Boom di divorzi fra gli over 50 padovani. Indagine Adico

PADOVA. Divorziare dopo i cinquant’anni. Quello che un tempo sembrava una tendenza marginale, sta diventando una realtà sempre più consolidata anche nel Comune di Padova. La coppia scoppia, si dice, e i numeri lo dimostrano. E pare che proprio fra gli over 50 il  fermento sentimentale e la voglia di cambiare vita sia sempre più forte. Secondo i dati Istat elaborati dallo sportello “ famiglia” – che segue le pratiche di separazione e divorzio consensuale, sempre più richieste – a Padova in cinque anni il numero delle persone divorziate è passato da 6.786 (2015) a 8.251 (2019) con una crescita del 21,6%. Nello stesso periodo, è giusto dirlo, la popolazione è aumentata sì, ma solo del 4%.

Guardando le fasce di età emerge che il numero di divorziati ultracinquantenni si è impennato passando dai 5.059 del 2015 ai 6.436 del 2019. Un incremento del 27% che dipinge bene i cambiamenti in atto anche nella città del Santo.

La perdita di appeal nei confronti del matrimonio fra gli over 50 padovani è testimoniata anche dai dati riferiti al numero di persone nubili o celibi nella fascia d’età che va appunto dai 50 anni in su: erano 13.897 nel 2015 sono arrivati a quota 15.713 nel 2019 (più 13,1%).  

“Secondo quanto possiamo vedere anche grazie al nostro sportello che si occupa delle pratiche per le separazioni e i divorzi brevi – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – vediamo come le richieste provengano da ogni fascia d’età. Non ci stupisce, lo abbiamo detto in altre occasioni. Siamo in una società in cui la coppia è per così dire minacciata da stimoli esterni che possono creare fratture. Secondo noi i social sono fra le cause di questa situazione preoccupante oltre a una società che esalta sempre più l’individualismo. Da ciò anche la bassa natalità che si registra nel nostro Paese”.

Pure l’Istat nel suo ultimo rapporto elenca alcuni possibili motivi che possono scatenare la crisi di coppia. In primo luogo, “il ritardo nel passaggio alla vita adulta, con conseguente rinvio nel tempo delle decisioni di formazione della famiglia, subordinate alla sicurezza o continuità del lavoro, alla stabilità del reddito, alla ricerca dell’abitazione”. Poi, segnala ancora l’Istituto di statistica, “l’emancipazione femminile, che ha condotto le donne ad una maggiore presa di coscienza del proprio status, collocandole anche al di fuori dell’ambito familiare e differenziando il loro ruolo nella società”. E, ancora, le maggiori possibilità di spostamenti e di contatti sociali” e, appunto, “l’affermarsi di una mentalità maggiormente individualistica rispetto al passato, che ha influenzato aspettative e aspirazioni dei singoli soggetti”.

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