“Falle nei sistemi di sicurezza”, Poste Italiane condannata a rimborsare 2mila euro rubati dal conto corrente di una pensionata veneziana assistita dall’Adico

Quando si subisce una truffa bancaria tramite sms o mail “contraffatta”, chi ha ragione fra l’istituto di credito, che accusa il cliente di leggerezza se non di ingenuità, e il correntista raggirato, che accusa l’istituto di carenze nei sistemi di sicurezza e di autenticazione? La risposta al quesito determina l’esito finale della richiesta di rimborso, come testimonia in pieno la sentenza con la quale l’arbitro bancario finanziario ha dato ragione a M.A.F., 65enne pensionata veneziana, che si è rivolta alla nostra associazione dopo aver subito una delle truffe più in auge e ingegnose del momento, il finto sms con cui i lestofanti carpiscono prima i codici segreti e poi i soldi dai conti correnti.

In questo caso la pensionata teneva i propri risparmi alle Poste ed è qui che si è concretizzato il raggiro. Un messaggio con fisionomia identica a quelli inviati dalle Poste stesse (tanto da archiviarsi nella chat con gli altri messaggi “genuini” inviati dall’azienda), la telefonata di un finto operatore, la richiesta di codici segreti, tutto nell’ambito di una operazione all’apparenza cristallina.

Alla fine, M.A.F. è stata alleggerita di 2 mila euro, tutti i risparmi “parcheggiati” nel conto, e ha così deciso di rivolgersi all’Adico e di presentare, tramite l’associazione, un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario. Alla fine, pochi giorni fa, l’arbitro ha decretato che “non sia stata raggiunta la prova, da parte dell’intermediario (Poste Italiane) di aver predisposto un sistema di autenticazione forte per il compimento di operazioni in modalità 3Dsecure”. Insomma, alcune falle nel servizio offerto da Poste Italiane hanno determinato il buon esito della truffa. L’Abf dunque ha intimato la restituzione dei 2mila euro sottratti dal conto.

“Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Questi ricorsi devono essere ben strutturati per dimostrare le mancanze da parte dell’intermediario. L’Arbitro ha dato ragione alle tesi del nostro ufficio legale secondo il quale non sussistono colpe della nostra assistita, caduta suo malgrado in un tranello che solo le Poste potevano scongiurare”.    

Ricordiamo che a partire dall’avvento della pandemia, le truffe informatiche si sono moltiplicate (+37% a livello nazione rispetto al 2019) tanto che la nostra associazione ha aperto alcune centinaia di pratiche molte delle quali già concluse con esito positivo. La cosiddetta truffa del finto sms – che ha coinvolto soprattutto una delle banche più grandi del Paese, Intesa San Paolo – sta mietendo “vittime” in tutta Italia. Non persone anziane e inesperte, ma correntisti “navigati”, a volte anche bancari della stessa Intesa San Paolo o ex direttori di istituti di credito. Insomma, la truffa è davvero ben congeniata e imprigiona nella sua rete persone di ogni genere, età, professione. Come tutelarsi? Semplicissimo. Non aprendo mai e poi mai link provenienti da sms o mail di cui non si conosce in modo preciso il mittente. Molta attenzione soprattutto ai messaggi provenienti a prima vista da fonti istituzionali o aziendali. Meglio fare una telefonata in più, a quello che dovrebbe essere il mittente, per accertarsi di non trovarsi di fronte a una truffa.  

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