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Archivio della Categoria 'Economia'

Varato il “pacchetto” fisco. Salta il fondo per ridurre le tasse

sabato 25 febbraio 2012

È saltato il fondo per cominciare a pensare ad un abbassamento della pressione fiscale a partire dal 2014. Rinviata anche la definizione della questione sulla golden share. Così si è chiusa la riunione fiume del consiglio dei ministri sul nuovo fisco, tra semplificazione e lotta all’evasione. Il pacchetto delle semplificazioni fiscali è stato all’esame del cdm per oltre sei ore e in serata di ieri è arrivato il via libera. Ma con qualche pezzo perso per strada rispetto alle indiscrezioni dei giorni precedenti.
Sciolto invece il nodo dell’Imu-Ici sugli immobili della Chiesa: nel pomeriggio è infatti stato depositato l’emendamento del governo al Senato, dove si sta esaminando il decreto Liberalizzazioni. Si pagheranno le tasse sui locali di tutti gli enti commerciali, a partire proprio dalla Chiesa cattolica, quando l’attività non commerciale non è proprio esclusiva.
La norma del decreto più attesa, quella che prevedeva un nuovo fondo che, grazie alle entrate della lotta all’evasione nel 2012 e 2013, poteva consentire l’abbassamento della pressione fiscale, a partire dal 2014, dopo il pareggio di bilancio, è saltata. «Non ne abbiamo parlato…», ha detto il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. E poi la conferma da fonti di governo: la norma non sarà nel dl sulle semplificazioni fiscali.
Ok sulle altre misure, dal ritorno dell’elenco clienti-fornitori alle «black list» dei commercianti che non emettono scontrini, dalla cancellazione dei mini-debiti ai nuovi controlli in incognito nelle sale dai giochi. Ora si attende la delega fiscale, con le altre riforme, che dovrebbe arrivare nel giro di qualche settimana. Attesi anche, entro aprile, i risultati della «spending review» che dovrebbero evitare – come annunciato dal governo nel documento sull’attività dei primi 100 giorni – l’aumento dell’Iva a partire da ottobre.
Tanta la carne al fuoco al cdm di oggi. Non solo fisco ma anche altre questioni, dalla golden share alle quote latte. Per quanto riguarda le norme sull’acquisto di partecipazioni in imprese controllate dallo Stato, secondo quanto si apprende, non sarebbe stata presa una decisione e la questione sarebbe stata dunque rinviata. Il governo dovrebbe allentare la golden share per evitare il rischio di condanna da parte della Corte di giustizia Ue. Ma la partita non sarebbe stata ancora definita. Potrà entrare successivamente come emendamento al dl Liberalizzazioni, o a questo stesso decreto fiscale, oppure potrebbe anche finire in un decreto ad hoc.

 

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Vendite al dettaglio, nel 2011 -1,3%. È il dato peggiore dal 2009

venerdì 24 febbraio 2012

Le vendite al dettaglio nel 2011 calano dell’1,3% (dato grezzo) rispetto al 2010, quando si erano mantenute, pur di poco, sopra lo zero (+0,2%). Lo rileva l’Istat spiegando che le vendite degli alimentari restano ferme e il non food scende dell’1,8%. Nel complesso si tratta del dato peggiore dal 2009.
Crollo delle vendite anche nello scorso mese di dicembre rispetto a novembre: il calo è stato dell’1,1%, il più marcato dal luglio 2004. Rispetto a dicembre 2010, l’indice grezzo del totale delle vendite ha segnato un -3,7%. Nel confronto con novembre 2011, l’Istat segnala una diminuzione delle vendite sia per i prodotti alimentari (-1%) sia per quelli non alimentari (-1,2%). Rispetto a dicembre 2010, l’indice grezzo segna una flessione dell’1,7% delle vendite di prodotti alimentari e del 4,4% di quelle di prodotti non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con il mese di dicembre 2010, riduzioni marcate sia per la grande distribuzione (-3,9%), sia per le imprese operanti su piccole superfici (-3,5%).
Nel mese di dicembre 2011, tra le imprese della grande distribuzione si rilevano diminuzioni tendenziali sia per gli esercizi non specializzati (-4,2%) sia per quelli specializzati (-1,9%). Nei primi, le vendite degli esercizi a prevalenza alimentare diminuiscono del 3%, quelle degli esercizi a prevalenza non alimentare scendono del 7,1%.
Tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, aumentano le vendite per i discount (+1%), mentre diminuiscono sia quelle degli ipermercati, sia quelle dei supermercati (rispettivamente -4,4% e -2%). Nella media del 2011, le vendite degli esercizi non specializzati diminuiscono, rispetto all’anno precedente, dell’1,2%, quelle degli esercizi specializzati aumentano dell’1,1%.
Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari a dicembre 2011 si registrano variazioni tendenziali negative in tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni tendenziali di maggiore entità riguardano i gruppi elettrodomestici, radio, tv e registratori (-11,3%) e supporti magnetici, strumenti musicali (-7,8%). Il gruppo che mostra la flessione più contenuta (-1,6%) è quello dei prodotti di profumeria, cura della persona.

