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DIPENDENTE PUBBLICO MESTRINO RAGGIRATO DA UN FORNITORE CHE SI PRESENTA COME ENEL ENERGIA. INTERVIENE ADICO GAROFOLINI: “AVEVANO TUTTI I SUOI DATI, CODICE IBAN COMPRESO. VICENDA PREOCCUPANTE E DIFFUSA”

Si spacciano come Enel Energia, hanno tutti i dati del cliente, codice iban compreso, annunciano all’interlocutore che il contratto è in scadenza e ne propongono un altro teoricamente più conveniente al costo di 130 euro per l’adesione. E’ così che i call center dell’azienda Switch Power hanno tentato di “raggirare” un dipendente pubblico mestrino di 30 anni il quale, però, è riuscito a bloccare in tempo l’addebito e ha dunque scongiurato il pagamento dei 130 euro, per poi rivolgersi all’ufficio legale dell’Adico. La pratica scorretta – che si inserisce in un mercato dell’energia sempre più selvaggio e fuori controllo – non ha coinvolto solo il dipendente pubblico mestrino. Su internet, infatti, sono molte le persone che denunciano questo comportamento da parte di questo fornitore, il quale, seguendo le segnalazioni sul web, utilizza sempre la stessa identica tecnica. “Il nostro socio è stato contattato qualche giorno fa da un operatore del call center, il quale si è presentato come Enel Energia  – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. La cosa davvero incredibile e preoccupante è che l’operatore aveva tutti i dati del nostro socio, dal codice cliente fino all’iban, che è davvero l’aspetto più inquietante. Il call center ha spiegato al trentenne mestrino che il suo contratto era in scadenza, cosa tra l’altro impossibile perché i contratti di fornitura non scadono, al massimo il cliente può richiedere la disdetta. A questo punto l’operatore ha proposto un nuovo contratto teoricamente molto conveniente anche se gravato da un costo di adesione di 130 euro, anche questo aspetto totalmente anomalo. Il nostro socio ha aderito ma qualche giorno dopo, fiutando qualcosa di strano, ha chiamato la banca per fermare possibili addebiti. E lo ha fatto appena in tempo perché era già arrivata dall’azienda la richiesta di addebito dei 130 euro, fra l’altro ben prima dei 14  giorni concessi per il ripensamento da parte del cliente. Siamo intervenuti chiedendo l’annullamento del contratto, ma ora vogliamo andare a fondo per capire cosa ci stia dietro”. Adico – che negli ultimi tempi sta seguendo decine di soci che hanno problemi con nuovi contratti di fornitura non richiesti o fatti stipulare con raggiri – sconsiglia vivamente di stipulare contratti al telefono o con i venditori porta a porta almeno fino a che non intervengano norme serie e adeguate per tutelare gli utenti in un mercato che, in vista della liberalizzazione totale di luglio 2019, pare sempre più incontrollato e incontrollabile.

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