevede un’esenzione di 200 euro per tutti più 50 euro a figlio. Sarebbe questa, a quanto si apprende da fonti parlamentari, la mediazione tra governo e capigruppo.
Nella riunione informale tra il ministro Giarda e i capigruppo si sarebbe dunque raggiunta una mediazione che non soddisfa in pieno le richieste dei partiti ma é un passo avanti che dovrebbe permettere di chiudere i lavori in commissione per portare il decreto domani in aula. Sull’Imu sarebbe prevista un’esenzione di 200 euro per tutti, più uno sconto di 50 euro per figlio fino a quattro figli. Una mediazione che viene incontro alla richiesta del Terzo Polo di inserire nella manovra misure per le famiglie. Per quanto riguarda le pensioni la copertura per le indicizzazioni arriverebbe fino a 1.200-1.300 euro utilizzando il contributo per i patrimoni scudati che dovrebbe salire dall’1,5 al 2% mentre sarebbe allo studio una tassa per chi vuole mantenere il segreto bancario.

TETTO MASSIMO PER STIPENDI PA – Per gli stipendi della pubblica amministrazione ci sarà un tetto massimo: il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione. Lo stabilisce un emendamento alla manovra appena presentato dai relatori.

IN 2012 POSSIBILE PENSIONE A 64 ANNI E 35 CONTRIBUTI – “In via eccezionale” sarà possibile per “i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell’entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012″ andare in “pensione anticipata al compimento di un’età anagrafica non inferiore a 64 anni”. Lo prevede l’emendamento del governo alla manovra.

IN 2012 PENSIONE DONNE 60 ANNI E 20 CONTRIBUTI – “Le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia -si legge nell’emendamento alla manovra -oltre che, se più favorevole, con un’età anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un’anzianità contributiva di almeno 20 anni e alla stessa data conseguano un’età anagrafica di almeno 60 anni di età”

CONTRIBUTO 15% PER PENSIONI OLTRE 200.000 EURO – Arriva un contributo sulle pensioni d’oro: “per la parte eccedente 200.000 euro”: è fissato al “15 per cento”. E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra.

IMPOSTA 34 EURO SU ESTRATTI CONTI CORRENTI – Per gli estratti conto inviati dalle banche ai clienti è prevista un’imposta fissa di 34,20 euro “se il cliente è persona fisica” e di 100 euro “se il cliente è soggetto diverso da persona fisica”. Lo prevede l’emendamento del governo alla manovra.

BOLLO PER SCUDATI A 10 PER MILLE IN 2012 E 2013 – Le attività finanziarie oggetto di emersione sono soggette ad un’imposta di bollo speciale del 10 per mille negli anni 2012 e 2013, mentre l’aliquota ordinaria è fissata al 4 per mille. Lo prevede l’emendamento del governo depositato alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

ARRIVA IMPOSTA IMMOBILI ESTERO A 0,76% – Un’imposta dello 0,76% del valore sugli immobili all’estero. E’ quanto prevede l’emendamento del Governo appena depositato in Commissione alla Camera. La proposta istituisce anche dall’anno in corso un’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero dei residenti in Italia.

SU FARMACI FASCIA C NO PASSI INDIETRO – Nessun passo indietro sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C ma “é possibile pensare a forme ulteriori di garanzia per la salute dei cittadini”. Così il ministro della Salute Renato Balduzzi, sottolineando che “la scelta politica è stata quella di andare verso una limitata liberalizzazione del settore”.

FINI, NO A ULTERIORE DIFFERIMENTO – “Non ho alcuna intenzione di differire ulteriormente” la discussione della manovra in Aula. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini precisando di aver comunicato alle commissioni di concludere i lavori entro stasera. “La manovra doveva andare oggi, è stata differita ma domani mattina sarà in Aula”, ha detto.

