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Proseguono le proteste degli autotrasportatori

Ma lo sciopero rischia di avere conseguenze ben più gravi!!
Nel comunicato diffuso dalla  Coldiretti si stima in milioni di euro le perdite per i prodotti agricoli ed alimentari che potrebbero presto venire a mancare sui banconi rischiando di marcire nei campi, nei magazzini o nei mercati generali completamente bloccati dallo sciopero.
Nella nota diffusa dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori, si stima in oltre il 40%, la produzione del latte rimasta nelle stalle e il 50% di questo andrà distrutto in quanto non sarà possibile conservarlo, mentre risulta essere difficile la situazione sul fronte della carne in quanto quella invenduta è rimasta immagazzinata nei frigoriferi.
A rischio è anche la distribuzione dei panettoni e delle specialità tradizionali del Natale.
Ulteriore disagio potrebbe venire da un immotivato aumento dei prezzi nei mercati rionali. I piccoli autotrasportatori autonomi potrebbero riuscire a rifornire le bancarelle. Ma i prodotti in vendita, visto l’enorme aumento di richiesta, raggiungeranno al dettaglio prezzi record.
Da domani potrebbero cominciare a mancare benzina e gasolio; già da questa mattina si sono formate lunghe code ai distributori; a metà giornata, secondo i dati forniti da Confesercenti, l’80% delle stazioni di servizio aveva chiuso e con il passare delle ore le scorte si sono esaurite anche in molti impianti sulle autostrade mentre i gestori hanno lanciato l’allarme per i mezzi di soccorso.
C’è poi il dramma di chi deve viaggiare in auto: se non ha problemi di rifornimento di carburante, deve fare i conti con rallentamenti e blocchi su strade e autostrade. Vista la situazione, la società Autostrade per l’Italia consiglia di informarsi prima di partire attraverso il call center (840-04.21.21) e di seguire gli aggiornamenti relativi alla viabilità diramati da Isoradio 103.3.
Il mancato arrivo delle merci ha costretto la Fiat a sospendere la produzione e nei soli stabilimenti automobilistici del gruppo sono stati messi in libertà oltre 22.000 lavoratori (di cui 17 mila nel settore auto). In questi casi l’azienda prova a recuperare la produzione persa, ma se non riesce chiederà l’intervento della cassa integrazione, come è già accaduto a diverse fabbriche dell’area industriale della Val di Sangro (Chieti) che oggi sono rimaste chiuse.

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