Fonte: repubblica.it

 

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Inflazione, vola il carrello della spesa. A gennaio prezzi in aumento del 4,2%

giovedì 23 febbraio 2012

A gennaio il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,2% su base annua, un rialzo ben superiore al tasso d’inflazione (3,2%). Secondo i dati Istat, che confermano le stime provvisorie, su base mensile la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno.
Nel suo complesso, a gennaio, il tasso d’inflazione annuo ha registrato un lieve rallentamento, passando al 3,2% dal 3,3% di dicembre, mentre su base mensile i prezzi sono cresciuti dello 0,3%. Oltre al carrello della spesa, a spingere la corsa del prezzi è l’aumento della benzina cresciuta del 17,4% (dal +15,8% di dicembre) su base annua e del 4,9% su base mensile. Il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre), il rialzo più alto dal luglio del 2008, e del 4,7% sul piano congiunturale.
L’inflazione di fondo, al netto di alimentari freschi ed energetici, è al 2,3%; al netto dei soli energetici scende al 2,2%. L’inflazione acquisita per il 2012 è all’1,6%. Per quanto riguarda l’indice armonizzato ipca, comprensivo dei saldi, segna -1,8% su mese e +3,4% su anno. L’andamento dell’inflazione a gennaio dipende, quindi, dal lieve aumento dei prezzi dei beni, compensato dal calo dei servizi. Il più rilevante sostegno alla dinamica dei prezzi deriva dai beni energetici regolamentati (+3,9% su mese) e non regolamentati (+4%). In particolare: nel comparto regolamentato,l’energia elettrica sale del 5% su mese e dell’11,2% su anno, il gas del 3,3% e del 16%; nel comparto non regolamentato, la benzina aumenta del 4,9% su mese e del 17,4% su anno, il gasolio del 4,7% e del 25,2%, il gasolio da riscaldamento dell’1,8% e del 15,2%. Scendono del 6,5% su mese e del 2,3% su anno le spese bancarie e finanziarie grazie alle disposizioni sulle imposte di bollo per conti correnti, titoli e prodotti finanziari sotto i cinquemila euro decisi con la manovra del governo Monti.

Fonte:repubblica.it

 

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Bce: carburanti e alimentari rincaro medio dal 5,4 al 9,6 %

lunedì 20 febbraio 2012

Beni energetici, soprattutto i carburanti, e alimentari. Sono i prodotti che, senza sorpresa, nell’area dell’euro hanno subito la maggiore impennata dei prezzi dal 2002, anno dell’introduzione del contante in euro. Se l’inflazione tendenziale nell’area è stata in media del 2,1%, il rincaro medio annuo dei prezzi dei prodotti energetici è stato invece del 5,4%: +9,6% per la sola voce dei carburanti liquidi.
I prezzi degli alimentari trasformati, invece, sono aumentati in media annua del 2,8%, in larga misura a causa della dinamica dei prezzi dei tabacchi salita del 6%, principalmente a causa degli aumenti delle imposte. I prezzi degli alimentari freschi hanno registrato un incremento medio dell’1,9%: 2,4% per il pesce, 2,2% per la frutta, 1,8% per la carne e 1,4% per la verdura. E’ quanto emerge da un articolo pubblicato sul bollettino mensile della Bce.

