DAL 2010 ATTENDE IL RINNOVO DEL CONTRATTO D’AFFITTO, L’ATER GLI INVIA UN “CONTO” DA 11MILA E 200 EURO COME INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE. 30ENNE VENEZIANO SI RIVOLGE ALL’ADICO PER TUTELARE I PROPRI DIRITTI

Nel 2010 doveva ricevere il rinnovo del contratto di locazione fino al 2018 da parte dell’Ater. Invece – a causa dell’atto di contestazione avvenuto all’interno dell’azienda a seguito di alcune nomine non gradite – il rinnovo non è arrivato. Da quattro anni e mezzo, dunque, L. M. 30 anni,  residente in una casa Ater di Castello, chiede di regolarizzare la sua posizione e di pagare quanto dovuto, mentre l’azienda continua a temporeggiare chiedendo intanto 11 mila e 200 euro come indennità di occupazione da corrispondersi in un’unica soluzione. L.M., dunque, si è rivolto all’Adico, associazione difesa consumatori, affinchè venga individuata con l’azienda una soluzione di reciproco interesse. “Questa è una storia paradossale – spiegano i legali dello sportello “sfratti e condominio” dell’Adico -. Qui c’è una persona, il nostro socio, costretta a mettersi via i soldi in attesa che gli venga rinnovato il contratto, bloccato per problemi interni all’azienda. Lui vuole assolutamente pagare e ha ripetutamente chiesto di regolarizzare la sua posizione. L’Ater, invece, lo ha lasciato in una situazione di empasse, rinviando continuamente un rinnovo che tornerebbe utile anche a lei. Intanto, però, gli viene chiesta una non meglio specificata indennità di occupazione che, oltre a recare grave pregiudizio al nostro iscritto, risulta calcolata arbitrariamente e appare del tutto priva di ogni fondamento”. Per Carlo Garofolini, presidente dell’ADico, “è assurdo che una azienda che si lamenta continuamente per la mancanza di soldi, non risolva una situazione in cui un suo inquilino chiede un legittimo rinnovo del contratto, con il relativo pagamento degli importi non pagati dal 2010 proprio in assenza del contratto stesso. Tra l’altro supponiamo che esistano molti altri casi simili. Rileviamo altresì ancora una volta che l’Ater di fronte alle nostre legittime contestazioni che vanno al di là di questo singolo caso, o non risponde, o risponde in modo insoddisfacente o evasivo. Ribadiamo che è l’Ente con il quale registriamo le maggiori difficoltà di dialogo”.

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