ADICO: contro l’obesità dei bambini
9 settembre 2010
Se prendiamo 100 bambini tra i 6 e gli 11 anni e li facciamo salire ognuno di loro sulla bilancia, risulta che il 12,3% sono obesi e 23,6% in soprappeso, come dire che un ragazzino su tre ha un’alimentazione sbagliata – si legge nel comunicato dell'ADICO.
L’Istituto Superiore di Sanità (con il progetto Okkio alla salute) con il Ministero della Salute sono andati ad indagare che cosa c’è nei piatti di questi bambini, come suddividono i pasti, di che cosa si abbuffano e cosa lasciano in frigorifero. Indagine che, alla vigilia della riapertura delle scuole, si legge attraverso le cifre sul peso, le scelte per la colazione, le merende, lo sport.
Di questi bambini, l’11% non fa la prima colazione; il 28% la fa in maniera non adeguata; l’82% fa una merenda a scuola non corretta; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura; solo un bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età. E poi ancora numeri che disegnano un quotidiano fatto di eccessi di grassi e zuccheri, poco moto, tanta pigrizia e “intervalli golosi”.
«Uno dei problemi veri – spiegano i ricercatori – è che circa quattro madri su dieci dei ragazzini in sovrappeso o obesi non ritengono che il loro figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza». Cifre e comportamenti da allarme: per questo durante il mese di agosto il Ministero della Salute ha emanato le linee guida per la ristorazione a scuola. Indicazioni che, prima della riapertura delle scuole, le Regioni devono recepire e applicare e «che le famiglie, comunque – suggeriscono i nutrizionisti che hanno elaborato le tabelle – dovrebbero prendere a modello anche per i menù settimanali a casa». Sono stati cancellati i piatti etnici, ed è stato dato grande spazio alle ricette tipicamente italiane. Un programma settimanale bilanciato secondo calorie e quantità. A chi oserà chiedere una doppia porzione verrà detto no. Soprattutto se si tratta del primo piatto. In cucina ci devono essere attrezzi, cucchiai e mestoli, in grado di assicurare piatti con le grammature giuste per l’età dei bambini. “Ciascun utensile – si legge nelle linee guida – deve essere contrassegnato con un segno distintivo, in modo che la distribuzione possa procedere con un set di strumenti distinti sulla base del target di utenza”.
Vediamo il menù dal primo alla frutta: accanto alla porzione quotidiana di pasta (oppure riso, orzo e mais) e di pane, si propone l’alternanza di carne, pesce e uova come secondo piatto, una o due volte ogni sette giorni i legumi considerati come piatto unico se associati ai cereali. La pizza o la lasagna sono contemplate al massimo una volta a settimana. Tutti i giorni frutta e verdura rigorosamente di stagione, pochi salumi (due porzioni al mese). Frutta oppure yogurt o succhi senza zucchero aggiunto per merenda, spuntini “leggeri” e poco calorici e acqua a volontà. Preferibilmente di rubinetto.
Da una ricerca pubblicata sul British Medical Journale condotta dal prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma su 45mila uomini la cui salute è stata monitorata per 38 anni, emerge che i bambini obesi hanno la stessa possibilità di morire precocemente di quella di un adulto che fuma più di dieci sigarette al giorno. Un ragazzo obeso all'età di 18 anni rischia quanto un fumatore di morire precocemente per «malattie prevenibili». A rischio di una morte ancora più precoce gli uomini fumatori, obesi durante l'adolescenza. «La ricerca mostra l'importanza delle iniziative per ridurre l'obesità durante l'adolescenza. Molte persone muoiono di malattie prevenibili» ha spiegato Martin Neovius dell'istituto di ricerca. Lo studio ha inoltre messo in evidenza come anche le persone sottopeso all'età di 18 anni corrano rischi maggiori di morire di morte precoce; rischi che aumentano con il numero di sigarette fumate.
9 settembre 2010 alle 12:58
Sicuramente tutto ciò è vero, ma le uniche responsabili non sono le madri! Chiediamoci anche se tutti possiamo permetterci un’attività sportiva per i nostri figli, chiediamoci perché le pubbliche amministrazioni non attrezzano parchi pubblici o ampi spazi verdi dove i nostri figli possono correre. Aggiungo che io, con le mie tre figlie non ho la fortuna di vivere in una di quelle città dove tutto ciò esiste. E come dovrei fare a sostenere il costo di attività sportive per 3 bambine? Con quel misero sconto che fanno? E che dire del menù scolastico? Porto solo un esempio: un giorno a pranzo mia filgia aveva PASTA AL SUGO, POLLO CON PATATE AL FORNO E PANE. Io non sono una nutrizionista ma mi sembra che i carboidrati siano un po’ eccessivi!
15 settembre 2010 alle 15:40
Questo articolo mi fa pensare ad una stranezza: i bimbi non possono fare sforzi eccessivi (portare lo zaino scolastico, ad esempio) ma bisogna pagar loro un’attività sportiva. Li si potrebbe educare a mangiare un po’ meno, ma questo rappresenterebbe un’oppressione che lede la loro psiche. Siamo sicuri che sia la strada giusta?