Per quanto riguarda i prezzi dei servizi, rileva l’Istituto di Francoforte, il tasso annuo di crescita dall’introduzione del contante in euro si è collocato al 2,2%, ovvero sostanzialmente in linea con l’inflazione media.
Nei dieci anni trascorsi dall’introduzione delle banconote in euro, nella voce ‘saloni di parrucchiere e istituti di bellezza’ i prezzi sono aumentati del 2,2% in ragione d’anno, mentre nella categoria ‘ristoranti, bar e simili’ sono aumentati del 2,8%, dato che quest’ultimo ha risentito indirettamente anche dei rincari degli alimentari trasformati. Infine, il tasso annuo d’inflazione dei beni industriali non energetici è stato solo dello 0,8%, principalmente a causa della forte contrazione dei prezzi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (i beni Tlc) sulla scia dei rapidi progressi tecnologici in questo settore.
Ad esempio i prezzi delle apparecchiature per l’elaborazione delle informazioni sono diminuiti del 12,5% in ragione d’anno e quelli delle apparecchiature fotografiche e cinematografiche e degli strumenti ottici del 10,5%. Per contro, la variazione tendenziale dei prezzi di gioielli e orologi si è collocata al 6,4%, in larga misura a causa dei rincari delle materie prime, in particolare dell’oro, negli ultimi anni.
Nel complesso, dall’introduzione del contante in euro, i prezzi dei singoli prodotti e servizi nell’area, sottolinea quindi la Bce, “hanno seguito andamenti fortemente divergenti. A fronte dell’impatto al rialzo dei prezzi dei beni energetici e alimentari dovuto agli shock sulle quotazioni mondiali delle materie prime, c’è stato l’effetto frenante dei prezzi dei beni Tlc, determinato dai progressi tecnologici in questo settore. Nel contempo, la dinamica dei prezzi dei servizi è rimasta sostanzialmente in linea con il tasso di inflazione armonizzata”.

Fonte: repubblica.it

 

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Il Paese non risparmia più; nuovi depositi giù dell’80%

sabato 18 febbraio 2012

DUEMILAUNDICI fuga dalle banche. Nell’anno della crisi sovrana gli italiani danno e chiedono sempre meno ai loro istituti. Solo 25 miliardi di contributo dai privati alla raccolta bancaria (-80% su base annua), di cui solo 6 dai depositi. Per contro, nel quarto trimestre 2011 la domanda di credito per investimenti fissi è crollata: meno 50%, peggio che dopo il crac Lehman.
L’ossigeno creditizio, che in tempi normali viene per quasi metà del totale da famiglie e imprese, è stato fornito per quote rilevanti dalla Bce, senza il cui generoso sostegno, attesta il bollettino Abi, l’Italia avrebbe rischiato il blocco delle attività economiche. Colpa dell’attacco mondiale al rischio Paese, che tra luglio e novembre ha portato il differenziale Btp-Bund a 570 punti base.
Il sistema bancario ha retto: grazie a due fattori esterni, più che per meriti propri. Prima il cambio di governo, a ricostituire una credibilità internazionale che si riflette sui fondamentali economici (ieri lo spread, barometro del costo di Stato e banche per finanziarsi, era a 365 punti base). Poi la mossa di Mario Draghi, che a dicembre ha dotato di 500 miliardi la circolazione monetaria europea. Con effetti tangibili in Italia, dove nel 2011 gli attivi bancari sono aumentati di 287 miliardi.

Ma un 70% della somma – 160 miliardi – proviene dall’Eurotower, che ha fatto un patto ferreo con le banche europee: vi diamo tutti i soldi possibili, voi però sostenete le economie, comprate titoli di Stato e non fermate il flusso creditizio. Questo da due mesi quasi annulla i dolori finanziari di un’Europa lontana dall’avere risolto la sua crisi economica e politica.
Oggi, al Forex di Parma, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco alla sua prima uscita pubblica ringrazierà Draghi per avere rimesso in equilibrio il sistema. Ma solleciterà le banche italiane a fare con più energia da volano a una congiuntura recessiva, come mostra la frenata degli impieghi bancari a gennaio 2012 (solo +1,6%).

La raccolta

Caduta impressionante da 130 a 24 miliardi
Un dato fa più paura di tutti. Nel 2010 le banche italiane avevano aumentato di 130 miliardi i depositi e le obbligazioni detenute da clienti privati. Nel 2011 il dato è sceso a 24 miliardi, di cui solo 6 in depositi e 18 in bond. Se il dato depositi è al netto delle duplicazioni con controparti centrali, il flusso è negativo per 28 miliardi. L’Abi lo imputa al crollo dei nuovi fondi, e alle ricadute della crisi sul reddito nazionale disponibile. Il risparmio delle famiglie, tipica fonte di finanziamento – tra l’altro, la più a buon mercato, con un tasso medio dell’1% sui conti correnti – è servito a alle esigenze quotidiane.

Anche le imprese, nella crisi, hanno attinto ai fondi per gestire il ciclo dei pagamenti e degli ordini, non sempre assistite a punto dalle banche stesse. Malgrado sia difficile comparare numeri tanto grandi, nel gelo della raccolta privata può avere avuto un ruolo il flusso di contanti che da mesi prende il largo verso Svizzera e dintorni, come testimoniano gli 11 miliardi di euro in esportazioni illegali di valuta intercettati dalla Guardia di Finanza tra gennaio e novembre 2011, con picchi incrementali del 50% negli ultimi mesi.

