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Stai visualizzando gli archivi della categoria Salute e Alimentazione.

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Archivio della Categoria 'Salute e Alimentazione'

Dilaga la peste suina africana. Ue: niente esportazioni dalla Sardegna

domenica 20 novembre 2011

Entrerà in vigore il prossimo dicembre, la decisione dei capi veterinari dei 27 Stati membri dell’Ue, di sospendere le esportazioni dalla Sardegna di prodotti a base di carne di suino.
La decisione scatterà nel momento in cui il provvedimento europeo verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue. Lo indicano all’agenzia Ansa fonti comunitarie, precisando: «La misura, che sarà pubblicata tra tre o quattro settimane, è stata presa in seguito alla recrudescenza di focolai di peste suina africana in Sardegna, ormai l’ultima regione europea in cui la malattia, da 32 anni, non è stata ancora debellata».
La sospensione delle esportazioni di carni suine sarde è quindi legata alla situazione epidemiologica e, appena la decisione sarà pubblicata dall’Ue, il ministero della Sanità sarà tenuto a emanare indicazioni precise in linea con quelle adottate dalla Commissione europea.

fonte: il messaggero.it

 

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Cavie umane in Svizzera per sfuggire alla crisi. In aumento le persone che cercano di entrare nel giro dei test

venerdì 11 novembre 2011

Le domande, semplici e dirette, rimbalzano sui forum di tutta Italia: «Ciao, qualcuno di voi sa come posso fare la cavia per i farmaci in Svizzera?». Le risposte arrivano a pioggia, alcune sono allarmistiche. Altre, invece, sono precise e forniscono modalità indirizzi e limitazioni. Sembra una possibilità alla portata di tutti, qualche esame del sangue e compensi che possono superare il migliaio di euro per tre giorni di permanenza in laboratorio. Negli ultimi mesi, le richieste sono in leggero aumento, e arrivano ormai anche dal Meridione, anche se non hanno alcuna speranza di venire accettate.
Nessuno, formalmente, viene pagato. Le aziende del farmaco precisano che si tratta di rimborsi spese. Al di là della forma, il possibile guadagno attira sempre più l’attenzione di chi vuole arrotondare i bilanci, ma le selezioni consentono a pochissimi di accedere all’indirizzario utilizzato da aziende e agenzie del farmaco svizzere. Si parla di gruppi da sei volontari ripetuti, e di permanenze standard di tre giorni, che possono prolungarsi per sperimentazioni complesse. I candidati devo essere rigorosamente residenti in Svizzera o in Lombardia, ma non oltre le zone di confine. «Motivi di sicurezza», spiegano i responsabili. In altre parole, se gli effetti collaterali o indesiderati si manifestano a esperimento ormai chiuso, il soggetto deve facilmente essere reperibile e raggiungibile. Le regole da rispettare sono tante, e tutte tassative. Riguardano anche il target richiesto di volta in volta, ma il giro dei volontari che accedono ai test è ormai stabile e radicato da anni. Una sorta di fidelizzazione. «Ultimamente — spiegano da oltre confine — arrivano sempre più richieste, ma non è certo un’attività con cui ci si arricchisca. Dobbiamo per forza riconoscere un rimborso, perché da noi nessuno si offre volontario per la scienza».
Tra i requisiti per diventare una cavia, quello più importante è l’affidabilità, la capacità di attenersi alle regole, relative anche all’alimentazione. Chi sgarra viene subito scoperto, al primo dei numerosi prelievi del sangue. Arrivare al numero minimo di soggetti non è sempre facile: per alcuni particolari test, si tende qualche volta a ricontattare ex cavie che si sono ormai allontanate da questa attività, ma che nei laboratori sono ancora ricordate come persone serie. Ogni test coinvolge complessivamente dalle 24 alle 48 persone, con costi sostenuti interamente dalla casa farmaceutica. Alla fine si viene pagati in contanti, con un compenso proporzionato se si sospende prima della fine del ciclo. Passare all’ufficio cambio prima di tornare in Italia, è un classico.
 
