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Archivio della Categoria 'Politica e Società'

Istat: lavoro, boom di disoccupazione tra i giovani. Germania ai minimi storici al 6,7%

mercoledì 1 febbraio 2012

Mentre in Italia la disoccupazione continua a crescere, in Germania si attesta al minimo storico. I dati diffusi parlano di un tasso all’8,9% in rialzo di 0,1 punti percentuali su novembre e di 0,8 punti su dicembre 2010. È il più alto dal 2004 registrato nel nostro Paese. In particolare i più colpiti sono i giovani, quasi uno su tre non ha lavoro. Lo rileva l’Istat su stime provvisorie. Se si guarda alle serie storiche trimestrali è il più alto dal terzo trimestre 2001.
LE STIME- A dicembre il numero di disoccupati in Italia ha raggiunto quota 2 milioni e 243mila ed è aumenta dello 0,9% rispetto a novembre (20 mila unità). Sempre secondo i dati dell’Istituto di Statistica, gli occupati a dicembre 2011 sono 22.903.000, un livello sostanzialmente invariato rispetto a novembre, in presenza di un calo della componente maschile e di una crescita di quella femminile. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione diminuisce dello 0,1% (-23 mila unità).
GLI UOMINI- I tecnici dell’Istat hanno spiegato che, sempre a dicembre 2011, «c’è stato un peggioramento consistente del mercato del lavoro, soprattutto per un incremento della disoccupazione maschile». su base annua si registra una crescita del 10,9% (221mila unità).
LE IMPRESE- l’occupazione cala anche nelle grandi imprese. A novembre al netto della stagionalità e al lordo dei dipendenti in Cig è diminuita dello 0,1% rispetto a ottobre. Al netto dei dipendenti in Cig si registra un calo dello 0,4%. Lo rileva l’Istat.
LA GERMANIA- Il quadro italiano è lontano da quello tedesco. La disoccupazione è ai minimi storici in Germania nel mese di gennaio. Secondo le statistiche nazionali diffuse dall’agenzia per l’impiego, il rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro è sceso al 6,7% destagionalizzato dal 6,8% di dicembre. Il numero di disoccupati è calato di 34mila unità a gennaio dopo la contrazione di 25mila unità registrata a dicembre. La lettura è decisamente migliore rispetto alle previsioni degli economisti: il consensus degli economisti indicava un tasso fermo al 6,8% e un calo di 10mila unità. A livello non destagionalizzato invece il tasso di disoccupazione cresce di 0,7 punti al 7,3% con un incremento del numero dei senza impiego di 302mila unità a 3,08 milioni.
LA ZONA EURO- Secondo dati dell’Ufficio statistico dell’Unione europea la disoccupazione a dicembre ha raggiunto il massimo dall’introduzione della moneta unica. Nei 17 paesi dell’euro la disoccupazione, secondo dati destagionalizzati, si è attestata al 10,4%, lo stesso livello di novembre dopo la revisione dal precedente 10,3% e in linea con le attese degli economisti. La disoccupazione nei 27 paesi dell’Unione Europea è al 9,9%, lo stesso valore di novembre dopo la revisione da 10,3%.

fonte: corriere.it

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Pubblicato nella sezione Comunicati stampa, Politica e Società |

