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La giungla degli scontrini fiscali: chi è obbligato a darlo e a chi si deve chiedere

Dopo il blitz di fine anno a Cortina è scoppiata la psicosi da scontrino. Accompagnata da un diffuso richiamo ai cittadini, affinché la ricevuta fiscale venga sollecitata a ogni pagamento. Spesso lo scontrino, non viene chiesto per timidezza, timore, o per semplice ignoranza. Non tutti, d’altronde, conoscono gli obblighi di legge e non sanno chi è tenuto a rilasciare l’attestato di pagamento. Per rinfrescarci la memoria proviamo a fare un quadro sintetico delle norme e delle situazioni più frequenti. Innanzitutto, per distinguere il tipo di ricevuta, bisogna sapere che scontrini, ricevute fiscali e fatture sono documenti che certificano i corrispettivi incassati da un’azienda o da un professionista a fronte della vendita di un bene o della prestazione di un servizio. Lo scontrino e la ricevuta possono essere alternative tra loro, sono normalmente emesse nei confronti dei clienti consumatori finali non titolari di partita Iva. La fattura, invece, è richiesta all’esercente dal cliente titolare di partita Iva per giustificare la contabilità dei costi sostenuti dalla sua attività d’impresa.

CHI E’ OBBLIGATO – Bar, ristoranti, alimentari, mercati ambulanti e negozi in generale hanno l’obbligo di rilasciare una ricevuta. Lo scontrino fiscale è emesso dal «misuratore fiscale», volgarmente detto cassa, in realtà un piccolo computer che conserva traccia di ogni pagamento (ce ne sono in giro anche di falsi, pochi però, secondo l’Agenzia delle Entrate). Il pezzetto di carta che viene consegnato al cliente è contraddistinto dal logotipo fiscale (simbolo MF seguito da cifre/lettere identificativo del misuratore fiscale) solitamente riportato nella parte inferiore dello scontrino. La ricevuta è invece compilata a mano in doppia copia, su un bollettino madre/figlia (una copia per il cliente, l’altra per l’esercente), con data e numerazione progressiva. Quest’ultima è la forma diffusa tra i prestatori d’opera come operai, idraulici, elettricisti, e da chiunque non voglia sobbarcarsi l’onere del registratore fiscale. Attenzione al trucco del «preconto» utilizzato da alcuni ristoratori che presentano una nota col dettaglio del pasto, incassano il compenso e non rilasciano la ricevuta vera e propria. Talvolta intascandosi anche l’Iva che aggiungono a piè di lista. Bisogna sempre ricordarsi di chiedere lo scontrino dopo aver pagato il ristorante.

CHI E’ ESENTE – Tabaccai, edicole, benzinai non sono tenuti al rilascio dello scontrino. Attenzione: chi paga il caffè e compra un pacchetto di sigarette al bar-tabacchi dovrà ricevere la ricevuta per la bevanda. Le stazioni di servizio devono invece rilasciarla per i beni eventualmente acquistati presso i loro shop, come gli accessori per l’auto. I benzinai a richiesta emettono inoltre fattura per i clienti con partita Iva. In alcuni ipermercati va diffondendosi il rilascio di uno scontrino non fiscale: tutto regolare. Una legge recente consente a chi opera nella grande distribuzione di alleggerire l’onere dei «misuratori fiscali» (laddove sono presenti molte casse). Fermo restando l’obbligo di comunicare telematicamente ogni mese all’Agenzia delle Entrate gli incassi quotidiani. «Ma nel loro caso il rischio di evasione da omessa certificazione è basso in considerazione anche dell’insieme di regole di controllo di gestione, interne alle aziende in questione», spiega Mario Carmelo Piancaldini, capo settore dell’Agenzia delle Entrate.

CARTE DI CREDITO – La loro diffusione aiuta a combattere l’elusione. A differenza del contante che può essere nascosto, il denaro elettronico, carte di credito o bancomat, lascia traccia nel conto corrente che per il Fisco è trasparente. Difficile sfuggire agli accertamenti.

ACQUISTI ON LINE – Le regole del gioco non cambiano. Chi vende su Internet deve rispettare i medesimi obblighi degli altri commercianti. La ricevuta va inviata insieme al bene acquistato, ma può essere sostituita da una nota elettronica completa di tutti gli elementi fiscali, inviata via mail, stampabile e conservabile dall’utente. E anche in questo caso, il pagamento elettronico, scoraggia l’evasione.

