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Archivio della Categoria 'Informazione'

Adico e BluRadio Veneto insieme per i diritti dei consumatori: l’avvio stentato dei saldi e i nuovi obblighi per l’accredito delle pensioni i temi al centro dei collegamenti di questa settimana

lunedì 9 gennaio 2012
Saranno i dati sui primi giorni di saldi di fine stagione e le nuove prescrizioni del Governo su pensioni e stipendi, con lo stop ai pagamenti in contanti, i temi al centro dei collegamenti di questa settimana dedicati da BluRadio Veneto ad Adico Associazione Difesa Consumatori. L’appuntamento per parlare di svendite (secondo le stime di Adico solo il 42% ha acquistato qualcosa) è domani alle 17.40 con il presidente dell’Adico Carlo Garofolini (in replica mercoledì alle 10.40). Giovedì invece, sempre alle 17.40, Garofolini verrà intervistato dalla redazione sulle modalità per farsi accreditare la retribuzione (in replica venerdì alle 10.40).
 I podcast delle rubriche sono sempre disponibili  sul sito di BluRadio Veneto http://bluradioveneto.it/categorie/tag/adico a partire dalle 18 di ogni martedì per il primo argomento settimanale, e dalle 18 di ogni giovedì per il secondo argomento. Per sintonizzarsi su BluRadio Veneto: 88.70 FM e 94.60 FM.
Gli argomenti selezionati ogni settimana per gli ascoltatori da Adico e BluRadio Veneto saranno pubblicati il lunedì sul sito dell’Associazione www.associazionedifesaconsumatori.it e inviati via e-mail a tutti gli iscritti alla mailing list, ma potranno essere modificati nel caso sopraggiungessero temi di ancor maggiore attualità.
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Pubblicato nella sezione Comunicati stampa, Informazione |

Dentisti, ambulatori vuoti e pochi pazienti. Cure inutili per continuare a lavorare

lunedì 9 gennaio 2012

Una piccola imperfezione, una crepa sullo smalto invisibile ad occhio nudo. Dieci anni fa non veniva toccata, oggi sta diventando la nuova frontiera del lavoro dei dentisti. Si inizia da lì, dalla cosiddetta microcavità, per fare un’otturazione e prevenire una eventuale carie e soprattutto per impostare sul cliente un lavoro basato su trattamenti super moderni, o vecchie tecniche, non sempre utili. Negli ambulatori ci sono sempre meno pazienti perché la gente non ha tanti soldi da spendere. Il fatturato dei professionisti cala di qualcosa come il 10-20% l’anno, spopolano le cliniche low cost e nella categoria che un tempo guadagnava come nessun’altra c’è chi si organizza per reggere quella che viene definita una crisi nera.
Qualcuno finisce per proporre cose che non servono. Non solo, c’è chi intercetta pazienti cambiando un po’ mestiere e iniettando filler e botulino. Solo l’attività estetica, secondo l’Andi – l’associazione dei dentisti privati, il sindacato più forte che è stato ricevuto dal ministro alla sanità Balduzzi pochi giorni dopo il suo insediamento – rappresenta quasi il 10% del lavoro di questi professionisti, per circa 600 milioni di euro di fatturato. Se a questa si sommano anche le prestazioni che non servono al paziente “si sale anche al 25% dell’attività – dice Pietro Di Michele, presidente della Soci, che invece rappresenta chi lavora nel pubblico – Le attività inappropriate purtroppo in molti studi sono diffuse”. Un quarto del lavoro vuol dire circa 1 miliardo e 700 milioni pagati dai cittadini.
Il professor Enrico Gherlone, del San Raffaele, è presidente eletto del Collegio dei docenti di odontoiatria e fa parte del Consiglio superiore di sanità. “È vero che i dentisti in questo momento vanno a cercare nuovi trattamenti per i clienti – spiega – ma il problema principale è che il 60% delle persone non si curano perché non se lo possono permettere”. Ma le attività inutili sono pericolose per i pazienti? “No, e questa è una cosa da chiarire con forza – chiude Gherlone – i colleghi non fanno cose che non devono fare, magari esagerano un po’ ma il loro lavoro non reca alcun danno”.