di Paola Pioppi
fonte: il giorno.it

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Curarsi meno per colpa della crisi: lo fa 1 italiano su 5

giovedì 10 novembre 2011

La spesa sanitaria ha subito una riduzione in conseguenza della crisi economica per un italiano su cinque (21%). Sono i risultati di un sondaggio effettuato dall’Istituto Freni Ricerche di Marketing su “Comportamenti in materia di spese sanitarie davanti alla crisi economica” presentato durante la seconda edizione della Festa del Medico di Famiglia che quest’anno si svolge in tutta la Toscana e in Umbria, con un programma ricco di incontri tra i cittadini ed i medici e che vede anche il coinvolgimento attivo di farmacie ed ambulatori, oltre che l’apertura di canali Facebook, Twitter e Youtube.
Chi spende di meno, chi di più – Dall’indagine è emerso che i cittadini hanno modificato i loro comportamenti di spesa e consumo – spendono meno in farmaci e visite specialistiche – la contrazione risulta significativa attestandosi intorno all’11%. Se però la domanda di salute è urgente – interventi chirurgici, esami clinici, protesi – il sondaggio rivela che il 26% del campione ha speso di più a causa dell’incremento dei costi delle prestazioni.
La scelta: specialista o MMG? – Tutta la spesa in materia di salute ha subito una flessione: lo rivelano i problemi di 3 italiani su 4. La metà circa degli intervistati ha segnalato una riduzione dei comportamenti di consumo nell’ultimo anno e il 17% ha indicato una flessione significativa dei consumi. Quasi il 10%, inoltre, dichiara di aver rinunciato a interventi chirurgici, o di avervi anche solo rinviato, per una situazione di particolare disagio. Negli ultimi due anni in effetti si riscontra una riduzione della frequenza di consultazione del medico specialista accanto ad un incremento della consultazione del medico di famiglia. Si sono sottoposti negli ultimi 5 anni ad un check-up generale dello stato di salute i 2 terzi degli intervistati, in prevalenza di propria iniziativa (38%), senza attendere la prescrizione del medico.
Meno controlli per i giovani – Le fasce di età più giovani trascurano di occuparsi della propria salute e non sentono l’esigenza di un controllo periodico: il 27% degli intervistati non ha controllato negli ultimi 5 anni il proprio stato di salute. La quota critica corrisponde al 7% che si è sottratto al controllo nonostante l’esplicita richiesta del medico (ma di questa fascia potrebbe far parte anche la quota di poco inferiore al 20% di nuclei familiari coinvolti nell’indagine che ha rinunciato in conseguenza delle difficoltà economiche).
I punti di riferimento – Tuttavia, il medico di famiglia resta il riferimento fondamentale per le informazioni sulla salute e sulla cura del fisico (indicato da 4 intervistati su 5), seguito dalla figura del farmacista (i cui consigli sono particolarmente richiesti dagli under 35) e dalla consultazione dei siti web (più di un intervistato su 4). Quasi un intervistato su 4 (23%) consulta frequentemente i siti web alla ricerca di queste informazioni.

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Salute: in Italia mancano i medicinali anti cancro. “Sono low cost e le aziende non le producono”

giovedì 20 ottobre 2011

Negli ospedali italiani mancano i farmaci essenziali per curare i tumori. Dopo lo scandalo americano, dove i medicinali scarseggiano già da più di un anno, ora il problema si allarga a macchia d’olio anche in Italia. L’allarme arriva dal centro di riferimento oncologico di Aviano, ma riguarda tutti i paesi d’Italia. Una ventina di farmaci basilari per la terapia del cancro sono sempre più difficili da reperire. Ma di chi è la colpa? “Sembra paradossale” spiega Umberto Tinellidirettore del dipartimento di oncologia medica di Aviano. Le case farmaceutiche hannogrosse responsabilità alle proteste dei medici americani hanno risposto che è un problema di produzione e di reperimento della materia prima, ma in realtà c’è il forte sospetto che tutto sia legato alla convenienza economica e al guadagno.
Infatti non è un problema di elevato costo. Ma tutt’altro. Visto che sono in uso da molto tempo costano poco e quindi fruttano poco alle case farmaceutiche che li commerciano sempre meno. Le multinazionali sarebbero sempre più orientate verso farmaci biologici e non producano quelli che hanno un costo molto inferiore come quelli tradizionali
“Così abbiamo nove pazienti malati di tumore ai linfonodi che non possono iniziare l’iter per per il trapianto”. La denuncia del direttore del Dipartimento di Oncologia Umberto Tirelli. “Qui manca la carmustina, utilizzata nel trattamento dei linfonodi prima del trapianto di midollo”. Scarseggiano o mancano del tutto i componenti fondamentali per le chemioterapie, per le leucemie acute, i linfomi e tumori al testicolo. E anche se in alcune centri i medicinali vengono sostituiti come capita all’Ieo di Milano con il Caelyx (soprattutto per tumori ovarici e mammari) si stanno vagliando delle alternative

