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Archivio della Categoria 'Comunicati stampa'

Dichiarazione dei redditi, Adico aperta tutti i sabati mattina di maggio per assistenza

giovedì 19 aprile 2012

Adico Associazione Difesa Consumatori apre straordinariamente la propria sede anche il sabato mattina per fornire assistenza alla dichiarazione dei redditi.

L’invito è rivolto principalmente a chi risiede nella provincia di Venezia e quindi è comodo a recarsi di persona alla sede di via Volturno 33 a Mestre: lo sportello sarà aperto tutti i sabati di maggio (giorni 5, 12, 19 e 26) dalle ore 9 alle 12. Per informazioni chiamare la segreteria allo 041.5349637 o scrivere all’indirizzo info@associazionedifesaconsumatori.it.

Per i consuenti servizi di consulenza e assistenza legale Adico resterà aperta con i soliti orari, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30.

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Pubblicato nella sezione Informazione |

In Italia troppe uova fuori legge

giovedì 19 aprile 2012

Se qualcuno vi dicesse che la frittata che avete mangiato ieri, o nei giorni scorsi, è illegale, ci credereste? Ebbene sì, c’è un’alta probabilità che le uova che avete utilizzato siano fuorilegge. È quello, per lo meno, che sostiene il settimanale dei consumatori il Salvagente nell’inchiesta. Partendo da un’equazione semplice: visto che nel nostro paese ci sono circa 18 milioni di galline allevate in gabbie che non rispettano la legge (su un totale di 48 milioni di animali), le loro uova o sono sparite nel nulla o finiscono nei nostri piatti “mascherate”.

Gabbie vietate

Ma andiamo con ordine. Dal 1° gennaio 2012, per effetto di una direttiva comunitaria (la 74/99) sono vietati su tutto il territorio comunitario gli allevamenti di galline ovaiole con gabbie “non modificate”. In Italia, invece, accanto ad aziende che a loro spese si sono adeguate alla nuova normativa, ce ne sono molte altre che continuano a mantenere i sistemi vietati con la compiacenza delle istituzioni che poco hanno fatto per dare seguito ai dettami dell’Europa, anche dopo una procedura di infrazione del 2003.

 Grande confusione

Il risultato è che regna una gran confusione e il consumatore non è in grado di distinguere tra le uova che circolano con un codice vero e quelle che, invece, potrebbero avere un codice “taroccato”.
La situazione che si è venuta a creare è paradossale: dal 1° gennaio 2012, infatti, il codice 3 contraddistingue le uova di galline allevate in gabbie arricchite. Per le altre non esiste un codice identificativo, né alcun tipo di imballaggio perché non possono essere commercializzate. Che fine fanno queste uova? Vengono distrutte? Difficile pensare che sia così. Che vengano immesse sul mercato con il codice 3 e che, dunque, finiscano per alimentare una frode in commercio è più che un sospetto, concludono dal Salvagente.

La filiera non vede e non parla

Ma è possibile che nessuno controlli e sanzioni? Avicoltori che allevano in sprezzo delle norme e centri di imballaggio che operano senza chiedersi da quali allevamenti provengano le uova che imballano ed etichettano? Per la verità le responsabilità non si fermano qui, perché anche la grande distribuzione organizzata dovrebbe almeno chiedersi la provenienza delle uova che espone sui suoi scaffali. Ma la filiera – in questo caso – non vede, non sente e non parla.

Rimpallo ministeriale

Il ministro delle Politiche agricole e forestali, Mario Catania, aveva fatto sapere che “sta provvedendo ad adeguare il regime sanzionatorio nei confronti delle aziende che al 1° gennaio 2012 non saranno in regola con le nuove disposizioni’ . In realtà non c’è bisogno di “adeguare il regime sanzionatorio”, basterebbe applicare le regole che ci sono. La Legge comunitaria 2008, infatti, individua proprio il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali come soggetto competente al controllo per l’applicazione delle disposizioni citate, tramite l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icq). Con quali poteri? Qualora la partita controllata non sia ritenuta conforme, il servizio di Ispezione (l’Icqrf) ne può vietare la commercializzazione. Da quello che ci risulta, però, nessuna partita fino a oggi è stata mai ritirata dal commercio.

