Carte, battaglia alla Ue sulle commissioni: ma a rimetterci sono solo i consumatori

A Bruxelles si sta consumando lo scontro tra la lobby delle società finanziarie per i pagamenti elettronici e la grande distribuzione. Strasburgo ha votato per una riduzione che alla fine potrebbe non arrivare nelle tasche dei cittadini.

( 8 aprile 2014) Sulla carta, entrambe le parti in causa sostengono di difendere il diritto dei consumatori a spendere meno e di incentivare l’uso della moneta elettronica. In realtà, quella che è in corso nei corridoi dei palazzi dell’Unione Europa, tra Bruxelles e Strasburgo, è il braccio di ferro tra due lobby che contano parecchio. Da una parte le società che offrono servizi finanziari per i pagamenti elettronici, come le carte di credito o di debito, dall’altra la grande distribuzione organizzata.

Un primo round sembra essere andato proprio ai gestori dei grandi esercizi commerciali, dopo la votazione con cui il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, pochi giorni fa che ha approvato un provvedimento con cui si vogliono ridurre le commissioni che le banche addebitano ai rivenditori per l’elaborazione delle operazioni di pagamento con le carte elettroniche. Oltre a una serie di misure per rendere più sicuri i pagamenti on line e dare maggiori possibilità di scelta agli utenti.

Ma la misura che ha creato polemiche e continuerà a farlo anche nei prossimi mesi visto che la deliberazione di Strasburgo è un primo passaggio prima della ratifica da parte del Consiglio Europeo. Se il testo verrà approvato, approvato la commissione massima dovrà essere dello 0,3% per le transazioni con carte di credito e di 0,2 centesimi per le carte di debito.

Da un lato si dicono soddisfatti i commercianti. In Italia lo ha fatto Federdistribuzione: “La riduzione delle commissioni interbancarie rappresenta uno stimolo allo sviluppo dei pagamenti elettronici, un elemento fondamentale nell’ambito della lotta all’evasione fiscale e una opportunità per i consumatori”.

Di diverso avviso le società che forniscono i servizi finanziari. Con l’abbassamento delle commissioni interbancarie – sostengono – il vantaggio è solo della grande distribuzione, mentre i consumatori si vedranno con tutta probabilità i costi relativi alle commissioni bancarie. E per quale motivo: perché i costi relativi alla gestione del conto corrente o della carta di pagamento, come accaduto in altri paesi del mondo in cui il tentativo di abbassare i costi di commissione è già avvenuto, si sono poi ribaltati sui consumatori. E che, di conseguenza e paradossalmente aumenta l’uso del contante.

Casi simili sono avvenuti un po’ ovunque, dalla Spagna agli Stati Uniti, dall’Australia alla Corea.  E’ accaduto che i consumatori, vedendosi ricaricare costi aggiuntivi, hanno usato meno carte o ne hanno ridotto il numero. Limitando così la diffusione della moneta elettronica. Ma a rimetterci non solo colo i comnsumatori, ma anche i piccoli negozianti, che hanno di sicuro meno possibilità di contrattazione rispetto a una grande catena. Non solo, limiterà anche il numero di carte che è disposto ad accettare, per limitare il costo, e farà aumentare anche in questo caso l’uso del contante.

(di Luca Pagni – fonte Repubblica.it/economia)

Una risposta

  1. L’uso delle carte in ITALIA è un dente dolente, primo perché essendo un paese fondato sull’evasione, esse danno una tracciabilità di spesa, secondo, perché essendo i nostri politici legati a doppio filo con le banche, vorrebbero lauti guadagni derivanti dall’uso delle carte, a favore di quest’ultime, il culmine di tutto questo è stato il governo dei banchieri, come ricorderete guidato dal prof. MONTI, è cosa recentissima i 7 miliardi di euro donati alle banche, quindi l’EUROPA troverà un muro di gomma, da parte dell’ITALIA.

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