APPARTAMENTI IN VIA MONTE CELO A FAVARO (VENEZIA), POSTE ITALIANE CHIEDE OLTRE 2 MILA E 600 EURO AD ALCUNI INQUILINI IN AFFITTO. ADICO: “PRETESA IMMOTIVATA”

Più di 2 mila e 600 euro da “sborsare” in un mese per un non meglio specificato “saldo consuntivo” relativo al periodo che va dall’1 giugno 2010 al 31 maggio 2014. E’ questa la cifra che Poste Italiane ha chiesto in questi giorni ad alcune famiglie mestrine che abitano negli appartamenti di proprietà dell’azienda, in via Monte Celo, 6, a Favaro. Un importo del tutto inaspettato e per certi versi inspiegabile, che va a colpire quei nuclei che alcuni anni fa, quando le Poste Italiane hanno messo in vendita gli alloggi, hanno deciso di restare in affitto, perché impossibilitati (o non interessati) all’acquisto della casa. Ora una delle inquiline che si è vista recapitare la richieste di pagamento per un importo pari a 2.671, 74 euro, si è rivolta all’Adico, associazione Difesa Consumatori, che con il suo ufficio legale è intervenuto allo scopo di chiarire una vicenda che, come detto, coinvolge più famiglie.

Alcuni anni fa Poste Italiane ha deciso di alienare alcuni appartamenti di sua proprietà a Favaro. All’opzione hanno aderito molte famiglie, alcune hanno preferito proseguire con il canone di locazione. Nel frattempo, gli inquilini degli appartamenti di via Monte Celo hanno continuato a pagare 44 euro per le spese condominiali fino a marzo 2016, quando quella cifra si è più che raddoppiata, arrivando a 106 euro. Qualche settimana fa, come spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, “una inquilina di quegli alloggi s’è rivolta al nostro ufficio legale mostrandoci una raccomanadata ricevuta da Poste Italiane. Nella lettera si invita la signora a effettuare entro 30 giorni il pagamento di oltre 2 mila e 600 euro, motivandola come saldo dei consuntivi di gestione per un periodo che va dal 2010 al 2014. Naturalmente la richiesta, così com’è posta, non ci sembra avere ragioni di sussistere. Infatti – continua Garofolini – la signora ha sempre pagato regolarmente le proprie quote, e quindi non riesce a comprendere le motivazioni di tali pretese. Inoltre, sempre tramite il nostro ufficio legale, abbiamo evidenziato come, in ogni caso, il periodo che va da giugno 2010 a giugno 2011 vada per forza prescritto”. Ora si attendono le risposte delle Poste Italiane.

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