L’inerzia delle istituzioni

La cosa più sconcertante, secondo il Salvagente, è proprio l’inerzia delle istituzioni. Se il ministero della Salute, seppur tardivamente, ha disposto un censimento degli allevamenti in regola, dalle Politiche agricole le prese di posizione sono ancora troppo deboli ma, soprattutto, ferme a un decreto ministeriale del 2011 adottato, tra l’altro, contro la volontà del ministero della Salute. E comunque destinato a non risolvere la questione.

Adesione volontaria

Il decreto, infatti, ha come oggetto le procedure per la presentazione di “istanze di adesione volontaria al programma di adeguamento degli impianti di allevamento delle galline ovaiole alle norme per il benessere animale mediante l’introduzione di nuove gabbie”. Istanze che saranno poi inserite in un elenco nazionale “da istituire” presso il ministero con articolazione regionale, e in base a cui potrà essere concesso l’accesso a programmi di sviluppo rurale e ad altri strumenti di finanziamento. La procedura di acquisizione on line di queste istanze presentate dalle aziende interessate, attiva dal 30 settembre 2011, è scaduta il 31 ottobre 2011, ma è stata ovviamente prorogata al 31 dicembre 2011.

13 anni di ritardi

È possibile che dopo 13 anni stiamo ancora cercando di trasformare un adempimento obbligatorio in un’adesione volontaria? È fuori dubbio che il passaggio da un sistema all’altro, da gabbie convenzionali a gabbie “modificate”, richieda investimenti onerosi per le aziende zootecniche, ma è altrettanto vero che 13 anni sono un tempo sufficientemente lungo per un passaggio morbido verso il nuovo sistema di allevamento. Basti pensare che la Germania si è messa in regola nel 2009 e lo ha fatto in soli 9 mesi e la Svizzera dal 1980 ha bandito le gabbie di batteria. In Italia, invece, le istituzioni sono in balia di una lobby – questa volta degli avicoltori – e a pagare le conseguenze sono, ancora una volta, i consumatori. E gli allevatori che hanno investito per tempo per adeguarsi alle legge e devono competere con i colleghi che se ne sono infischiati.

VALENTINA CORVINO
fonte: il salvagente.it

 

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Pubblicato nella sezione Salute e Alimentazione |

Dl fiscale, no all’esenzione per anziani e disabili

mercoledì 18 aprile 2012

Le agevolazioni fiscali per anziani e disabili ricoverati in ospizi e ospedali e per le proprietà immobiliari degli italiani all’estero saranno a carico dei comuni. Le amministrazioni locali potranno disporre l’agevolazione sulla prima casa, nel caso questa non sia abitata per motivi sanitari, facendosi carico del mancato gettito statale, quindi coprendo il 100% dell’esenzione.

LE MODIFICHE – Nel frattempo l’iter parlamentare per la conversione del decreto legge sulla delega fiscale procede a passi spediti, anche grazie alla fiducia annunciata dal governo. Il voto è previsto per giovedì alla Camera, prima di un terzo passaggio al Senato. C’è una certa fretta perché il dl scade il 2 maggio e si avvicinano le feste del 25 aprile e del primo maggio. Alla Camera stavano per entrare anche le nuove regole sul finanziamento pubblico dei partiti, dichiarate poi inammissibili per estraneità di materia. Nessun sbarramento in questo senso invece per l’emendamento del governo sull’asta frequenze tv, che lascia il segno nei rapporti tra il governo e il Pdl.