La Banca centrale

Dalla cassaforte di Draghi sostegno di 160 miliardi
“San Draghi”? Sarà la storia a giudicare, e siamo ancora in mezzo al guado. Certo in poche settimane il nuovo presidente della Bce ha trasformato un’istituzione che negli anni di Jean-Claude Trichet appariva impotente e frustrata (anche per lo statuto rigorista di ispirazione tedesca che le impedisce di stampare moneta).
Così le timide “aste a rubinetto” dell’estate sono diventate a dicembre un mare di soldi, 500 miliardi prestati per tre anni all’1%, in un’asta con le banche italiane protagoniste (oltre 100 miliardi presi, e un bis s’annuncia a fine febbraio). Gli effetti si vedono: secondo l’Abi, 160 miliardi di nuovi attivi bancari derivano dai prestiti Bce, contro 31 miliardi di nuovo capitale (il 14% del totale) e 56 miliardi di “altre passività”.
Sul fronte opposto, quasi 50 miliardi provenienti dall’estero sono venuti meno, per la ritirata degli investitori internazionali dall’Italia. Con i soldi dell’Eurtower le banche dovrebbero rifinanziare i loro bond, sostenere il credito a imprese e famiglie e investire nel debito pubblico (le italiane l’anno scorso hanno aumentato di 11 miliardi le quote in titoli del Tesoro).

Gli impieghi

Giù le richieste di prestiti, le imprese ferme al palo
Il cavallo beve oppure no? Secondo il Bank Lending Survey, che raccoglie i dati delle Vigilanze nazionali, il cavallo ha bevuto fino a settembre 2011, ma da quel momento sembra volersi strozzare. Nell’ultimo trimestre 2011, prendendo in esame la domanda di credito per investimenti fissi, “si è registrata una significativa diminuzione della domanda di finanziamento delle imprese legata agli investimenti”.
Meno 50% su base trimestrale, una delle variazioni negative più rilevanti da anni, e tanto più sorprendente, notano all’ufficio studi dell’Associazione bancaria italiana, perché segue un terzo trimestre 2011 in cui, ad onta di problemi e turbolenze già emersi, la domanda di credito per investimenti era salita del 12,5%.
Sui dati dell’ultimo scorcio d’anno, l’unica domanda creditizia che resiste riguarda i “finanziamenti per operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito”, che sale del 50% (non esattamente un buon segno: mostra le difficoltà delle imprese). Tiene (+25%) la domanda per copertura del capitale circolante e ricostituzione scorte. Crollano, del 50%, le richieste di prestiti per fusioni e acquisizioni.

I tassi

Sale il costo del denaro per aziende e famiglie
Com’era temibile, i tassi di interesse, ossia il costo del denaro per i clienti, sono in salita. L’esplosione dello spread sovrano e i declassamenti a raffica del rating italiano iniziano a mostrare i loro effetti negativi. I tassi medi ponderati sui prestiti a famiglie e società non finanziarie sono saliti a gennaio 2012 in media al 4,23% annuo, 56 punti base in più rispetto a un anno prima. Del resto sul mercato è evidente da mesi il tentativo delle banche di scaricare sui clienti una piccola parte del caro spread che ne rende problematica. Crescono anche i tassi sui mutui per l’acquisto di case, che secondo il bollettino Abi a gennaio 2012 si sono portati a una media annua del 4,15% contro il 3,99% di dicembre. L’aumento, si legge, “è da attribuire, fra l’altro, anche a una maggiore quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso, passata nell’ultimo mese dal 37,6% al 39,2% (era 31,8% a ottobre)”.

Le sofferenze

Boom per i crediti non restituibili
I prestiti rallentano, le sofferenze aumentano, urge un nuovo patto tra banche imprese e governo, perché nel 2012 la recessione non faccia nuovi e più gravi danni. Sui dati Abi, a fine 2011 i prestiti a famiglie e società non finanziarie erano pari a 1.512 miliardi di euro, in crescita dell’3,6% sull’anno prima. L’aumento in gennaio 2012 è stato dell’1,6%, molto ridotto ma superiore alla media dell’area euro (+1,3%).

