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” I bamboccioni” – ne parliamo con Carlo Garofolini, presidente Adico Veneto


1 luglio 2010

In allegato il link con l'intervista a Carlo Garofolini sull'argomento "I bamboccioni" a cura di Fabrizio Stelluto

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Le vostre segnalazioni

  1. Daniela scrive:
    3 luglio 2010 alle 00:07

    Si fa presto a dire “bamboccioni” , un uno stato che non sta facendo nulla per il lavoro dei giovani che ala fine diventano vecchi costretti a restare all’ombra del papà e della mamma, bambini mai cresciuti, eterni adolescenti di quarant’anni! Magari fino a trent’anni qualche lavoretto lo trovano, seppur stagionale o a tempo determinato, perchè le leggi italiane, favoriscono, con sgravi fiscali, l’assunzione di chi ha meno di trent’anni con contratti di stage a tempo determinato e stipendi da fame! Chi non può contare sull’aiuto della famiglia cosa deve fare? Andare a rubare ? Bell’esempio che si dà ai giovani, studiare per candidarli all’eterna disoccupazione. Viviamo in una società che sta sprecando risorse umane, inteligenze e potenzialità, che offre ai giovani solo sogni, impossibili chimere, con i cattivi modelli, del guadagno facile imposti da televisione e mass media. Vergogna! Come si può sperare nella ripresa economica di un paese in queste condizioni? Quando il lavoro non c’è e quel poco che si trova è solo sfruttamento senza un salario minimo? Dov’è finita la dignità umana? Altro che bamboccioni, io direi piuttosto prigionieri di un paese di vecchi incapace di rinnovarsi e di pensare seriamente all’occupazione sulla base delle capacità di ognuno Inutile parlare di tasse, se non si produce e non c’è reddito. IO chiamerei bamboccioni, quelli che grazie alle raccomandazioni di questo o quel politico, questo o quel prelato, vengono subito sistemati in impieghi a stipendio fisso e magari con incarichi di prestigio. Povera Italia, paese incivile che disprezza i suoi figli!

  2. Cammilleri Fortunata scrive:
    29 gennaio 2011 alle 16:43

    Vi prego di rispondere alle domande che Vi ho inviato la volta scorsa. Non ho ancora ricevuto alcuna risposta:
    Riscrivo:
    Spett. Adico, scrivo perché con le bollette del gas, da parte della società Hera, sto proprio impazzendo. Il primo bimestre mi ha fatto pagare, a fronte di un consumo effettivo di poche decine di euro, una bolletta salata di € 193 con la motivazione che 88 € (circa) era la somma relativa all’apertura del gas, per la qual cosa l’operaio è venuto due volte. Il resto della cifra, non si capisce che fine abbia fatto perché, il contratto, costerebbe 25 €, ma sembra che si sia gonfiata con oneri esponenziali.
    Il problema, a questo punto, non è questo (ormai quella bolletta l’ho pagata), ma un’altra bolletta di € 100 (circa), con 11 € di consumo effettivo di gas (calcolato per 13 giorni). In realtà mi chiedono € 77 come cauzione, previsto, secondo loro, dall’articolo 5. Sono demoralizzata perché pur scaldandomi con stufe elettriche, per un consumo di gas irrisorio, io dovrò sborsare, alla fine, circa 300 € in pochi mesi. Non capisco perché questa cauzione, né, tantomeno, per quale motivo io non possa rivolgermi ad altro fornitore, ciò che di fatto succede è la donazione di danaro che si deve a questo tipo di aziende. Vi prego di aiutarmi a capire se è vero che si deve pagare questa cauzione, oltre al contratto, e per quale motivo lo si deve fare.
    Avendo già provveduto a pagare la quota associativa, spero mi aiuterete a risolvere, anche al più presto, questo enigma.
    Cordiali saluti
    Fortunata Cammilleri

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