Tagli col trucco per la Casta. Sono applicati agli aumenti dei parlamentari

martedì 31 gennaio 2012

Sì al taglio dello stipendio dei deputati, ma la busta paga a fine mese sarà la stessa, non un euro di meno. Con ulteriore beffa finale, perché i frutti del (finto) risparmio andranno in un belfondo che sarà a disposizione – guarda un po’ – degli stessi deputati. La riduzione di cui si parla è proprio quel taglio delle indennità che tiene banco da mesi tra mille polemiche, come segnale “in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti”.
Come è andata a finire? Alla fine di un lungo percorso costellato da promesse, altolà e dispute sugli importi (con tanto di commissione ad hoc) finalmente la Camera ha deciso: ieri ha detto sì al taglio dello stipendio degli onorevoli proposto dall’Ufficio di presidenza per 1.300 euro lordi, 700 euro netti. Strette di mano, comunicati che di grande soddisfazione. “Ecco, noi siamo in linea con gli italiani”, è il motto. Ma sarà poi vero? No. Perché la decurtazione delle indennità fa uscire quei soldi dalla porta della Camera ma la riforma della previdenza li fa rientrare dalla finestra, paro paro. Non un euro di meno.
Così, a fine mese, la busta paga della casta è la stessa: 11.200 euro netti di indennità di base sui quali cumulare tutte altre voci. Nessun taglio, dunque. Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali che si estendo ovviamente anche ai parlamentari, che sono scattate il primo gennaio scorso. Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perché non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga.
Il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, per farla breve, si sarebbe tradotto in 1300 euro al mese in più in busta paga, a causa dei differenti criteri di tassazione. Il maxi aumento, difficile da giustificare in questa congiuntura, è stato scongiurato introducendo una sforbiciata di pari importo. Più che di un taglio, si tratta dunque della sterilizzazione di un aumento. E poi la vera beffa finale: i tagli agli stipendi non torneranno agli italiani. Quelle somme andranno in un fondo a parte. Per cosa? Per gli stessi deputati. Lo anticipa il questore del Pdl, Antonio Mazzocchi, che in serata ha spiegato “questi 1.300 euro che verranno tagliati saranno accantonati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi da parte dei deputati”. Insomma, quei soldi non usciranno mai da Montecitorio. Resta la magra consolazione della revisione del sistema dei rimborsi: finalmente dovranno essere motivati da ricevute. Ma anche qui c’è il trucco. Solo la metà di quelli presentati dovranno avere una giustificazione, l’altra no. Così si potrà decidere discrezionalmente cosa è opportuno farsi rimborsare e cosa invece è meglio lasciare senza indicazione della causale. “Un’operazione trasparenza non trasparente”, scrive il Sole24Ore di oggi in un corsivo.
Caustici, ovviamente, i commenti dei giornalisti cui il trucco non è sfuggito. “Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento. Provando a fare bella figura gratis davanti a tutti”,ragiona Franco Bechis sul suo blog. E sicuramente oggi risultano un po’ stonate le dichiarazioni di soddisfazione e gli annunci in pompa magna del corpus politico. A partire da quello diGianfranco Fini che appena ricevuto il sì ha iniziato a cinguettare su Twitter “taglio del 10 per cento allo stipendio dei deputati presidente della Camera, vicepresidenti, questori e presidenti di commissione”. Un taglio, si è visto, a salve. E che dire di Rocco Buttiglione, vicepresidente della Camera, che ieri ha parlato di “sacrifici per essere credibili”. Oppure di Guido Crosetto che sulla scorta del (finto) taglio ha invocato nuove e analoghe misure contro i privilegi parlamentari. “Il 2012 deve iniziare all’insegna della sobrietà per tutti gli italiani, ma soprattutto per i politici”, ha invece affermato il vice presidente del Fli, Italo Bocchino.
Ma la storia non è finita. Perché oggi sarà un’altra giornata di tagli strombazzati e annunci roboanti. Perché oggi al Senato tocca pronunciarsi su decisioni simili a quelle della Camera con l’approvazione del superamento del sistema dei vitalizi e la riduzione del 10 per cento di tutte le indennità aggiuntive di funzione, del Consiglio di presidenza e delle presidenze di Commissione. “Inoltre, opereremo sulle indennità dei parlamentari, sempre con tagli analoghi a quelli adottati a Montecitorio”, annuncia il senatore del Pdl Angelo Maria Cicolani, questore di palazzo Madama. “In questo modo – assicura Cicolani – il Parlamento ristabilirà un rapporto di assoluta credibilità con gli elettori e daremo una risposta concreta a chi chiede di ridurre i costi della politica in tempo di crisi”. Bene, si è visto come.

Fonte: il fatto quotidiano.it

 

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Decreto semplificazioni: tagliate 330 leggi inutili e certificati lampo

lunedì 30 gennaio 2012

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto semplificazioni con qualche novità rispetto alle bozze circolate ed escludendo la contestata norma sul valore della laurea nei concorsi pubblici.
Il provvedimento applica il taglio di 330 leggi inutili, determina risparmi per 1,3 miliardi per le imprese sugli appalti, consente rinnovi più facili per il permesso di soggiorno.
Ecco in sintesi alcune misure contenute nelle bozze circolate e nel comunicato del Consiglio dei ministri.

- TORNA SOCIAL CARD, DOTE 50 MLN: Torna la social card. Avrà una dotazione di 50 milioni.

- BONUS ASSUNZIONI SUD, PROROGA 1 ANNO: La misura viene prorogata al 2013.

- FARO INPS SU SPESA SOCIALE: La spesa per l’assistenza sociale verrà monitorata dall’Inps che invierà segnalazioni in caso di discordanza dei dati tra le prestazioni e l’Insee.

- GRAVIDANZA ANTICIPATA: Si semplifica la procedura per l’astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanze più complesse.

- PANE NO-STOP: Salta l’obbligo di chiusura domenicale per i panificatori.

- CARTA IDENTITÀ: La scadenza, per le nuove, è fissata al giorno del compleanno.