In compenso le sofferenze bancarie, che evidenziano i crediti di difficile riscossione, sono salite a 107 miliardi a fine 2011. Quasi il doppio rispetto a fine 2009, e in progressione geometrica rispetto ai 77 miliardi di fine 2010. Secondo l’Abi si tratta anche dell’effetto di “operazioni realizzate da alcune banche negli assetti societari”. Ma il segno della crisi non manca, e nel 2012 farà più male.
Per questo, come già a metà 2009, i banchieri italiani stanno tornando al tavolo con imprese e associazioni, per mettere a punto nuove misure emergenziali. Allora fu la moratoria sui crediti a famiglie e imprese, che a inizio 2011 sembravano non più necessarie mentre ora lo sono più che mai. Bankitalia e governo benedicenti.

 

di ANDREA GRECO
fonte: repubblica.it

 

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Atene: il Parlamento al voto sui tagli in piazza esplode la rabbia

lunedì 13 febbraio 2012

Esplosioni, lanci di bombe carta e molotov: ad Atene la protesta si è trasformata in violenza. La polizia ha risposto sparando lacrimogeni contro la folla attorno a piazza Syntagma, mentre poco lontano il Parlamento discuteva le nuove misure di austerità decise dal governo per salvare della Grecia dalla bancarotta. E tra gli applausi della gente è arrivato anche un gruppo di black bloc, con passamontagna e maschere antigas, urlando insulti come “maiali” e “assassini”. Di fronte alla reazione della polizia, la folla è arretrata, ripiegando nelle strade circostanti. Nella piazza sono rimasti solo gruppi di anarchici e black bloc fronteggiati dagli agenti in assetto antisommossa. Numerosi, 40 secondo alcune fonti, i poliziotti feriti. In fiamme alcuni cinema storici, una banca, caffè e negozi, un centro commerciale nei pressi del palazzo del Parlamento. In tarda serata il ministero della Sanità ha reso noto che almeno 54 persone sono state ricoverate in ospedale. Ventidue gli arrestati.
I manifestanti hanno aderito all’appello dei principali sindacati ellenici, Gsee e Adedy, determinati nel chiedere all’assemblea di respingere le condizioni imposte dalla troika. Il centro di Atene era presidiato da tremila agenti in assetto anti-sommossa. Fonti della polizia hanno parlato inizialmente di circa 25mila manifestanti. Con il passare delle ore sono diventati 100mila e alcuni siti di informazione greci hanno scritto che con l’approssimarsi del voto intorno al Parlamento se ne raduneranno fino a 200mila. Decine di migliaia di cittadini sono scesi in strada anche a Salonicco.
Tra i tanti in piazza c’era anche il celebre compositore Mikis Thedorakis, 86 anni, autore delle musiche diZorba il greco. Mentre si accingeva a parlare alla folla, la polizia ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti. Una portavoce del musicista ha denunciato che gli agenti hanno sparato i candelotti direttamente verso la gente che si era riunita intorno a Thedorakis.
Il primo ministro Lucas Papademos ha iniziato il suo intervento in Parlamento condannando le violenze e affermando che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia” e quindi non saranno tollerati. E ha invitato tutti alla calma.
Il dibattito in Parlamento. Mentre fuori infuriava la protesta, in Parlamento si svolgeva una seduta lunghissima e drammatica sul piano di tagli di austerità e sull’accordo con i creditori privati. Un piano accettato per ricevere il via libera europeo – probabilmente nell’Eurogruppo di mercoledì – alla seconda tranche di aiuti per superare la crisi. I due partiti che sostengono il governo hanno 236 parlamentari nell’Assemblea composta da 300 membri, ma almeno 13 conservatori e sette socialisti hanno annuciato che voteranno contro. Oggi un deputato conservatore si è dimesso, unendosi così ai tre socialisti che hanno lasciato l’incarico questa settimana. Tutti sono stati sostituiti.
“La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile”, ha detto intervenendo in Parlamento il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos. Il piano ha già provocato le dimissioni dall’esecutivo di quattro ministri del partito di estrema destra del Laos e di un socialista.
I leader dei principali partiti che appoggiano l’esecutivo hanno lanciato un appello per il voto favorevole. “E’ l’unica speranza per il Paese: ora è il momento della responsabilità”, ha detto George Papandreou, l’ex premier e leader del socialista Pasok. E Antonio Samaras, del partito di destra Nea Demokratia, ha parlato di “voto decisivo e cruciale, storico”.
Da parte sua, Papademos ha ribadito che “è l’ora delle decisioni”. “Abbiamo davanti un piano che ci aiuterà ad uscire dalla crisi economica”, ha affermato ripetendo che una decisione sbagliata del voto sul piano porterebbe un “catastrofico default, l’isolamento e l’uscita dall’euro”. “La ragione principale di questa crisi è che lo Stato greco, per molti anni, ha speso più di quel che incassava”, ha proseguito, per poi far presente che negli ultimi due anni la Grecia ha riguadagnato un terzo della produttività che aveva perso negli ultimi dieci anni.
I contenuti del piano. Il pacchetto prevede una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation; una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito e un taglio delle pensioni; una drastica economia di spesa in settori come la difesa, gli ospedali e le autonomie locali; la vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria. In cambio, il progetto di accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali prevede il via libera al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro, con la possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi.