ESCLUSI TAXI DALLE LIBERALIZZAZIONI – “Il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea” viene escluso “dall’ambito di applicazione” dalle misure di liberalizzazione delle attività economiche previste dall’articolo 34 della manovra. Lo prevede un emendamento del governo presentato alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Il processo di liberalizzazione potrebbe però interessare, “entro sei mesi dalla entrata in vigore” della manovra, i servizi di mobilità urbana, dunque anche i taxi, nell’ambito delle più ampie “disposizioni volte a realizzare una compiuta liberalizzazione e una efficiente regolazione nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture”. Lo prevede un emendamento del governo nel quale si sceglie una dizione più ampia (“settore dei trasporti”) rispetto a quella precedente che indicava per il futuro processo di liberalizzazione solo il “settore ferroviario, aereo e marittimo”.

SCENDE A 64 NUMERO COMPONENTI CNEL – Scende a 64 il numero dei Componenti del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Lo stabilisce un emendamento dei relatori, Pier Paolo Baretta e Maurizio Leo, alla manovra. Il decreto stabiliva già una sforbiciata al numero dei componenti del Cnel, portandolo da 111 (più il presidente) a 68. Ora i relatori limano ulteriormente tale cifra sino a 64.

Fonte.ansa.it

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Super-addizionale nelle buste paga 2012

sabato 10 dicembre 2011

Con l’ultima versione del decreto «salva-Italia» i contribuenti italiani hanno scoperto che l’addizionale Irpef regionale ha visto salire con effetto sull’anno d’imposta 2011 la propria aliquota di base dallo 0,9% all’1,23 per cento. Oltre a pesare sulla busta paga di lavoratori e pensionati, la misura complica i calcoli da parte di datori di lavoro e case di software, già chiamate a recepire le novità arrivare con tutti gli ultimi provvedimenti in materia fiscale. I tempi stretti potrebbero non essere sufficienti per aggiornare le procedure software già da questo mese, con la conseguenza che i sostituti dovranno riaprire il conguaglio a gennaio o febbraio 2012, come previsto dall’articolo 23 del Dpr 600/1973.
L’aumento dello 0,33% si aggiunge agli aumenti eventualmente deliberati dalle singole Regioni (0,5%) e a quelli obbligati per gli extra-deficit della sanità (0,30%). Molti sostituti hanno già iniziato a elaborare gli stipendi di dicembre e a effettuare i conguagli, altri lo faranno nei prossimi giorni. Per molti, quindi, non sarà possibile riuscire a calcolare le addizionali sulla base delle nuove aliquote.
In realtà l’addizionale non deve essere trattenuta in sede di conguaglio, ma a rate nei mesi da gennaio a novembre del 2012, per cui, per i dipendenti il cui rapporto di lavoro continuerà nel corso del 2012, l’addizionale potrà essere determinata anche nei mesi di gennaio o febbraio. Anche se la prima o la seconda rata sarà di importo inferiore a quella effettivamente dovuta, a rilevare è che entro novembre venga trattenuto e versato l’intero importo dovuto. Per i dipendenti che cessano nel mese di dicembre, invece, se non sarà possibile seguire da subito i nuovi parametri, sarà necessario annotare sul Cud l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi per versare la differenza.
Sulla busta paga incide però ovviamente anche la riduzione dell’acconto Irpef, dal 99% all’82%, deciso con il Dpcm del 21 novembre. Poiché il sostituto d’imposta, che deve tenerne conto per i lavoratori che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale, non ha avuto il tempo per procedere al ricalcolo del secondo acconto, nel mese di dicembre dovrà restituire al dipendente la maggior imposta trattenuta e, quindi, recuperarla nei confronti dell’Erario.
Il sostituto, non disponendo del 730 né del prospetto di liquidazione (730/2), dovrà partire dall’importo degli acconti (primo e secondo) indicati nel 730/4, che complessivamente ammontano al 99% dell’imposta dovuta, e riproprozionarli affinché rappresentino l’82% dell’Irpef totale 2010. In tal modo potrà quantificare l’Irpef da rimborsare, in misura pari alla differenza tra l’acconto del 99% e quello ridotto dell’82%. Contestualmente il sostituto dovrà recuperare nei confronti dell’Erario le stesse somme rimborsate al pensionato.
L’altro elemento da considerare è quello del contributo di solidarietà, che rimane in capo ai contribuenti che dichiarano un reddito lordo complessivo superiore ai 300mila euro all’anno. Le prime versioni del decreto «salva-Italia», infatti, avevano sostituito questo contributo, e quelli a carico di pensionati e dipendenti statali, con un aumento dell’ultima aliquota Irpef, ma nella versione definitiva del testo l’incremento dell’Irpef nazionale non ha trovato spazio e quindi i vecchi contributi sopravvivono. La disciplina di quello relativo ai redditi superiori a 300mila euro lordi all’anno è contenuta nel decreto ministeriale dell’Economia del 21 novembre 2011, che attua quanto previsto dall’articolo 2, comma 2 del Dl 138/2011 per il triennio 2011-2013 (su questo tema si veda anche l’articolo pubblicato qui in basso).