Paolo Lorenzi
fonte: corriere.it

32 risposte a “La giungla degli scontrini fiscali: chi è obbligato a darlo e a chi si deve chiedere”

  1. Manano Quaranta ha detto:

    Sulla questione incalzante a cavallo dell’anno in corso con quello appena decorso sulla questione evasione fiscale in Italia, bisogna avere il coraggio di dire come stanno veramente le cose: l’evasione fiscale trae origine da 2 dico soltanto due motivi che appresso andò ad elencare e sono:
    1)- l’eccessiva pressione fiscale sia diretta che indiretta cui il cittadino italiano è sottoposto per l’inerzia,imperzia o semplicemente “disinteresse” per motivi politici (accaparramento di voti di scambio)cui sono interessati tutti i partiti da destra a sinistra. Le belle parole di questo o quel parlamentare che leggiamo o sentiamo attraverso gli organi di stampa non sono altro che “propaganda”. Non che tutti i politici siano degli evasori, ma se stiamo alle statistiche andremo fuori dal seminato perchè la metafora che ogni cittadino magia in media un pollo all’anno sta uguale al risultato di chi ne mangia almeno 5 e chi per cinque neppure uno.
    La soluzione come spesso ho detto, sta nel fatto che nel mentre per essere europei ci chiedono sempre tasse altrettanto non viene previsto che si possa dedurre dal reddito complessivo una maggiore percentuale di spese di gestione della famiglia a cominciare con le detrazioni spese sanitarie (solo 19% della spesa, con quello che oggi costa curarsi?), tanto per fare un’esempio ma ci sono le spese dell’istruzione dei figli, del doversi vestire (non certo con grandi firme, per carità, al grande magazzino di periferia) etc… etc….
    Di contro, la politica si aumenta ingiustificatamente i propri benefici, non riduce i costi, non rinunzia al finanziamento dei partiti (nonostante un referendum abrogativo) prevedendo la percezione di 5 euro per ogni iscrito alle liste elettorali etc….
    Ecco allora che nell’ultimo trentennio ma con particolare incidenza nell’ultimo decennio le norme fiscali sono state sempre emanate in accordo con le associazioni di categoria. Quelle stesse categorie che sovente dicono che l’erba del vicino è sempre più verde. A peggiorare la situazione poi sono intervenute l’emanazione di leggi e decreti ministeriali che hanno escluso dall’obbligo del rilascio sia dello scontrino sia della ricevuta fiscale.
    2)- i controlli sulle categorie economiche inserite negli studi di settore (ma come li hanno fatti questi studi?) che sono ritenute congrue, per volontà politica sono tenute fuori da accertamenti e controlli strumentali, salvo casi limite (vedi blitz di Cortina o durante l’estate 2011 agli stabilimenti balneari del centro-sud Italia) che hanno portato a risultati evasivi veramente sconcertanti. Ma, come al solito, basta fare un gran can can di facciata e poi tutto, o quasi, nel dimenticatoio.
    I pescatori sono soliti dire che il pesce quando puzza comincia sempre dalla testa,hanno proprio ragione.
    Basta esenzioni, studi di settore etc… l’unico modo di fare pagare le tasse in Italia è quello di applicare i coefficienti presuntivi di reddito, se supportati dall’obbligo generalizzato di rilascio di scontrini/ricevute fiscali senza eccezione alcuna, comprese le macchinette distributrici di bevande o videogiochi. Ricevute/scontrini che se integrati al momento dell’emissione dal codice fiscale siano detraibili dal reddito.
    Non fare queste cose, le disposizioni del Governo Monti sull’obbligo di pagare con il bancomat è solo un fastidio in più che spinge a trovare soluzioni alternative (ad esempio c’è già la soluzione per pagare in nero le prestazioni di notai, commercialisti, medici etc…).
    In ogni caso, i controlli agli esercizi commerciali obbligati al rilascio, nelle ore serali/notturne da parte del Fisco lasciano a desiderare; gli scontrini non te li rilasciano di giorno, figuratevi di notte!!!!

