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Parte la mobilitazione per mantenere pubblica l’acqua


20 aprile 2010

Depositato in Cassazione i tre quesiti per mantenere l’acqua pubblica, chiedendo l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133/2008, conosciuta come decreto Ronchi. Parte una mobilitazione capillare che richiede la raccolta di cinquecentomila firme in tre mesi.
La raccolta delle firme necessarie per l’ammissione dei referendum inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data simbolo per quella che il Forum dei Movimenti per l’Acqua intende come la Liberazione dell’acqua dalle logiche di profitto. E siamo certi che firmare per sostenere la campagna referendaria sarà semplice grazie al gran numero delle associazioni aderenti al Forum, che predisporranno banchetti su tutto il territorio nazionale. Il popolo dell’acqua sarà mobilitato, dopo il successo della manifestazione di Roma del 20 marzo scorso.
«Abbiamo deciso di intraprendere la strada del referendum perché in questo Paese c’è un enorme vuoto di democrazia – ha spiegato Marco Bersani rappresentante del Forum italiano dei movimenti per l’acqua -. C’è una legge di iniziativa popolare firmata da 400mila persone presentata nel 2007 che giace nei cassetti delle commissioni parlamentari. Nessuno si muove, e allora faremo da soli».
Molta attenzione è stata posta al contenuto dei quesiti e, per evitare la trappola della non ammissibilità, sono state coinvolte personalità giuridiche di rilievo come il costituzionalista Gianni Ferrara e l’ex presidente della Autorità garante della Privacy Stefano Rodotà.
«Sono sempre molto scettico sullo strumento referendario – ha detto Ferrara – ma proprio i contenuti dei quesiti mi hanno convinto a partecipare. Privatizzare l’acqua è un attacco alla civiltà. è un obbrobrio che non possiamo permettere». 
«Il nostro faro – ha poi aggiunto Stefano Rodotà – è la Costituzione. I quesiti chiedono non solo l’abrogazione di una norma ingiusta, ma indicano la strada per l’alternativa illuminata dall’articolo 43 della Costituzione in cui si afferma che, ai fini di utilità generale, lo Stato può affidare a comunità di lavoratori o di utenti  a determinate imprese che si occupano di servizi di utilità sociale e di servizi pubblici essenziali».
I tre quesiti referendari chiederanno l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133/2008,
e degli articoli 150 e 154 del Decreto legislativo 152/06 (detto Decreto Ambientale) varato dal Governo Prodi, giudicati fautori dei presupposti per la privatizzazione. 
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