IN TOSCANA LA TRUFFA DEL CATALOGO RAGGIUNGE UNA CIFRA RECORD: 18 MILA EURO. GAROFOLINI: “CON L’INTERVENTO DEL NOSTRO UFFICIO LEGALE RISOLTI TUTTI I CASI”

La truffa del catalogo continua a imperversare in ogni parte d’Italia creando situazioni di ansia e di disagio fra tantissime famiglie. Riportiamo qui sotto l ‘incredibile disavventura raccontata da Il Tirreno di una trentenne di Viareggio la quale si è inavvertitamente impegnata in un contratto del valore di 18 mila euro, circa 3.090 euro per cinque anni. Il raggiro dei venditori porta a porta, insomma, prosegue senza sosta. Ma Adico, tramite il proprio ufficio legale, ha risolto il 99% dei casi ben oltre i tempi richiesti per poter sfruttare il recesso (quattordici giorni compresi sabato e domenica). “Le persone che hanno subito questo raggiro non devono farsi prendere dal panico – specifica Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – Noi siamo riusciti a intervenire sempre con successo. L’importante è non ritirare mai la merce se arriva a casa, rispedendola indietro al mittente. Poi affidandosi ai nostri esperti si ottiene una rapida risoluzione del contratto, dato che andiamo a contestare il vizio del consenso”.

Questo l’articolo tratto da Il Tirreno.

«Metta una firma qui, serve solo per la consegna del catalogo». Erika Filippi, una trentenne di Massarosa, e la madre sentono di potersi fidare di quell’incaricato seduto sul divano della loro casa. Non sanno che quello che stanno per firmare è un vero e proprio contratto che le impegnerà a comprare merce per 3.090 euro più Iva all’anno per cinque anni. Sono incappate nella “truffa del catalogo” e in molti anche in Toscana ci sono caduti: ti sembra di non acquistare nulla, perché in fondo i rappresentanti di lasciano solo un catalogo. È un raggiro che fa leva sulla buona fede della gente che si ritrova a dover pagare merce di cui non hanno bisogno. Anche sotto la minaccia di una causa.

Comincia tutto da una telefonata: «Mi ha contattato un call centre – racconta Erika Filippi – la telefonista ci propone di farci arrivare a casa un catalogo di accessori per la casa senza impegno d’acquisto. Abbiamo accettato di buon grado». Pochi giorni dopo suona al campanello un incaricato della Drs House srl, una ditta di Vigonza in provincia di Padova. Con grandi sorrisi e affabilità l’incaricato mostra il catalogo alla famiglia. «Ci ha parlato di come ha dovuto fare questo lavoro per guadagnare qualcosa – continua Erika – di come sia dura fare quel mestiere». Nel frattempo si sfogliano le pagine. Dentro al famoso catalogo c’è di tutto: materassi, mobili, computer, elettrodomestici. E tra una pagina e l’altra viene fuori che ci sono pure degli sconti: «L’addetto ci dice che l’azienda, non avendo un punto vendita, si può permettere di abbassare il prezzo dal 30 al 50%».

Arriva il momento dei saluti e viene fuori la questione della firma: prima di andare via è necessario che Erika dichiari di aver ricevuto il catalogo. Un superiore dell’incaricato sarebbe arrivato nei giorni successivi per controllare il lavoro svolto. «Ce lo ha presentato come una pura formalità: sì, c’era scritto di pagare poco più di tremila euro, ma non era una clausola vincolante. Siamo state leggere, ma ci ha assicurato in mille modi che non stavamo sottoscrivendo un contratto. Così il foglio finisce in un cassetto».

Passano circa venti giorni da quell’episodio e si presenta a casa un altro signore della ditta padovana: Il Tirreno ha provato a contattare l’amministratore unico che ancora non ha risposto. «Questa volta i toni erano molto meno accomodanti – dice Erika – Entra e ci chiede immediatamente cosa vogliamo comprare. Noi rimaniamo sbigottite. Ma lui insiste e, in maniera piuttosto alterata, ci dice che noi abbiamo sottoscritto un contratto. Non si placa. Mia madre si mette a piangere quando dice che, non solo dovevamo fare un ordine da oltre tremila euro, ma che avremmo dovuto spendere la stessa cifra per 5 anni consecutivi». Si parla di circa 18.000 euro. E parte pure la minaccia: «O la merce o si va per avvocati». La famiglia è modesta e l’idea di intraprendere una causa spaventa molto di più dell’acquisto di un computer. L’ordine parte: una rete, un materasso, due guanciali e un pc per 3.700 euro circa con tanto di finanziamento. Con un piccolo favore: sarà l’unico ordine che la famiglia dovrà fare.

Una risposta

  1. Ma la magistratura e la Politica di questo Paese di lestofanti che aspetta a lasciare in mutande questi lazzaroni eppoi se persistono a truffare il prossimo, lasciarli in carcere per qualche anno…lo prevede la legge stessa! Alla fine fanno bene i giovani ad andarsene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Continuando a navigare nel sito acconsenti all'uso di Cookie Tecnici neccessari che permettono di offrire la migliore esperienza di navigazione, come descritto nell'informatva sulla privacy.