“Così siamo stati costretti, con notevoli difficoltà e con grande ansia e preoccupazione di pazienti e familiari, a trovare valide strade alternative alla mancanza del farmaco. In alcuni casi sono stati scelti farmaci sperimentali e in altri, meno “urgenti” abbiamo optato di allungare i tempi di attesa sapendo di non compromettere gravemente la salute del paziente. Questa non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una carenza di farmaci fondamentali e non sostituibili se non in via sperimentale. Infatti, la Carmustina non è stata disponibile per 3 mesi nel 2009 e la Bleomicina, altro farmaco indispensabile per la terapia dei linfomi e dei tumori del testicolo, non è stato reperibile per 2 settimane ad inizio anno”. Cosa fare allora per arginare questo fenomeno inquietante? “Non mi sembra una buona idea la proposta di legge di cui si discute negli Stati Uniti di obbligare le industrie ad avvisare sei mesi prima della mancanza dei farmaci, perché sarebbe una vera e propria istigazione all’accaparramento dei farmaci che si saprebbero mancanti entro poco tempo, con tutte le conseguenze negative come il mercato nero. Un’argomentazione molto convincente sarebbe invece quella di non approvare più quei farmaci, in particolare quelli biologici oncologici, prodotti dalle multinazionali e venduti a prezzi astronomici quando queste e le loro piccole filiali non producano più quei farmaci oncologici tradizionali (chemioterapici “vecchi”) che costano poco ma dei quali sentiamo la mancanza perché in grado di guarire certe malattie oncologiche”.
Nel frattempo in Italia per sopperire ai problemi di mancanza periodica di questi farmaci, spesso a causa del meccanismo perverso delle gare di aggiudicazione che avvengono a livello locale e regionale, si potrebbe seguire la soluzione che è stata adottata per, ad esempio, la rete di antidoti e la rete dei vaccini, che sono magazzini/banche nazionali che servono per sopperire alle eventuali mancanze locali di antidoti contro veleni o di vaccini. Si potrebbe pertanto costituire un magazzino/banca centrale dipendente dal Ministero della Salute ed in collaborazione con l’Ospedale Militare di Firenze (che potrebbe produrre in parte questi farmaci), che tenga come scorta quei farmaci che si sa possono venire a mancare negli ospedali italiani, che costano molto poco ma che sono essenziali non solo in oncologia ma anche in altre branche della medicina.

Di Floriana Rullo

 

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Cellulari pieni di batteri: a Londra«colpito» almeno uno ogni sei