  2. fanton alido ha detto:

    Tutto vero esarebbe troppo a chiedere se per tutti quelli che onorano con impegno lavoro e tasse avessero in cambio dei politici seri, che distribuiscano le tasse con lo stessa serietà che pretendono,
    non sanno che dalla piccola azienda è un finanziamento di soppravivenza dagli usurai che sono banche, politici, e tecnici politici già corruttibili sul nascere ma che schiffo hanno ridotto l’Italia nulla e valso per tanti eroi morti per il tricolore innutile spendere soldi per i 150 nni dell’unita fummo negli occhi meglio non pgare le tasse e mandare a lavorare quei fannuloni grzie dell’opportunità

  3. GABRIELE ha detto:

    Ho sentito che un’insegnante che percepisce 25euro per un’ora di lezione dovrebbe versarne allo stato 14. Viene da domandarsi cosa fa per lui lo stato?
    Direi poco, molto poco. So ad esempio che ci sono persone che devono avere soldi dallo stato da più di tre anni e non sanno quando li avranno. Allora quando devo pagare e non pago sono un evasore e un parassita ma quando devo avere……..? Dove vanno i nostri soldi? Perché devo pagare, con il mio lavoro, 1000 persone alcune delle quali non fanno niente e le altre molto poco
    Sarebbe opportuno che l’A.E. nel suo spot anti evasione aggiungesse un altri parassiti …… o no?

  4. Pino da Messina ha detto:

    Proprio così: l’evasione fiscale è una piaga ed è una della cause che hanno determinato la crisi. È vero che ci sono prestatori d’opera e venditori (con sede fissa, ambulanti e a domicilio) che non rilascinao scontrini, e ciò con sistematica sfacciataggine, ma di chi è la colpa se non di chi dovrebbe controllare e non lo fa? Se ci fossero seri controlli (non i blitz) e se ad ogni infrazione si desse una sonora batosta agli evasori, questi signori ci penserebbero due volte prima di prendere i soldi e fare finta di nulla. Se continuano imperterriti è solo perché sanno che da anni l’hanno fatta sempre franca. Tutto il resto, secondo me, lascia il tempo che trova!

  5. NADIA (BOLOGNA) ha detto:

    SI PARLA SEMPRE PER GLI ITALIANI –
    MA PERCHE’ LA FINANZA O I VIGILI NON VANNO NEI MERCATINI DOVE GLI AMBULANTI ITALIANI RILASCIANO LO SCONTRINO, MENTRE HO NOTATO CHE NELLE BANCARELLE VICINE I CINESI NON DANNO LO SCONTRINO CHI SONO LORO? SONO ESENTI – PRIVILEGIATI O COSA CAVOLO SONO – NON HANNO ANCH’ESSI PARTITA IVA???
    E’ UNO SCHIFO TORNINO IN CINA, MA NON SOLO I CINESI, ANCHE GLI ALTRI CHE PURE HANNO BANCARELLE