Nevio Bianchi
fonte: sole24ore.it

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Pubblicato nella sezione Economia, Previdenza e Lavoro |

Visco, con la nuova manovra pressione fiscale al 45%

sabato 10 dicembre 2011

La manovra è «necessaria e urgente» per ristabilire il merito di credito del nostro Stato ed evitare conseguenze estremamente gravi e durature sull’economia reale. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nel corso di un’audizione davanti alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e Bilancio del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul decreto legge anticrisi.
«Le manovre varate a luglio, agosto e dicembre dimostrano la determinazione dell’Italia a riequilibrare durevolmente i conti pubblici; rendono possibile conseguire gli obiettivi annunciati: il pareggio dei conti nel 2013 resta il punto di riferimento della politica di bilancio», ha detto Visco dando una valutazione d’insieme della politica di bilancio italiana.
«I nuovi interventi si concentrano per circa due terzi sulle entrate, portando la pressione fiscale intorno al 45%», ha detto il governatore. Bankitalia quantifica in circa 0,5 punti di Pil l’effetto recessivo della manovra sulla crescita tra 2012 e 2013, ma spiega che «l’impatto potrebbe essere in larga parte compensato» se il calo dei rendimenti sui titoli di Stato decennali osservato nei giorni immediatamente successivi all’emanazione del decreto «si confermasse e si estendesse all’intero arco della curva per scadenza».
Poiché l’incertezza sulla congiuntura economica resta «straordinariamente levata» nei prossimi trimestri, Visco sollecita il governo a intensificare lo sforzo «per assicurare il ritorno a tassi di crescita più elevati, il recupero della competitività delle imprese e una maggiore creazione di posti di lavoro» soprattutto a favore dei giovani.
«Una risoluta azione di contrasto all’evasione fiscale rimane prioritaria – ha affermato Visco -. Dall’emersione di base imponibile e dalla razionalizzazione della spese potrà determinarsi la riduzione della pressione fiscale necessaria per dare maggiore stimolo a imprese e occupazione».
Il governatore chiede anche di accelerare la riforma degli estimi catastali perché il valore di mercato degli immobili è molto superiore all’imponibile fiscale e auspica una ulteriore riduzione della soglia di uso del contante, che la manovra porta a 1.000 euro.

fonte: avvenire.it

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Pubblicato nella sezione Economia |

