Il Covid fa “esplodere” le truffe informatiche, nel padovano le frodi via web sono più che raddoppiate

PADOVA. C’era una volta la “truffa” porta a porta, con la provincia di Padova epicentro di molte aziende dedite in tutta Italia a questa scorretta modalità commerciale. Il Covid, però, ci ha messo lo zampino anche qui, azzerando di fatto i raggiri fatti casa per casa e facendo esplodere, invece, le frodi informatiche, phishing in testa. Secondo i casi seguiti da Adico, nel 2020 le truffe via web a danni di cittadini padovani sono più che raddoppiate, tanto che le pratiche aperte dall’associazione sono passate dalle circa 90 del 2019 alle oltre 200 del 2020. Ma anche nel 2021 i raggiri su internet proseguono senza soluzione di continuità a dimostrazione che la pandemia ha modificato sia la tipologia dei malfattori che quella delle vittime. I loquaci venditori porta a porta specializzati nel raggiro ai danni di anziani ultraottantenni soli, infatti, hanno lasciato il mercato degli imbrogli ad abili hacker intenti a sottrarre soldi dai conti di persone più giovani. Un trend che “non ci stupisce – come spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – nel momento in cui il Covid ha limitato la libertà di movimento tutto si è concentrato nel web che ha visto proprio in questo periodo un utilizzo senza precedenti. Nel Padovano questo cambio di rotta è ancora più evidente. Vogliamo ricordare infatti che, da un nostro monitoraggio su una settantina di aziende dedite agli escamotage delle vendite porta a porta, che non sono vere e proprie truffe ma ci assomigliano molto, la stragrande maggioranza ha o aveva sede in provincia. Ora sono scoppiate le truffe informatiche nei confronti della quali ci si prova a difendere ponendo grande attenzione a tutte le mail che si ricevono”. A trainare questa poco onorevole classifica, c’è la frode del finto sms a firma di banca Intesa San Paolo, ormai rinomata in tutta Italia. Adico segue oltre 200 casi e, di questi, circa uno su quattro riguarda correntisti padovani. Con metodi simili, i truffatori hanno utilizzato il logo delle Poste, di altri istituti di credito e dell’Inps. In tempi di crisi sanitaria, poi, sul web si sono materializzati gli imbrogli legati al bonus Covid ma non solo. Alla vigilia delle vacanze estive, sono nati come funghi siti che vendono pacchetti farlocchi e ci sono famiglie padovane che nel 2020 hanno prenotato strutture ricettive rivelatesi poi inesistenti. Molto articolata e realistica è la mail di sedicenti operatori dell’agenzia delle Entrate con la quale, come al solito, si cerca di estorcere dati sensibili al proprio interlocutore. Attenzione, poi, alle false offerte di lavoro su Telegram e all’ sms che annuncia un pacco in giacenza inducendo la vittima a seguire un percorso che di fatto trasmette un virus nel dispositivo informatico. Ovviamente il periodo Covid ha registrato pure un boom di truffe nel commercio on line che hanno messo in difficoltà la stessa Amazon.

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