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REDDITO DI INCLUSIONE, SOLO NEL PRIMO TRIMESTRE NE HANNO USUFRUITO IN 900 MILA, 7 SU 10 RISIEDONO AL SUD

Le persone che hanno beneficiato del Rei, il Reddito di inclusione, sono nel primo trimestre dell’anno 900 mila e sette su dieci risiedono al Sud. In soli tre mesi sono stati raggiunti 250 mila nuclei familiari, la metà dell’obiettivo del governo, cioè 500 mila famiglie entro luglio, corrispondenti a 1,8 milioni di persone. E’ quanto rivela lo studio dell’Osservatorio statistico sul reddito di inclusione presentato dall’Inps alla presenza del presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che invita le forze politiche «a non buttare a mare il lavoro che è stato fatto. Abbiamo uno strumento di tutela universale che può essere potenziato e rafforzato. Non possiamo permetterci una fiera delle velleità che ci porterebbe fuori strada». Il tema del contrasto alla povertà è stato infatti al centro della campagna elettorale, mentre in questi giorni è uno dei punti di discussione per la formazione del nuovo governo. Il Movimento 5 Stelle propone il «reddito di cittadinanza» (che in realtà è un reddito minimo) più ampio di quello attuale, mentre la Lega si dice contraria all’assistenzialismo e per questo ha proposto il Ral (il Reddito di avviamento al lavoro), in sostanza un prestito garantito dallo Stato senza interessi garantito per 20 anni.

L’appello di Gentiloni e Boeri: «Non smantellare il sistema, ma trovare altre risorse»

Per il premier però «il Rei funziona, è una buona notizia, una tappa importante. Dobbiamo quindi proseguire, rafforzandolo con nuove risorse, gradualmente. Ma non buttando a mare il lavoro che è stato fatto. Abbiamo uno strumento di tutela universale che può essere potenziato e rafforzato». Stesso concetto espresso da Tito Boeri, presidente dell’Inps, secondo cui è necessario continuare sul percorso intrapreso. «E’ un fatto positivo che in Italia si parli di misure a contrasto ella povertà. Il paese si è dotato di questo strumento con 70 anni di ritardo. Ma oggi finalmente c’è: è un reddito minimo, ai primi passi e ancora sotto finanziato». Di conseguenza per Boeri è importante trovare altre risorse e non inventarsi nuovi meccanismi: «Dando più risorse al Rei potremmo raggiungere platee più vaste. Spero non si voglia mettere in discussione questo strumento e impedire che il processo vada avanti». Un invito chiaro alle forze politiche perché trovino ulteriori risorse per il Reddito di inclusione, senza smantellare il sistema. In Italia le persone in difficoltà sono 4,7 milioni (1,6 milioni di famiglie): da luglio il Rei dovrebbe raggiungere 2,5 milioni di cittadini, 700 mila famiglie. Nello specifico ad oggi il reddito di inclusione ha raggiunto 316 mila persone (110 mila famiglie) mentre altre 48 mila (119 mila famiglie) sono state interessate dal Sia, il sostegno all’inclusione.

Aiuto medio da 297 euro

Il Rei funziona su tutto il territorio nazionale e garantisce un aiuto alle persone in difficoltà; in alcune regioni – Puglia, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia – ci sono misure collegate e di rafforzamento, che integrano dunque l’aiuto. La gran parte dei richiedenti è comunque al sud, in particolare in Campania, Sicilia e Calabria. «D’altronde cinque poveri su dieci – spiega Boeri – sono residenti in queste regioni. Il Rei è legato allo stato della disoccupazione. Siccome la disoccupazione è intrecciata con lo stato di povertà, c’è una relazione tra il numero dei disoccupati e quello dei beneficiari».

A beneficiare del Rei sono soprattutto le famiglie con un solo componente, in genere disoccupato con più di 55 anni. Un quinto dei beneficiari inoltre ha un disabile in famiglia, mentre la metà dei nuclei ha minori a carico. L’importo medio è di 297 euro al mese, mentre il massimo dell’aiuto è di circa 550 euro. «Il messaggio – dice Boeri – è che senza il Rei queste famiglie riceverebbero pochissimo. E’ fondamentale per dare una qualche prospettiva».

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