Ici sulla prima casa ed estimi più alti . Via alle nuove pensioni, l’Irpef resta fuori

lunedì 5 dicembre 2011

L’Irpef non aumenterà, neanche per i redditi più alti. Ma sui «ricchi» arrivano almeno 12 miliardi di euro di nuove tasse, sui 18 complessivi che il decreto «Salva-Italia», come l’ha definito il presidente del Consiglio, Mario Monti, dovrà pescare nelle tasche degli italiani per far quadrare i conti pubblici, garantendo il pareggio di bilancio e un po’ di ossigeno alla crescita con le misure di rilancio dell’economia. La manovra complessiva vale in tutto 30 miliardi di euro: sono 12-13 miliardi di tagli alla spesa pubblica, compresa quella previdenziale e quella di Regioni, Province e Comuni, e 17-18 miliardi di nuove tasse, due terzi delle quali riguardano «proprietà», cioè la casa, la ricchezza finanziaria, compresa quella rimpatriata con lo scudo fiscale, e poi auto di lusso, barche, aerei privati. Dei 30 miliardi recuperati (20 netti), 20 andranno alla riduzione del deficit pubblico e 10 saranno utilizzati per finanziare gli interventi a favore della crescita economica, come l’abbattimento dell’Irap sul costo del lavoro e gli incentivi fiscali per la capitalizzazione delle imprese.

Conti pubblici blindati

Con il decreto il governo interviene anche per blindare ulteriormente i risparmi di spesa già iscritti in bilancio per 4 miliardi nel 2012, 12 nel 2013 e altri 4 nel 2014 che dovrebbero derivare dalla riforma dell’assistenza e delle invalidità. Se non arriveranno misure alternative, per coprire quel potenziale «buco» di bilancio scatterà l’aumento di 2 punti delle aliquote Iva del 10 e del 21% a partire da giugno del 2012, con un ulteriore scatto di mezzo punto dal giugno del 2014. E, sempre a proposito di tasse, il governo ha previsto un nuovo aumento delle accise sulla benzina a partire dal primo gennaio, anche per finanziare il trasporto pubblico locale e l’aumento delle addizionali regionali Irpef (dallo 0,9 all’1,23%) per evitare il taglio del Fondo sanitario.

Tutto servirà per garantire il pareggio di bilancio nel 2013, un obiettivo che si stava allontanando a causa della minor crescita dell’economia, di cui il governo prenderà atto con la revisione delle stime. Nel 2012, secondo i nuovi dati, il prodotto interno lordo diminuirà dell0 0,4-0,5%, mentre per il 2013 la nuova previsione è di una crescita pari a zero. Per confermare l’obiettivo di un rapporto tra deficit e pil dell’1,6% del 2012 e il pareggio l’anno successivo, come il governo intende fare, servirà dunque uno sforzi maggiore.

Da gennaio l’Imu sugli immobili

A fare la parte del leone nella manovra saranno le nuove imposte sulla casa, che da sole dovrebbero valere circa 7-8 miliardi di euro. L’Imposta municipale unica che il federalismo fiscale riserva ai Comuni, sarà anticipata al gennaio 2012 e ad essere tassate saranno anche le prime case di abitazione. L’aliquota di base dell’Imu è stata fissata allo 0,76%, ma per la prima casa sarà ridotta allo 0,4%, con la possibilità per i sindaci, in funzione delle esigenze del proprio bilancio, di alzare o ridurre l’aliquota base di 0,3 punti e quella agevolata sulla prima casa dello 0,2%.

L’Imu sarà applicata sul valore catastale degli immobili, calcolato in base a nuovi coefficienti di moltiplicazione. Per ottenere il valore, la rendita catastale di un appartamento dovrà essere moltiplicata non più per 115,5, o per 126 se si tratta di seconde case, ma per 160. E come per gli appartamenti aumenteranno i coefficienti di moltiplicazione per gli esercizi commerciali, i terreni, le aree fabbricabili. È come se si fossero rivalutati gli estimi catastali di un buon 60%, ha detto il vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.