I NUMERI DELLA CRISI
In Italia ci sono 45mila dentisti privati in 40mila studi. L’incasso medio pro capite, stando ai dati forse un po’ in difetto dell’Andi, è di 150mila euro. Il giro d’affari è di 6 miliardi e 750 milioni all’anno. Nel 2011 però si stima una riduzione del lavoro tra il 10 e il 20%: gli italiani l’anno scorso hanno speso tra 675 milioni e 1 miliardo e 350 mila euro in meno rispetto al 2010, anno già difficile. “Visto che due terzi dell’incasso finisce in spese per lo studio: la media del reddito scende a 50 mila euro”, spiega il presidente Andi, Gianfranco Prada. Chi sono i professionisti che lavorano di meno? “Soprattutto i colleghi anziani. Sentiamo di più la crisi al nord, nelle zone industriali dove la gente ha meno soldi di prima. Al sud e a Roma la contrazione è meno marcata”, aggiunge Prada.
“L’Istat ci dice che solo 30 milioni di italiani vanno dal dentista”, chiarisce Di Michele, presidente della Soci, che riunisce gran parte dei 5.000 professionisti pubblici, a cui si rivolgono 3 milioni di persone l’anno. “I clienti non si presentano più negli studi privati con la stessa frequenza. I pazienti sono meno di una volta ma il numero dei professionisti è aumentato. Così il lavoro è calato”. In questa situazione scatta il meccanismo che porta alle prestazioni inutili. Di Michele riassume così la situazione: “Se ho meno clienti, pensano i colleghi, a quelli che mi restano devo fare più cose”. Quali sono le attività che potrebbero rivelarsi inutili per i pazienti?

LE TECNICHE PIÙ DISCUSSE
La cura delle microcavità sta spopolando negli Usa, come ha registrato di recente il New York Times, e anche da noi inizia a prendere piede. Secondo alcuni dentisti è un chiaro esempio di cura delle persone sane. Ai interviene demineralizzazioni iniziali, piccolissimi buchi dello smalto che non si riparano da soli. Ebbene, oggi molti dentisti propongono di chiudere le microcavità con un’otturazione che costa da 100 euro in su per evitare che si sviluppi una carie mentre un tempo si avviava il lavoro solo quando questa era già presente o comunque c’era una cavità grande.
C’è chi considera quest’attività inutile, anche perché non è sempre detto che dalla microcavità si sviluppi un problema e non esistono studi sugli effetti dell’attesa. “Lavorando su questo problema non si fa nulla di male – difende la categoria Prada dell’Andi – . Si tratta di una misura preventiva utile per la salute”. La tecnologia viene incontro ai dentisti che vogliono ampliare l’offerta con le indagini batteriologiche. Anche in questo caso si tratta di una pratica nuova la cui utilità è oscura a molti. Si fanno per capire, al costo di circa 200 euro, se in bocca è presente lo streptococco, che può essere responsabile delle carie. In caso positivo si avvia una terapia. Ma una buona igiene orale può bastare come prevenzione.
Discorso simile vale per i test sulla saliva, che stabiliscono se il ph è acido o basico. Sono utili solo per pochi bambini. Molti hanno da ridire anche su alcune applicazioni del laser, come l’uso per disinfettare o sbiancare. Un’altra tecnica di disinfezione è l’ozonizzazione, trattamento che può costare 100-200 euro. Si usa molto per evitare la carie nei bambini ma alla sua reale efficacia, anche se alcuni studi la confermano, non credono in molti. Ci sono poi le applicazioni di estratti di placenta, che vengono fatte sulle gengive per stimolare la guarigione delle infiammazioni. Costano sui 100 euro e il loro effetto non è dimostrato.

di MICHELE BOCCI
Fonte: inchieste.repubblica.it

 

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Adico: saldi, grandi interessi ma pochi affari. Solo il 42% ha già fatto acquisti di cui il 63% donne. Il 79% ha speso meno di 300 euro