Fonte. corriere.it

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Pubblicato nella sezione Economia |

Due suicidi al giorno per la crisi. E’ un vero e proprio allarme sociale

mercoledì 18 aprile 2012

La crisi economica ha i suoi effetti non solo sui disoccupati, ma anche fra imprenditori e lavoratori autonomi. Sono stati 362 nel 2010 i suicidi dei disoccupati, superando i 357 casi del 2009, che già rappresentavano una forte impennata rispetto ai 270 accertati in media del triennio precedente (rispettivamente 275, 270 e 260 nel 2006, 2007 e 2008), confermando la correlazione tra rischio e integrazione nel tessuto sociale. E’ quanto emerge dal Secondo rapporto Eures Il suicidio in Italia al tempo della crisi. La situazione economica non ha effetti solo sui ‘senza lavoro’, ma anche anche fra imprenditori e autonomi, inducendo al suicidio molti artigiani, commercianti o comunque imprenditori ‘autonomi’. Secondo l’Eures nel 2010 in questa categoria ben 336 si sono tolte la vita, contro i 343 del 2009. Solo nei primi mesi del 2012 1, 23 imprenditori si sono tolti la vita.
Fattori di rischio. Lo studio definisce “molto alto il rischio suicidario” nella componente della forza lavoro direttamente esposta all’impatto della crisi. Nel 2010 si sono contate 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (sono state 151 nel 2009), costituite in oltre il 90% dei casi da uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino “indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali”.
Le percentuali crescono nella fascia degli esodati.Secondo lo studio però i rischi di suicidio nei momenti di difficoltà economica sarebbero più alti tra disoccupati e imprenditori, meno invece tra i dipendenti. Considerando l’indice di rischio specifico (suicidi per 100 mila abitanti della medesima condizione) sono i disoccupati a presentare l’indice più alto (17,2), seguiti con scarti significativi dagli imprenditori e liberi professionisti (10) colpiti dalle fluttuazioni del mercato e dai ritardi nei pagamenti per i beni e servizi venduti (in primo luogo da parte della Pubblica Amministrazione) e dalla conseguente difficoltà di accesso al credito. Seguono i lavoratori in proprio (5,5) e chiudono la graduatoria del rischio i “più tutelati” lavoratori dipendenti (4,5). Soltanto di poco più alto, infine, l’indice di rischio suicidario degli inattivi (pensionati, casalinghe, studenti, eccetera).
Il rischio suicidio è inoltre sempre più in agguato nella fascia dei cosiddetti esodati, in genere di età compresa tra i 45 e i 64 anni, facendo segnare un incremento di casi del 12,6% nel 2010 rispetto al 2009 e del 16,8% rispetto al 2008.
La fiaccolata silenziosa. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi delle piccole e medie imprese, domani alle 20, si terrà una fiaccolata silenziosa a Roma, al Pantheon. Imprese e lavoratori sfileranno insieme, con un pensiero a tutti coloro che, strangolati da debiti con banche e fornitori, hanno scelto di togliersi la vita. Si chiama ‘Silenziosamente’, ed è la manifestazione congiunta organizzata da 20 sigle tra sindacati, associazioni e confederazioni, tra cui Cgil, Cisl, Uil, Confcommercio, Federlazio e Unindustria.
I dati complessivi. Complessivamente, dopo l’aumento dei suicidi registrato nel 2009 (+5,6% rispetto al 2008), prosegue nel 2010 la crescita del fenomeno (+2,1%). I suicidi accertati in Italia salgono a 3.048 (sono stati 2.986 nel 2009 e 2.828 nel 2008). L’incremento, che investe trasversalmente la popolazione, coinvolge la componente maschile (+2,4%) in misura maggiore di quella femminile (+0,9%), consolidando la caratterizzazione al maschile del fenomeno: nel 2010 l’indice di rischio suicidario risulta tra gli uomini quattro volte superiore a quello delle donne (8,2 a fronte di 2,1). Secondo la fotografia dell’Eures sono aumentati nel 2010 i suicidi nelle regioni del Centro-Nord; ma a livello territoriale il primato se l’è aggiudicato la Lombardia (con 496 casi, +3% rispetto al 2009), seguita dal Veneto (320, pari al 10,5% del totale, con un aumento del 16,4% sul 2009) e l’Emilia Romagna (278, 9,1%).

