Gli italiani guadagnano quasi novecento euro in meno che nel 1990

Di quanto è cresciuto il salario medio di un lavoratore o una lavoratrice in Italia negli ultimi trent’anni? È una domanda che molti italiani si saranno posti nel corso della propria vita. Beh, la risposta è tutto fuorché scontata.

Secondo i dati resi disponibili dal database OECD – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico -, il salario medio del 2020 in Italia è infatti addirittura più basso di quello di trent’anni prima.

L’evoluzione del reddito medio in Italia

A causa della pandemia, nel 2020 l’occupazione in Italia ha subito una brusca diminuzione. ISTAT ha stimato che, da febbraio 2020 a febbraio 2021, i posti di lavoro persi siano stati quasi un milione. Un dato impressionante. Nel 2021 c’è stato un forte rimbalzo dell’occupazione, ma oltre l’85% dei contratti è di tipo precario.
Se sul fronte dell’occupazione la situazione non è quindi rosea, lo stesso si può purtroppo dire per quanto riguarda i salari.

Nel 2020 il salario medio in Italia è stato infatti pari a 37.769 dollari (valuta di riferimento utilizzata da OECD). Poco più di 33mila euro in un anno. Nel 1990 era invece pari a 38.893 dollari all’anno. Dopo trent’anni, il salario medio di un italiano è quindi inferiore di oltre mille dollari.

Negli USA il salario è quasi il doppio che in Italia

Ma quali sono le nazioni OCSE dove si guadagna di più? In cima alla classifica troviamo gli Stati Uniti.
Negli USA il salario medio è infatti di 69.391 dollari, un valore quasi doppio rispetto a quello dell’Italia. Alle spalle degli Stati Uniti si posizionano l’Islanda con 73.488 dollari, il Lussemburgo con 67.854, la Svizzera con 68.824 e l’Olanda con 58.827.

Anche Germania e Francia hanno un salario medio decisamente più alto di quello italiano, rispettivamente pari a 53.745 dollari e 45.580 dollari. In questa classifica, l’Italia si trova nel gruppo di coda, dietro alla Spagna e davanti a Polonia e Lituania.

Com’è stato calcolato il reddito?

La retribuzione media è il rapporto tra la massa salariale totale basata sui conti nazionali e il numero medio di dipendenti nel totale dell’economia, che viene poi moltiplicato per il rapporto tra la media delle ore settimanali normali per dipendente a tempo pieno e la media delle ore settimanali abituali per tutti i dipendenti. Questo indicatore è misurato in prezzi costanti in USD utilizzando l’anno base 2016 e le parità di potere d’acquisto (PPP) per il consumo privato dello stesso anno.

Fonte: QuiFinanza.it

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