AZIONI “IN FUMO”, DOPO VENETO BANCA ANCHE LA POPOLARE DI VICENZA RIFIUTA L’ACCORDO BONARIO CON UN EX IMPIEGATO MESTRINO GAROFOLINI: “GLI ISTITUTI PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE. ORA ANDREMO IN CAUSA”

Aveva investito 40 mila euro in azioni della Popolare di Vicenza, per poi ritrovarsi in mano solo “carta straccia”. Per questo un ex impiegato mestrino, ora disoccupato, s’è rivolto qualche mese fa all’ufficio legale dell’Adico tramite il quale ha proposto una mediazione all’ istituto di credito. Risultato? “I rappresentanti della Bpv non hanno accolto le nostre richieste – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – confermando, qualora ce ne fosse stato bisogno, che le banche, al di là di ciò che dichiarano, non hanno alcuna intenzione di venire incontro ai clienti i quali, è giusto dirlo, si fidavano di loro e hanno comprato quelle azioni perché erano state tacciate come investimento sicuro”. Insomma, anche i dirigenti della Popolare di Vicenza, come quelli di Veneto banca, hanno perso una buona occasione per dimostrare la propria volontà di collaborazione con i risparmiatori ridotti sul lastrico da azioni deprezzate del 90%. Unica nota a favore della Bpv è che i responsabili della banca, al contrario di quelli di Veneto Banca, “alla mediazione si sono presentati, seppure via skype. Almeno hanno dimostrato un minimo interesse nei confronti del nostro socio, anche se poi hanno rifiutato qualsiasi tipo di accordo”. Nel caso in questione, continua Garofolini, “il nostro ufficio legale aveva mostrato la disponibilità al dialogo e a trovare un punto di incontro che potesse soddisfare entrambe le parti. In pratica eravamo disposti alla restituzione di una somma inferiore ai 40 mila euro, proprio per dimostrare la nostra buona volontà e la nostra predisposizione a trovare un accordo bonario. Niente da fare, però, gli istituti di credito predicano bene e razzolano male. E così anche in questo caso andremo in causa”.

La vicenda dell’ex impiegato è simile a quella di tante altre persone che si sono fidate dei funzionari di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza e hanno acquistato azioni che in poco tempo hanno visto crollare il proprio valore. “Come tutti i soci che stiamo seguendo – conclude Garofolini – anche in questo caso il nostro iscritto non era un esperto di finanza e quindi s’è fidato ciecamente dei consigli ricevuti dall’istituto di credito. Dobbiamo tenere conto che in teoria fra funzionari e clienti esisteva un rapporto di fiducia che ha favorito l’acquisto di tali azioni. Le gente s’è fidata dei consigli e ora deve fare i conti con i risparmi di una vita bruciati in tempi record”.

Una risposta

  1. Ma i funzionari e impiegati che hanno venduto alla clientela le azioni delle due banche in questione sapevano che il loro valore sarebbe stato ridotto di più del 90%? In questo caso andrebbero tutti inquisiti per truffa. Ma se lo sapevano perché molti di loro avevano acquistato con i propri risparmi azioni della loro banca? Forse per autotruffarsi?

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