  6. Cristina ha detto:

    C’è gente a cui importa unicamente che l’Italia vada a fondo, stimolando e incitando la forza dell’ignoranza fine a se stessa, punto e basta. Lì dobbiamo arrivare, solo lì.
    Sono riusciti a metterci gli uni contro gli altri : “dividi et impera” dicevano gli antichi. Miserie contro miserie, ci stanno dividendo grazie alle invidie di mestiere, gli odi di classe, affondandoci in insuperabili difficoltà pari solo alle nostre necessità che non interessano nessuno, perché nessuno mai sguainerà la spada per te, nemmeno se fosse il più caro amico. Sulla mano che ti ha aiutato, oggi sappiamo solo sputarci, volendo vedere gli altri come non sono, per non vergognarci delle nostre azioni. Ci lagnamo della nostra miseria perché solo quella sappiamo capire, senza valori come siamo e, occupati a piangerci addosso, non siamo capaci di vedere l’invasione del MONOPOLIO che, forte dell’appoggio politico, premeva da anni alle porte dei nostri confini, porte che con la globalizzazione sono state scardinate ad arte, facendo entrare il ghigno di questa forza che ormai dilaga senza argini. Il monopolio è il nostro prossimo padrone e ci sottometterà rendendoci succubi del suo potere, dandoci lavoro se, quando e quanto vorrà lui, un potere che ha fatto della politica la propria patria e dei politicanti i propri servi, forti del ruolo accaparrato a piccoli passi previdenti nella società, grazie al nostro stesso voto.
    Oggi siamo arrivati qui. E’ cosa fatta.
    Il tutto realizzato in piena luce del sole, fraintendendo ed oscurando ad arte il significato di termini sacri come la libertà, stravolgendo a poco a poco le coscienze, soggiogandole con la disoccupazione e gli asti personali e i diritti calpestati. Andiamo avanti come il Cristo del Beato Angelico : una benda sugli occhi che ci impedisca di vedere qual’è la strada e chi ci sputa addosso.
    Pensate proprio sul serio che gli stipendi dei condottieri verranno equilibrati con giustizia? e anche se questo si avverasse, pensate che questo porterà miglioramenti per tutti? o non continueremo a sbranarci gli uni con gli altri, senza proprio voler capire, bevendo quello che ci viene detto e fatto, senza usare il nostro discernimento previdente?
    Chiediamo lavoro per i nostri giovani senza evidenziare che le grandi imprese chiudono, si trasportano fuori d’Italia e lì riaprono i battenti facendo lavorare altre popolazioni, salariandole meno e impegnando là i propri soldi. Le piccole aziende invece chiudono e basta, e i nostri giovani che potrebbero trovarvi lavoro? No, troppo facile, non va incentivata una simile possibilità, meglio incentivare la malizia e il lavoro nero di chi ci sguazza, in tempi come questi! Meglio non esigere lo scontrino fiscale! Che caspita! Così io che pago,risparmio, povero me! Mica salvo l’Italia,io!
    Adesso! ci chiediamo chi deve o non deve emettere lo scontrino fiscale?!!
    Beh! meglio tardi, che mai!………… O serve guardare da un’altra parte con la puzza sotto il naso e il dito puntato, per non vedere lo sfacelo che avanza?

  7. Annet ha detto:

    perché a queste ditte che si trasferisono all’estero poiché pagano gli stipendi molto più bassi che in Italia, non mettono delle tasse particolarmente salate, proprio perché vanno fuori Italia e così da fargli passare la voglia di andare a guadagnare solo loro e far morir di fame gli italiani! c’è troppo egoismo! che schifo!!!dovrebbero tassarli fore o non permettere loro di andare all’estero a fare i loro sporchi guadagni!

  8. Pietro ha detto:

    Qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè dovrei sentirmi obbligato a choedere sempre la ricevuta o lo scontrino fiscale ad ogni operazione di pagamento. Soprattutto quando usufruisco di una prestazione professionale, medica, legale, commerciale, eccetera, e mi viene fatta una proposta di due prezzi: con o senza ricevuta fiscale e tenedo ben presente che, anche se chiedessi una ricevuta ufficiale, non avrei mai i benefici economici da parte dello Stato comparabili con l’eventuale sconto immediato prospettato.
    Dovrebbero essere le regole dello Stato ad impedire che possa essere praticato questo ricatto nei confronti dei cittadini. Lo Stato in generale dovrebbe stare dalla parte dei ricattati e non chiedere agli stessi di difendersi da soli contro tutti!

  9. ugo ha detto:

    il trucco più usato è quello di emetterlo con un importo inferiore (spesso con uno 0 finale in meno) giustificandolo come errore di digitazione.

  10. tecnovit ha detto:

    BASTA con più iva.Un solo prezzo è legale. Da denunciare tutti i contratti stilati,pagati senza ed in nero.

  11. beppe ha detto:

    premesso che sia io che mia moglie siamo lavoratori dipendenti e che quindi abbiamo ogni fine mese un bel salasso di imposte trattenute,vorrei che mi spiegaste perchè , se mi avvalgo di una prestazione professionale, devo pagare il 21% di iva ,per fare pagare le tasse al professionista.
    Cioè ,NOI , per fare i corretti cittadini,per far pagare le tasse ad un’altro,dobbiamo PAGARE di tasca nostra , ci dobbiamo rimettere ulteriori tasse. Questo non ha senso,l’IVA deve poter essere recuperata.
    Essendo così le regole,purtroppo diventa ovvio che se devo pagare una prestazione preferisco non pagare l’IVA che è di ben 210 EURO ogni 1000 euro spesi!!!!!!!
    Lo so non è giusto ,ma non mi sento in torto.
    Cambiare le leggi per cambiare il sistema.

  12. tecnovit ha detto:

    OK BEPPE(TORINO).