domenica 8 gennaio 2012

A pochi giorni dall’avvio dei saldi ancora non si registra il boom di affari che molti attendevano – si legge nella nota diffusa dall’ADICO – anche se la gente comunque manifesta grande interesse.
La diretta conseguenza della crisi economica in corso e la concorrenza di outlet e centri commerciali, capaci di offrire tutto l’anno vendite a stock a prezzi contenuti – spiega il presidente dell’ADICO Carlo Garofolini – inducono le famiglie a tagliare soprattutto sui beni secondari, quali abbigliamento e calzature. Per quanto riguarda i giovani si segnala un altro fenomeno: “un boom degli acquisti di capi d’abbigliamento online. In rete esistono negozi virtuali che offrono sconti anche fino al 50% su prodotti di qualità e non, con la possibilità di cambiare i prodotti senza spese aggiuntive”.
Un’opportunità di risparmio e un nuovo modo di acquistare che si sta consolidando sempre di più tra gli internauti italiani. Insomma, bene i saldi che però non bastano a compensare un’altra annata terribile per i negozianti.
Intanto da un’indagine effettuata dall’ADICO, relativa all’andamento dei saldi di questi giorni, è emerso che il 42% del campione monitorato ha approfittato degli sconti di questi giorni per fare acquisti, che un ulteriore 35% dei soggetti ne approfitterà per farlo nelle prossime settimane, mentre al restante 23% non interessa al momento fare acquisti particolari.
Del 42% delle persone che hanno approfittato fare acquisti, risulta che il 63% sono femmine, il 37% maschi.
Un dato curioso che emerge dall’indagine ADICO, riferito ai maschi che hanno fatto acquisti, il 59% è stato accompagnato dalla moglie, mamma, sorella, o amici.
Per quanto riguarda la fascia d’età riferita al 42% dei soggetti che hanno approfittato degli sconti di questi giorni per fare acquisti, risulta: 33% fino ai 30 anni; 45% dai 30 ai 40 anni; 22% restanti..
Sempre secondo l’indagine dell’ADICO, risulta che il 27% del campione, (su un campione generale del 100% di chi ha acquistato) ha approfittato dei saldi per comprare prodotti per bambini.
A fare la parte del leone, come sempre è stato l’abbigliamento 57%, calzature 23%, intimo 8%, biancheria per la casa 7%, accessori 5%.
Da ultimo il valore della cifra spesa: il 65% ha speso una cifra compresa tra i 100 ed i 300 euro, il 21% oltre i 300 euro, il 14% inferiore le 100 euro.

 

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Monti: «Inammissibili sacrifici se c’è chi evade. Mani in tasca agli italiani? Le mettono altri»

sabato 7 gennaio 2012

«È inammissibile che i lavoratori subiscano sacrifici mentre una parte importante di ricchezza fugge alla tassazione, accrescendo così la pressione tributaria su chi non può sottrarsi al fisco». Così il presidente del Consiglio Mario Monti nel suo intervento a Reggio Emilia per le celebrazioni del 215° anniversario del primo Tricolore. Il premier ringrazia «gli uomini e le donne della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate, a chi combatte l’evasione fiscale». A loro, sottolinea Monti, «voglio dire grazie e assicurare il mio appoggio»» anche in vista dell’ intensificazione del contrasto all’evasione.

LE MANI NELLE NOSTRE TASCHE LE METTONO GLI EVASORI – «Non mi ha mai persuaso l’ espressione “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, anche perché è incompleta: sono alcuni italiani evasori a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti onesti – attacca Monti – Loro sono gli italiani che evadono e quei privilegi e rendite sono un inciampo al gioco della concorrenza e del mercato».

PREMIER CONTESTATO – Dal presidio del Prc fuori dal Tetatro Valli sale il coro di «Bella ciao» mentre l’ex segretario del Pdci, Donato Vena, espone una boccetta con le «lacrime» del ministro Elsa Fornero. Più duro il Carroccio che agli slogan di repertorio «secessione», «elezioni», e «Padania libera», aggiunge anche qualche «vaffa» all’ indirizzo del capo del governo.

MONTI: NESSUN PAESE PUO’ FARE DA SE’ – «Nessun Paese europeo è talmente forte da pensare di andare avanti da solo ad affrontare l’economia globale» dice Monti nel suo intervento ricordando come l’ Italia stia «facendo la sua parte» e come «il momento dei compiti» sia «venuto per tutti» nella Ue. Il presidente del Consiglio sottolinea tra le altre cose lo sguardo del governo sui giovani e le scelte ispirate dalla necessità di dare una prospettiva alle ultime generazioni.

NAPOLITANO: RIGORE EQUITA’ E COESIONE- Le celebrazioni sono state aperte dalla lettura di un messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Servono «rigore ed equità» per far fronte ai «gravosi impegni» con cui l’Italia si trova a fare i conti, «energie positive» per affrontare le «difficoltà» anche con «una maggiore e più matura coesione sociale» ricorda Napolitano. «In questa tensione verso una maggiore e più matura coesione sociale vanno anche oggi rintracciate le energie positive che possono consentire di affrontare le difficoltà della situazione presente, assolvendo ai gravosi impegni che sono di fronte al nostro paese con rigore ed equità» scrive il Capo dello Stato.

