Fisco, il reddito medio a 19.750 euro. Al 5% dei contribuenti un quarto del totale

La metà dei contribuenti non arriva a dichiarare 16mila euro di reddito, mentre il reddito medio degli italiani è sotto quota 20mila. Gli assegni pesanti sono fortemente concentrati in poche mani e la crisi economica ha generato un’ecatombe che ha messo fuori dal mercato del lavoro 350mila lavoratori dipendenti, con una parallela erosione dei redditi dalla quale si sono salvati solo i pensionati. E’ questa la fotografia che emerge dalle dichiarazioni ai fini Irpef elaborata dal Ministero dell’Economia.

I grandi numeri. A livello nazionale il reddito complessivo totale dichiarato è pari a 800 miliardi di euro mentre il reddito medio è pari a 19.750 euro (+0,5% rispetto all’anno precedente). Si tratta però di un dato lordo, il che significa che in tasca agli italiani va molto meno. Dalle tabelle pubblicate dal Dipartimento delle Finanze, infatti, emerge che il peso dell’Irpef netto è in media di 4.880 euro. Ciò significa che il reddito netto è in media di 14.870, meno di 1.240 euro al mese. Ma – aggiunge ancora il Mef – se si sposta l’attenzione sul reddito complessivo dichiarato dal contribuente mediano, che rispetto alla media non è influenzato da valori particolarmente elevati, il reddito (lordo) scende a 15.654 euro. Ciò significa che la metà dei contribuenti non supera tale valore.

La distribuzione dei redditi. Quanto alla distribuzione dei redditi, il Ministero nota come il 5% dei contribuenti con gli assegni più alti, detiene il 22,7% del reddito complessivo, “ossia una quota maggiore a quella detenuta complessivamente dalla metà dei contribuenti con i redditi più bassi”. La stragrande maggioranza degli italiani, cioè il 90% del totale, dichiara invece un reddito complessivo fino a 35.819 euro. L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (23.320 euro), seguita dal Lazio (22.100 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso con 14.170 euro; “nel 2012 il reddito medio nelle regioni del centro cresce meno della media nazionale”, annota ancora il Mef.

Le tipologie di assegni. Guardando invece alle tipologie di redditi, i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 36.070 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 17.470 euro. Una cifra superiore ai 20.280 euro dei dipendenti, ma bisogna ricordare che la definizione di “imprenditori” non riguarda i titolari di società quanto piuttosto quelli di ditte individuali e che non hanno necessariamente dipendenti. Andando ai pensionati, il reddito è di 15.780 euro e, infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate è pari a 15.850 euro.

Il conto della crisi. Il Mef aggiunge poi un confronto tra le dichiarazioni del 2012 e quelle del 2008, ultimo anno prima della crisi economica. Ebbene, il saldo è da catastrofe: ci sono ora circa 350 mila lavoratori dipendenti in meno, 190 mila pensionati in meno (anche per effetto delle misure normative sui pensionamenti introdotte negli ultimi anni), 32 mila imprenditori in meno e 138 mila soggetti in meno che dichiarano reddito da partecipazione. Al contrario si assiste ad un aumento dei lavoratori autonomi (+128 mila). Quanto invece alla consistenza degli assegni, in quattro anni il reddito medio degli autonomi è calato in termini reali del 14,3%, quello degli imprenditori è calato dell’11% e quello dei dipendenti è calato del 4,6%, mentre il reddito medio da pensione è aumentato del 4,6%.

Il peso dell’Irpef. L’imposta ha un valore medio di 4.880 euro ed è dichiarata da circa 31,2 milioni di soggetti (il 75% del totale dei contribuenti). Più di 10 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero perché sono compresi nelle soglie di esenzione. Il peso totale dell’Irpef dichiarato, pari a 152,3 miliardi di euro, è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente; a ciò si aggiungono 11 miliardi di euro legati all’addizionale regionale. I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro (86% del totale contribuenti con imposta netta) dichiarano il 48% dell’imposta netta totale, mentre il restante 52% dell’imposta netta totale è dichiarata dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (14% del totale dei contribuenti). I soggetti con un reddito complessivo maggiore di 300.000 euro dichiarano il 4,5% dell’imposta totale e sono anche tenuti al pagamento del contributo di solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente i 300 mila euro: si tratta di circa 29.000 soggetti per un ammontare complessivo di 247 milioni di euro (circa 8.500 euro in media).

