CONTO DA OLTRE MILLE EURO IN UN RISTORANTE DI VENEZIA PER QUATTRO STUDENTI GIAPPONESI. GAROFOLINI: “ENNESIMA FIGURACCIA PER LA NOSTRA CITTA’”

VENEZIA. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E il lupo, in questo caso, è il commerciante-ristoratore veneziano (non tutti, per carità, ma la consuetudine è abbastanza diffusa) che aspetta il turista, meglio se straniero, per spennarlo a livello economico. L’ultima denuncia, alla quale questa volta il sindaco ha risposto indignato attaccando i ristoratori, riguarda il conto da oltre mille euro pagato da quattro studenti giapponesi in un locale del centro storico. Ma anche Adico ha ricevuto (e pubblicato) in alcune occasioni denunce circostanziate da parte di turisti tartassati in modo inspiegabile a Venezia. Tutto ciò, come spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, “non può che accrescere la sensazione negativa che molte persone hanno di una città splendida e unica come Venezia. I furbetti sono tanti ed è inutile che vogliamo ridurre il tutto al comportamento di poche mele marce. Nel sistema veneziano tanti se ne approfittano del turista, visto solo come un bancomat dal quale prelevare più soldi possibile. Siamo indignati e convinti che serva un intervento anche da parte dell’amministrazione comunale in primo luogo punendo chi non mette bene in evidenza i prezzi dei propri piatti. La trasparenza deve essere alla base di qualsiasi pratica commerciale e a Venezia troppo spesso questa trasparenza non esiste e non solo nei ristoranti. Davvero una pessima figura per la nostra città”.

Ecco di seguito l’articolo tratto da La Nuova Venezia legato all’episodio di sui abbiamo parlato qui sopra.

Ancora una “rapina” ai danni di ignari turisti in visita a Venezia, colpevoli forse di non aver letto bene il prezzo del piatto ordinato nel menù o ancora di aver sottovalutato la città in cui si trovavano e una certa “fama” per non essere proprio a buon mercato, con buona pace del sindaco Luigi Brugnaro. In questo caso a finire sul banco degli imputati è un locale tra San Marco e Rialto.                                   .

La segnalazione dell’ennesimo “pasto salato” (e non perché è scivolato un po’ di sale nella pietanza) arriva dal Gruppo 25 Aprile che in un post denuncia l’oste veneziano che avrebbe fatto pagare «1.100 euro a 4 turisti giapponesi per 4 bistecche e una frittura mista e minacciato la guida turistica autorizzata che aveva chiesto spiegazioni». «Caro oste» si legge nel post del gruppo, «nel senso che la tua osteria ci sembra caruccia e porta discredito a tutti noi». Nella comitiva di studenti giapponesi che fanno base a Bologna – racconta il gruppo – c’erano anche tre studentesse che “per risparmiare” avevano deciso di farsi una pizza o una pastasciutta in altro luogo. Il risultato è presto detto: tre pastasciutte al costo di 350 euro in un locale che sarebbe già noto a questo genere di conti.                                                                             .

Il Gruppo 25 Aprile chiede all’associazione Aepe che raggruppa i vari esercenti, in vista del prossimo Carnevale, di diffondere una guida in tre lingue in cui si segnalino ristoranti “onesti” e le regole per capire il menù e di attivare un numero verde a servizio dei turisti “truffati” o che hanno da segnalare comportamenti anomali di baristi e ristoratori. «Se non lo fa l’Aepe lo faremo noi per Carnevale» annuncia il portavoce del gruppo, Marco Gasparinetti «Questi comportamenti ci danneggiano tutti. Già qualche mese fa era successo lo stesso con la notizia che aveva fatto il giro del mondo. Ora basta se non ci pensano gli enti preposti ci penseremo noi a tutelare i turisti, ma soprattutto a tutelare il buon nome della città e di chi lavora in maniera onesta».

A novembre era salito all’onore delle cronache il ristorante Casanova, locale non lontano da quello del presunto conto da oltre mille euro. Questa volta a segnalare l’accaduto un turista inglese che aveva scritto al sindaco. Nella lettera di protesta a Luigi Brugnaro il turista lamentava il fatto di aver pagato 526,50 euro in tre – lui e i genitori – per un pranzo di pesce. “Non mi aspetto alcun rimborso – scriveva l’uomo, Luke Tang, che risiede in Gran Bretagna, – ma vorrei attirare la vostra attenzione su un tale comportamento che rischia di rovinare la reputazione di Venezia». Motivo delle rimostranze del turista non solo l’entità del conto, ma il fatto che – sostiene – la trattoria in cui sono stati avrebbe “giocato” sul fatto che né lui né i genitori conoscono una parola di italiano, portando alcuni piatti che non avevano richiesto. Una lettera che però Brugnaro «rimanda al mittente. È giusto che abbiano pagato. Anzi, vorrei fare un plauso al ristoratore che ha emesso lo scontrino”

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