Fonte: repubblica.it

 

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Pubblicato nella sezione Politica e Società |

Imu prima casa in tre rate: la prima il 18 giugno

martedì 17 aprile 2012

La delega fiscale varata in tarda serata dal governo  prevede la possibilità di costituire una commissione indipendente e di eliminare, ridurre o riformare le spese fiscali che appaiono in tutto o in parte ingiustificate alla luce delle mutate condizioni socio-economiche. «È comunque fatta salva la tutela dei diritti fondamentali e delle finalità meritevoli: la famiglia, la salute, le situazioni di svantaggio economico o sociale, il patrimonio artistico e culturale, la ricerca e l’ambiente», si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi, contestualmente all’approvazione da parte del consiglio dei ministri. Ecco le misure pensate dal governo per ridurre il prelievo fiscale sulle famiglie, al netto di una serie di interventi tesi a razionalizzare la disciplina fiscale nel nostro Paese:

CATASTO – Con la delega fiscale arriva anche la riforma del catasto dei fabbricati. La riforma «persegue in primo luogo l`obiettivo di una maggiore equità, avvicinando le singole rendite catastali ai valori effettivi di mercato; ma alla revisione delle rendite si accompagnerà, contestualmente, quella delle aliquote, in modo da mantenere invariato il carico fiscale complessivo sui fabbricati». La revisione del catasto, sarà attuata in collaborazione con i comuni e l`Agenzia del Territorio, con l`obiettivo di attribuire a ciascuna unità immobiliare il relativo valore patrimoniale e la rendita. Con la riforma si vuole ridefinire i fabbricati in base non solo a valori ma anche a criteri più aggiornati: localizzazione, qualità dell`immobile e superficie in metri quadri.

SEMPLIFICAZIONI – Stop alle complessità inutili e alle duplicazioni nelle norme fiscali. Tra le misure di semplificazione, la revisione sistematica dei regimi fiscali e il loro riordino, al fine di eliminare complessità superflue e la revisione degli adempimenti con particolare riferimento a quelli superflui o che diano luogo, in tutto o in parte, a duplicazioni, o risultino di scarsa utilità per l’Amministrazione finanziaria ai fini dell’attività di controllo e di accertamento o comunque non conformi al principio di proporzionalità.

IMPRESE – Arriva l’Iri, l’imposta sul reddito d’impresa, e resta confermata l’Irap. La tassazione dei redditi prodotti dalle imprese commerciali e dai lavoratori autonomi verrà assoggettata ad un’unica imposta. In proposito si stabilisce la deducibilità dalla base imponibile di questa imposta dalle somme prelevate dall’imprenditore, dal professionista o dai soci come remunerazione. Queste ultime concorreranno alla formazione del reddito complessivo imponibile ai fini Irpef personale del singolo imprenditore. Per i contribuenti di minori dimensioni, invece, si prevede la possibilità di introdurre il pagamento a forfait di un’unica imposta in sostituzione di quelle dovute.

IMU IN TRE RATE – L’emendamento al dl fisco approvato in commissione prevede il versamento di una prima rata il 16 giugno, pari a un terzo dell’importo. La seconda tranche sarà versata entro il 16 settembre, portando il totale dell’imposta al 66%, mentre la rata restante e il conguaglio sarà versato entro il 16 dicembre. Il versamento dell’Imu è a carico del coniuge separato che vive in casa, anche se non è il proprietario dell’abitazione. Criteri più stringenti anche per definire l’abitazione principale che da diritto alle detrazioni: dovrà essere una per nucleo familiare.

TASSA LUSSO AEREI – Arriva una tassa di lusso sugli ‘aereo-taxi. A pagare il tributo saranno i passeggeri, al momento dell’imbarco, che dovranno versare 100 euro in caso di tragitto non superiore ai 1.500 km e 200 euro se la tratta è più lunga. ‘Scontì invece per la tassa applicata su aerei ed elicotteri privati. Le tariffe scendono in particolare per gli aeroplani più piccoli; mentre per gli elicotteri il tributo sará maggiorato solo del 50%.

CASH PENSIONI – Il termine a partire dal quale i pagamenti oltre 1.000 euro potranno essere effettuati solo attraverso conto corrente viene ulteriormente posticipato al primo luglio.

BOLLO SCUDO – Il pagamento del bollo sullo scudo fiscale slitta dal 16 maggio al 16 luglio, con uno sconto per chi rinuncia al regime di riservatezza.

