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7,7 MILIONI DI STUDENTI, 800 MILA PROF, 370 MILA CLASSI E PROBLEMI APERTI: LA SCUOLA COMINCIA

Dopo mille polemiche e discussioni, parte l’anno scolastico reale: quello fatto di lezioni e problemi quotidiani da risolvere. Oggi, in cinque regioni – Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Trentino Alto Adige – suonerà la prima campanella. Da domani e fino al 15 settembre partiranno le lezioni in tutte le altre regioni italiane. Gli ultimi ad entrare in classe, proprio venerdì 15 settembre, saranno gli alunni di Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Piemonte e Toscana. Restando anche la libertà di movimento delle singole scuole. E dopo 9 mesi di lezioni si concluderanno a giugno: tra il 7 e il 12. Se i licei brevi, i compiti a casa, le promozioni facili e la scuola media accorciata a due anni sono stati al centro della discussione politica di questa estate, la scuola da oggi dovrà fare i conti con problemi più contingenti.
Durante i primi giorni, nonostante le intenzioni e gli auspici della ministra Valeria Fedeli, mancherà all’appello una buona parte dei 100mila supplenti che dovrebbero lavorare nelle 370.697 classi attivate quest’anno. Ma le cose dovrebbero andare meglio dello scorso anno: nel giro di qualche settimana scolari e studenti dovrebbero trovare tutti i docenti in classe. Gli alunni delle statali saranno 7.757.849, 58 mila in meno dello scorso anno. Un trend che nei prossimi anni si accentuerà ulteriormente. E’ il Sud, con Campania e Sicilia, che si sta letteralmente svuotando. Mentre gli alunni stranieri non aumentano più come negli anni scorsi. Le aule del Belpaese ospiteranno 10mila alunni disabili in più dello scorso anno: 234.658 contro i 224.509 del 2016.
E oltre 800 mila saranno i docenti al servizio di genitori e alunni. I quali per la maggior parte frequenteranno i licei. Saranno infatti 47 su cento i ragazzi e le ragazze iscritti nei sei licei previsti dall’ordinamento attuale: classico, scientifico, linguistico, artistico, musicale/coreutico e delle scienze umane. Quasi 32 su cento seguirà le attività didattiche degli istituti tecnici e 21 in quelli professionali. L’anno che sta per partire è anche quello che porterà a regime l’alternanza scuola-lavoro con un milione e mezzo di studenti e qualche incertezza. Riusciranno tutti i ragazzi a seguire attività attinenti al proprio indirizzo di studi?
Le lezioni partono con due incognite: la protesta dei dirigenti scolastici, stanchi di carichi di lavoro e responsabilità sempre maggiori a fronte di retribuzioni bloccate da anni, e il rinnovo del contratto, atteso da maestre e prof da otto lunghi anni in cui il potere d’acquisto degli stipendi è calato drasticamente. Quest’ultima novità rischia di trasformarsi infatti un autentico boomerang per i docenti e i sindacati della scuola. Perché a fronte di un incremento stipendiale di 85 euro lordi mensili – che netti si riducono a 35/40 euro netti mensili – per allineare la Buona scuola con la nuova funzione docente, il carico di lavoro orario degli si incrementerà certamente, forse ben oltre i 35/40 euro mensili del corrispettivo aumento. Ed è sempre dietro l’angolo l’aumento dell’orario di servizio a 20 o 22 ore settimanali per i professori delle scuole medie e superiori.
L’anno scolastico parte anche con le prime novità sulla valutazione introdotte dalla Buona scuola bis: gli esami di terza media con meno prove scritte e i test Invalsi che, sempre nelle secondarie di primo grado, si svolgeranno entro il mese di aprile.

Fonte: La Repubblica

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