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Antenne selvagge e digital divide all’italiana

Quanti articoli di giornale e quanti commenti amareggiati sono stati scritti sul digital divide? Migliaia. Il 15% dei cittadini, soprattutto quelli che abitano nei piccoli comuni, non è raggiunto dalla banda larga, e in pratica non può connettersi a internet (dati Telecom). In regioni come il Molise il “tasso di Digital divide” tocca il 20% della popolazione, percentuali solo poco più basse sono in Basilicata, Umbria e Calabria, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Poi c’è la questione wifi: nella Penisola ci sono appena 5.097 hotspot, postazioni a cui connettersi gratuitamente in strada, numero che posiziona l’Italia solo al 14esimo posto nel mondo dopo Taiwan, Svizzera e Hong Kong.

Siamo indietro. E tanto. E per modernizzare il paese il decreto Sviluppo varato in Cdm a settembre ha inserito una norma all’articolo 29 che vieterà ai proprietari di immobili o condomini di opporsi “all’accesso dell’operatore di comunicazione al fine di installare, collegare o manutenere gli elementi di rete quali cavi, fili, riparti, linee o apparati.”

In sostanza, se il Parlamento non modificherà la norma, i cittadini non potranno dire di no a un operatore di tlc che otterrà l’autorizzazione di installare un’antenna o un ripetitore sul tetto di casa. In cambio otterrà dall’azienda in questione un’indennità la cui entità sarà stabilita dall’Agenzia del territorio “in base all’effettiva diminuzione del valore del fondo”.

Un po’ poco, per diverse associazioni ambientaliste, che decise a dare battaglia, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica e ai ministri competenti per chiedere la cancellazione della norma, in quanto incostituzionale. I perché sono tanti e condivisibili ( qui la lettera), ma più di tutto le associazioni sottolineano che le onde elettromagnetiche sono state classificate dallo Iarc nella categoria 2B, quella dei “sospetti cancerogeni”, e che nessuno può obbligare un cittadino a mettersi un’antenna potenzialmente pericolosa sulla testa.

In realtà quelle della 2B sono sostanze la cui cancerogenicità è considerata credibile ma non completamente dimostrata, e nell’elenco dello Iarc compaiono anche sostanze comunissime come la caffeina, i sottaceti, il carburante diesel, il bitume, la pittura color magenta, il diossido di titanio (quello delle creme solari).

Ma questo non basta a dire che va tutto bene. E’ vero che bisogna scegliere: e se si sceglie il giustissimo principio di precauzione, si rischia di restare seriamente indietro. Ma è questa la risposta giusta? E siamo certi che dare il via libera alla cosidetta “antenna selvaggia”, significherà colmare il gap proprio lì, nei piccoli comuni montani con meno di 10.000 abitanti, che non a caso gli operatori definiscono aree “a fallimento di mercato”?

Fonte: il salvagente.it

2 risposte a “Antenne selvagge e digital divide all’italiana”

  1. Max ha detto:

    Ma a questi governanti si è fulminato il cervello, o dopo averci fatto pagare IMU ecc sulla nostra casetta persano anche di potercela espropriare???
    Tu governo stabilisci che un soggetto privato, che in quanto tale non fa beneficienza, bensì opera per fare quanto più profitto gli è possibile, possa entrare come e quando vuole in casa nostra e piantarci tutto quello che gli pare???????????? E magari dovremmo anche chiedere se per favore si spostano un po’ che dovremmo rincasare!!?!?!
    Credevo di aver già visto abbastanza, ma evidentemente non c’è limite alla fantasia di questi personaggi.
    A casa, altro che Monti-bis, ci avrà anche fatto migliorare la reputazione in giro per il mondo, ma ci sta buttando sul lastrico dal punto di vista economico e fra un po’ ci manderà anche fuori di casa letteralmente.
    E non entro nel merito del risvolto ambientale-salute della questione antenne, wi-fi e campi elettromagnetici in genere: in nome della modernità ci stiamo scavando la fossa sotto i piedi, e non lo dico per esagerare; informatevi sui danni provocati non solo da cellulari e relative antenne, ma anche dai cordless, dai campi generati dalle apparecchiature wi-fi di cui ci si sta circondando sempre di più, ecc.; evitate però le fonti d’informazione governative o peggio dell’OMS, i cui consulenti sono legati alle società di tlc, cioè quelle contro cui dovrebbero esprimere valutazione; guardatevi la puntata credo di Report che hanno trasmesso in passato, in cui spiegavano tutti questi intrecci e tutte le falsità che ci raccontano a livello di salute.

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