  13. MANANO40 VE ha detto:

    Cristina (ve) scrive: …..OMISSIS……
    18 gennaio 2012 alle 22:51

    Perfettamente d’accordo, diciamo pure – stringendo i termini – che la colpa è del “capitalismo”, non che ne sia contrario a prescindere, ma il fatto è che in un’Europa Unita solo geograficamente, dove anzichè cominciare dalla testa (fare prma l’unità politica, finanziaria/economica, militare e da ultimo sociale) hanno preferito cominciare dai piedi (facendo l’euro). Una sorta di “cassa comune” dove tutti partecipano non in forza della loro capacità economica bensì di quella finanziaria. Ecco che poi, al momento di ricevere prestiti si ottiene non secondo la capacità di restituzione bensì secondo quella della capacità di produzione. Un po come fanno le banche con i cliienti – ma con sistema inverso – danno poco e prendono tanto e se poi, per disgrazia altrui vanno in default, allora ci pensano i Governi a salvarle tassando i cittadini. Dico io se le banche non sono capaci di gestire il denaro, i loro dirigenti sono strapagati profumatamente e quando vanno in rovina interviene lo Stato ed altrettanto questo non accade quando il cittadino si trova in “default” prima per colpa delle banche con tassi usurai legali e poi perchè le stesse quando investono all’estero con bond tossici sono “coperte” da Bankitalia che sarebbe il caso torni ad essere Ente Pubblico e non di diritto pubblico. E’ una sottigliezza di non poco comnto e questo gli addetti ai lavori lo sanno eccome se lo sanno.

  14. Prince ha detto:

    si qeusta canzone e proprio carina ma devo dire ke le canzoni ormai sn tutte uguali..c’e bisogno di qualche novita cavolo! xk queste canzoni stufano dp un po’.. ma cmq e bella..ma nn possiamo dire BELLISSIMA O STUPENDA..xk sarebbe sl un esagerazione e so di aver ragione !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! tieeeee

  15. Amedeo ha detto:

    Martedì 28 u.s. presso il mercato fi Fornovo Taro ho portato 2 affettatrici, una piccola e l’altra più grande dall’arrotino per farle affilare ed eventualmente ingrassare. Al ritiro delle stesse mi è stato chiesto l’importo di euro 340 in quanto a suo dire erano state revisionate, cosa da me non chiesta, alle mie rimostranze per l’eccessivo costo ha ribadito che i prezzi eran esposti su un quaderno, (effettivamente c’era ma era chiuso a libro) ho chiesto lo scontrino fiscale e l’arrotino ribadiva che i prestatori di mano d’opera sono esenri da tale rilascio.Mi ha riasciato un biglietto con l’importo pagato e il suo timbro on tanto di partita IVA. Mi chiedo aveva l’obbligo di riasciare lo scontrino? Grazie

  16. Luigi ha detto:

    E’ giusto che a ogni intervento dell’idraulico non mi viene rilasciato nessun tipo di ricevuta e/o scontrino fiscale ??

  17. Costantini Vittoriano ha detto:

    Il Notaio è obbligato a rilasciare alla parte contraente, risultante dal contratto di compravendita, la ricevuta fiscale per lìimporto ricevuto, esclusi quelli relativi alle imposte e tasse?

  18. SIMONETTA ha detto:

    sONO TITOLARE DI UN’AZIENDA AGRICOLA CON CONTABILITa’ FORFETTARIA.FINO AD ORA HO VENDUTO I MIEI PRODOTTI A PERSONE CHE AVEVANO IL BANCO AL MERCATO RILASCIANDO LA FATTURA,ORA SONO STATA INVITATA A VENDERE IL MIO OLIO IN UN MERCATINO RIONALE “COMPRO E SCAMBIO”. ALL’ACQUISTO DI UNA LATTINA CHE COSA DEVO RILASCIARE NON AVENDO IL REGISTRATORE DI CASSA?NON VOGLIO INCORRERE IN SANZIONI ECC.ECC…..GRAZIE PER IL VOSTRO AIUTO

  19. silvano ha detto:

    sara che sbaglio io… ma se si obbliga un commerciante
    a pagare un 21% d’iva, un 20% d’irpef, affitto, acqua luce spazzatura, inps, e quant’altro….se non evade, CHIUDE. Lo stato non dovrebbe combattere l’evasore , ma risolvere il problema alla fonte…comportarsi come gli altri stati europei, e mantenere una pressione NON soffocante..il risultato sarebbe : NO EVASIONE. perche dovrei evadere e rischiare se il peso fiscale è leggero? al contrario devo pensare anche io a mangiare.. grazie. molta gente che parla qui e che da del LADRO agli evasori, e sono quasi tutti, chi meno, chi piu, si vede che è sicuramente uno stipendiato .