Fonte: corriere.it

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Pensioni, stop ai contanti Conto, libretto o carta come farsela accreditare

sabato 7 gennaio 2012

Entro il 29 febbraio 450mila pensionati che ora riscuotono la pensione in contantidovranno passare alla “moneta elettronica”. Basta con le file alle Poste, insomma: i soldi saranno versati dall’Inps sui conti correnti, su libretti nominativi o persino su carte elettroniche a cui è associato un Iban.Questo ovviamente non eviterà che soprattutto all’inizio molti – quelli meno abituati a lasciare grosse somme in banca – continueranno a presentarsi agli sportelli nei primi giorni del mese per prelevare i contanti. Resta però l’obbligo, per chi percepisce una pensione sopra i mille euro, di comunicare all’Inps la modalità con cui si vogliono ricevere i soldi. Ecco come fare e quali sono le alternative

Come comunicare la scelta

Per la comunicazione, entro il 29 febbraio 2012 i pensionati iscritti ai servizi on line dell’Inps possono collegarsi al sito e accedere ai Servizi online con il proporio Pin. Chi non fosse iscritto, invece, può fare richiesta direttamente nelle agenzie territoriali o presso gli sportelli di banche e poste. Saranno necessari dati anagrafici e codice fiscale del pensionato, l’Iban sul quale si vuole ricevere la pensione e un documento di identità.

Accredito su conto corrente

La pensione potrà essere versata su un conto corrente bancario o postale intestato (o anche solo cointestato) al pensionato. Per aprirne uno bisogna essere maggiorenni e non aver subito fallimenti o avere protesti a carico. Si può scegliere tra conti tradizionali e conti online. Per il primo tipo basta presentarsi allo sportello di una banca o dell’ufficio postale con documento d’identità e codice fiscale. Sul mercato esistono diversi pacchetti. Il consiglio è quello di farsi consigliare dai diversi operatori quello più adatto al proprio profilo e di confrontare le offerte tenendo conto anche di eventuali costi “nascosti”, come quelli di servizio del bancomat o di invio delle comunicazioni. Spesso farsi mandare l’estratto conto via email permette di risparmiare qualcosa. Le spese di gestione possono essere minori anche scegliendo un conto online, che si può aprire direttamente sul sito della banca. I documenti (contratto e carta d’identità) vanno in genere inviati via fax o via raccomandata alla sede centrale. Per eventuali problemi le banche hanno un call center a cui rivolgersi. Per scegliere l’offerta migliore, sia per i conti tradizionali che per quelli online, si può consultare anche la pagina di Sos Tariffe che mette a confronto i vari pacchetti.

Vantaggi: Più flessibilità, possibilità di avere un bancomat con il quale prelevare contante o pagare direttamente in negozi e locali

Svantaggi: Spese di gestione in genere più alte rispetto al libretto, interessi bassi, rischi di costi “nascosti”

Accredito su libretto nominativo

Un’altra possibilità è quella di far arrivare i soldi direttamente su un libretto nominativo ordinario intestato o cointestato al pensionato. Oltre che il classico libretto postale, molte banche hanno rispolverato questa opzione. Per aprirne uno è sufficiente recarsi allo sportello bancario o in un qualsiasi ufficio postale con codice fiscale e documento di identità. Lo svantaggio, rispetto al conto corrente, è che non è possibile associargli un bancomat per cui i soldi possono essere prelevati solo allo sportello e soltanto dagli intestatari. A fronte di minori costi di gestione, inoltre, eventuali interessi vengono applicati solo dopo anni dal deposito.

Vantaggi: Maggiori interessi, minori costi di gestione rispetto al conto corrente

Svantaggi: Si può prelevare solo attraverso gli sportelli e con un documento di identità valido, gli interessi sono consistenti solo se li lasciano i soldi depositati a lungo

Accredito su carta prepagata

La terza opzione per ricevere la pensione è quella di farsela accreditare su una carta elettronica prepagata. Una carta a metà tra un bancomat e una carta di credito, ma non collegata ad un conto corrente (anche se, proprio come un conto, può ricevere bonifici e versamenti) e che non permette di andare “in rosso”. Attenzione però: non tutte vanno bene, perché è necessario che siano collegate ad un codice Iban. Per far fronte a questa esigenza le Poste hanno creato una InpsCard, totalmente gratuita e con un plafond assicurativo gratuito di 700 euro annui a copertura dei rischi per eventuale furto.

In alternativa quasi tutte le banche (come ad esempio Unicredit, Carige, Ubi banca) hanno ideato carte prepagate a cui è associato un codice Iban. Possono essere richieste agli sportelli e in genere per i pensionati sono gratuite o hanno costi di gestione bassi. Altri operatori nel mercato, come ad esempio PayPal, permettono invece di richiedere la carta nei punti Sisal e di controllare tutti i movimenti online.

Vantaggi: Le carte prepagate sono comode perché evitano di portare troppo contante nel portafoglio (quasi ovunque ormai si può pagare direttamente con la “moneta elettoronica”) e in genere non ci sono commissioni in caso di pagamento con il Pos.