Fonte: repubblica.it

 

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Prescrizione anticipata lira, Adico punta alla Corte Costituzionale: «Provvedimento illegittimo, pronti a promuovere i giudizi»

mercoledì 8 febbraio 2012

Adico Associazione Difesa Consumatori è pronta ad andare fino in fondo sulla questione della prescrizione anticipata della lira, stabilita dal Governo lo scorso 6 dicembre, puntando alla Corte Costituzionale. E per questo invita tutti i cittadini che abbiano ancora in casa gruzzoli del vecchio conio e si sentano danneggiati dal provvedimento a rivolgersi all’Associazione per promuovere un giudizio che mira a far dichiarare incostituzionale l’articolo 26 del cosiddetto “Decreto Salva-Italia”, poi divenuto legge con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre 2011. Attualmente infatti è questa l’unica strada percorribile per cercare di ottenere giustizia. Due le motivazioni sostenute da Adico: da una parte il grave danno economico arrecato a quelle famiglie che hanno visto trasformarsi da un giorno all’altro in carta straccia decine di milioni di lire, dall’altra la mancanza di informazione sui contenuti del decreto.

Avvalersi del giudizio della Corte Costituzionale, però, non è così facile (a differenza di quanto fanno intendere in molti): «La questione di legittimità costituzionale di una legge infatti non può essere sollevata direttamente da un singolo e privato cittadino, ma solo dagli organi della magistratura – spiegano dall’ufficio legale di via Volturno – noi però possiamo assistere il cittadino nel promuovere un giudizio ordinario al tribunale o al giudice di pace, a seconda del valore della pratica, sostenendo e chiedendo al giudice che sollevi una questione di legittimità costituzionale».

«Il provvedimento emanato proprio alla vigilia delle feste ha tolto ogni possibilità di cambiare in euro i gruzzoletti nel vecchio conio che migliaia di italiani ancora tenevano in casa – ricorda il presidente di Adico Associazione Difesa Consumatori Carlo Garofolini – lo stop alla conversione infatti è stato anticipato di 3 mesi rispetto alla scadenza del 29 febbraio 2012 stabilita dieci anni fa, un blitz che a nostro avviso si configura come un vero e proprio furto legalizzato ai danni di migliaia di ignari consumatori che per le ragioni più disparate volevano aspettare fino all’ultimo a recarsi alla Banca d’Italia, e che ora al massimo possono sperare di ricavare qualche soldo dalla vendita sul mercato del collezionismo. Stabilendo la prescrizione immediata delle lire ancora in circolazione a beneficio dell’erario, infatti, sono stati incamerati 1,3 miliardi di euro, stando agli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia. Soldi che erano delle famiglie italiane».

Attualmente sono 5 le persone (3 delle quali della zona di Venezia) che si sono già rivolte all’ufficio legale di Adico per vagliare la possibilità di un’azione giudiziaria, per un importo totale che supera gli 80 milioni di vecchie lire: il caso più eclatante è quello di un signore mestrino che di lire ne aveva da cambiare 30 milioni. «Ma stimiamo siano decine i cittadini che potrebbero decidere di promuovere analogamente un giudizio, spinti dalla comprensibile rabbia e dalla delusione per essere stati gabbati proprio dallo Stato che dovrebbe tutelarli. Noi li sosterremo fino in fondo».

Diversi anche i motivi per cui queste persone si sono ritrovati così tante lire in casa: c’era chi aveva contato di aspettare fino all’ultimo per non “spendere” i risparmi, chi non ci pensava più e contava su un’adeguata informazione prima della data di prescrizione, chi proprio nei giorni precedenti il 6 dicembre aveva trovato, magari riordinando la casa di un anziano parente appena deceduto, i risparmi accantonati per una vita sotto il più classico dei materassi.

 

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Benzina, caffé e zucchero, a gennaio aumenti alle stelle

martedì 7 febbraio 2012

Scende il tasso d’inflazione ma aumentano i prezzi dei beni di prima necessità. Sono i dati delle stime provvisorie dell’Istat per il mese di gennaio, che indicano un passaggio dell’inflazione dal 3,3 di dicembre al 3,2 di gennaio. I prezzi hanno invece registrato un aumento dei prezzi dello 0,3% su base mensile, e del 4,2% rispetto al gennaio del 2011.