  20. marco T. ha detto:

    Cari signori: a cosa serve l?emissione dello scontrino fiscale, se a me che non lo emetto; a fine anno fiscale vengono imposte le tasse sul fatturato di accuisto maggiorate a dovere dagli “studi di settore”?????? L’imposta attuale per un ambulante alimentare di dolciumi vari in sagre e fiere è attualmente: hai comprato 10mila, bene,paghi le tasse su 30mila. ditemi voi a cosa serve lo scontrino? Allora vi rispondo io, qui al nord, la multa per lo scontrino la paghiamo dentro i termini previsti purchè ci lascino lavorare, e portare a casa qualche soldo per continuare a pagare regolarmente le tasse che ci impongono, pena:::perdi anche le piazze perchè il DURC non è in regola.
    Marco T.

  21. Antonio ha detto:

    Si parla tantissimo, ad ogni livello, di: evasione fiscale, mancata emissione di ricevute e scontrini fiscali, fatture, versamenti periodicie e via dicendo. Sino a pochi anni fa, vi era un documento che aveva contribuito notevolmente a far diminuire, se non addirittura a porre fine all’evasione fiscale! Un bel giorno, e in prossimità della campagna elettorale per l’elezione del parlamento, un politico ( Silvio Berlusconi? ) promette, che se eletto porrà fine a detto documento. Facendo grazia agli imprenditori di ogni livello e di ogni settore merceologico, professionisti e non, di una nuova era di evasioni fiscali! Di quale documento si trattava? Semplice: della bolla di accompagnamento dei BB.VV! Documento a rendiconto e soggetto a registrazione in apposito registro subito dopo il suo acquisto! Ebbene,daal giorno successivo alla sua abrogazione, l’evasione fiscale è aumentata a dismisura e fino a raggiungere cifre multimiliardarie! Quanti e quali politici, di ogni colore e/o casacca, ne hanno richiesto la re – introduzione? N E S S U N O!!!!!! Eppure, molti di loro parlano di gravissima evasione fiscale! Più ipocriti di così!?

  22. cataldo fedele ha detto:

    In merito all’ultima parte dell’articolo vedi interpello allegato che conferma la non obbligatorietà dello scontrino.
    Per corretta informazione

    Agenzia Entrate: regime fiscale commercio elettronico indiretto e diritto di recesso
    08 novembre 2009 –
    OGGETTO: Interpello ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212 del 2000 – procedura di reso nella vendita per corrispondenza – articolo 22 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – articolo 2 del d.P.R. n. 696 del 1996 – articolo 12 del D.M. 23 marzo 1983.

    Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 22 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, è stato esposto il seguente

    QUESITO

    La società ALFA S.p.a., esercente l’attività di produzione e commercio di articoli di abbigliamento, dichiara di voler avviare l’attività di vendita on line dei prodotti a marchio “X”.

    Tale modalità di vendita consente al consumatore (sia italiano che residente in altri Paesi della Comunità Europea) di visualizzare, scegliere e ordinare gli articoli direttamente nello Store on line e di pagare il corrispettivo mediante carta di credito oppure in contrassegno.

    La società conferma l’ordine tramite una mail inviata direttamente dallo Store on line, perfezionando in tal modo il contratto.

    Successivamente la società invia al consumatore una mail di conferma della spedizione e in allegato invia una ricevuta avente il medesimo contenuto della conferma, con il numero di “codice”.

    La fattura è inviata al consumatore solo se questi la richieda al momento di effettuazione dell’ordine (caso che esula dalla presente istanza).

    I prodotti acquistati sono poi consegnati da uno spedizioniere, incaricato dalla società istante, all’indirizzo indicato dal contribuente.

    Nell’esercizio dell’attività di vendita on line, l’istante intende avvalersi della disciplina fiscale in materia di vendita per corrispondenza (cfr. articolo 22, comma 1, n. 1, del d.P.R. n. 633 del 1972 e articolo 2, lett. oo, del d.P.R. n. 696 del 1996).