Svantaggi: Le commissioni sono alte se si preleva contante dagli Atm o quando si versano soldi

Clarissa Gigante
Fonte:il giornale.it

 

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Una firma per eliminare i privilegi della casta dei politici

venerdì 6 gennaio 2012

Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: «Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».
L´iniziativa, nata in modo trasversale ai partiti e promossa dal gruppo facebook “Nun Te Regghe Più”, dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo: “I Parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio, i Ministri, i Consiglieri e gli Assessori Regionali, Provinciali e Comunali, i Governatori delle Regioni, i Presidenti delle Province, i Sindaci eletti dai cittadini, i Funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell´unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell´unione per incarichi equivalenti”.
La raccolta firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei comuni italiani, qui l´elenco aggiornato in tempo reale dei comuni nei quali è già possibile andare a firmare: http://nunteregghepiu.altervista.org/comuni.htm
L´iniziativa è completamente autofinanziata dai promotori e dagli aderenti quindi la diffusione dei moduli potrà essere non omogenea, eventuali segnalazioni di comuni sprovvisti di moduli potranno essere effettuate direttamente nel gruppo facebook www.facebook.com/groups/nunteregghepiu oppure legge.ntrp@gmail.com

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In Gran Bretagna un divorzio su tre è «colpa» di Facebook

giovedì 5 gennaio 2012

Il social network Facebook è resposabile di un terzo dei divorzi nel Regno Unito. Almeno secondo gli avvocati di Divorce Online, un portale che offre servizi legali di divorzio fai da te via Internet. E che, analizzando le risposte di oltre 5mila richieste di separazione inviate attraverso il sito, ha scoperto che oltre il 30% include Facebook come una delle ragioni della decisione di lasciare il tetto coniugale.
Le ragioni più frequenti per cui Facebook viene citato nelle richieste sono i messaggi inappropriati inviati dal partner attraverso il sito, I commenti negativi lasciati sul profilo quando il matrimonio é giá in crisi, e l’intervento di amici comuni nel “denunciare” comportamenti scorretti. Ma secondo gli avvocati di Divorce Online, oltre ai numeri stessi è preoccupante il trend rilevato dal sondaggio, in quanto i riferimenti a Facebook, usato anche come prova da portare in Tribunale, sono aumentati del 50% rispetto a un sondaggio analogo condotto alla fine del 2009.
Una situazione simile agli Stati Uniti, dove una ricerca della American Academy of Matrimonial Lawyers ha rilevato che un quinto dei divorzi coinvolge Facebook. Meno rilevante resta invece il ruolo del social network Twitter, citato in solo 20 dei 5mila documenti analizzati durante il mese di dicembre.
«Facebook è diventato un mezzo di comunicazione primario. Le persone contattano i partner in modo innocente ma la conversazione cambia presto di tono e questo é il modo più semplice per inizare una relazione extraconiugale», spiega Mark Keenan, managing director di Divorce Online che aggiunge che i post lasciati sulle pagine vengono ormai spesso utilizzati come prove nel processo per l’assegnazione degli alimenti.
Parte del fenomeno della digitalizzazione della vita matrimoniale riguarda però anche il crescente uso di siti internet specializzati nel completare la pratica di divorzio, proprio come nel caso del portale Divorce Online, che dichiara di avere completato oltre 65mila divorzi da quando é stato fondato nel 2001. Raccomandato dal gigante dei supermercati Tesco, Divorce Online offre una consulenza standard alle coppie che si separano alla tariffa base di 65 sterline. Incluso un testamento gratuito per le due parti.
Il sistema permette di generare una richiesta di divorzio personalizzata redatta da un team legale specializzato, che si mette al lavoro appena ricevuto il pagamento attraverso carta di credito. I vantaggi? Più efficiente e economico del tradizionale avvocato, senza fare ricorso a termini complicati e obbligo di mediazione in caso di conflitti irrisolti. Oltre che a un servizio continuativo 7 giorni su 7, spiegano da Divorce Online.

d iChiara Albanese
fonte: il sole24ore.it

 