Il ritorno della tassazione patrimoniale sulla sola prima casa porterà maggiori entrate per quasi 5 miliardi. Mentre l’Imu sulle seconde case potrebbe addirittura essere più conveniente dell’attuale Ici, che ha un’aliquota media effettiva dello 0,64%, visto che l’imposta comunale assorbe anche l’Irpef sui redditi fondiari. Insieme all’Imu, però, dovrebbe arrivare anche la nuova Res, cioè l’imposta sui rifiuti ed i servizi, con un’aliquota dello 0,2 per mille, per sostituire Tarsu e Tia.

Le tasse sui ricchi

Saltato l’aumento dell’Irpef, oltre a quelle sulla casa, sui “ricchi” piove un diluvio di altre imposte. A cominciare dal prelievo una tantum aggiuntivo dell’1,5% sui fondi rimpatriati lo scorso anno con lo scudo fiscale (sui quali è stata già pagata una tassa del 5%). Scatterà poi una tassa sullo stazionamento e il rimessaggio delle grandi imbarcazioni (superiori a dieci metri di lunghezza), una tassa di possesso sugli aerei ed elicotteri privati, un superbollo aggiuntivo sulle auto con potenza superiore ai 170 cavalli.

Non è tutto, perché anche la ricchezza finanziaria darà il suo contributo alla manovra. L’imposta di bollo sui conti correnti bancari, viene infatti estesa anche al deposito titoli e ad altri strumenti e prodotti finanziari, come le polizze assicurative sulla vita ed i fondi comuni.

La nuova riforma previdenziale

Scontata, con la manovra arriva anche la nuova ennesima riforma delle pensioni. Dal 2012 spariscono di fatto le pensioni di anzianità e scatta il calcolo dell’assegno con il sistema contributo pro-rata per tutti. Salta la finestra mobile, ma l’età minima di pensione per gli uomini sarà elevata a 66 anni e per le donne a 62 anni. A prescindere dall’età si potrà accedere alla pensione «anticipata» con 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne. Viene rivisto anche il meccanismo di indicizzazione degli assegni all’inflazione: per le pensioni fino a due volte il minimo (circa 950 euro al mese) la perequazione sarà integrale, ma tutte quelle di importo superiore resteranno ferme.

Gli interventi sullo sviluppo

Il pacchetto contiene circa 10 miliardi di interventi per finanziare lo sviluppo, cominciare dalla deducibilità dell’Irap sul costo del lavoro pagata dalle imprese. Per favorire la loro capitalizzazione arrivano anche gli incentivi fiscali, mentre è stato deciso il rafforzamento del fondo di garanzia sui prestiti alle piccole e medie imprese. Nel decreto ci sono le nuove norme per accelerare la realizzazione delle infrastrutture, e le liberalizzazioni delle attività commerciali, delle farmacie, della rete carburanti, delle attività professionali con la riforma degli Ordini.

Confermato il nuovo limite di mille euro per l’uso del denaro contante, il decreto contiene anche nuove norme contro l’evasione fiscale. Non con interventi punitivi, ma con una serie di incentivi e agevolazioni per i professionisti e le piccole imprese che accettano la piena tracciabilità dei propri ricavi. E con l’esclusione categorica di ogni possibile condono.

Mario Sensini
fonte: il corriere.it

 

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Manovra, Monti incontra le parti sociali . Camusso: “Colpo durissimo ai pensionati”