- CIRCOLAZIONE TIR: Viene eliminata la norma che prevedeva il divieto di circolazione nell’ eventuale o eventuali giorni precedenti o successivi ai giorni festivi.

- TITOLI STUDIO: Equiparazione dei titoli di studio per i concorsi pubblici.

- BOLLINO BLU: Il controllo sui gas di scarico dell’auto si farà solo con la revisione, non ogni anno.

- SPORTELLO TURISTA: Si promuove l’istituzione, con le locali camere di commercio di sportelli del turista.

- NUOVO CALENDARIO AGENDA DIGITALE: Entro due mesi saranno rivisti i tempi dell’Agenda digitale.

- RETI TERRITORIALI SCUOLE: Arrivano per le scuole le ‘retì territoriali. E l’iscrizione all’Università si farà solo via web così come le valutazioni per gli studenti.

- ‘PAREGGIÒ PER ONERI AMMINISTRATIVI: La pubblica amministrazione dovrà ‘pareggiarè gli oneri amministrativi: cioè il saldo tra oneri aggiunti e oneri eliminati dovrà essere pari a zero a fine anno.

- CONTRO LUNGAGGINI COMMISSARIO: Arriva un commissario ad hoc al quale il privato potrà rivolgersi in caso di lungaggini dell’amministrazione.

- CERTIFICATO UNICO PER DIVERSAMENTE ABILI: Un’unica certificazione per attestare lo status di diversamente abile ed aver diritto a tutte le agevolazioni.

- CAMBIO DI RESIDENZA: Si accorciano i tempi per il cambio di residenza.

- SOLO WEB PER COMUNICAZIONI: Le comunicazioni e le trasmissioni tra comuni di atti e di documenti saranno effettuate ‘esclusivamente in modalità telematicà.

- IMPRESE, PARTE SPERIMENTAZIONE: Si prevede un periodo di un anno per attivare percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le iniziative ed attività delle imprese sul territorio, in ambiti delimitati e a partecipazione volontaria.

- CONTROLLI A IMPRESE SU WEB: Le amministrazioni dovranno pubblicare sul proprio sito e su www.impresainungiorno.gov.it la lista dei controlli a cui sono assoggettate le imprese.

- BALLI E TESTO UNICO PUBBLICA SICUREZZA: Le autorizzazioni di polizia dureranno 3 anni. Le feste da ballo pubbliche non dovranno chiedere autorizzazioni al questore.

- BANCA DATI CONTRATTI PUBBLICI: È istituita, presso l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici la ‘Banca dati nazionale dei contratti pubblicì.

- APPALTI ‘SOLIDALÌ: Arriva la responsabilità solidale negli appalti tra datore di lavoro, appaltatore ed eventuali subappaltatori.

- DICHIARAZIONI PMI: Arriva la dichiarazione unica ambientale per le piccole e medie imprese.

- PER RICERCA ‘CAPOFILA: Le aziende coinvolte in un progetto di ricerca potranno individuare un ‘capofilà, una sorta di regista che rappresenta le imprese nei rapporti con la p.a.

- CESSIONE TERRENI SARÀ ANNUALE: La vendita dei terreni agricoli pubblici non sarà ‘una tantum’, ma annuale.

 

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Ambientalisti uniti per fermare la riforma della legge sulle aree protette

domenica 29 gennaio 2012

La conservazione della natura «è il nostro unico interesse», le aree protette «non possono essere asservite agli interessi privati e locali, bisogna garantire le finalità di tutela proprie del governo dei parchi». Lo dicono – in un comunicato congiunto – il Fai, Italia Nostra, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness e Wwf Italia in merito alle reazioni sul loro appello pubblicato nei giorni scorsi sui maggiori quotidiani nazionali contro la riforma della legge quadro sulle aree naturali protette (394 del ’91).
E allora, spiega il cartello di associazioni, sono almeno 4 i motivi del no alla riforma in discussione alla Commissione ambiente del Senato:
Verrebbero rivisti gli equilibri tra coloro che rappresentano, negli enti di gestione, interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati. È quanto mai opportuno nel nostro Paese assicurare il rispetto di quella gerarchia di valori ribadita in più occasioni dalla Corte Costituzionale per la quale la tutela dell’ambiente dovrebbe prevalere sempre su qualunque interesse economico privato.
E’ piena d’insidie – dicono le 5 associazioni del no – la distinzione artificiosa che si vorrebbe introdurre tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica, pur con la supervisione dell’Ispra, l’Istituto di ricerca del ministero dell’Ambiente. Si prevede di fatto un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione della fauna all’interno delle aree naturali protette.
Manca, come indispensabile premessa ad ogni ipotesi di riforma della Legge attuale, una seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura.
In assenza di una seria valutazione sullo stato delle nostre aree naturali protette, le proposte di riforma della Legge entrano esclusivamente nel merito delle rappresentanze negli Enti di gestione, delle procedure di nomina di Presidenti e Direttori, di possibili meccanismi di finanziamento attraverso royalty che rischiano di determinare pesanti condizionamenti.