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Benzina, autostrade, assicurazioni. Il 2012 è l’annus horribilis degli automobilisti

martedì 3 gennaio 2012

Era iniziato sommessamente nella primavera 2011, con tre inasprimenti delle accise nel giro di settimane. In questi giorni il caro-benzina è deflagrato: si registrano aumenti anche stamattina e, secondo la rilevazione di Quotidiano Energia, si sta sfiorando il record di 1,8 euro al litro. Contemporaneamente, l’Isvap rende noto che sono in circolazione polizze fasulle di altre tre compagnie (Munich Re, Great Lakes Munich Re Group ed Ethias), dopo la ventina abbondante (un altro record) segnalata l’anno scorso.
Tutti segni inequivocabili di un incipiente annus horribilis per automobilisti (soprattutto) e motociclisti: ai costi di esercizio già alti che l’anno scorso secondo il rapporto Aci-Censis reso noto a metà dicembre avevano consolidato la tendenza a ridurre l’uso dell’auto (lo ha fatto il 20,6% dei patentati, contro appena un 8,3% che dichiara di averlo aumentato, spesso per necessità), si è aggiunta una serie di aumenti fiscali e tariffari che potrebbe ridurre ulteriormente la circolazione e mandare in crisi ancora più profonda il mercato dell’auto.
Il costo delle polizze è l’onere più elevato in assoluto, tanto da indurre le persone a non stipulare nemmeno l’assicurazione obbligatoria Rc auto: si stima che due-tre milioni di veicoli circolino scoperti. E questo fenomeno è alla base – assieme alla tendenza a risarcire i piccoli danni direttamente alla controparte, per non peggiorare la classe bonus malus – della diminuzione dei sinistri denunciati alle assicurazioni per il 2010 (la frequenza è scesa al 7,37% contro il 7,77% del 2009).
Ciò si riflette oggi in una diminuzione del numero di automobilisti che – secondo le stime del portale assicurativo Facile.it – nel 2012 stanno rinnovando le polizze con un peggioramento di classe di merito, dovuto all’aver avuto la responsabilità superiore al 50% in un incidente: dovrebbero essere 1,4 milioni anziché 2. E tra gli addetti ai lavori delle città meridionali più soggette alle frodi assicurative questa tendenza è segnalata in accentuazione.
Ma in questi mesi, secondo il rapporto Aci-Censis, gli italiani ritengono spropositato soprattutto il prezzo dei prodotti petroliferi. Gli aumenti che si sono aggiunti in questi giorni sono dovuti essenzialmente al fisco: l’ultimo aumento delle accise è del 7 dicembre e il prossimo è stato programmato per il 1° gennaio 2013, ma nel frattempo Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana, Marche e Umbria hanno fatto scattare le loro addizionali (Irba). Tanto che Quotidiano Energia sta registrando i maggiori rialzi dei prezzi al Centro Italia, l’area più colpita da queste novità fiscali, quando invece tradizionalmente la situazione peggiore si trova al Sud (dove, eccettuate poche zone soprattutto della Puglia, c’è pochissima concorrenza di ipermercati e pompe bianche alle compagnie).
Il quadro è completato dal superbollo per le (poche) vetture con oltre 185 kiloWatt e dall’inasprimento generalizzato dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione, su immatricolazioni e passaggi di proprietà), scattato il 17 settembre 2011 ed esteso alle regioni a statuto speciale dal 1° gennaio. Ma gli amministratori locali si rendono conto dell’effetto depressivo della nuova Ipt, tanto che Bolzano e Trento negli ultimi giorni di dicembre hanno deliberato di non applicarlo, mentre Pistoia ha differenziato le proprie tariffe (complicandole di molto, peraltro) in modo da pesare il meno possibile sulle utilitarie.

di Maurizio Caprino
fonte: sole24 ore.it

 

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La pubblica amministrazione ora nasconde le auto blu

