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LINEA INTERNET “LUMACA”, PENSIONATO DI SPINEA CHIEDE UN RISARCIMENTO A TIM DOPO UN CENTINAIO DI TELEFONATE AI CALL CENTER. IL CONTRATTO PREVEDEVA 7 MEGA DI VELOCITA’, PER DUE ANNI HA “NAVIGATO” SOTTO UN MEGA GAROFOLINI: “NEL MERCATO DELLE TELECOMUNICAZIONI SERVE PIU’ ASSISTENZA E TRASPARENZA”

SPINEA. Quando ha aderito all’opzione Tim, più di due anni fa, era certo di portare a casa un bell’ affare. Cellulare, telefonate illimitate, internet, tutto per un costo bimestrale di alcune decine di euro.  Ma Franco Lazzarini, 68enne pensionato di Spinea, non poteva certo pensare di entrare in un vortice di disservizi e arrabbiature che lo hanno condotto a “consumare” il telefono dall’incredibile numero di chiamate (almeno un centinaio, assicura lui), effettuate per cercare di risolvere il problema. Il pensionato, infatti, dopo un breve periodo  di sostanziale “normalità” si è ritrovato con un collegamento internet  a rallentatore. Secondo il contratto siglato, la linea doveva navigare a più di 7 mega, invece dopo due mesi ha cominciato a viaggiare sotto un mega, non permettendo al 68 enne di Spinea alcuna operazione.  “Come troppo spesso succede nel mondo delle telecomunicazioni – commenta Carlo Garofolini, presidente di Adico – l’uomo si è scontrato con il muro di gomma dei call center. Il socio ci ha raccontato di aver effettuato in due anni più di cento telefonato, in Italia e all’estero, parlando con altrettanti operatori. Gli avevano assicurato l’intervento di un tecnico ma alla fine il pensionato ha continuato a navigare, se così si può dire, a 0,7, 0,8 mega. In pratica non ha avuto internet”. Non solo. Una volta chiesta la disdetta (gratuita, visto che Tim aveva nel frattempo cambiato unilateralmente il piano tariffario), l’azienda ha continuato a fatturare pur essendo stato chiuso il contratto. “Tramite il nostro ufficio legale – spiega Garofolini – abbiamo scritto alla Tim affinchè annulli le fatture indebitamente emesse. Ma il nostro socio continua ad avere un diavolo per capello perchè ovviamente vuole anche un risarcimento per i due anni in cui, di fatto, non ha potuto utilizzare internet. Senza contare che ha pagato anche il modem, pur avendone già uno. Per fortuna  sta entrando in vigore una normativa che impedirà alle aziende di obbligare il cliente all’acquisti degli strumenti atti a navigare, se già ne sono in possesso.  Questa vicenda è solo la punta del’iceberg di un settore, quello delle telecomunicazioni, che è divenuto ormai più selvaggio delle forniture di luce e gas. Invitiamo gli operatori a dotarsi di un comportamento di totale trasparenza e di garantire agli utenti una adeguata assistenza. Non è sufficiente farsi i clienti con promozioni di ogni tipo. Poi bisogna anche seguirli”.

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