Gli hacker si intrufolano nell’operazione bancaria, rubati 25 mila euro a una azienda di Treviso

TREVISO. Doveva essere un semplice giroconto. Da una banca, Intesa San Paolo, filiale di Treviso, a un’altra, il Banco di credito cooperativo (Bcc) Pordenonese e Monsile di Casale. Quei 25 mila euro, però, a Casale non sono mai arrivati e si sono invece diretti per mezzo di bonifico bancario sul conto corrente di un ignoto cittadino bresciano, per poi sparire nel nulla. Così, F.B., 50anni, socio collaboratore di una azienda della Marca che fornisce materiale da cucina agli hotel, ha deciso di rivolgersi all’Adico, già impegnata ad affrontare una truffa nella quale sono coinvolti proprio correntisti dell’istituto di credito torinese.

La storia, denunciata anche ai Carabinieri di Meolo, ha dell’incredibile. Lo scorso 26 marzo, F.B. effettua una normalissima operazione bancaria, un giroconto da Intesa Sanpaolo filiale di Treviso alla BCC di Casale sul Sile, su un conto aziendale intestato alla stessa ditta. Dopo qualche giorno, però, l’uomo viene informato che la somma in questione non è mai arrivata al Banco di credito cooperativo. A questo punto, il 50enne trevigiano si rivolge alla filiale di Treviso di Intesa San Paolo e qui scopre che i soldi sono finiti mezzo bonifico bancario sul conto di un correntista bresciano nei confronti del quale le Forze dell’Ordine stanno effettuando delle verifiche, anche se probabilmente è anch’egli una vittima dei lestofanti. Comunque, l’imprenditore trevigiano, spiazzato e scosso dall’accaduto, chiede il disconoscimento dell’operazione e presenta denuncia querela ai Carabinieri. Intanto, però, i 25 mila euro si sono volatilizzati. Ma dove sono finiti? E come hanno fatto gli hacker a introdursi così nell’operazione finanziaria? “Quando il nostro socio ci ha raccontato la sua disavventura siamo rimasti basiti – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. In questo periodo stiamo seguendo circa 200 correntisti di Intesa San Paolo che si sono visti prosciugare i conti da abili truffatori informatici. Adesso ecco un’altra storia che riguarda sempre il prestigioso istituto torinese. Ora, tramite il nostro ufficio legale, chiediamo alla banca l’immediato risarcimento del danno subito poiché riteniamo che vi siano delle falle nei sistemi di sicurezza della stessa banca Intesa. Naturalmente – conclude Garofolini – cogliamo anche l’occasione per invitare i cittadini alla massima prudenza, perché in questo periodo i raggiri via web sono cresciuti in modo esponenziale. Ma chiediamo anche agli istituti di credito di vigilare con grande diligenza perché la tutela dei propri clienti deve essere la prima mission di una banca, soprattutto di una banca di queste dimensioni”.  

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