Destinazione del Tfr
13 giugno 2007
Quasi undici milioni di lavoratori dipendenti del settore privato hannol’onere di decidere, entro la fatidica data del 30 giugno 2007, se mantenere ilTfr nell’attuale regime o se, viceversa, utilizzarlo per integrare una pensionesempre più magra. Mancano pochi giorni eppure sembra che, nonostante tanta pubblicità afavore della previdenza integrativa, le adesioni saranno pochissime. Una visionepessimistica, eppure la previdenza integrativa per coloro i quali non avrannoeffettuato una scelta esplicita opererà il meccanismo del silenzio-assenso, conla conseguenza che le quote future del proprio Tfr saranno irreversibilmentedestinate ad alimentare una delle tante forme di previdenza complementareofferte dal sistema italiano dei fondi pensione. Sono usciti appelli, ilsindacato ha lavorato in modo capillare a favore della riforma, sono uscitiopuscoli, esperti che paventano future pensioni da fame. Niente da fare. Delresto i segnali sono negativi per la previdenza privata fin della prime battutea giugno. C’è insomma una certa diffidenza a spostare le quote del Tfrdall’impresa ai fondi. Secondo gli esperti, infatti, solo un terzo deilavoratori italiani (poco più di 6miliardi di euro di Tfr) ha deciso di aderirealla previdenza complementare. Un business da 19 miliardi di euro che, quindi,in una percentuale che oscilla fra i 2/3 e i 3/4, rimarrà in azienda (adeccezione di quelle grandi – con oltre 50addetti – che dovranno depositarlo inun fondo gestito dall’Inps). Qualcuno fa notare che in effetti la riforma nonconviene molto: è vero, chi aderisce alla riforma godrà di una fiscalità piùleggera e le imprese saranno perfino tenute a contribuire per una quota. Ma irendimenti, al netto delle tanti voci che la compongono, non sarebbero cosìvantaggiosi e sullo sfondo c’è sempre un rischio:i fondi investono in mercati,come quello azionario.I rendimenti promessi non sono scritti nella pietra ma si basano sulleserie storiche delle borse e delle obbligazioni. Con quello che succede in giro,forse un po’ di prudenza è comprensibile.