BOLLO AFFITTI – Esenzione dall’imposta di bollo sulle ricevute relative al pagamento per gli affitti soggetti alla cedolare secca del 20%.

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Pubblicato nella sezione Economia |

Alfano, Bersani e Casini: “Abolire i rimborsi elettorali sarebbe un errore drammatico”

lunedì 16 aprile 2012

I leader dei partiti di maggioranza: “così verrebbero puniti anche coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole”. E propongono di passare piuttosto dalla riforma dell’articolo 49 della Costituzione. Di Pietro: “E’ una presa in giro”. Ma le voci di protesta arrivano anche da Serracchiani (Pd) e Stracquadanio (Pdl)

“Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti – già drasticamente tagliati dalle manovre 2010-2011 – sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobbies”. Lo scrivono Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini nella relazione alla loro proposta di legge sulla trasparenza dei partiti. Una conclusione che fa arrabbiare non solo il “solito” Di Pietro, ma anche parti del Terzo Polo e qualcuno all’interno del Pd e del Pdl. Secondo il leader dell’Italia dei valori è “una presa in giro”, mentre il vicepresidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino è il più veloce a commentare, su Twitter: “Se cancellare i finanziamenti ai partiti sarebbe un errore drammatico, non ridurli almeno del 50% sarebbe un atto immorale”.

Secondo Alfano, Bersani e Casini, però, tagliando i finanziamenti, verrebbero puniti anche coloro che in questi anni “hanno rispettato scrupolosamente le regole e metterebbe i partiti in mano a centri di potere e di interesse particolare”, anche se alla fine i partiti alla fine spendono un quinto dei rimborsi che incassano. Secondo il leader dell’Udc “è un errore pensare che la politica viva senza bisogno di un contributo forte” e eventualmente una delle strade da seguire è “la defiscalizzazione della contribuzione volontaria”.

Nella relazione alla proposta di legge presentata da Pdl, Pd e Terzo Polo si legge che “il finanziamento pubblico dei partiti presuppone regole certe che garantiscano la trasparenza e il controllo sui bilanci. Questa è la strada e bisogna intervenire rapidamente”. E’ stato confermato, insomma, quanto già era emerso nei giorni scorsi: nessun taglio ai fondi. Piuttosto, scrivono “Abc”, “il punto è un altro: trasformare il finanziamento pubblico nella leva per riformare i partiti. Come ha ricordato Napolitano – sottolineano i partiti della maggioranza – è necessario sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti e meccanismi corretti e misurati di finanziamento della loro attività”. “La strada maestra – affermano – è quella della discussione e dell’approvazione di una legge organica che trasformi i partiti in associazioni riconosciute, dotate di personalità giuridica, con precisi requisiti statutari”. E cioè quella legge attuativa dell’articolo 49 della Costituzione, per la quale ci sono bozze di riforma che arriveranno in discussione a maggio.

La proposta di “Abc”. Quanto propone il testo firmato da Alfano, Bersani e Casini è ciò che già era emerso la scorsa settimana quando si era tentato di inserire la norma come emendamento all’interno del decreto fiscale (ipotesi poi bocciata). Quindi introduzione di una Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti e sanzioni in caso di irregolarità sono le novità principali.

La proposta di legge è composta da un solo articolo di nove commi, dove non si parla dell’entità dei rimborsi elettorali, né si fa cenno allo slittamento annunciato da Bersani (da luglio a settembre) della rata di finanziamenti di quest’anno. Nella relazione introduttiva si legge che “la proposta di legge, se approvata, cambierà immediatamente le regole su alcuni aspetti cruciali della gestione finanziaria dei partiti”. In particolare i sistemi di controllo, le sanzioni e la trasparenza. Quanto ai controlli, “sono rese obbligatorie per legge la verifica e la certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società di revisione esterne e indipendenti. I controlli esterni dei bilanci, superando il sistema di verifiche meramente formali effettuate dai revisori nominati da Camera e Senato, sono attribuiti alla Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti politici. La Commissione, che ha sede presso la Camera dei deputati, “è composta dai presidenti della Corte dei Conti (che la coordina), del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, ciascuno dei quali si avvale fino a un massimo di due magistrati appartenenti ai rispettivi ordini giurisdizionali”.