fonte: sole24ore.it

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Se per assistere un parente si rischia di perdere il posto di lavoro

domenica 29 gennaio 2012

Sono le famiglie, e soprattutto le donne, a sostenere la gran parte delle attività di supporto ai pazienti oncologici: assistenza in casa, accompagnamento, visite in ospedale. E, di questo impegno, pagano le conseguenze (ancora molto sottovalutate), sia sul lavoro che sulla propria salute. L’impatto del tumore sulla vita non solo del malato ma anche di chi si prende cura di lui, i cosiddetti caregivers, emerge chiaramente dall’indagine del Censis «Ad alta voce, i bisogni e le aspettative dei malati di cancro e delle famiglie», condotta in collaborazione con la Federazione italiana delle Associazioni del Volontariato Oncologico-Favo (con il sostegno di Roche), su un campione di oltre mille pazienti oncologici e di 700 caregivers.
Secondo gli esiti della ricerca, nella maggioranza dei casi (56%)sono le donne (mogli, figlie, sorelle, altre parenti e persino amiche) il primo riferimento dei malati per risolvere le tante esigenze e criticità che la malattia mette all’ordine del giorno. Oltre la metà dei caregivers sono coniugi o conviventi; in un caso su tre hanno più di 60 anni e in uno su quattro hanno un’età tra i 40 e i 59. «Soprattutto, — dice Francesco De Lorenzo, presidente Favo — più della metà di queste persone ha un lavoro al momento della diagnosi di cancro del loro parente, ma finiscono in prima linea nell’assistenza, giorno e notte, con un’impennata delle assenze lavorative e uno stress enorme che mette a dura prova la loro condizione fisica e psicologica». Il 29% degli intervistati dichiara infatti di avere riscontrato impatti negativi sulla propria salute, come stati di ansia, tristezza e alterazioni del sonno. Un mix esplosivo: oltre il 59% dei familiari di malati di tumore deve a sua volta assumere farmaci, poco più del 29% ha bisogno di rivolgersi a specialisti, il 4% ha subìto ricoveri.
Familiari e malati vanno incontro a peggioramenti in ufficio e sul conto in banca: l’8% dei caregivers ha una diminuzione di reddito (in media del 30%), il 5,5% perde il posto, il 2% chiede di andare in pensione. Le spese, invece, aumentano, pesando sul bilancio di casa. «Esistono precise leggi a tutela dei lavoratori malati e dei loro familiari, — ricorda l’avvocato Elisabetta Iannelli, presidente di Aimac, associazione di malati da anni impegnata a sollecitare norme a garanzia dei diritti di chi deve fare i conti con il cancro — ma troppo spesso gli interessati stessi non ne sono informati. Ci sono norme che prevedono, ad esempio, il passaggio al part time, avvicinamenti di sede, permessi e congedi straordinari che consentono di mantenere la retribuzione e di riuscire ad affrontare con un po’ più di serenità le fasi critiche della malattia». Manca invece completamente una prassi aziendale “standard” che agevoli la gestione di questi casi in ufficio. «Le storie che malati e caregivers raccontano parlano spesso di sofferenze e pregiudizi subìti in ambito professionale — dice Lucia Giudetti Quarta, presidente della Fondazione Giancarlo Quarta Onlus, che indaga da tempo sulle problematiche aziendali nella gestione dei malati critici e di chi li accudisce —. Avrebbero invece bisogno di poter parlare apertamente con i “capi” dei problemi legati alla malattia e delle loro necessità. Basterebbero un colloquio iniziale e verifiche successive per valutare la situazione insieme e decidere come organizzare turni e prestazioni, con maggiore tranquillità per tutti».

Vera Martinella
fonte: corriere.it

 

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Napolitano: “Lavoro, non sia un privilegio. Ricerca e innovazione per il made in Italy”

