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REGIONALI 2015: FINISCE 5-2 PER IL PD

“Renzi, stiamo arrivando”. È un Matteo Salvini trionfante quello che ringrazia su Facebook gli elettori della Lega, che in queste elezioni regionali ha registrato un inaspettato exploit in Liguria. Ma per i vicesegretari del Pd Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini il partito ha retto: “Siamo amareggiati per la Liguria – spiega la governatrice del Friuli Venezia Giulia in conferenza stampa – senza scissioni la Paita avrebbe vinto, ma cinque regioni su due è un ottimo risultato. Non è un esame su Matteo Renzi né sul governo. Siamo ancora più determinati a portare avanti le riforme fino al 2018”. Soddifazione e determinazione dunque ma anche rammarico, come sottolinea Guerini: “Le divisioni del Pd e la sinistra hanno ritenuto più utile far perdere il partito democratico e consegnare la Liguria a Berlusconi e Salvini”.
Il partito del premier conserva dunque la guida della Regione in Marche, Puglia e Toscana. Mantiene l’Umbria. Perde sonoramente in Veneto, regione che resta saldamente nelle mani del Carroccio. Strappa la Campania al centrodestra, con il successo di Vincenzo De Luca (che però dovrà vedersela con la legge Severino). Ma soprattutto perde la Liguria, dove lo strappo con la minoranza interna si fa sempre più avvelenato. Nel complesso  il Pd è il primo partito con il 23,7%; secondo è il M5s con il 18%, terzo la Lega al 12,5%. Forza italia è al 10,7%, Fratelli d’Italia al 4,2%, Area popolare al 3,5%.

In Campania, dunque, il candidato del Pd,  De Luca – secondo gli ultimi dati – vince le elezioni con il 40 per cento. Ha un vantaggio di circa due punti suStefano Caldoro, governatore uscente in quota centrodestra. Al terzo posto,Valeria Ciarambino (M5s). Ma per l’ex sindaco di Salerno (‘impresentabile’ secondo la lista nera stilata dalla commissione Antimafia) ora si apre la partita della possibile decadenza legata alla legge Severino.

In Liguria Giovanni Toti – con l’appoggio dell’intero centrodestra – strappa la Regione al centrosinistra, diviso e in preda a rancori e recriminazioni. Toti ottiene il 34 per cento; Raffaella Paita si ferma intorno al 28%; Alice Salvatore, Movimento 5 Stelle, sfiora il 25 per cento. La quarantenne candidata del Pd, riconoscendo nella notte la netta vittoria del suo avversario, ha puntato il dito contro la sinistra e il suo candidato, l’ex Dem Luca Pastorino. Per Paita “il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente. Hanno usato la nostra terra come vetrina per le loro battaglie personali, per l’attacco al Pd e a un governo che gode di ampio consenso nel Paese”.
In Toscana il governatore uscente Enrico Rossi (Pd) ha superato il 40% necessario ad assicurarsi la vittoria al primo turno, conquistando 48 per cento. Al secondo posto Claudio Borghi, candidato della Lega Nord, intorno al 20 per cento.
Il centrosinistra ha temuto per un’altra sua roccaforte, l’Umbria. All’inizio dello spoglio c’è stato un testa a testa tra la presidente uscente dem, Catiuscia Marini e lo sfidante di centrodestra Claudio Ricci. Alla fine però la governatrice uscente risulta in netto vantaggio con il 42,8 per cento contro il 39,3 del principale avversario.

In Veneto, il presidente uscente Luca Zaia (Carroccio) riconquista la regione con superando il 50 per cento. Molto distanziata la candidata del Pd Alessandra Moretti (23%): un flop per il partito. Al terzo posto Jacopo Berti (Cinque Stelle) con più dell’11 per cento. Quarto Flavio Tosi, ex Lega, oltre il 10.

In Puglia, Michele Emiliano (Pd) si attesta intorno al 47%. Per il secondo posto un testa a testa tra la  candidata grillina Antonella Laricchia e Francesco Schittulli (fittiani, FdI e moderati di Area Popolare) intorno al 18%. Segue Adriana Poli Bortone (Fi e Noi con Salvini) al 12,7 per cento. Emiliano, che sulla riforma della scuola di Renzi non ha lesinato critiche, ha poi annunciato che intende nominare Laricchia assessore . “Io lo farò – ha detto – vediamo se lei accetterà”. Ma dall’esponente Cinque Stelle è già arrivato un secco rifiuto.
Nelle Marche, il candidato del centrosinistra Luca Ceriscioli supera quota 40% delle preferenze. “Ha vinto il cambiamento – ha dichiarato il vincitore- da domani saremo al lavoro e tutti ci confronteremo e lavoreremo per il bene della comunità marchigiana. L’alto astensionismo è dovuto alla situazione difficile di questi anni che si traduce in una rottura di fiducia e noi dovremo recuperarla”.
Al secondo posto Gianni Maggi (M5s) col 21 seguito da Francesco Acquaroli (centrodestra) intorno al 19 e soltanto al quarto posto Gian Mario Spacca, governatore uscente, eletto nel 2010 col Partito democratico e oggi di nuovo in corsa per il suo terzo mandato con l’appoggio di Forza Italia. A lui appena il 13% dei voti.
Intanto, sul fronte dell’affluenza il dato – definitivo – si ferma al 52,2 per cento dei votanti. Una percentuale che testimonia la disaffezione forte nei confronti della politica. Basti pensare che alle regionali del 2010 andò alle urne il 64,19 per cento degli aventi diritto (e nel 2005 fu il 72 per cento). Lo scorso anno, alle europee, l’affluenza fu del 58,7 per cento. Nel dettaglio delle singole regioni, la partecipazione più bassa si rileva in Liguria col 50,67 per cento (in calo di 10 punti). A seguire c’è la Campania col 51,93 per cento (-11 punti percentuali rispetto alla tornata precedente).

fonte: repubblica.it

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