    Tali disposizioni attribuiscono al contribuente la facoltà di certificare le cessioni tramite l’annotazione del totale giornaliero nel registro dei corrispettivi con conseguente esonero dall’obbligo di emissione della fattura e dello scontrino fiscale.

    Nel contratto di vendita, inoltre, è pattuito che:

    1) il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto entro dieci giorni lavorativi dal giorno di ricevimento della merce, previo rimborso del prezzo d’acquisto;

    2) il venditore, in presenza di prodotti difettosi o viziati, ha l’obbligo di sostituire il prodotto con altro integro dello stesso tipo, ovvero rimborsarne il prezzo (a scelta del consumatore).

    La società istante chiede quale sia il corretto comportamento da osservare ai fini del rimborso del prezzo sia nell’ipotesi di recesso dal contratto sia in caso di restituzione di un prodotto viziato o difettoso, qualora la vendita originaria sia stata effettuata senza emissione di fattura.

    Si chiede, infine, quale regime Iva applicare alle vendite intracomunitarie.

    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

    L’istante ritiene conforme alla normativa la procedura di seguito illustrata.

    In particolare, nell’ipotesi di reso della merce acquistata, il consumatore invia una mail alla società istante, specificando il “codice” dell’articolo oggetto di restituzione.

    Successivamente la società fornisce un “codice di reso”, collegato al “codice”, e provvede al rimborso del relativo prezzo (con accredito della carta di credito del cliente ovvero con bonifico bancario).

    In ogni caso, il sistema informativo conserva memoria di ciascuna operazione e può consentire, in ogni momento, la verifica della corrispondenza tra il rimborso, il “codice di reso” e il “codice”.

    Inoltre, la contabilità di magazzino registra il carico dei capi restituiti in modo che sia possibile collegarli al “codice di reso” e al “codice”. Al momento del ricarico, il programma registra il corrispettivo negativo che confluisce nel totale di giornata.

    Per ogni pratica di reso, individuata dal “codice di reso” (quindi collegata al “codice”) è possibile, per un tempo superiore al periodo di decadenza dell’azione di accertamento tributario, consultare e stampare la relativa e completa documentazione.

    L’istante ritiene, infine, che possano rientrare nella disciplina delle c.d. vendite interne le cessioni effettuate nei confronti dei consumatori comunitari, non soggetti passivi d’imposta nei propri Stati di residenza, nel rispetto dei limiti indicati all’articolo 41 del decreto legge n. 331 del 1993.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

    La presente istanza non è riconducibile alla procedura di interpello di cui all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, in quanto ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del D.M. 26 aprile 2001, n. 209 e come chiarito con la circolare del 31 maggio 2001, n. 50, l’istanza deve essere presentata prima di porre in essere il comportamento o di dare attuazione alla norma oggetto d’interpello e non dopo il compimento di esso, al solo fine di vederne sancita – a posteriori – la validità. Invero, come precisato dalla società istante in sede di risposta alla richiesta di documentazione integrativa, risulta che la medesima ha già attivato on line la vendita degli articoli di abbigliamento oggetto d’interpello.

    Ciò nondimeno, si reputa opportuno esaminare nel merito la questione prospettata, rappresentando qui di seguito un parere che non è produttivo degli effetti tipici dell’interpello di cui all’articolo 11, commi 2 e 3, della legge n. 212 del 2000, ma rientra nell’attività di consulenza giuridica secondo le modalità illustrate con la circolare del 18 maggio n. 2000, n. 99.

    L’operazione di vendita di beni materiali proposta dall’istante si configura come commercio elettronico indiretto in quanto la transazione commerciale avviene in via telematica ma il cliente riceve la consegna fisica della merce a domicilio secondo i canali tradizionali, ossia tramite vettore o spedizioniere (cfr. risoluzione 21 luglio 2008, n. 312/E, risoluzione 15 novembre 2004, n. 133/E).

    Ai fini Iva, le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilabili alle vendite per corrispondenza e, pertanto, non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura (se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione), come previsto dall’articolo 22 del d.P.R. n. 633 del 1972, né all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale ai sensi dell’articolo 2, lettera oo), del d.P.R. 21 dicembre 1996, n. 696.