giovedì 26 gennaio 2012

Il lavoro non deve essere un privilegio ma una normale condizione, soprattutto per i giovani. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della consegna dei premi Leonardo 2011, riprendendo le parole di una giovane premiata poco prima. Davanti alla platea di imprenditori distintisi nel “made in Italy” riunita al Quirinale, Federica Giorgi, dipendente di Gucci, si era definita “privilegiata” perché ha un lavoro. “Spero che la signora Giorgi non si senta più una privilegiata perché ha un lavoro. Questo è l’augurio che rivolgo a tutti i giovani”, l’auspicio del capo dello Stato.
Allargando il discorso al sistema Italia, Napolitano è tornato a battere su due tasti: “Ricerca e innovazione”, fattori vitali per la ripresa economica italiana. “Insieme all’affinamento della qualità dei nostri prodotti, credo nell’importanza dell’innovazione tecnologica e della ricerca come chiave di volta affinché l’Italia non perda posizioni, ma ne guadagni ancora, nella competizione mondiale”.
Il vantaggio competitivo delle imprese italiane nel mondo è da sempre la cura dei dettagli e la qualità della manifattura. Per questo, in conclusione Napolitano ha voluto sottolineare anche l’importanza del lavoro artigianale, il “lavoro fatto con le mani”. “Ho molto apprezzato – le parole del capo dello Stato – il richiamo fatto (nel corso degli interventi, ndr) all’importanza vitale e attuale dell’artigianato e del lavoro manuale, che però si possa avvalere di antiche sapienze e nuove tecniche”.
Dal Quirinale giunge anche l’apprezzamento per la decisione della Provincia di Pesaro Urbino di conferire simbolicamente la cittadinanza onoraria ai nati da genitori stranieri nel territorio. “Si tratta di un’iniziativa di grande valore simbolico”, scrive al presidente della Provincia Matteo Ricci la consulente della Presidenza della Repubblica per i problemi della coesione sociale, Giovanna Zincone. “C’è da augurarsi che questo esempio possa essere seguito anche da altre realtà territoriali”. “E’ auspicabile – continua il messaggio – che la cittadinanza onoraria sia la premessa all’effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana a quanti nascono nel nostro Paese da genitori stabilmente residenti”.
Il 24 novembre scorso Ricci aveva inviato una lettera al capo dello Stato preannunciando l’iniziativa per i primi mesi del 2102. Un atto simbolico, aveva detto, ma dalla “forte caratura sociale e culturale. Perché chi nasce in Italia è italiano ed è ora di prenderne atto”. La risposta del Quirinale è arrivata in Provincia il 19 gennaio ed è stata resa nota oggi. Proprio ieri il tema dello ‘ius soli’ è tornato di attualità, con le polemiche per le affermazioni di Beppe Grillo 2 sul fatto che concedere la cittadinanza a figli di immigrati che ne sono privi, a suo avviso, sarebbe “senza senso” salvo “distrarre gli italiani dai problemi reali, per trasformarli in tifosi” pro o contro.

Fonte: la repubblica.it

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Ztl e strisce blu libere per gli stomizzati, vittoria di un socio Adico «Ora il Comune di Venezia annulli le multe che ha preso»

