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Giochi e lotterie, è allarme “Così le famiglie si indebitano”


27 giugno 2010

"La diffusione di massa del "gioco d'azzardo legale" (Superenalotto, lotterie, poker online e win for life), è tra le prime cause dell'indebitamento delle famiglie. Ed è l'anticamera del ricorso al prestito usurario". Quando mons. Alberto D'Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura, ha pronunciato questo grave j'accuse all'Antimafia, fra deputati e senatori è calato un imbarazzato silenzio. Poche ore prima, infatti, il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva presentato alla stessa commissione parlamentare d'inchiesta un riservatissimo documento che svelava come il "mercato dell'usura, in Italia, sia in espansione, favorito dall'attuale recessione economica".
Quell'imbarazzo l'ha poi spiegato il capogruppo Pd, Laura Garavini: Dice: "Da una parte lo Stato è impotente di fronte al dilagare del prestito illegale gestito dalle mafie, dall'altra, anziché, per dirla con D'Urso, "prevenire tutte le cause che generano usura, le incentiva, come avviene per il gioco d'azzardo legale, che sottrae denaro alle famiglie con tecniche sempre più raffinate". E che, secondo uno studio del Censis, ha un volume d'affari di circa 50 miliardi". La prova della resa dello Stato di fronte a questi due fenomeni – racket delle estorsioni ed usura, spesso legati fra loro ed entrambi gestiti dalla criminalità organizzata non solo al Sud, ma anche al Nord, in particolare in Lombardia – viene offerta dai numeri contenuti nella relazione riservata presentata dal titolare del Viminale alla Commissione.
Relazione che contiene atti della Dia, della Dna, e della Svimez, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno. Attraverso usura e estorsioni – si legge nella relazione del Viminale – la Mafia spa (prima azienda del Paese con un fatturato di 135 miliardi di euro e un utile netto di 78 miliardi), controlla il territorio. "E si sostituisce allo Stato nella riscossione delle tasse". "Il giro d'affari del credito illegale si aggira intorno ai 13 miliardi di euro. I commercianti colpiti da usura nel 2009 sono stati200 mila, con un costo di circa 20 miliardi di euro. Quelli vittima di estorsione sono stati 160 mila. Pagano il pizzo l'ottanta per cento dei negozi di Catania e Palermo, il 70% delle imprese di Reggio Calabria, il 50% di quelli di Napoli, del nord Barese e del Foggiano.
A fronte di questo fenomeno criminale di massa è minima la ribellione della società civile: le istanze presentate al Comitato di solidarietà per le vittime sono state appena 151 per le estorsioni, solo 127 per l'usura. "Con il ddl intercettazioni voluto dal governo – spiega Pier Giorgio Morosini, giudice antimafia e membro dell'Anm – non si potranno più perseguire usura e estorsioni con le indagini telefoniche. E grazie all'emendamento D'Addario tuttora in vigore, la vittima di racket che registrerà l'incontro con il suo carnefice rischierà il carcere per intercettazione abusiva".

di ALBERTO CUSTODERO

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Le vostre segnalazioni

  1. maria scrive:
    28 giugno 2010 alle 12:14

    Quando i volumi del o dei giochi, gestiti dallo Stato, crescono è un bruttissimo segnale che i nostri governanti ben conoscono da decenni.
    Il significato è quello della perdita di fiducia e speranza per un futuro migliore che permette alle persone di avere la forza di superare momenti
    di recessione. E’ drogare i cittadini. E’ tutto demandato ad una una speranza di vincita che nella maggioranza dei casi viene disillusa. Il gioco non ha mai arrichito nessuno se non lo stato stesso, anche se viene pubblicizzato con delle vincite favolose.E’ giusto parlare dell’usura perchè più le condizioni economiche diminuiscono e più le persone puntano sull’illusione di una miracolosa vincita. Credetemi perchè nell settore dei giochi statali ci ho lavorato per quarant’anni. E’ una testimonianza diretta. Ringrazio l’Adico per avermi dato l’opportunità di poter fare questa dichiarazione. Grazie,grazie,grazie.

  2. francesco scrive:
    28 giugno 2010 alle 13:05

    Perchè non proporre l’obbligo di utilizzare una carta di credito nominativa per effettuare le giocate in modo che rimanga traccia di tutti i soldi spesi per tutti i giochi (compreso le “macchinette”. Inoltre la carta dovrebbe avere un tetto maximo ad esempio del 10% del proprio reddito annuale dichiarato (superabile solo su presentazione di apposita istanza nel caso in cui il contribuente dimostrasse di essere titolare di redditi esenti da tassazione).
    In questo modo il “gioco” sarebbe educativo per tutti: contribuenti e stato compreso!

  3. emilio gnata scrive:
    29 giugno 2010 alle 16:04

    A questo proposito io ho una mia storia. Ho giocato a poker fino all’età di 25 anni, poi rendendomi conto del rischio che correvo,mi sono ripromesso di non giocare più nelle mia vita e così ho fatto, come con Totocalcio e simili. Anni fa il gioco veniva sconsigliato da uno stato che se pur troppo paternalistico cercava di proteggerci, adesso allo STATO non importa se la gente si rovina o no, interessano solo le grandi entrate che scommesse e gioco gli procurano, così come l’elevato costo dei carburanti, dei farmaceutici e così via. Siamo finiti a questo punto di diseducazione, morale,sociale,culturale,politica ed economica.

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