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ACQUA CONTAMINATA A VIGO DI FASSA, TRAMITE ADICO DUE PENSIONATI MESTRINI CHIEDONO LA RESTITUZIONE DELLA CAPARRA ALL’HOTEL CHE DOVEVA OSPITARLI

In quella splendida località trentina, Vigo di Fassa, avevano intenzione di passare un breve periodo di relax, anche per sfuggire alla calura della città. Perciò A.T., 63 anni, e suo marito G.D., 70, entrambi pensionati mestrini, avevano prenotato con largo anticipo una settimana di vacanza dal 20 al 27 luglio, in uno dei  più qualificati hotel della zona, versando una caparra di circa 500 euro. A inizio luglio, però, i due coniugi sono stati informati da una amica che proprio a Vigo (ma anche nelle zone limitrofe) si era verificato un danno al’acquedotto con la conseguente contaminazione dell’acqua che aveva provocato problemi intestinali a un centinaio di persone, come riportato dagli stessi quotidiani locali. A questo punto A.T e G.D. hanno deciso di richiedere indietro la caparra e di passare le ferie in un’altra località anche dopo aver appreso che la problematica si era già verificata in altre occasioni, essendo la rete idrica danneggiata e a rischio contaminazione a ogni temporale. Risultato? “L’hotel – come spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – non ha accolto la richiesta inviata via mail dai due pensionati i quali hanno dunque deciso di rivolgersi al nostro sportello “vacanza informata” per farsi tutelare. Ora tramite il nostro ufficio legale abbiamo inviato noi la domanda di rimborso anche in considerazione delle ordinanze comunali con le quali in quei giorni è stato vietato l’utilizzo dell’acqua se non dopo una adeguata bollitura”. A.T. e G.D. hanno poi passato la settimana di vacanza in un’altra località. Resta però il fatto che, continua Garofolini, “la caparra deve essere restituita in virtù di una situazione molto particolare. L’acquedotto in questione , che è quello di Vael e Sojal, a ogni precipitazione rischia di contaminarsi con un batterio che provoca forti dolori gastrointestinali. Gli albergatori ne sono a conoscenza e dovrebbero avvertire i propri clienti di questo pericolo. E’ chiaro che la responsabilità principale è dell’amministrazione locale, che non ha ancora risolto il problema. Però a rimetterci non devono essere ignari turisti che hanno scoperto il problema solo a ridosso della partenza”.

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