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DUE ANNI E MEZZO D’ATTESA PER FARSI TOGLIERE UN PAIO DI NEI SOSPETTI ALL’ANGELO. INSEGNANTE VENEZIANA COSTRETTA A “OPERARSI” IN SICILIA. GAROFOLINI: “E’ QUESTA LA SANITA’ D’ECCELLENZA DI CUI PARLA ZAIA?”

MESTRE. La sanità veneta è un eccellenza? Non ancora, a quanto pare. E se qualcuno pensa il contrario, può chiedere conferma a G.V., 44enne insegnante siciliana domiciliata a Mestre, la quale il prossimo ottobre dovrà scendere in Sicilia per farsi togliere un paio di nei sospetti senza attendere due anni e mezzo (sic!) come prospettatole invece all’ospedale all’Angelo. L’involontaria “vittima si è ora rivolta all’Adico per “denunciare” una vicenda emblematica e preoccupante che andiamo a raccontare.

La donna  a luglio si trovava in Sicilia nel suo Paese natio.  Durante la permanenza nell’isola, ha deciso di effettuare una mappatura dei nei da uno specialista del luogo. La visita ha evidenziato la presenza di due “macchie” sospette da togliere il prima possibile. G.V. ha così deciso di attendere il rientro a casa, sperando di potersi far incidere nel mese di settembre. Una volta tornata nel Veneziano, l’insegnante si è rivolta  prima al medico di base, che le ha predisposto l’impegnativa, poi al Cup e poi alla segreteria del reparto di Dermatologia dell’Angelo dove è stata informata che per farsi togliere i nei avrebbe dovuto attendere due anni e mezzo. Non solo. All’ospedale mestrino le hanno riferito la necessità di effettuare un’altra visita specialistica, non essendo sufficiente, con ogni evidenza, quella “siciliana”. La donna, preoccupata, ha dunque deciso di prenotare l’incisione in Sicilia (per poi far analizzare i nei sempre lì) e ha già trovato disponibilità per il mese di ottobre. “Quanto ci è stato riferito dall’insegnante ha dell’incredibile – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico a cui la donna si è rivolta per denunciare l’accaduto -. Sappiamo che il personale medico non ha nessuna colpa visto che già svolge un lavoro straordinario e dato che lavora sotto organico. Chiediamo però al presidente della Regione Zaia se, di fronte a queste vicende, possiamo ancora definire quella veneta una sanità d’eccellenza. La nostra assistita sarà costretta a tornare in Sicilia per farsi togliere i due nei sospetti visto che non intende aspettare due anni e mezzo per farlo. E’ giusto così? Inoltre chiediamo sempre al Presidente: perché una visita specialistica effettuata in Sicilia non viene riconosciuta in Veneto? Insomma, quello della Sanità della nostra regione è davvero un modello da esportare o la strada da percorrere è ancora lunga?”

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