LA BCE NON BASTA, L’ITALIA RESTA IN DEFLAZIONE

L’allargamento del quantitative easing della Bce e le promesse del suo presidente, Mario Draghi, non bastano all’Italia per uscire dalla deflazione: a marzo i prezzi rilevati dall’Istat hanno registrato un calo dello 0,2% sullo stesso periodo dello scorso anno. Nonostante tutto, però, l’Istituto di Statistica rileva “lievi segnali di ripresa” dal momento che – su base mensile – l’inflazione torna in aumento (+0,2%) dopo due cali consecutivi mentre, su base annuale, la flessione dello 0,2% si attenua rispetto al -0,3% di febbraio. La deflazione, inoltre, risente soprattutto dei nuovi cali dei prodotti energetici e in particolare di quelli non regolamentati come i carburanti (-11,2%, da -8,5% di febbraio).

Nel dettaglio a marzo si registrano aumenti congiunturali dei prezzi per i trasporti (+0,8%) e, in misura più contenuta, per i servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3%), dell’abbigliamento e calzature (+0,2%). A pesare – in questo caso – sono soprattutto le festività di Pasqua che hanno spinto gli italiani a muoversi per una breve vacanza, ma anche a consumare più pasti fuori casa. Le contrazioni congiunturali, invece, riguardano soprattutto spettacoli e cultura (-0,4%) e i prodotti alimentari (-0,2%).

In particolare, i prezzi del “carrello della spesa” – con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona acquistati con maggior frequenza – diminuiscono dello 0,1% a marzo rispetto a febbraio e dello 0,3% su base annua. E’ quanto emerge dai dati provvisori dell’Istat che a febbraio aveva registrato un calo tendenziale dello 0,4%. In particolare i prezzi degli Alimentari (incluse le bevande alcoliche) diminuiscono dello 0,1% su base mensile e registrano una flessione su base annua stabile e pari a -0,3%.

“Con questi numeri non si va da nessuna parte, e preoccupa in modo particolare il dato sul carrello della spesa, che diminuisce dello 0,3% su base annua” dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che poi aggiunge: “Gli effetti della deflazione saranno pesantissimi per la nostra economia, perché dimostrano che la domanda interna è ancora debole, con conseguenze negative per industria, commercio e occupazione. Il governo non ha ancora capito che la deflazione è un segnale allarmante contro il quale occorre intervenire rilanciando i consumi e aumentando il potere d’acquisto delle famiglie, attraverso misure strutturali che diano risultati sul lungo termine”.

Non sta meglio il resto del Vecchio continente a cominciare dall’Eurozona che a marzo resta in deflazione pur presentando deboli segnali di miglioramento: il tasso passa a -0,1% rispetto al -0,2% registrato a febbraio. Guardando alle componenti principali rilevate da Eurostat, i servizi hanno il tasso più elevato (1,3%, a febbraio 0,9%), seguono cibo, alcol e tabacco (0,7%, a febbraio 0,6%), prodotti energetici non industriali (0,5%, a febbraio 0,7%) ed energia (-8,7%, a febbraio -8,1%).

Fonte: La Repubblica

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