martedì 3 gennaio 2012

No, serve una proroga. E, tac!, eccola lì subito concessa: altri venti giorni (ma ci scommettiamo, ri-prorogabili) per smaltire il pandoro e comunicare con tutta calma il numero e l’impiego delle auto blu da parte delle miriadi di amministrazioni pubbliche sparse per la penisola. Il censimento della Funzione pubblica, a sei mesi dal decreto che lo ha inventato e dopo un mese di attivazione, è un mezzo flop. I numeri sono desolanti, soprattutto se si pensa alla rigidità con cui la burocrazia pretende il rispetto delle scadenze dai contribuenti, pena sanzioni pesanti, interessi sul ritardo, spaventose cartelle esattoriali. Ma lo Stato, con se stesso, è molto più comprensivo, se si dimentica l’obbligo si sposta la scadenza, no problem.
Dunque i numeri: su 10.354 amministrazioni a cui è stato spedito il questionario sulle auto blu a disposizione, hanno risposto entro l’ultimo giorno utile, cioè l’ultimo dell’anno, solo in 4.627, meno della metà. «Altre 707 amministrazioni si sono registrate sul sito e hanno in corso la compilazione», comunicano dal ministero per consolarsi, ma capirai che sforzo registrarsi al sito. La realtà, meno simpatica, va vista dal lato vuoto del bicchiere, dove si trovano 5.727 amministrazioni pubbliche che invece hanno fatto orecchie da mercante, e al ministero (nella persona del Formez, il centro studi sulle Pa dipendente dalla Funzione pubblica) che gli chiedeva delle auto blu, semplicemente non hanno risposto nulla. Silenzio.
Fa niente, avranno venti giorni ancora per dare un segno di vita. Solo allora, se veramente lo faranno, si saprà quante auto blu ci sono davvero in Italia. Per il momento, dai questionari compilati e restituiti, che appunto sono meno della metà, ne risultano 43mila, blu e grigie, di cui 6mila con autista. In effetti si distinguono tre categorie, la terza è quella delle blu-blu, auto di rappresentanza politico-istituzionale a disposizione di autorità e alte cariche (con autista).
Le blu semplici sono invece quelle disposizione dei dirigenti apicali della macchina statale, mentre «grigie» sono le semplici vetture di servizio delle pubbliche amministrazioni. Per conoscere il numero esatto dobbiamo aspettare che si sveglino le 5.727 amministrazioni finora dormienti.
Il bello è che nella lista dei più inadempienti ci sono proprio le «amministrazioni centrali», cioè quelle più importanti, tra cui i ministeri. E tra questi i peggiori risultano essere il Ministero dell’Interno, il ministero della Giustizia (a loro minima discolpa va detto che sono tenute ad un doppio lavoro, quello di monitorare anche le auto blu di prefetture e dei tribunali) e poi la Difesa, che si appella allo schermo della sicurezza anche se qui si tratta solo della auto di rappresentanza, non delle auto di scorta, che sono un capitolo a parte (e di cui non si conosce una cifra esatta, si sa solo che ne usufruiscono soprattutto i magistrati). Male anche le Asl e i comuni non capoluogo. La burocrazia meridionale se l’è presa molto comoda, il divario di efficienza nelle risposte al questionario tra amministrazioni del Sud e del Nord è di 30 (la media percentuale di questionari restituiti) a 60. Il Lazio svetta, unendo l’inefficienza meridionale alla concentrazione di enti centrali, più lenti degli altri. Dal Formez fanno gli ottimisti, ma traspare qualche dubbio, anche per la difficoltà di sondare l’enorme area delle auto ufficialmente non assegnate ad una persona fisica (sembra che la Regione Sicilia detenga il record). Insomma, un caos, nonostante le buone intenzioni.
Il nuovo ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha sposato in pieno la trovata del suo predecessore Brunetta, ma non nasconde che «ad oggi esiste ancora una certa confusione nella conoscenza degli usi delle auto pubbliche». Il censimento obbligatorio e non più volontario, come fu nel 2010, dovrebbe risolvere questa confusione, ma i problemi sono più di quelli previsti. E tutta l’operazione trasparenza dipende poi da una autocertificazione della Regione, della Provincia, del Comune grande o piccolo e così via. Che comunicano al ministero se e come vogliono. Siccome il censimento è l’antipasto per un taglio delle auto blu inutili, si sospetta che gli enti non siano così zelanti nell’aprire il proprio garage, per paura di una sforbiciata. Ma sono solo sospetti.
Nel frattempo, possiamo ragionare sulle cifre del censimento 2010. Da cui emergono 71.700 auto di servizio complessive (come negli Usa, con 50 stati e 300milioni di abitanti…), di cui 2mila «blu-blu», 10mila solo «blu», e 59.700 «grigie». Le auto due volte blu, quelle più costose perché di rappresentanza e con uno o più autisti assegnati, sono così distribuite: 176 a ministeri e organi costituzionali, 267 a regioni e province autonome, 227 alle province, 900 nei comuni, 24 nelle università (i baroni si spostano col lampeggiante…), 51 nelle Asl (i direttori generali ne hanno una).
Al luglio 2011 risultano 143 auto blu (generiche però) assegnate alla presidenza del Consiglio dei ministri, quel parco auto che il premier Monti dice di voler tagliare e convertire in Fiat. Solo il Csm ha 23 auto di rappresentanza (meno male che nel febbraio scorso una delibera del plenum ha eliminato «l’assegnazione di auto di servizio ai componenti presso le sedi di provenienza», cioè l’auto blu anche a casa, non solo a Roma…).
Nel 2010 le auto di servizio hanno macinato 800 milioni chilometri, il che vuol dire parecchio carburante. L’altra voce è quella del personale che ruota attorno alla mobilità in «blu». Servono 1,2 miliardi di euro l’anno per pagare tutti gli addetti agli spostamenti di onorevoli, presidenti, sindaci e direttori vari, 600 milioni solo per gli autisti. Incredibile il Comune di Roma. Ha ridotto le auto, sì, ma resta a livelli stratosferici: 988 auto di servizio! Qualcosa si muove nelle regioni, ma con calma.
Il Piemonte ha ridotto le auto, da 296 nel 2009 a 260 nel 2010, il Veneto da 225 a 220. Qualcosa, ma ancora molto lontani dai «risparmi di mezzo miliardo l’anno» fin qui sbandierati come promessa. I giochi si faranno quando i dati saranno completi, cioè quando le 5.727 amministrazioni pubbliche mancanti faranno qualcosa. Se rimarranno in silenzio, si minacciano sanzioni amministrative. O forse, in alternativa, una nuova proroga.