mercoledì 19 ottobre 2011

Ceppi del batterio Escherichia Coli (E. Coli), vivrebbero nelle fenditure e tra i tasti dei cellulari inglesi. Uno su sei dei telefonini britannici infatti sarebbe positivo alle analisi batteriologiche svolte da un istituto londinese. E l’Escherichia Colinon sarebbe il solo batterio, colpevole di infezioni intestinali, ad abitare tastiere e minischermi: anche altri batteri come lo Stafilococco aureo infatti sono stati trovati dai ricercatori inglesi della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha raccolto campioni di cellulari in 12 città britanniche, sugli apparecchi: il totale dei diversi responsabili di virus e malattie è di 9 cellulari infettati su 10.
LO STUDIO – I ricercatori inglesi hanno raccolto in tutto 390 campioni in 12 diverse città della Gran Bretagna, da Londra a centri minori, analizzando sia le mani sia i cellulari di chi si è sottoposto al test. Perché proprio le mani, sempre a contatto con il cellulare, sarebbero le portatrici dei batteri: lavate poco o male, a contatto con porte, mezzi pubblici, toilette non igienizzate. Sui palmi dell’82 per cento degli analizzati è stata riscontrata la presenza di batteri di ogni tipo, mentre nel 92 per cento dei casi era il cellulare a ospitare un batterio: in 6 casi su 10 si trattava dell’E. Coli (noto alle cronache per un suo ceppo particolare che produsse la crisi che investì la Germania la scorsa estate), ma anche lo Stafilococco Aureo e altri sono stati rilevati dagli studiosi. Nonostante i risultati, raccontano i ricercatori londinesi, tutti i partecipanti dichiaravano di lavarsi più volte al giorno le mani, anche dopo essere stati alla toilette.
BATTERI E CELLULARI – Non è la prima volta che i cellulari vengono accusati di essere portatori di virus e malattie, per via dei batteri che vi si annidano, così difficili da debellare: nel 2010 fece scalpore la ricerca che dimostrò come ci fossero più batteri sul cellulare che non alla toilette, ma la stessa sorte toccava anche alla tastiera del Pc, ai carrelli del supermercato e aiseggioloni per bambini dei ristoranti americani. In tutti i casi, i batteri passano sempre dalle mani: una volta trasportati su una superficie come quella del cellulare, difficile da lavare, dove si annidano e continuano a vivere, rimbalzando nuovamente sulla pelle (sulle mani stesse, ma anche sulle orecchie, sulla bocca).
UNA GIORNATA MONDIALE PER LE MANI LAVATE – Il solo modo di combattere questi batteri? Lavarsi tanto, e spesso, le mani, senza scordare il sapone, e un’asciugatura perfetta. Non a caso proprio sabato 15 ottobre il mondo festeggia il Global Handwash Day, la giornata mondiale per le mani lavate, sponsorizzata da grandi aziende e da associazioni e organizzazioni mondiali per la salute (come Unicef e il programma sanitario della Banca mondiale), per ricordare a tutti quanto una lavata di mani sia la migliore prevenzione per molte malattie.

Di Eva Perasso

 

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Anche Adico partecipa a “Venezia in Salute” con l’opuscolo “Il Traduttore Farmaceutico”

giovedì 13 ottobre 2011
Anche Adico Associazione Difesa Consumatori darà il suo contributo alla due giorni “Venezia in Salute”, promossa da Comune di Venezia, Regione del Veneto, Ulss 12 Venezia per sensibilizzare i cittadini sui diritti e i doveri della prevenzione e mantenimento del benessere psicofisico. Domenica 16 ottobre infatti il parco San Giuliano ospiterà il “Villaggio della salute”: tanti gazebo che rappresentano le tappe di un percorso lungo il quale i cittadini, gli operatori, le associazioni potranno conoscersi, informarsi e confrontarsi. E nello spazio gestito dai farmacisti veneziani, i consumatori potranno trovare “Il Traduttore Farmaceutico”, utilissimo e agile vademecum realizzato dall’Adico proprio in collaborazione con L’Associazione Titolari delle Farmacie private della provincia di Venezia. Le copie dell’opuscolo saranno in distribuzione gratuita e i cittadini potranno chiedere informazioni sulle questioni che stanno loro più a cuore in relazione all’acquisto e all’uso dei farmaci.
A San Giuliano saranno presenti rappresentanti di medici (di famiglia, specialisti, libero professionisti, odontoiatri), farmacisti, operatori sanitari (infermieri, ostetriche, tecnici della riabilitazione, educatori..), direttori sanitari, funzionari di enti pubblici disponibili al confronto e al dibattito. Con l’aiuto di professionisti, i presenti potranno verificare il proprio rischio cardiovascolare, misurare la glicemia, imparare a tenerti in forma divertentosi. Si potranno chiedere ai medici chiarimenti e dare suggerimenti agli operatori del settore.
La manifestazione di domenica è preceduta da un convegno dal titolo “La buona gestione della domanda di salute per la qualità, l’equità e la sostenibilità del servizio sanitario pubblico”, che si terrà sabato 15 ottobre, presso l’Auditorium del Padiglione “Giovanni Rama” dell’Ospedale all’Angelo.
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Sigaretta elettronica? Vietata ai minori di sedici anni

venerdì 7 ottobre 2011

Il ministero della Salute:«Indurrebbero i minori alla dipendenza da nicotina»Stop all’utilizzo di sigarette elettroniche per i minori di 16 anni. Lo prevede un’ordinanza del ministero della Salute dell’agosto scorso, pubblicata mercoledì in Gazzetta Ufficiale.