domenica 4 dicembre 2011

Sindacati in rivolta contro la manovra. Bonanni (Cisl) parla di “provvedimento che grava solo su lavoro e pensioni”. Durissima Susanna Camusso (Cgil): “E’ un colpo durissimo ai pensionati”. Dopo aver incontrato ieri i leader dei principali partiti, oggi il presidente del Consiglio Mario Monti illustra la manovra, oltre alle parti sociali, anche a enti locali e sindacati di polizia per limare il testo che questa sera dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri per una prima approvazione prima che domani riaprano i mercati. Al tavolo insieme al premier anche il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera e il ministro del Welfare, Elsa Fornero. E proprio la Fornero, secondo indiscrezioni, avrebbe confermato quanto già trapelato nei giorni scorsi: “Sarà esteso a tutti il metodo contributivo”. Ma c’è da registrare anche una polemica che riguarda proprio il ministro del Lavoro, durante l’incontro con una delegazione di giovani. Elsa Fornero ha fatto notare che nella delegazione non c’era neppure una donna, si è alzata, a quel punto, e se ne è andata. “Non è vero che il ministro se è andata via”, protestano i rappresentanti del forum nazionale di giovani, i primi stamattina ad essere ricevuti a palazzo Chigi, è “una ricostruzione inesatta” dice Carmelo Lentino a nome degli altri cinque. “Fornero è rimasta per tutta la durata dell’incontro illustrandoci le misure insieme al presidente Monti e Mastrapasqua” ha detto Lentino. “E’ vero che nella nostra rappresentanza non ci sono donne, ma anche dall’altra parte del tavolo oggi ce n’era una sola” fa notare il gruppetto. “Al congresso che ci ha eletto c’erano anche donne candidate ma non sono state votate – dice Lentino -, ci auguriamo che al prossimo la rappresentanza femminile sia numerosa”.

Fonte: il fatto quotidiano.it

 

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La corruzione aggrava la crisi in Europa: Italia e Grecia in coda alla classifica

giovedì 1 dicembre 2011

La corruzione sta aggravando la crisi del debito in Europa. Lo sostiene Transparency International, che nella sua relazione annuale pubblicata oggi sottolinea la pessima posizione di Italia e Grecia.
Secondo l’organizzazione internazionale non governativa, le difficoltà economiche che attraversa l’eurozona sono “in parte legate all’incapacità dei poteri pubblici di combattere la corruzione e l’evasione fiscale, fra le cause principali della crisi”, osserva la relazione.
Stando all’indice graduato da 0 (livello di corruzione percepito come massimo) a 10, l’Italia riceve un ‘rating’ di 3,9, la Grecia di 3,4: il nostro Paese occupa così una poco invidiabile 69esima posizione nella classifica delle nazioni più trasparenti, mentre la Grecia è in ottantesima. La graduatoria a cura di Transparency prende in considerazione 182 Paesi. Francia e Germania, in cui molti sperano per risolvere i problemi dell’eurozona, si classificano rispettivamente 25esima e 14esima.
La crisi europea “riflette una debole gestione finanziaria, una mancanza di trasparenza oltre che un cattivo utilizzo dei fondi pubblici”, ha affermato Robin Hodess, direttore ricerca in seno a Transparency.
La Somalia e la Corea del Nord condividono il 182esimo e ultimo posto di questa classifica e sono dunque i Paesi percepiti come più corrotti, con un ‘rating’ di 1,0. All’opposto la Nuova Zelanda, che occupa il primo posto della graduatoria con 9,5 punti, davanti a tre Paesi nordici – la Danimarca (9,4), la Finlandia (9,4) e la Svezia (9,3) – e Singapore (9,2).
Circa due terzi dei Paesi dell’elenco hanno punteggi inferiori a 5, cosa che dimostra, secondo l’ong, che resta molto da fare nel quadro della lotta anti-corruzione. «Che sia in Europa, colpita dalla crisi del debito, o nel mondo arabo, all’alba di una nuova era politica, i dirigenti devono valutare l’esigenza di una miglior governance», ha sottolineato Huguette Labelle, responsabile di Transparency International, organizzazione con sede a Berlino.
La maggior parte dei Paesi arabi occupa la parte più bassa della classifica, con rating inferiori a 4. Prima del movimento che è stato ribattezzato della “primavera araba” , Transparency aveva ritenuto che «nepotismo e corruzione fossero così radicati nella vita di tutti i giorni che anche le leggi anti-corruzione in vigore hanno poco effetto».

Fonte: sole24ore.it

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