Le case e l’estero. Dalle dichiarazioni 2012 risulta che oltre 113.000 italiani hanno dichiarato immobili situati all’estero per un valore di circa 23 miliardi di euro, mentre i soggetti che risultano aver dichiarato attività finanziarie detenute all’estero sono circa 130.000 per un ammontare di 28 miliardi di euro. I redditi da fabbricati soggetti a tassazione ordinaria, pari a 21,2 miliardi di euro, subiscono una contrazione del 40% per effetto della non imponibilità nel 2012 dei redditi degli immobili non locati (6,8 miliardi di euro) e del reddito da abitazione principale (8,7 miliardi di euro). I redditi da fabbricati di immobili locati soggetti alla cedolare secca dichiarati da più di 765 mila soggetti, presentano un incremento del 38% (per l’aliquota al 21%) e del 44% (per l’aliquota al 19%).

Fonte: repubblica.it

5 risposte

  1. Oggi in ITALIA i poveri sono in aumento, ed anno aumentato la povertà, ma in compenso i ricchi sono gli stessi, ma magra consolazione, la loro ricchezza è aumentata, poi abbiamo gli evasori, che i contabili statistici, stimano per difetto in 10 milioni di voti, quindi determinanti nelle scelte fiscali del governo, inoltre la vera ricchezza è detenuta dal 5% degli italiani, quindi questo è un paese malato di cancro, che democraticamente nessuno riuscirà a normalizzare, perché è l’espressione del suo popolo, non dimentichiamoci i corrotti e i corruttori, la mafia, i raccomandati e chi raccomanda, i politici di professione, e tutti quelli che campano con rendite di posizione.

  2. come al solito gli imprenditori e commercianti dichiarano quasi nulla rispetto alle loro entrate,poi li vedi a sciare o a farsi crociere per il mondo e/o
    vacanze nei paesi esotici,è sempre la solita presa per i fondelli piangono miseria e se la godono alla faccia del reddito fisso(tranne pochissime eccezioni)gentaglia buona solo per la galera a vita.

  3. L’Italia ha necessità di più serietà , dedizione ed onestà nei propri ruoli , della politica, della magistratura,delle forze dell’ordine,dei manager,degli imprenditori,dei liberi professionisti,dei commercianti,dei dipendenti pubblici, dei sindacati. Basta con le categorie super protette .”Basta con lavoratori di serie A e lavoratori di serie M…A” .Il lavoro deve essere garantito o a tutti o a nessuno , non deve più essere a favore di chi non può fallire dato che pagato con i soldi di tutta la comunità.I lavoratori del privato con meno di 15 dipendenti, non hanno diritti , sono carne da macello . E’ una vera vergogna.Non si può più vedere che il reddito dell’imprenditore sia di 17.470 euro e quello del suo dipendente sia di 20.280 euro . Cosa ci vogliono far credere, che le ville , le barche, i fuori strada ,ed i mega conti bancari siano dei loro dipendenti? La corruzione impera . Si vuol far passare Grillo come fuori di testa , ma è una macchinazione dei corrotti che vogliono che nulla cambi.Avanti con i Forconi.

  4. Come sempre, noi italiani,a far conti siamo i più bravi; tizio frega di là, caio rimpiazza di là e il povero Sempronio muore di fame ma……tutto liscio come l’olio.Sento tanto parlare di auto blu e pensioni d’oro ma chi è che fa qualcosa? NESSUNO! E le banche , a far da padrone. Come tante pecorellei hanno obbligato tutti ad aprire un conto corrente , pure quei poveri pensionati che non arrivano a 400 euro di pensione, gratis…….ahahaahahah. Scusate il sarcasmo.Chissà, forse un giorno riusciremo a reagire come l’Ucraina o come tanti paesi che hanno detto BASTA.

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