mercoledì 25 gennaio 2012

La vicenda di Gianfranco Pellizzon, disabile al 90%, è iniziata nella primavera 2010 con la revoca del permesso di transito da parte dell’Ulss 12. Ha accumulato sanzioni per 2.000 euro.
Una battaglia è stata vinta, ma resta la seconda da combattere. E Adico Associazione Difesa Consumatori è al fianco del socio per portarla a compimento. La vicenda è quella di Gianfranco Pellizzon, che dal 2010 lotta contro Ulss 12 e Comune di Venezia per il riconoscimento della sua invalidità e del diritto a circolare liberamente per le strade di Mestre e dintorni per motivi di salute. Nel 2010 infatti l’Ulss 12 gli ha revocato il permesso di transito libero nelle Ztl, nonostante la conferma della disabilità al 90% e un disagio con cui dovrà convivere per tutta la vita. E dopo una lotta durata oltre un anno, grazie all’appoggio di Adico e all’interessamento di alcuni consiglieri comunali di Ca’ Farsetti, lo scorso 19 dicembre la Direzione Mobilità e Trasporti ha emanato un’ordinanza che consente ai soggetti stomizzati la sosta gratuita sugli stalli di sosta a pagamento, il transito sulle corsie riservate, il transito in deroga in occasione di blocchi o limitazione alla circolazione e soprattutto quello all’interno delle Ztl sul territorio del Comune di Venezia. Ma c’è ancora una questione da chiudere, nella quale è coinvolto in prima persona l’ufficio legale dell’Associazione: da maggio 2010 a oggi infatti il signor Pellizzon ha accumulato multe per transito non autorizzato nelle Ztl per quasi 2.000 euro. Adico ora impugnerà la cartella esattoriale che sta per arrivare all’associato, puntando all’annullamento proprio in ragione dell’ordinanza emessa da Ca’ Farsetti che di fatto dà ragione al disabile, colmando un vuoto provocato dalla decisione dei medici dell’Ulss 12.
La vicenda è iniziata nel 2006, quando Pellizzon è stato operato per un tumore all’intestino: da quel momento il cittadino mestrino è costretto – e lo sarà per sempre – a convivere con un sacchetto che fa le veci del tratto intestinale asportato, e che deve svuotare più volte al giorno. Di conseguenza, quando circola in auto, gli capita spesso di doversi fermare all’improvviso per eseguire quest’operazione, magari nella toilette di un bar. E non può certo cercarne uno che sia all’esterno dei varchi elettronici del centro città. Per questo per 4 anni ha avuto un pass dato dall’Ulss 12 che gli riconosceva il diritto di passare con la propria auto anche nelle Ztl. I problemi sono iniziati a maggio 2010, al termine della chemioterapia: «Nonostante il mio handicap sia stato certificato anche dal Tribunale, per il medico che mi ha visitato allora all’Ospedale all’Angelo io sono guarito perché sono perfettamente in grado di camminare – ricorda Pellizzon – addirittura il medico, una dottoressa, ha cercato di convincermi che dovrei essere felice di non avere più bisogno del cartellino disabili, che sostanzialmente sono guarito e che quel pass sarebbe stato più utile a un malato ancora sotto chemio o radioterapia. Mi hanno asportato lo sfintere e 50 centimetri di intestito, dovrò convivere tutta la vita con il sacchetto della stomia e una dottoressa mi dice che sono guarito? È un vero scandalo».
Pellizzon quindi non sé arreso e, grazie anche all’appoggio dell’associazione Aveis – Associazione veneziana incontinenti e atomizzati volontari e alla mediazione di alcuni consiglieri comunali, ha ottenuto diversi incontro con la direzione Mobilità di Ca’ Farsetti, che hanno portato prima a una deliberazione della giunta comunale del 17 novembre 2011, che ha approvato la proposta di delibera per il rilascio di agevolazioni alla circolazione all’interno del territorio del Comune di Venezia per i soggetti stomizzati definitivi, e il 19 dicembre scorso è stata emanata l’ordinanza 797 che riconosce per questa categoria di persone “la necessità di effettuare interventi di medicazione, anche autonoma, immediati, anche all’interno dei veicoli” e di “poter usufruire in tempi brevi di stalli di sosta o di poter raggiungere in tempi brevi i luoghi più idonei a effettuare tali interventi medicali”.
Ma il socio stomizzato, pur soddisfatto dell’aiuto che il Comune si è reso disponibile a dare, vuole il riconoscimento ufficiale della sua condizione anche da parte dell’Ulss 12: «Sono state fatte delle interrogazioni da parte di consiglieri comunali e ora attendiamo la risposta, e in concreto il cartellino che attesti la disabilità mia e di chi si trova nelle mie stesse condizioni» conclude Pellizzon.
Adico Associazione Difesa Consumatori ha iniziato ad assistere il consumatore mestrino già nel 2010, a partire dalla questione delle multe. «Accogliamo con estrema soddisfazione la notizia di questa decisione del Comune, che di fatto accoglie tutte le motivazioni nostre, del cittadino e delle altre persone affette dalla stessa malattia – commenta il presidente di Adico Carlo Garofolini – ciò che è accaduto per la decisione di un medico dell’Ulss 12 infatti è una vera vergogna, in questa città i permessi Ztl non si sono mai lesinati a nessuno, basta vedere cosa accade nei giorni di stop al traffico con centinaia di vetture autorizzate a circolare per i più svariati motivi. Quindi onore a Ca’ Farsetti che si è messa una mano sulla coscienza, ma ora si deve fare un passo in più in nome della coerenza – conclude Garofolini – ci sono tutte le condizioni perché al signor Pellizzon e a chi ha il suo stesso problema vengano annullate le multe prese nei mesi in cui ha vissuto e circolato senza il permesso che invece gli spettava. Basti pensare che la deroga a circolare senza cintura di sicurezza non è mai stata tolta, fatto che avvalora la tesi della sua permanente disabilità».

 

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Scoperti 7.500 evasori totali: occultati redditi per 21 miliardi