INDURREBBERO ALLA DIPENDENZA – «Considerato che non si può escludere l’esistenza di un rischio che i sistemi elettronici inducano la dipendenza da nicotina nei soggetti minori ai quali questi articoli sono liberamente venduti», e che mancano «le conoscenze relativamente alla maggior parte dei sistemi elettronici in questione», si legge nell’ordinanza, «è vietata la vendita a soggetti minori di anni 16 di sigarette elettroniche con presenza di nicotina». L’ordinanza ha efficacia per 12 mesi a partire dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta, in attesa di una regolamentazione complessiva dei dispositivi elettronici.

Fonte: ANSA

 

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Una guida completa per buttare il cellulare nel posto giusto. E non sprecare materiali preziosi inquinando l’ambiente

martedì 4 ottobre 2011

Di Antonio Galdo. Gli italiani posseggono quasi un cellulare e mezzo a testa, un record europeo. Un tipico caso di acquisti compulsivi, per i quali il mercato è saturo, alimentati anche dal fatto che la manutenzione del telefonino, dobbiamo riconoscerlo, è costosa, poco efficiente, e quasi mai proposta dai rivenditori. Se entriamo in un negozio con un tasto numerico consumato, o piuttosto rotto per un banale accidente, e chiediamo la riparazione del cellulare, la risposta più probabile è sempre la stessa: «Le conviene comprarlo nuovo….». La tecnologia funziona così e fino a quando non riscopriremo tutti i vantaggi della manutenzione, anche in termini di economia generale (lavoro, ricchezza e dunque crescita), sarà difficile invertire il paradigma. Intanto, però, possiamo evitare un doppio danno alle nostre tasche e all’ambiente imparando a smaltire il telefonino che dobbiamo sostituire. Gettarlo nella spazzatura è un delitto, come abbandonarlo in una discarica abusiva, in un cassonetto dei rifiuti, in un luogo isolato. Il cellulare, come tutti gli elettrodomestici, in realtà é ricco di materiale riciclabile e depositarlo nei posti giusti è molto più semplice di quanto potete immaginare. La conferma arriva da un sito, www.remediapervoi.it, aperto da qualche settimana dal Consorzio nazionale per la gestione di apparecchiature elettroniche ed elettriche. La navigazione all’interno è molto semplice e offre indicazioni pratiche, ma anche un calcolo efficace sugli effetti benefici, individuali e collettivi, dello smaltimento corretto e del riciclo degli elettrodomestici. E’ sufficiente, per esempio, indicare il nome della propria città e l’indirizzo compreso di codice postale, e si può conoscere l’eco piazzola più vicina alla propria abitazione. Il luogo giusto per eliminare definitivamente il cellulare che non useremo più. Un’alternativa ai suggerimenti del Consorzio RAEE, se il telefonino che vogliamo eliminare è ancora funzionante, è quella di recarsi in una qualsiasi parrocchia del proprio quartiere: il dono sarà sicuramente accolto con sentiti ringraziamenti e andrà a vantaggio di chi non può permettersi le nostre spese compulsive in materia di cellulari. Infine una piccola consolazione: lo smaltimento dei cellulari non è un problema solo degli italiani che pure non brillano per educazione civica e rispetto dell’ambiente. Nella civilissima Londra, infatti, la giornalista Rose George è andata in giro nelle fogne della città, accompagnata da esperti «bracconieri» della rete, e ha scoperto che cosa sono capaci di infilare i londinesi in questo luogo. Di tutto, dai pezzi di motociclette ai passeggini, dalle monete fuori circolazione agli armadi. E anche 850.000 (sì, avete capito bene: quasi un milione) cellulari.