Carburanti da record: +17,4%

A pesare maggiormente sul carrello della spesa il rincaro dei prezzi dei carburanti, aumentati del 17,4% su base annua e del 4,9% su base mensile.
Cresciuti pure nel primo mese del nuovo anno le tariffe di acqua ed elettricità (+1,8%).
Aumenti su base mensile più contenuti si rilevano per le divisioni trasporti (+0,7%), mobili, articoli e servizi per la casa (+0,5%) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (+0,3%). In calo risultano i prezzi degli altri beni e servizi (-0,5%).

Troppi rincari dal 2011

Sono però le cifre relative agli aumenti annuale le più significative. Dal gennaio del 2100, acqua, elettricità, combustibili e trasporti sono più cari del 7,3%, e bevande alcoliche e tabacchi costano il 6% in più. I rincari più contenuti riguardano invece le divisioni Servizi sanitari e spese per la salute (+0,1%) e ricreazione, spettacoli e cultura (+0,4%). Infine, i prezzi delle Comunicazioni risultano in flessione dell’1,8%.

Caffé e zucchero più cari del 16%

Tra i beni alimentari sono caffè e zucchero le due voci più significative. A gennaio i prezzi dei due beni di consumo hanno avuto vere e proprie impennate: il caffè costava in media a gennaio il 16,5% in più dell’anno precedente, per lo zucchero la percentuale di aumento è stata del 15,9%. In generale un carrello della spesa “tipo” pesa sulle famiglie italiane il 4,2% in più.

Effetto Monti: in calo le spese bancarie

I dati Istat mostrano poi un dato inaspettato, che riguarda le spese bancarie. A gennaio 2012 la voce “Spese bancarie e finanziarie”, è scesa del 6,5%, del 2,3% su base annua. La riduzione è frutto delle nuove disposizioni in materia di imposta di bollo su conti correnti, titoli, strumenti e prodotti finanziari introdotte dalla Legge n. 214 del 22 dicembre 2011, ovvero dalla manovra Monti.

Fonte: il salvagente.it

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Inflazione, la spesa costa il 4,2% in più. Nel paniere e-book e gratta e vinci

venerdì 3 febbraio 2012

Cambia il paniere dell’Istat per il calcolo dell’inflazione. Nel 2012 entrano l’E-book download, il libro elettronico, l’E-book reader, l’apparecchio per la lettura, e la mediazione civile. Il paniere si arricchisce anche delle lotterie istantanee, come il Gratta e Vinci.
Carovita in rallentamento a gennaio. Il tasso d’inflazione annuo a gennaio segna un lieve rallentamento, passando al 3,2% dal 3,3% di dicembre. Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3%.
L’aumento del carrello della spesa. Il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è stato invece del 4,2% su base annua. Su base mensile la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno.
Vola la benzina. A gennaio la benzina aumenta del 17,4% (dal +15,8% di dicembre) su base annua e del 4,9% su base mensile. Il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre) e del 4,7% sul piano congiunturale.
Il paniere 2012 è composto da 1.398 prodotti. Sono aggregati in 597 posizioni rappresentative (591 nel 2011); su queste ultime vengono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo. Fra le posizioni rappresentative già presenti nel paniere dello scorso anno, una delle modifiche di maggiore rilievo riguarda la posizione energia elettrica che, terminata l’introduzione progressiva dei prezzi biorari, viene disaggregata nelle tre posizioni Tariffa bioraria fascia diurna feriale, Tariffa bioraria fascia notturna, weekend e festivi e Quota fissa.
Le novità. Per quanto riguarda il segmento dei Giochi, lotterie e scommesse riguardano la posizione dei Concorsi pronostici, dove sono stati inseriti, in aggiunta ai tradizionali giochi numerici a totalizzatore nazionale e ai giochi a base sportiva, le lotterie istantanee, le scommesse sportive e i giochi a base ippica. Inoltre, a seguito delle novità intervenute con la legge 214 del 22.12.2011, che consente alle farmacie di praticare liberamente sconti su tutti i medicinali di fascia C, compresi quelli con obbligo di prescrizione, sono state unite le due preesistenti posizioni Fascia C SOP e Fascia C COP nella posizione Medicinali di fascia C che, a partire da gennaio 2012, viene rilevata esclusivamente a livello territoriale dagli Uffici comunali di statistica. A livello territoriale nel 2012 sono 84 i Comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo degli indici (erano 85 nel 2011). A interrompere la partecipazione è il comune di Siena.