martedì 24 gennaio 2012

Settemilacinquecento evasori totali che avevano occultato redditi per oltre 21 miliardi di euro. È la “scoperta” fatta nel corso del 2011 dagli investigatori della Guardia di finanza impegnati a indagare su “imprese e lavoratori autonomi sconosciuti al fisco perché non presentano le dichiarazioni annuali” (il cosiddetto “sommerso d’azienda”).
Nel 2011 la Guardia di finanza impegnata nel contrasto all’evasione fiscale ha individuato redditi non dichiarati per oltre 50 miliardi di euro e Iva evasa per oltre 8 miliardi di euro. Sono stati 12mila i soggetti denunciati, principalmente per aver utilizzato o emesso fatture false (1.981 violazioni), per non aver versato l’Iva (402 casi), per aver omesso la dichiarazione dei redditi (2.000 violazioni) o aver distrutto od occultato la contabilità (oltre 2.000 casi). Ai responsabili di reati fiscali sono stati sequestrati immediatamente oltre 902 milioni di euro. Rilevante l’attività di contrasto alle cosiddette “frodi carosello” che ha portato alla scoperta di quasi 2 miliardi di Iva evasa mentre sono 12.676 i lavoratori “in nero” (di cui oltre 2.500 extracomunitari) scovati.
Sempre più elevato lo standard di qualità dei controlli: i verbali delle Fiamme gialle, nel 96% dei casi, sono stati integralmente recepiti dall’Agenzia delle Entrate per il successivo accertamento. In aumento anche i casi di coloro che aderiscono spontaneamente ai rilievi mossi dai verificatori del Corpo, consentendo l’immediata riscossione degli importi relativi al 10% dei verbali.
Grazie alla vicinanza dei cittadini e dei media, “ora ci sentiamo meno soli” nella lotta all’evasione fiscale. Così il comandante generale della Guardia di Finanza Nino Di Paolo ha commentato i risultati ottenuti dal corpo nel 2011. “I risultati ottenuti – ha aggiunto – sono, in primo luogo, frutto della professionalità, dell’impegno e dell’intuito di tutte le Fiamme Gialle, cui va il premio della fiducia dei cittadini, che però va conquistata giorno per giorno”.

Fonte:avvenire.it

 

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Categorie in rivolta: lunedì stop taxi e tir. Il 27 fermi i treni, a febbraio le farmacie. Sciopereranno anche avvocati e benzinai

domenica 22 gennaio 2012

Dai farmacisti agli avvocati, dai tassisti ai ferrovieri fino ai benzinai, tutti pronti ad incrociare le braccia e a proclamare sciopero. Il fronte del no alle liberalizzazioni del governo Monti è quanto mai eterogeneo, fatto di categorie che ben poco hanno in comune se non la difesa dello status quo rispetto alle novità introdotte dal corposo decreto approvato ieri. Dalla prossima settimana partiranno, quindi, una raffica di scioperi indetti per protestare contro le nuove norme, a partire da quello dei tassisti che hanno deciso di astenersi dal lavoro lunedì prossimo.
Taxi – 23 gennaio. Dopo giorni di agitazione “selvaggia”, le auto bianche hanno proclamato una giornata ufficiale di sciopero per l’inizio della settimana. Nonostante alcune delle richieste dei tassisti siano state accolte (su licenze plurime e extraterritorialità), i sindacati hanno comunque confermato lo stop. Oggi a Roma, Napoli e Milano il servizio dei taxi è stato regolare. «I tassisti a Roma oggi sono in servizio. Abbiamo chiesto loro di sospendere assemblee e sit-in per prepararsi allo sciopero generale di lunedì che durerà 12 ore, dalle 8 alle 20» ha spiegato il segretario nazionale di Unica-Cgil Taxi, Nicola Di Giacobbe. «Non abbiamo ancora il testo definitivo del decreto emanato dal governo ma come categoria abbiamo ceduto in numerosi punti. Tuttavia per noi è vincolante l’ottenimento dello sgravio dell’Iva sui beni strumentali, il carburante professionale e il riconoscimento di mestiere usurante. Sono diritti sacrosanti e se i tassisti riescono a risparmiare su Iva e carburante potranno abbassare le tariffe», afferma il presidente nazionale di Uritaxi, Loreno Bittarelli.
Tir – 23-27 gennaio. Gli autotrasportatori di TrasportoUnito si fermano per ben 5 giorni, giudicando insufficienti le misure per trimestralizzare il recupero di una parte delle accise sui carburanti.
Ferrovie e sindacati di base – 27 gennaio. Lo sciopero di 24 ore (dalle 21 del 26 gennaio) è stato proclamato dall’Orsa per protestare contro quello che viene considerato «un attacco al lavoro», ovvero la cancellazione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale di settore. I sindacati di base protestano, invece, contro la manovra “salva-Italia” «che riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’Iva, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina», contro l’adozione dell’Ici sulla prima casa e contro la riforma delle pensioni.
Farmacie – 1° febbraio. Federfarma ha annunciato una possibile chiusura dei punti vendita «se il Parlamento non modificherà il testo del decreto. La Federazione è favorevole a nuove aperture pari a circa il 10% del totale delle farmacie esistenti, ma rifiuta la prospettiva di un aumento dell’attuale numero fino a un massimo di 7.000 esercizi in più. L’associazione dei proprietari di farmacie ieri sera ha diffuso una nota in cui annuncia il no al decreto del governo perché «incoerente e contrario allo svolgimento regolare del servizio farmaceutico» e proclama lo stato di agitazione. «Abbiamo ipotizzato uno sciopero delle farmacie il primo febbraio se il Parlamento non modidificherà il testo del decreto sulle liberalizzazioni», ha detto oggi il presidente di Federfarma, Anna Rosa Racca, al termine dell’Assemblea dell’associazione. «Noi abbiamo sempre detto che siamo disponibili ad un confronto, al momento negato, e abbiamo più volte dichiarato che siamo favorevoli a nuove aperture pari a circa il 10% del totale delle farmacie esistenti – prosegue Racca – ma con questo decreto si potranno aprire alla fine 7mila farmacie, con il conseguente impoverimento di tutto il servizio a danno dei cittadini».
Avvocati – 23-24 febbraio. I legali hanno proclamato sette giorni di sciopero contro le liberalizzazioni, i primi due il 23 e il 24 febbraio, gli altri a marzo a cavallo del loro congresso straordinario, convocato per il 9 e il 10 marzo. Non solo: faranno sentire la loro voce anche con sit-in davanti a Palazzo Chigi e alle sedi di Camera e Senato e occupazioni simboliche di cento palazzi di giustizia, e persino con una manifestazione a Strasburgo, oltre a inondare di fax e telegrammi di protesta i tavoli del presidente della Repubblica Napolitano e del premier Monti. È una «liberalizzazione selvaggia», sostengono gli avvocati, il governo vuole «ridurre la funzione costituzionale dell’avvocato a una mera attività mercantile», ma così «comprime lo stesso diritto del cittadino alla difesa».
Benzinai – 10 giorni da definire. Il fronte dei gestori è spaccato. La Figisc Confcommercio è stata la prima a minacciare 7 giorni di serrata, ma è pronta a revocarli, mentre Faib e Fegica hanno per il momento confermato i loro 10 giorni di agitazione, in attesa di vedere il testo definitivo del decreto. Il problema di fondo è quello dell’esclusiva e di come verrà modificata. Faib e Fegica-Cisl avevano già annunciato la serrata per 10 giorni delle pompe per protesta contro la «retromarcia del governo sulle liberalizzazioni». «Non possiamo fare i dieci giorni di sciopero proclamati, nella minaccia è sottinteso il fatto – ha spiegato Landi – che la sua attuazione avverrà nel rispetto della commissione di garanzia, non più quindi di 72 ore consecutive. Nei prossimi giorni valuteremo e calendarizzeremo le date della protesta».