Il capitolo sanzioni prevede che “chi agisce scorrettamente deve subire non una sospensione, come accade oggi, ma una vera e propria decurtazione dei rimborsi elettorali, pari a tre volte la misura dell’irregolarità riscontrata”. Infine, la trasparenza: “Si abbassa da 50 mila a 5 mila euro la soglia oltre la quale i contributi ai partiti vanno dichiarati pubblicamente e i conti dei partiti vanno pubblicati obbligatoriamente in internet, permettendo ai cittadini di verificare dove i partiti si procurano le risorse e come le impiegano”.

Di Pietro: “E’ una presa in giro”. Furioso il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “In un momento così drammatico per il nostro Paese, dove il governo ha colpito le fasce sociali più deboli, la politica deve dare il buon esempio cominciando a tagliare gli sprechi e le vagonate di soldi pubblici incassati”. “La politica non può far finta di niente e ignorare le condizioni del paese – aggiunge – il provvedimento all’acqua di rose proposto da Alfano, Bersani e Casini è una presa in giro per i cittadini e per la dignità delle istituzioni. L’Italia dei Valori si batterà in Parlamento per restituire agli italiani il maltolto. Se si continua così i cittadini arriveranno con i forconi davanti a Montecitorio”.

Generazione Futuro: “Spot per Grillo”. La chiosa è di Gianmario Mariniello, coordinatore di Generazione Futuro: “Il comunicato di ‘Abc’ che rivendica il finanziamento pubblico ai partiti e dove addirittura ci si lamenta dei tagli contenuti nelle finanziarie 2010-2011 – dichiara – è il miglior spot (gratis) per Beppe Grillo. Fli, che da due anni vive senza un solo euro di finanziamento pubblico prenda le distanze da toni e contenuti di un comunicato che rappresenta un errore politico, morale e valoriale grave”.

Tratto dal: il fattoquotidiano.it

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Adico e BluRadio Veneto insieme per i diritti dei consumatori: i diritti di chi acquista un’auto usata e la stangata sulla “popolazione 1.000 euro” i temi di questa settimana

lunedì 16 aprile 2012

Saranno il boom di acquisti di auto usate e i diritti di chi le sceglie, insieme alla perdita di potere d’acquisto per chi ha meno di 1.000 euro al mese, i temi al centro dei collegamenti di questa settimana dedicati da BluRadio Veneto ad Adico Associazione Difesa Consumatori. L’appuntamento per parlare di compravendita di veicoli usati e di garanzia di conformità è domani alle 17.40 con il presidente dell’Adico Carlo Garofolini (in replica mercoledì alle 10.40). Giovedì invece, sempre alle 17.40, Garofolini verrà intervistato dalla redazione sul crollo del potere d’acquisto dei nuovi poveri, che ha toccato quota -12% (in replica venerdì alle 10.40). I podcast delle rubriche sono sempre disponibili  sul sito di BluRadio Veneto all’indirizzo Internet http://bluradioveneto.it/categorie/tag/adico a partire dalle 18 di ogni martedì per il primo argomento settimanale, e dalle 18 di ogni giovedì per il secondo argomento. Per sintonizzarsi su BluRadio Veneto: 88.70 FM e 94.60 FM.

Gli argomenti selezionati ogni settimana per gli ascoltatori da Adico e BluRadio Veneto saranno pubblicati il lunedì sul sito dell’Associazione www.associazionedifesaconsumatori.it e inviati via e-mail a tutti gli iscritti alla mailing list, ma potranno essere modificati nel caso sopraggiungessero temi di ancor maggiore attualità.

Anche l’appuntamento del martedì con Radio Spazio Noi sarà dedicato al fenomeno delle auto usate (+70% in 2 anni secondo Adico). Radio Spazio Noi si ascolta in Sicilia sulle frequenze 88 FM Palermo, 106.3 FM Palermo e provincia. 99.350 FM verso Cefalù, 88.5 FM zona Agrigento, Enna e Caltanissetta, e la registrazione della rubrica si potrà ascoltare anche online dall’apposito link dedicato ad Adico sul sito di Radio Spazio Noi www.radiospazionoi.it.

