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Non si possono vendere gli immobili se difformi dal catasto: ecco le nuove disposizioni


15 luglio 2010

Dal 1° luglio è diventato impossibile vendere immobili che non siano in regola con il catasto – si legge nella nota dell'Adico – a meno di non procedere alla regolarizzazione.
La manovra approvata dal Governo consente di sanare le irregolarità catastali entro il 31 dicembre con le norme attuali; dall'anno prossimo invece potrebbe diventare più caro, e rischioso per effetto dei controlli  che il Comune, incrociando i dati con il catasto potrà fare.  E dato che i Comuni sono a caccia di soldi – spiega il presidente dell'Adico, Carlo Garofolini, è facile presumere che si attiveranno in questo senso.
Le opere che comportano l'obbligo di variazione catastale sono:

-trasformazione di balconi in verande chiuse;

- trasformazione di sottotetti in ambienti abitabili;

- costruzione di soppalchi;

- realizzazione di un secondo bagno;

- trasformazione di un ripostiglio in un bagno

- spostamento della cucina in un altro ambiente (ad esempio trasformazione del salone in salone con angolo cottura);

- abbattimento di un tramezzo e trasformazione di due ambienti in un unico ambiente (da studio e salone a salone doppio);

- divisione in due ambienti di uno di maggiori dimensioni (ad esempio una camera da letto matrimoniale trasformata in due stanze  singole).

Sono, invece, esclusi dalla variazione catastale opere quali lo spostamento di un tramezzo o di una porta, perchè pur variando la superficie dei vani non comportano una riduzione o un aumento del numero dei vani stessi.
Si tratta pertanto di dover regolarizzare – spiega Carlo Garofolini – quegli interventi che hanno comportato un cambiamento dello stato dell'appartamento.
Cosa fare, però, dipende dalle modalità con le quali è stato effettuato l'intervento. Tutte le opere elencate, infatti, rientrano tra quelle per le quali è necessaria la Dia: chi l'ha presentata a suo tempo e ha semplicemente dimenticato di richiedere la variazione catastale, potrà mettersi in regola pagando circa 700 euro. Occorre per questo rivolgersi ad un tecnico e richiedere la messa a punto della nuova planimetria dell'alloggio e la presentazione della variazione. Costo del lavoro del tecnico tra i 500 e i 600 euro, ai quali vanno aggiunte le tasse e le sanzioni:  50 euro per la variazione e 103 euro di multa per la presentazione in ritardo.
Le opere senza Dia  -  Diverso, invece, il caso in cui questi interventi siano stati effettuati senza richiedere il permesso del Comune. Anche in questo caso è possibile mettersi in regola, a patto che, però, non si tratti di veri e propri abusi edilizi, ossia di opere per le quali sarebbe stata necessaria la licenza edilizia e non la semplice Dia. Rientrano tra questi, ad esempio, tutti gli interventi di sopraelevazione e quelli che hanno comportato un ampliamento dell'immobile. Esclusi questi casi, sostanzialmente tutte le opere interne possono ancora essere sanate. La soluzione in questo caso la offre l'articolo 36 della legge 380/2001, ossia il Testo unico in materia edilizia. In base a queste norme, infatti, il responsabile dell'abuso, o l'attuale proprietario dell'immobile, possono ottenere il permesso in sanatoria se l'intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della sua realizzazione  sia al momento della presentazione della domanda. Quindi mettersi in regola è possibile anche questo caso, ma occorre preventivare costi assai più elevati. Oltre al maggior esborso per la pratica del tecnico – che dovrà descrivere i lavori e garantire che non ci siano ulteriori abusi – l'articolo 16 della legge prevede, infatti che per il rilascio  del  permesso in sanatoria occorra pagare, a titolo  di oblazione, il doppio del contributo di costruzione dovuto.

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