INDUSTRIA ALIMENTARE, CONTINUANO LE DIFFICOLTA’ NEI PAGAMENTI

Complice la crisi, moltissime imprese italiane devono confrontarsi con problemi di cassa. Una difficoltà che non risparmia le 69 mila aziende che operano nel settore dell’industria alimentare e che, su questo fronte, fanno peggio della media nazionale. Secondo lo Studio Pagamenti realizzato da Cribis D&B, società del gruppo Crif specializzata nelle business information che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese dell’industria alimentare, nel primo trimestre del 2015 solo il 28,3% ha rispettato i termini prestabiliti, a fronte del 36,3% del dato medio italiano.

Dando uno sguardo più nel dettaglio alle abitudini di pagamento del settore (composto per il 53,6% dalla produzione di pasta, pane e derivati) la maggior parte delle imprese, il 56,3%, paga i suoi fornitori entro un mese di ritardo, mentre il 15,4% salda i debiti con gravi ritardi. Performance che, se paragonate con quelle del 2010, evidenziano un deciso peggioramento. Nel corso degli ultimi cinque anni le aziende prese in esame hanno infatti registrato un calo dei pagamenti alla scadenza del 34,8% e un aumento del 9,1% di quelli avvenuti entro un mese di ritardo. Mentre la situazione si fa più fosca analizzando i ritardi gravi, cresciuti del 208% (dato questa volta in linea con quello nazionale). “Le performance delle imprese parlano da sole, quello dell’industria alimentare è un settore in difficoltà, soprattutto perché molto frammentato e composto da molte piccole o piccolissime realtà”, commenta Marco Preti, amministratore delegato Cribis D&B. “Come a livello nazionale, anche nel settore alimentare si è assistito a una sostanziale polarizzazione delle aziende: quelle che hanno migliorato i loro processi interni, investito e sono ora in grado di sfruttare le opportunità; dall’altro quelle che non sono riuscite a superare le difficoltà e ora sono in una situazione grave.

Al centro di questo processo c’è sicuramente la propria gestione dei pagamenti e del credito commerciale”. Secondo Preti, le aziende che hanno raggiunto i migliori risultati sono quelle che hanno gestito al meglio il problema dei ritardi e degli insoluti. “La chiave per uscire da questa situazione è di investire in procedure, strumenti e persone, che siano in grado di affrontare e gestire il recupero dei propri crediti, solo così sarà possibile affrontare la ripresa con maggiore fiducia”, aggiunge. Se si analizza la questione per aree geografiche, il Nord Est (che raggruppa il 17% delle imprese prese in oggetto) risulta quella più affidabile con il 35,7% di pagamenti regolari e solo l’8,4% oltre i 30 giorni. Situazione opposta per le imprese meridionali (dove si concentra il 45,8% delle imprese): solo il 21% dei pagatori è regolari e ben il 26,2% mostra ritardi significativi. Mentre nel Nord Ovest quasi un’impresa su tre salda alla scadenza (29,6% per una percentuale del 20,6% di aziende presenti sul territorio), mentre i cattivi pagatori raggiungono quota 12%. Infine il Centro (dove son presenti il 16,6% delle società) è puntuale nel 23,8% dei casi, in grave ritardo nel 18%. Facendo infine una comparazione con il 2010 anche in questo caso i dati non sono rosei: in tutte queste aree geografiche i pagamenti oltre il mese di ritardo sono cresciuti oltre il 115% (scenario negativo che nel caso del Centro ha visto un aumento del 176%).

 Fonte: La Repubblica

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