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Famiglie povere senza difesa perso il 12% del potere d’acquisto

lunedì 16 aprile 2012

C’è un gruppo di famiglie italiane che dalla crisi non è mai uscito. Neanche nel 2010, anno in cui l’economia del Paese era tornata a crescere. Sono quelle più povere, costrette ad arrangiarsi con meno di mille euro al mese. Per lo più pensionati, molte donne, in gran parte residenti al Sud o nelle Isole. Il loro reddito disponibile, negli ultimi anni, non ha fatto che diminuire. Lo rivela un’analisi di tre ricercatori, Monica Montella, Franco Mostacci e Paolo Roberti, basata sui dati della Banca d’Italia e pubblicata sul sito lavoce.info. Nel biennio 2009-2010 il reddito delle famiglie italiane, al netto dell’inflazione, è di poco aumentato. Ma mentre per la classe media il recupero di potere d’acquisto è stato sensibile, il decimo più povero delle famiglie italiane lo ha visto scendere del 4,5%. Una caduta che sommata a quella del biennio precedente, del 7,5%, spinge il bilancio familiare per il periodo 2007-2010 in profondo rosso. Di 1000 euro da usare per spese e bollette quasi 120 sono andati persi.

L’IDENTIKIT

Per dare corpo ai numeri gli autori disegnano un profilo delle famiglie più svantaggiate. Quasi sei su dieci vivono al Sud o nelle Isole e sono formate da un solo componente. Nel 57,5% dei casi il capofamiglia è donna, un valore quasi doppio rispetto alla media italiana. Cittadini con un livello di istruzione basso: la metà non ha nessun titolo di studio o solo la licenza elementare. Ma ciò che più li accomuna è il vivere fuori dal mondo del lavoro. Esserne esclusi, come nel caso del 22% dei capifamiglia disoccupati, quando il dato complessivo per l’Italia non arriva al 4%. O esserne usciti: la metà di loro è in pensione.

MONOREDDITO

Da dove arrivano i soldi? Nella torta delle entrate delle famiglie la fetta più importante è quella degli stipendi, quasi il 40% del totale. Seguono pensioni e rendite, rispettivamente al 25 e al 22%. Se però isoliamo il gruppo delle famiglie più deboli la ricetta per arrivare a fine mese cambia. Il lavoro, autonomo o subordinato, conta appena per un quarto, mentre la quota dei trasferimenti netti si allarga, tra pensioni e sussidi, fino al 52%. Ma più ancora del “come”, sui bilanci domestici incide il “quanto”, la varietà delle fonti di reddito. In quasi tutte le famiglie più povere è solo uno dei componenti a guadagnare. Se in Italia le famiglie monoreddito sono molte, quasi la metà del totale, nel gruppo dei più svantaggiati arrivano a nove su dieci.

INVERSIONE DI TENDENZA

Tra il 2006 e il 2008 il potere d’acquisto delle famiglie italiane era sceso del 4,1%. Nei due anni successivi è tornato a crescere, dello 0,3%. Ma dell’inversione di tendenza hanno beneficiato soprattutto le famiglie a reddito medio, tra i 25 e i 35mila euro l’anno, che hanno visto le disponibilità di spesa aumentare di quasi il 2%. Così nel biennio l’indice di Gini, termometro delle disuguaglianze del Paese, è sceso di qualche decimo. “Ma quello è un valore complessivo”, spiega Franco Mostacci, uno degli autori della ricerca, “i dati scomposti per classi di reddito dicono di più”. Qualcosa di preoccupante rispetto al welfare italiano: “Fino al 2006 erano i più deboli ad ottenere i maggiori dividendi della crescita economica. Poi la tendenza si è invertita: la redistribuzione della ricchezza li ha sfavoriti”. Da tenere presente, in tempi di riforme delle pensioni e del lavoro.

di Filippo Santelli
fonte. Repubblica.it

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Pubblicato nella sezione Economia |

