Adico ospite della maratona contro la violenza sulle donne organizzata da MestreMia. Alle 17.30 (circa) l’intervento di Carlo Garofolini

La maratona organizzata dal gruppo MestreMia in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne ospiterà anche quest’anno l’intervento di Carlo Garofolini. Alle 17.30 circa (diretta streaming nel sito di MestreMia) il nostro presidente interverrà presso il chiostro del museo M9 di Mestre, dove da questa mattina è in corso una non stop dedicata appunto al tema dei femminicidi e, più in generale, dei maltrattamenti nei confronti del “gentil sesso”. “Ringraziamo l’associazione e in particolare il presidente Andrea Sperandio per averci invitato anche per questa seconda edizione a una iniziat9va così importante e sentita in città – è il commento dello stesso Garofolini -. Il tema, purtroppo, continua a essere più che attuale, anzi, in periodo Covid abbiamo registrato un aumento degli episodi di violenza nei confronti delle donne. Noi vogliamo portare il nostro contributo anche perché come associazione ci capita di ascoltare racconti raccapriccianti da parte di nostre socie. Mi rivolgo alla nostra categoria, a quella degli uomini: basta, è ora di finirla”.

Pubblichiamo qui di seguito la traccia dell’odierno intervento del presidente di Adico.

Siamo orgogliosi di essere stati invitati anche oggi a questo importantissimo appuntamento e per questo ringraziamo l’associazione MestreMia e in particolare il presidente Andrea Sperandio con il quale collaboriamo ormai da tempo.

Il nostro intervento come associazione dei consumatori ben radicata sul territorio è tutt’altro che formale o indiretto. Anche noi, purtroppo, ci troviamo spesso a ricevere le testimonianze di nostre socie – soprattutto di chi chiede assistenza al nostro servizio dedicato alle separazioni e ai divorzi – che raccontano di diverbi, per usare un eufemismo, con il proprio compagno o marito. In una occasione, che ricordo inevitabilmente bene, la socia ha rivelato di aver subito non solo violenza verbale ma anche fisica. Quel giorno c’ero anche io, ricordo bene, e ho assistito alla consulenza con il nostro legale proprio perché era stata richiesta la mia presenza.

Sono stato colpito da due cose: l socia ha segnalato alle forze dell’ordine e ai servizi sociali il pericolo di violenza senza avere ottenuto alcun riscontro. In ogni caso, e questo è il secondo punto, ha mostrato comunque di avere ancora moltissimo affetto per il proprio uomo anche se si è rivolta a noi per avviare le pratiche del divorzio.

Detto questo, un altro dato allarmante che ci arriva dall’associazione degli avvocati divorzisti, il lockdown del 2020 ha fatto impennare il numero delle richieste di separazione di circa il 30%. In molti casi la crisi nasce dalla convivenza forzata e dalla violenza familiare che ne è scaturita e che vede ovviamente protagonista sempre l’uomo. Di contro, rigirando il concetto, sappiamo purtroppo che la violenza e l’eventuale femminicidio – riconducibile tre volte su quattro a una azione messa in campo dal marito, dal compagno o comunque da un conoscente o da un parente delle vittima – è diretta conseguenza della volontà da parte della donna di voler lasciare il partner.

Ma chi è quell’uomo che picchia o che arriva addirittura a uccidere la proprio compagna perché non vuole più stare con lui?  Beh, è un uomo che merita molti aggettivi: vigliacco, stupido, disumano. Eppure, se non ci fosse alcuna conseguenza sul fisico della vittima, forse l’aggettivo più appropriato sarebbe “ridicolo”.

Fatte queste considerazioni, sarebbe bello trovare anche delle soluzioni. Per la donna che subisce violenza in famiglia, l’unica vera salvezza è quelle di potersi affidare a una rete di protezione che coinvolga Comune, Forze dell’Ordine, parenti e amici. Una rete che sappia agire subito di fronte a una denuncia. Prima che sia troppo tardi.

Anche la tecnologia potrebbe aiutarci. Mi viene in mente, per esempio, il telesoccorso attraverso il quale le persone malate soprattutto anziane al limite della non autosufficienza, schiacciando un pulsante si mettono immediatamente in contatto con sanitari e familiari. Si potrebbe pensare a qualcosa di simile per le donne che denunciano un pericolo in casa. Può sembrare una proposta banale anche perché, ovvio, qui siamo di fronte a un fatto culturale: certo entrare nella testa di quegli uomini che osano alzare le mani contro le donne è impresa per lo più impossibile. Allo stato attuale, dunque, si può pensare solo a come difendere le donne in pericolo, ovviamente mi riferisco a quelle minacciate nel contesto familiare. Beh, a me la proposta del telesoccorso pe donne in pericolo fra le mura domestiche non sembra malsana.

Per il resto, possiamo solo sperare che qualche cosa cambi perché anche oggi ci troviamo di fronte a dati più che allarmanti. L’importante è che la battaglia contro femminicidi e violenza non finisca oggi per poi riprendere il 25 novembre 2022, sempre per un solo giorno. La nostra indignazione e le nostre lotte devono essere quotidiane.

Concludo dicendo che noi uomini abbiamo grandi responsabilità. Noi tutti, non solo chi picchia o uccide. Per questo rimbocchiamoci le maniche e iniziamo da stasera, da domani, a essere davvero intransigenti nei confronti di comportamenti, atteggiamenti, frasi dal sapore maschilista o machista! Il prossimo anno dobbiamo ritrovarci e dire: oh, finalmente è finita! Altrimenti tutto questo sarà inutile.

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