CARBURANTI COME “BANCOMAT” DI STATO

Non c’è pace per i prezzi dei carburanti. Quanto il prezzo del petrolio schizza alle stelle le ripercussioni “alla pompa” sono salate e immediate, quando invece il mercato dell’oro nero crolla, come avvenuto nell’ultimo periodo, la discesa dei listini è sempre lenta e insoddisfacente, come lamentano molte associazioni dei consumatori. Per non parlare poi delle tasse che pesano sui carburanti sul nostro mercato con accise che si riferiscono ancora a una guerra del 1935. Un’analisi obiettiva di quanto sta accadendo in un settore fondamentale per le economie, come quello petrolifero, arriva dall’Area studi e statistiche dell’Anfia.

“In Italia cala il prezzo dei carburanti, ma aumenta l’incidenza fiscale sulla composizione del prezzo finale – osservano all’Anfia – In Italia il prezzo industriale dei carburanti ha subìto invece una contrazione, nel 2015 rispetto al 2014, del 21% per la benzina, del 24% per il gasolio e del 26% per il Gpl. Il peso della componente fiscale, invece, ha continuato a salire e ad incidere sempre di più sul prezzo alla pompa dei carburanti. Nell’anno 2015, le imposte (Iva+Accise) hanno pesato mediamente per il 65% sul prezzo della benzina, contro il 61% di un anno fa; il 62% sul prezzo del gasolio, contro il 56% di un anno fa; il 42% sul prezzo del Gpl, contro il 37% di un anno fa. Il prezzo alla pompa è quindi diminuito solo del 10% per la benzina, del 13% per il gasolio e del 20% per il Gpl. A dicembre 2015, per un pieno di 50 litri di gasolio sono stati pagati mediamente 65,4, euro con un risparmio di 9,2 euro rispetto a dicembre 2014; il risparmio per 50 litri di benzina è stato invece di 6,7 euro e per 50 litri di Gpl è stato di 4,4 euro”.

“Il Governo ha approvato lo stop, dal primo novembre 2014, all’aumento delle accise sui carburanti – sottolineano all’Anfia – che sarebbe scattato come clausola di salvaguardia per reperire risorse necessarie a coprire le spese. L’imposizione fiscale sui carburanti ha contribuito alle casse dello Stato per 37 miliardi di euro nel 2014, oltre il 51% del carico fiscale che pesa su tutta la motorizzazione ed è risultata in aumento (+0,9% sul 2013), nonostante il calo dei consumi. Su benzina e diesel grava una lunga serie di accise (la prima risale al 1935). Si tratta di una forma di tassazione diretta, sicura e a costo zero per lo Stato, utilizzata per coprire spese straordinarie: accise che non decadono mai allo scadere delle cause che le hanno determinate. Secondo gli ultimi dati disponibili del ministero dello Sviluppo Economico, nel 2015 i consumi di carburante diminuiscono dell’1,2% per la benzina senza piombo, mentre aumentano dell’1,8% per il gasolio e del 5% il Gpl rispetto al 2014”.

Insomma il mondo dei carburanti dell’auto (e non solo) continua ancora a fare da “bancomat” alle casse dello Stato, come se da sole non bastassero le tante spese che già gli automobilisti sono costretti a sobbarcarsi per il mantenimento di una vettura.

Fonte: Repubblica

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