Fonte: il messaggero.it

 

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Bollo auto ancora più caro se si paga online o con il Bancomat Adico: «Sistemi non al passo con i tempi e scarsa trasparenza»

sabato 28 gennaio 2012

Decine di segnalazioni di utenti che hanno pagato di più in tabaccheria per aver usato il Bancomat: «Se non si avvisa prima è un illecito». Il metodo più caro? Il sito della Regione.
Costi dell’Rc auto che aumentano a ogni rata, prezzo della benzina alle stelle, e ora ci si mette anche il bollo annuale. Che la quattro ruote sia per gli italiani sempre più un lusso e meno un diritto è ormai un’amara consapevolezza: ma quando ci si mette anche la scarsa trasparenza, ecco che i consumatori non ci vedono più. E a finire sotto accusa sono proprio le commissioni legate al bollo auto. Decine le segnalazioni arrivate in questi giorni ad Adico Associazione Difesa Consumatori: da una parte per le commissioni applicate dai soggetti che riscuotono l’imposta, dall’altra per il sovrapprezzo che chi usa il Bancomat spesso scopre di aver pagato solo dallo scontrino finale. In altre parole, è sempre più vantaggioso pagare il bollo dal tabaccaio sotto casa o, avendolo, tramite un conto Banco Posta, mentre Aci e sito della Regione Veneto risultano di gran lunga più cari. E meglio farlo in contanti, perché a esibire il Bancomat ci si rimette di media 1 euro ulteriore.
Su questo punto in particolare si sofferma l’Adico. «Nel 2012, quando tutti, Governo in primis, scoraggiano per ragioni di tutela fiscale l’uso dei contanti e spingono la moneta elettronica, ecco che ancora si incappa in esercenti che applicano sovrapprezzi per chi paga con il Bancomat. Di per sé è purtroppo un loro diritto, visto che le commissioni imposte dai circuiti bancari sono ancora alte rispetto alla media europea – commenta il presidente di Adico Associazione Difesa Consumatori Carlo Garofolini – ma ci si trova davanti a un illecito se tale aggravio non è comunicato prima del pagamento: a voce o ancora meglio con un avviso messo per iscritto e ben visibile». E sono ancora moltissimi i casi in cui questo non avviene, anche quando il pagamento riguarda il bollo auto. Come segnala ad Adico M.N., di Mestre: «L’altro giorno ho pagato il bollo auto in tabaccheria con il Bancomat e sulla ricevuta trovo scritto 305,30 di tassa, 1,87 euro di diritti e in più mi addebitano 1 euro per il pagamento con il Bancomat. Non sembra assurdo che lo Stato ci chieda di non pagare con i contanti e poi ci ritroviamo costretti a subire tasse su tasse?».
Altro discorso, le commissioni applicate dal soggetto che riscuote il bollo auto, diverse a seconda che si paghi in un’agenzia di pratiche auto convenzionate (tra cui l’Aci), da un tabaccaio, in un ufficio postale, o per via telematica attraverso il sito delle Poste o tramite quello della Regione. La brutta notizia è che il sistema più comodo per i consumatori “informatizzati” è anche il più caro: si tratta del pagamento tramite carta di credito sull’Infobollo della Regione, con una commissione pari all’1,5% dell’importo della tassa (ma – si precisa – “è il costo imposto dal circuito interbancario e non viene incassata dalla Regione”). Per chi ama usare Internet per i pagamenti resta la possibilità del sito www.poste.it con 1 euro di commissione: ma è riservata ai correntisti BancoPosta. Tutti gli altri consumatori devono mettere il cappotto e uscire di casa: e oltre a far bene alla salute avranno anche un beneficio per il portafogli, visto che sia pagando all’Aci che in tabaccheria la commissione è d i 1,87 euro, sempre meno della percentuale imposta dalla Regione. Ancora meglio usare il modulo delle Poste, con commissione fissa di 1 euro.
«Consigliamo quindi ai consumatori che ancora non avessero pagato il bollo auto di evitare il sito della Regione Veneto preferendo i più tradizionali tabaccai o sportelli dell’Aci – suggerisce quindi il presidente Garofolini – c’è infatti da sottolineare come una commissione variabile in misura percentuale sull’importo del bollo, che di fatto è una tassa, sia per lo meno opinabile. Meglio un importo fisso per tutti. Detto questo, speriamo che l’abbassamento delle commissioni dei circuiti interbancari promesso dal Governo Monti arrivi prima possibile e consenta ai consumatori il pieno esercizio del loro diritto a usare carte di credito comodamente da casa, mentre oggi di fatto lo si tratta come fosse un lusso».

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