VENDITORI PORTA A PORTA, ALTRO SUCCESSO DI ADICO. L’AZIENDA ANNULLA IL CONTRATTO DI UNA IMPIEGATA MESTRINA E RESTITUISCE I SOLDI GIA’ VERSATI

Si era rivolta all’Adico disperata, dopo aver acquistato, senza volerlo, un set di 24 pentole e una macchina per pulire il pavimento per un importo totale di 3 mila euro, metà dei quali già versati tramite un assegno. Ora, dopo l’intervento dell’associazione che ha contestato all’azienda, La Center Market di Reggio Emilia, “l’inesistenza di una volontà a contrarre”, una impiegata mestrina è uscita dall’incubo di una “mazzata” economica per l’acquisto di prodotti non voluti e ha ricevuto indietro anche l’assegno da 1.500 euro. E’ ancora una volta una storia a lieto fine quella che vede come protagonisti venditori porta a porta molto “grintosi” e poco trasparenti (per usare un eufemismo) e persone, in particolare casalinghe, che firmano contratti presentati come semplici cataloghi pubblicitari. Tramite l’ufficio legale dell’Adico, tutte le “vittime” che si sono rivolte a noi perché beffate da una delle tante aziende di vendita porta a porta hanno ottenuto il recesso del contratto anche ben oltre i 14 termini canonici definiti per legge. In questo caso, però, “la situazione dell’impiegata era molto più complessa, perché la nostra socia aveva sborsato un assegno da 1.500 euro, metà dell’importo richiesto – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – e l’altra metà doveva essere saldata entro giovedì 4 febbraio. Noi abbiamo contestato l’inesistenza di una volontà a contrarre, visto che il venditore, come succede sempre, ha fatto firmare il contratto spiegando che era solo una formalità, una firma su un depliant pubblicitario. Di conseguenza abbiamo rilevato l’inesistenza e/o la nullità del contratto e invocato l’annullamento per vizio del consenso”. Qualche giorno fa Center Market ha risposto positivamente alla richiesta di Adico, annullando il contratto e restituendo quanto versato dall’impiegata mestrina. “Abbiamo affrontato decine di vicende molto simili l’una all’altra – conclude Garofolini -. Persone che hanno acquistato involontariamente prodotti non richiesti e non necessari, come il set da 24 pentole che, onestamente, per una donna che vive da sola sembrano un po’ troppe. In tutti i casi affrontati finora, però, le “vittime”, pur minacciate dall’azienda, non avevano sborsato nulla. In questo caso, invece, siamo riusciti a recuperare anche l’assegno già versato”.

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