Fornero: governo a casa se riforma del lavoro non passa

domenica 15 aprile 2012

“Finora abbiamo ricevuto critiche per troppa incisività o troppo poca incisività, ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corso di un convegno sull’occupazionale giovanile a Reggio Calabria. “C’è grande disagio sociale in questo Paese”, ha affermato il ministro. La titolare del dicastero del Welfare ha anche parlato della mancanza di crescita e sviluppo “negli ultimi 15-18 anni in Italia. Siamo fermi o in alcuni anni addirittura in negativo mentre la Cina e altri Paesi crescevano”. Il ministro Fornero ha aggiunto che “senza crescita in aggregato ci si impoverisce” e ha sostenuto che negli ultimi decenni si è registrata una sperequazione nella distribuzione del reddito “a danno delle classi medie e povere”.
“Gli esodati li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti, sul tema pensionistico pubblico, a carico della collettività. Dopo i 65mila soluzioni per gli altri. Varietà di stime? Non è colpa del ministero». È questo il passaggio della Fornero sugli esodati nell’intervento nel corso del convegno. Su questa tematica, ha ribadito, “bisogna trovare un equilibrio”.

PROTESTA DEI LAVORATORI NEL CORSO DEL CONVEGNO

Un gruppo di lavoratori precari della Regione Calabria ha fatto una irruzione silenziosa nella sala Calipari di palazzo Campanella, dove era in corso il convegno sull’occupazione giovanile al quale ha partecipato il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Lamentano la mancata stabilizzazione. Tenevano in mano alcuni fogli bianchi con le scritte “lavoratori fantasma” e “lavoratori alla fame”. La manifestazione è stata promossa dal sindacato Usb. Il goverrnatore della Calabria Giuseppe Scopelliti ha parlato con il ministro Fornero in privato, esponendole la situazione dei lavoratori precari e poi ha spiegato ai sindacalisti che il ministro entro il 15 maggio convocherà un incontro sul precariato. La precedente trattativa era saltata a causa della crisi di governo. Uscendo dal convegno, i sindacati hanno ringraziato a distanza il ministro Fornero che ha risposto “grazie per la vostra civiltà”.

Fonte: avvenire.it

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Imu in tre rate, scontro nel governo. Garofolini: una tassa ingiusta

sabato 14 aprile 2012

Sale lo scontro sull’Imu, dopo la decisione di farla pagare in tre rate. I Comuni frenano: l’impatto – dicono – sarà «devastante» se la rateizzazione dovesse riguardare anche la seconda casa. E anche il Pd attacca: così i comuni non pagano gli stipendi. Niente da fare invece per gli anziani: il rischio di un abuso di una eventuale agevolazione sulla casa lasciata vuota dalle persone ricoverate in case di cura o in ospizi non lascia porte aperte a modifiche. Novità in vista invece per le case affittate a canone concordato e per le dimore storiche: il relatore sta valutando, nell’ambito delle risorse disponibili, emendamenti per alleggerire la tassazione.
Le nuove norme, che avranno l’impatto su moltissimi contribuenti, arrivano mentre il tema fiscale si scalda e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia un nuovo monito contro l’evasione fiscale, defindendo gli evasori «indegni dell’Italia». Il tema Imu poi divide la maggioranza. Al segretario Pdl Angelino Alfano che già da qualche giorno rilancia la necessità della rateizzazione e di un alleggerimento risponde il leader del Pd, Pierluigi Bersani. «Avevamo proposto di alleggerire l’Imu e compensarla con una tassa personale sui grandi patrimoni immobiliari. Questa era la nostra proposta. Vogliamo riprenderla in mano? – si chiede – L’Imu, che è sgradevole, a questo punto va applicata. Alfano dice che bisogna graduarla? Figuriamoci».
La ricaduta che la nuova imposta immobiliare avrà indirettamente sulla condizione degli inquilini sembra non far parte delle preoccupazioni del Governo Monti – tuona il presidente dell’Adico, Carlo Garofolini – si tratta di una tassa ingiusta e vessatoria, che avrà solo un ulteriore effetto depressivo dal punto di vista economico”.

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Pubblicato nella sezione Soldi e Fisco |

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