Gas ed elettricità: eccessiva remunerazione per i distributori

ROMA – Le principali aziende di trasporto e distribuzione di elettricità e gas nel periodo dal 2007 al 2012 hanno ottenuto un ritorno medio degli investimenti ben superiore al target fissato dall’Autorità per l’energia e il gas con extra profitti complessivi annuali fra 600 e 1.200 milioni.

L’eccessiva remunerazione dei principali operatori regolati ha sottratto al sistema risorse preziose, che hanno aggravato la bolletta energetica per il paese.

Lo dice uno studio elaborato dall’Istituto Bruno Leoni e promosso da Energia Concorrente, associazione sindacale che ruota intorno a Gdf-Suez, Repower, Sorgenia, Axpo e Tirreno power.

Nello studio, che viene presentato a Roma questa mattina, sono stati analizzati i bilanci delle sei principali società di distribuzione di elettricità e gas (Terna, Enel Distribuzione, Snam Rete Gas, Enel Rete Gas, Italgas e Stogit, tutte a controllo pubblico) per cercare di capire quanto siano paganti le tariffe determinate dall’Autorità per i servizi offerti.

I ricercatori dell’IBL, un centro di impronta liberale, sono arrivati alla conclusione che “quasi tutti gli operatori hanno ottenuto nel periodo un ritorno medio sugli investimenti (Roi) decisamente superiore al rendimento target fissato dall’Autorità per l’energia e che tutti gli operatori tranne uno hanno ‘battuto’ il target di rendimento fissato dall’Autorità”.

TAGLIARE REMUNERAZIONE PER RIDURRE COSTI

A seconda che si assuma un rendimento obiettivo pari all’8 o al 10%, gli extra profitti complessivi possono essere stimati, in media, nel range 600-1.200 milioni di euro circa all’anno, nel periodo 2007- 2012″.

Per altro canto, i consumatori, sia elettrici che del gas, a causa dell’aumento della remunerazione riconosciuta ai distributori hanno dovuto sopportare nel periodo 2010/2013 un aumento dell’1,5% e del 2,6% delle bollette di luce e gas, frutto diretto degli aumenti riconosciuti a trasporto e distribuzione di elettricità e gas.

Aumenti non  esplosivi, al confronto con altre componenti della bolletta, rilevano i ricercatori, ma “tutt’altro che irrilevanti, specialmente alla luce dei vincoli che limitano la possibilità di manovra su altri fronti, quali le imposte – per ragioni di finanza pubblica – e gli oneri generali di sistema nel caso elettrico, a causa delle difficoltà sottese a qualunque intervento che intacchi quelli che, a torto o a ragione, vengono considerati alla stregua di diritti acquisiti”.

GENEROSA AUTORITA’

Le maggiorazioni, secondo l’IBL, possono essere frutto di elementi distorsivi: “Allo scopo di rimuovere gli incentivi perversi, si sottolinea come la maggior parte degli operatori regolati siano direttamente o indirettamente controllati dal settore pubblico, e come ciò possa indurre a compiere scelte normative o regolatorie non necessariamente giustificate da ragioni di interesse generale o di efficienza, e che pertanto un disimpegno del settore pubblico sia parte importante di una politica di contenimento tariffario”.

Nelle more di una ulteriore tranche di privatizzazione di queste aziende, gli autori dello studio dicono che “in vista del nuovo periodo regolatorio [definizione delle nuove tariffe quadriennali] appare necessario riportare i rispettivi parametri di redditività entro livelli accettabili e contenere in tal modo i rincari delle componenti regolate delle infrastrutture elettriche e gas. Gli interventi [correttivi delle attuali tariffe] devono essere diretti sia a limitare il perimetro delle attività regolate, sia a contenere la remunerazione riconosciuta [a trasporto e distribuzione] entro livelli accettabili”.

Nota l’Istituto che nell’ultimo triennio preso in considerazione, dopo un periodo di contenimento dei costi, l’Autorità e il ministero dello Sviluppo economico abbiano mostrato un’eccessiva benevolenza nel determinare le tariffe.

TERNA FA BANCO

Rileva lo studio che “che gli operatori regolati sono riusciti, in questo frangente, a ottenere remunerazioni nettamente superiori a quelle obiettivo, attraverso una buona politica di finanziamento e/o una sovrastima dei costi”.

In diversi casi, continua lo studio, gli operatori si sono potuti avvalere per una quota molto significativa, o addirittura maggioritaria, della possibilità di ottenere una sovra-remunerazione riservata agli investimenti di particolare importanza, urgenza o strategicità.

