Il reddito medio degli italiani risulta essere solo 18.873
1 aprile 2010
“Il reddito medio dei lavoratori italiani risulta essere 18.873 euro annui” fanno sapere dall’ADICO.
Un dato emerso dalle anticipazioni statistiche sulle dichiarazioni Irpef, relative al periodo d’imposta 2008, diffuse dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.
Di questi, si legge nel bollettino la metà dei 41.802.902 contribuenti dichiara al fisco appena 15.000 euro, mentre i due terzi non superano i 20.000 euro; sono appena l’1% (ossia 418mila persone), quelli che vantano redditi oltre i 100.000 euro l’anno.
“Il totale delle persone a rischio povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante” avverte il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini; “tra le variabili che incidono negativamente sulle condizioni e sulle aspettative di vita della popolazione vi sono il mancato o insufficiente adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni, l’impennata del credito al consumo, la modesta ripresa dei consumi, l’aumento generalizzato dei prezzi”.
Scorporando i dati su base regionale, emerge che è la Lombardia a confermare il primato per il reddito complessivo medio più alto (pari a 22.540 euro). Mentre dall’altra parte della classifica si colloca la Calabria con 13.470 euro. In relazione all’imposta netta, invece, il valore medio maggiore è quello del Lazio (5.740 euro), il minore della Basilicata (3.370 euro).
Riguardo alla tipologia di reddito – spiegano ancora dalle Finanze – il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 19.640 euro (+1,9% rispetto all’anno precedente), quello da pensione a 13.940 euro (+3,7%), quello da partecipazione a 17.350 euro (-2,4%). Mentre i redditi d’impresa e da lavoro autonomo si attestano rispettivamente a 18.140 euro e a 38.890 euro.
Capitolo a parte per il popolo delle partite Iva. L’ introduzione del regime dei contribuenti minimi ha comportato un calo del 7,7% del numero delle dichiarazioni Iva in raffronto al 2007, scendendo a quota 5,259 milioni. Di queste, in particolare, il 60,7% proviene da persone fisiche, il resto da società ed enti. Tuttavia il volume d’affari totale mostra un leggero aumento +0,6% (3.390 miliardi euro), mentre l’Iva di competenza cala dell’1,5% (78,675 miliardi euro).
Il nuovo regime ha fatto inoltre registrare il maggior numero di adesioni nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (circa 180mila soggetti), seguito da quello del commercio (circa 63mila) e da quello delle costruzioni (circa 56mila).
9 settembre 2010 alle 20:28
E’ mia convinzione che il ministero delle finanze italiane, o, non funziona o per svariati motivi non gli viene consentito di ben funzionare.I controlli sugli evasori, particolarmente quelli grandi, sono completamente inadeguati.E’ ormai sotto gli occhi di tutti che le tasse in toto le paga solo il lavoratore dipendente ed il pensionato.E’ pur vero che una grandissima parte delle piccole attività che non hanno la fortuna di ottenere un giro di affari sufficiente sono abbandonate a loro stesse e soccombono , ma è anche vero che la stragrande maggioranza delle imprese commerciali evadono senza ritegno alcuno e tutto dipende dalla non capillarità dei controlli da parte degli enti preposti.Per questo motivo,sono possibili simili paradossi:notevoli attività commerciali a conduzione famigliare,dove interagiscono ,figli,consorti,nipoti,con reddito non dichiarato, che ottengono assegnazione di alloggi popolari,che ottengono posti comunali negli asili nido per la loro prole e non vado ad elencare altro , basta immaginare. Tutto questo a discapito del cittadino onesto che onora i suoi doveri o di quello a cui gli è imposto di onorarli.