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“LA FATTURA DEL FORNITORE NON E’ SUFFICIENTE A PROVARE I CONSUMI”, IL GIUDICE DI PACE ANNULLA UNA BOLLETTA DEL GAS DA 4.300 EURO A UN IMPRENDITORE TREVIGIANO. GAROFOLINI: “MAI ARRENDERSI DI FRONTE A RICHIESTE DI PAGAMENTO CONSIDERATE INGIUSTE”

Mai arrendersi di fronte a una bolletta che si considera ingiusta, anche se il pagamento viene intimato con un decreto ingiuntivo. Tanto più se si tratta di una fattura del gas o dell’energia elettrica, i cui consumi sono spesso fonte di contestazioni. T.D.N., 70 enne imprenditore trevigiano, è un utente che ha deciso di non arrendersi e qualche giorno fa, grazie all’intervento dell’ufficio legale dell’Adico, ha ottenuto dal Giudice di Pace di Treviso l’annullamento di una ingiunzione di pagamento da parte di Eni spa del valore di circa 4 mila e 300 euro per consumi del gas non riconosciuti dall’uomo. La sentenza ha confermato un concetto che deve essere tenuto ben presente dagli utenti, come ricordato in altre occasioni dalla nostra associazione: quando ci si oppone a un decreto ingiuntivo spetta al creditore, in questo caso Eni, l’onere della prova del credito. E la fattura, per quanto “titolo idoneo” per l’emissione di un decreto ingiuntivo, non è però prova dell’esistenza del credito stesso. La questione, a prima vista complessa, è in realtà molto semplice. Eni ha contestato all’imprenditore alcune fatture non pagate per un importo totale di 4.281 euro. T.D.N. ha dichiarato di non aver mai ricevuto quelle bollette e tanto meno la diffida ad adempiere al pagamento. In pratica, l’utente trevigiano si è trovato solo di fronte al decreto ingiuntivo, al quale si è opposto affidandosi all’ufficio legale dell’Adico. A questo punto, come spiega Carlo Garofolini, presidente dell’associazione, “dinnanzi alla contestazione che abbiamo presentato per conto del nostro socio, Eni avrebbe dovuto presentare le cosiddette fatture del distributore, che sono la prova dell’effettiva erogazione della quantità di gas contestata in bolletta. Ebbene, l’azienda non ha presentato queste fatture ma non ha neppure mai dimostrato di aver inviato le bollette all’utente della Marca. Per questo il giudice ci ha dato ragione, annullando la bolletta di 4.281 euro e condannando Eni al pagamento delle spese legali. Questa vicenda – conclude Garofolini – conferma quanto diciamo sempre: di fronte a bollette e a decreti ingiuntivi che riteniamo ingiusti, non rassegnamoci, pensando che tanto non riusciremo a far valere le nostre ragioni. Quando si è assistiti bene, si ottengono risultati molto soddisfacenti”.

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