fonte: www.nonsprecare.it

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Poche ore di sonno possono incidere in negativo sul comportamento dei ragazzi

domenica 2 ottobre 2011

Il bullismo, i comportamenti antisociali potrebbero anche avere una spiegazione fisiologica: la mancanza di sonno. Un nuovo studio, infatti, mette l’accento sulla possibilità che dormire poco possa favorire comportamenti a rischio nei ragazzi.
La National Sleep Foundation Usa raccomanda almeno otto ore di sonno per adolescenti e ragazzi, perché al di sotto di queste diventano carenti e sono più a rischio. Una regola confermata dai ricercatori della Division of Adult and Community Health del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) i quali hanno condotto uno studio cross-sezionale su 12.154 studenti delle scuole medie e superiori, i cui risultati sono stati pubblicati su Preventive Medicine.
La dottoressa Lela Renee Mcknight-Eily e colleghi hanno analizzato le abitudini riguardanti la veglia e il sonno degli studenti e hanno scoperto che vi era una relazione tra le ore di sonno e i comportamenti a rischio come bere, fumare, litigare, avere pensieri negativi e mettere in atto il suicidio, rispetto alle loro controparti ben riposati.
«La persone hanno in gran parte una concezione del sonno come fosse un lusso – spiega Mcknight-Eily – Vedono i loro figli dormire e pensano che sono pigri. Dobbiamo sicuramente cercare di cambiare il nostro messaggio per aiutare le persone a capire che il sonno è una necessità – come mangiare bene e fare movimento».
Difatti, l’analisi ha mostrato che il 69 per cento dei ragazzi ha ore di sonno insufficienti nella maggior parte dei giorni di scuola attiva, e questo ha portato a molti comportamenti a rischio per la salute. Il 50,3 per cento degli studenti con sonno irregolare ha confessato l’abuso di alcol, rispetto al 37 per cento di coloro che hanno ore di sonno adeguato. Il fumo, invece, ha mietuto vittime nel 24 per cento di chi dorme poco, contro il 15 per cento di chi dorme di più.
Infine, i pensieri di suicidio hanno toccato il 17 per cento dei ragazzi con poche ore di sonno, contro il 9,8 per cento di chi aveva maggiori ore di sonno.
Chi pensava che dormire fosse sinonimo di pigrizia ha dovuto ricredersi scoprendo che proprio i ragazzi che dormono poco erano quelli che facevano meno attività fisica. E poi indulgevano nell’assumere bibite zuccherate, nel fare uso di droghe, avere rapporti sessuali a rischio, comportarsi da bulli o fare a botte e, infine, soffrire più di depressione.
«Molti adolescenti non dormono sempre le ore di sonno raccomandate e di cui hanno bisogno nelle notti di scuola. Sonno insufficiente è associato alla partecipazione a una serie di comportamenti a rischio per la salute compreso l’uso di sostanze stupefacenti, i maltrattamenti fisici e la seria considerazione di tentativo di suicidio», ha concluso McKnight-Eily.

[lm&sdp]

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I sintomi della sindrome da rientro

sabato 10 settembre 2011

Dopo aver trascorso una settimana o più ad alzarsi tardi, a stare all’aria aperta e a ridere e scherzare senza una tabella di marcia da seguire, il rientro alla quotidianità può essere molto difficile sia dal punto di vista fisico che psicologico. Senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa, problemi di digestione, raffreddore, mal di gola, tosse e vari dolori muscolari sono i disturbi che possono presentarsi al rientro dalle vacanze. Ma il sintomo maggiormente diffuso dell’Holiday Blues è l’ansia e la depressione generate dalla difficoltà di riprendere il lavoro da dove si è lasciato. Non sono da escludere neppure forti emicranie, spossatezza, momenti di sonnolenza o nervosismo e stati di apatia. Se questi sintomi durano per pochi giorni non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma se tendono a perdurare debbono essere interpretati come un piccolo campanello di allarme che ci sta avvisando che la ripresa della routine è accompagnata da uno stato non solo di difficoltà normale e temporaneo, ma da un disagio e insoddisfazione più grave che sarebbe bene approfondire.

di IRMA D’ARIA
la repubblica.it

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