Paolo Bracalini
fonte: il giornale.it

 

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Annunci case, obbligo di certificato

lunedì 2 gennaio 2012

Dall’AAA dell’annuncio, all’A della certificazione energetica. Da oggi accanto alle indicazioni su superficie, posizione e rifiniture, chi vende un’abitazione dovrà indicare anche l’indice di prestazione energetica. Si tratta di un fondamentale passo avanti per valorizzare gli immobili che consumano meno.La novità è stata introdotta sulla scorta del decreto rinnovabili (Dlgs 28/2011), ma come troppo spesso accade in Italia rischia di essere depotenziata nei suoi possibili effetti positivi dalla mancanza di indicazioni sulle sanzioni previste per chi non rispetta l’obbligo, che riguarda tutti gli annunci immobiliari (cartacei, su internet, in tv, tramite volantini e cartelli). Fa eccezione la Regione Lombardia che ha inserito invece multe fino a 5 mila euro in caso di inadempienza.
L’indice di prestazione dell’immobile è contenuto nell’Ace, l’Attestato di certificazione energetica, documento redatto da un tecnico abilitato che attesta la prestazione energetica dell’edificio e i parametri energetici caratteristici dell’edificio. Si tratta di una “etichetta di qualità” energetica simile a quella degli elettrodomestici: se è di classe “A”, l’immobile è ad altissima efficienza energetica, se di classe “C” significa che rispetta le attuali normative, e così via fino alla G. “Ma già gli edifici in Classe B, sono ormai quasi fuori mercato”, spiega Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, il centro studi specializzato nel settore delle costruzioni.
Secondo Confabitare, la norma è destinata a influenzare in poco tempo il mercato delle case, determinando un vero e proprio punto di svolta nei tradizionali criteri di valutazione in campo immobiliare. Il provvedimento “favorisce un notevole passo in avanti verso un modo d’abitare più sostenibile a livello economico ed ecologico – fa sapere l’associazione dei proprietari immobiliari – e conferma l’importanza crescente che va assumendo la certificazione energetica all’interno del mercato immobiliare italiano”.
Il nuovo obbligo, combinato con la proroga dell’ecobonus del 55% per i lavori di riqualificazione energetica di edifici e appartamenti, potrebbe rappresentare un importante volano economico per un settore – quello delle costruzioni – in grossa difficoltà. “Lei oggi la comprerebbe una macchina Euro 0?”, scherzava qualche tempo fa Bellicini per dare il senso della rivoluzione in corso. A partire dal prossimo anno, infatti, la classe energetica diventerà una variabile imprescindibile per stimare il reale valore degli immobili: gli edifici a bassa efficienza energetica perderanno di valore, mentre andranno a rialzo quelli che, ben coibentati e dotati di impianti di produzione di energia efficienti, consentiranno consumi ridotti.
Ma l’accelerazione verso un’edilizia più sostenbile, per quanto auspicabile e ineluttabile, non avverrà senza problemi. Secondo Norbert Lantschner, direttore dell’Agenzia Casaclima, l’ente pubblico di Bolzano divenuto il più autorevole ceritificatore energetico in edilizia, esiste infatti un grosso problema di formazione. “Tra gli addetti ai lavori di tutti i livelli, dai progettisti ai manovali, troppo spesso mancano ancora il know how e le capacità tecniche necessarie a far fruttare al meglio le prestazioni offerte dai nuovi materiali”. “Nei cantieri – aggiunge – stanno nascendo molte figure legate alle esigenze dell’efficienza energetica, come i ‘cappottisti’ e i posatori qualificati, che vanno però adeguatamente formate”.

Fonte:repubblica.it

 

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