“Appare paradossale che tale caratteristica venga riconosciuta a una parte così alta della Rab [gli investimenti che ottengono la remunerazione con le tariffe] dei soggetti regolati: clamoroso il caso di Terna, che nel 2012 ha goduto dell’extra incentivazione per l’82% dei suoi investimenti regolati. Se infatti ‘tutto è urgente’, allora ‘nulla è urgente’: non è sostenibile un modello nel quale ‘tutti’ gli investimenti appartengono alle categorie titolate ad accedere a forme di premialità”.

 (fonte Reuters)

3 risposte

  1. Appunto questo vale per i grandi gruppi…, parlo per il modo del gas, dopo la decimazione degli ultimi 10 anni per le “poche piccole aziende private” rimaste, l’Autorità ha agito al contrario al punto che si sono viste costrette a vendere progressivamente.
    Nel 2000 c’erano 700 operatori di cui in gran parte erano privati, oggi sono circa 50, il grosso dell’utenza è concentrata nei grandi gruppi (che continuano a diventare sempre + pubblici).

  2. Perche’ nessuno fa niente? perche’, ci siamo sempre noi a pagare i comuni danno il bonus gas e luce a chi sta bene basta che presenti il famoso modello isee che risolve tutti i problemi a chi sta bene e fa il finto povero.

  3. Ci risiamo! Se c’è una nuvola in cielo è colpa del pubblico. Sinceramente ne ho le scatole piene di sentire opinioni (perché di questo si tratta) che le inefficienze sono dovute unicamente alla presenza del pubblico.
    L’incapacità, l’inefficienza, il dilettantismo e la disonestà sono frutto dell’incapacità, inefficienza, dilettantismo e disonestà di chi opera in quel settore; il presupposto che tutto quello che è pubblico sia da cancellare e tutto quello che è privato sia da premio Oscar è un’idiozia dettata o dall’idiozia di chi lo sostiene, o da un disegno ben preciso di regalare a se stessi e/o a qualche “amico di merende” interi settori di servizi e di produzione.
    È sotto gli occhi di tutti come siano finite tutte le privatizzazioni, da Telecom, a Enel, a banche ed assicurazioni, e tutto il resto; dicevano che erano carrozzoni pubblici inefficienti: sicuramente avranno potuto essere migliorate, come qualunque azienda, ma almeno funzionavano, se ti si bloccava la linea telefonica, ad esempio, per vicende vissute chiamavi anche di sabato mattina, ti rispondeva un tecnico di zona e per ora di pranzo avevi il telefono funzionante; adesso chiami un call center in giro per il mondo, chi ti risponde ovviamente non sa neanche di cosa si stia parlando, apre a computer la segnalazione e ti dicono che interverranno entro due (o tre, non ricordo) giorni, se tutto va bene.
    In pratica, il carrozzone pubblico si è trasformato in un carrozzino privato meno efficiente. Mi pare perfetto come finale!
    Oppure vogliamo parlare di Enel, Alitalia o qualsiasi altra? Oppure di Parmalat e simili? Quelle erano privatissime!
    La questione è molto più semplice: ai vertici bisogna mettere gente capace ed onesta e, se sbagliano o rubano mandando in malora la società, devono pagare di tasca loro, altro che liquidarli con compensi milionari.
    Ultimamente si è ricominciato a parlare di ulteriori privatizzazioni, e state sicuri che cercheranno di riinfilare nella torta anche i servizi pubblici locali, per i quali i cittadini si sono espressi in maniera ben chiara con il referendum e le mobilitazioni; ma la “torta” è troppo appetibile, è un settore che non può andare in crisi: a servizi come gli acquedotti, i trasporti, ecc. non si può rinunciare e sono quindi fonte di rendita perpetua; nessuno poi riuscirebbe ad obbligare i privati a fare gli investimenti che invece sostengono regolarmente le aziende pubbliche e quindi, dopo aver spolpato per bene il “giocattolo”, il privato se ne va e tocca al pubblico riprenderlo in mano ed aggiustare i danni fatti nel frattempo.
    C’è poi il problema delle varie Autorità di vigilanza, a cominciare nello specifico dall’AEEG che, grazie a Monti, ora ha in mano anche gli acquedotti-fognature, oltre ad energia elettrica e gas: sono incompetenti del settore e pensano di gestirlo come fossero gli altri due, non considerando che il servizio idrico è tutta un’altra cosa, è un servizio locale e diverso da realtà a realtà anche vicine, quindi con aspetti non generalizzabili; il rischio è che facciano danni seri. Sempre per questo motivo, sono assurde le mega fusioni di aziende che già sono avvenute e che stanno pensando di incrementare, a prescindere se una esistente sia efficiente o meno.
    In definitiva, non ha senso ed è ora di finirla di parlare di pubblico, privato, piccole o grandi aziende, ecc.: c’è chi sa far funzionare le aziende che dirige o amministra e chi no, c’è chi è onesto e chi è corrotto o corrompe, ecc.; inoltre, tanto più grande è la torta, tanto più fa gola ai più o meno soliti noti.

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