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CITTADINO RUMENO SI RITROVA CON 730 EURO IN MENO SUL CONTO PER UN CONTRATTO ASSICURATIVO MAI STIPULATO. GRAZIE ALL’INTERVENTO DELL’ ADICO LA COMPAGNIA GLI RESTITUISCE I SOLDI

Trovarsi senza 730 euro in banca per una polizza assicurativa mai sottoscritta. Può succedere anche questo in un mercato, quello italiano, che concede alle compagnie (come anche alle aziende che forniscono gas, energia elettrica, e non solo) di stipulare contratti telefonici senza adeguate tutele per gli utenti. La storia di Florian Laurentiu Rusitoru, cittadino romeno residente a Spinea, ha dei risvolti che lasciano perplessi e ancora tutti da chiarire. Per fortuna l’uomo, dopo essersi affidato all’ufficio legale dell’Adico, associazione difesa consumatori, ha ottenuto indietro quanto prelevato dalla compagnia assicurativa, un noto gruppo con sede a Zurigo e Londra. Rusitoru, ancora lo scorso autunno, si accorge che nel suo conto corrente mancano diverse centinaia di euro. Si rivolge dunque al proprio istituto di credito per capire da chi sia stata addebitata quella cifra e alla fine scopre l’arcano: una nota compagnia assicurativa ha “preso” dal suo conto 731 euro per una non meglio specificato contratto di cui Rusitoru non sa nulla. “Tramite il nostro ufficio legale – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – abbiamo inviato una raccomandata alla compagnia contestando il fatto che il nostro assistito non ha mai stipulato alcun contratto nè ha mai autorizzato l’addebito bancario. Così abbiamo richiesto la restituzione dei soldi indebitamente sottratti”. La lettera dell’associazione viene inviata a fine dicembre e un mese dopo arriva la risposta della compagnia assicurativa. “Confermiamo di aver provveduto a verificare quanto segnalatoci – scrive il gruppo – e dall’ ascolto della registrazione audio di adesione alla polizza abbiamo potuto rilevare che la stessa non è da ritenersi conforme in quanto manca la piena consapevolezza, da parte del cliente, che tramite quella stessa telefonata il contratto si sarebbe considerato già stipulato. Accogliamo dunque il reclamo confermando il rimborso delle rate addebitate”. Tutto bene quel che finisce bene, si dirà, anche perché la compagnia assicurativa è venuta subito incontro alle richieste dell’associazione e del cittadino rumeno, ammettendo le proprie colpe. Restano però aperte ancora alcune questioni di non facile spiegazione. Anzitutto, continua Garofolini, “ci chiediamo come mai la compagnia fosse a conoscenza del codice pin del nostro iscritto. Ci riserviamo di capirlo meglio, chiedendo ulteriori spiegazioni al socio. La cosa certa è che il Garante deve per forza intervenire in maniera netta e decisa nei confronti dei contratti conclusi al telefono. Non possono esistere, a nostro giudizio, senza il successivo invio del contratto cartaceo che deve essere firmato dal diretto interessato”. (g.cod.)

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