    I corrispettivi delle vendite devono, tuttavia, essere annotati nel registro previsto dall’articolo 24 del d.P.R. n. 633 del 1972.

  23. salvatore ha detto:

    Mi succede sempre più spesso nel territorio di Catania e provincia che dopo aver consumato al tavolo, alla mia richiesta del conto mi si consegna lo scontrino della cassa con la scritta “non fiscale” e leggo inoltre, sempre sullo scontrino, che per avere quello fiscale debbo chiederlo alla cassa.
    Chiedo, ma è corretto tutto ciò?.
    Insomma, se è un obbligo il rilascio dello scontrino fiscale, perchè mai dovrei andare alla cassa a ritirarlo? Secondo il mio parere è un atto illegale!
    Gradirei risposta in merito, in quanto non è apprezzata la mia critica diretta alla persona che compie questo gesto, che a pare mio è illegale. Alla richiesta del conto, mi si deve consegnare lo scontrino fiscale e niente altri sotterfugi. Punto e basta.
    Grazie

  24. Federica Ferri ha detto:

    Vorrei far notare un errore nell’articolo. La frase : ” i benzinai a richiesta emettono inoltre fattura per i clienti con partita Iva” deve essere integrata per correttezza di legge e scritta così:” benzinai a richiesta emettono inoltre fattura per i clienti autotrasportatori con partita Iva”. Infatti solo per questi ultimi si può rilasciare fattura e se i rifornimenti sono numerosi nel mese, la fattura deve richiamare i ddt che, di volta in volta, devono essere regolrmente compilati e firmati riportanti la targa del mezzo, i dati completi della ditta, totale euro e litri.
    Così come si legge nell’articolo invece sembra che chiunque con partita iva possa richiedere la fattura, invece possono solo chiedere il timbro regolare in carta carburante.

  25. Lucia ha detto:

    Ho un negozio in una piazza dove l’unica “a stare a posto”, avere cioè tutto a norma e aver pagato un fottio di soldi per tutto, sono io. E infatti sono venuti da me a farmi una multa di mille euro quando ho attaccato un cartello di 40 cm oltre l’insegna regolarmente messa. E di fianco a me c’è un meccanico che occupa strada e marciapiede, taglia paletti e chissà cos altro, e lo scontrino sembra essere per lui la mancanza minore.

  26. paolo rege-gianas ha detto:

    Per Pietro: la parcella medica è esente da IVA

  27. Daniel ha detto:

    Ma è vero che se mangio al ristorante, chiedo lo scontrino fiscale al momento del cont. mi arriva a tavola, e decidiamo di pagare con 2 carte di credito. Si puo fare ? Perché dove ho mangiato l’ultima volta mi è stato detto che non si puo pagare con due carte di credito che viene emmesso lo scontrino fiscale classico. Con sta scusa portano sempre invece del conto il proforma, gistificandosi che è per il fatto che ” se poi devono pagare con 2 carte di credito non si puo fare”…. o è la solita cazzata per poter fare un po di “sano” nero ? Voglio solo capire. Grazie.

  28. Martina ha detto:

    Un bar in spiaggia si è rifiutato di farmi lo scontrino per dei gelato dicendo che loro sono un club. Ma era un bar aperto a tutti e la spiaggia era libera…mentivano?

  29. Francesco ha detto:

    E possibile che il bar dove vado a bere il cappuccino e quant’altro Non mi emette mai uno scontrino ? E Non solo a me ! Non usa neanche la cassa Cia un cassetto che apre e chiude quando ti da il resto ! Non sono obbligati ad emetterlo? E poi il padrone del bar mi fa anche la paternale sull’onesta?

    • Adico ha detto:

      Salve, lo scontrino è OBBLIGATORIO SEMPRE! Se lo crede utile segnali la cosa ai Vigili.

      Distinti saluti
      Gianluca Codognato
      uff. stampa Adico

  30. Andrea ha detto:

    A Milano, parlano male dei parrucchieri cinesi, ma ci sono tantissimi parrucchieri Italiani che non rilasciano la ricevuta, e se chiedi loro di dartela, ti guardano come se fossi un ufficiale della Guardia di finanza. Per non parlare poi dei mercati rionali, dove se ti danno la lista di cose che hai comprato su un “pseudo scontrino” è già tanto.

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