Fonte: Il messaggero.it

 

 


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Scioperano i medici di base. Governo convoca tassisti e notai

domenica 15 gennaio 2012

Diverse categorie professionali sono sul piede di guerra contro gli effetti della manovra “salva Italia” sulla previdenza e contro il recente decreto sulle liberalizzazioni. In particolare, i medici di base hanno proclamato due giorni di sciopero in febbraio, mentre i tassisti minacciano la serrata per il 23 gennaio.
MEDICI. I medici di famiglia della Fimmg sono pronti a dare battaglia contro gli effetti della manovra “salva-Italia” sulla categoria, in particolare sulla cassa previdenziale dei camici bianchi, l’Enpam. Quattro i giorni di sciopero decisi per il mese prossimo: il 10 e il 13 febbraio l’astensione dal lavoro riguarderà i medici di famiglia, l’11 e il 12 febbraio si fermeranno la guardia medica e l’emergenza 118. Lo ha deciso il Consiglio nazionale del sindacato. Chiusi dunque gli studi medici: saranno effettuate solo le prestazioni indispensabili.
TASSISTI. Il governo ha convocato i rappresentanti di tutte le 22 sigle sindacali dei tassisti per martedì 17 gennaio, alle 18, a Palazzo Chigi. I tassisti hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 23 gennaio per protestare contro gli interventi di liberalizzazione del governo. Proteste e blocchi spontanei si sono verificati in questi giorni in molte città. Nella convocazione di Palazzo Chigi si chiede la presenza di non più di un rappresentante per sigla sindacale.
NOTAI, AVVOCATI, GIORNALISTI. Il guardasigilli Paola Severino ha convocato per lunedì prossimo, 16 gennaio, alle 16.30, presso la sede del Dicastero di via Arenula, gli ordini professionali vigilati dal ministero della Giustizia. Si tratta, si legge in una nota del ministero, dei rappresentanti di 20 ordini: avvocati, ingegneri, geometri, notai e, tra gli altri, giornalisti. Gli avvocati diserteranno le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario che si terranno nei distretti di corte d’Appello il prossimo 28 gennaio. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa.

Fonte:avvenire.it

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