INTERNET NON E’ PER TUTTI, MANCATI GLI OBIETTIVI 2015: 4 MILIARDI DI PERSONE TAGLIATE FUORI, DONNE PENALIZZATE

Se state leggendo questo articolo, fate parte della minoranza. Rientrate cioè in quei 3,2 miliardi di persone che entro la fine dell’anno avranno la possibilità di connettersi a internet. Si tratta del 43,4% della popolazione mondiale. Un risultato deludente rispetto alle stime che si era data la Un Boradband Commission for Digital Development nata nel 2010 su iniziativa dell’Unesco e dell’Itu, l’Unione internazionale delle telecomunicazioni che stabilisce gli standard nelle tlc e nell’uso delle onde radio.

Quei traguardi prevedevano infatti una soglia di almeno il 60% che non sarà possibile raggiungere, dati i ritmi attuali di sviluppo, prima del 2021. Con buona pace degli ambiziosi esperimenti di Mark Zuckerberg (vedi alla voce internet.orgo dei palloni aerostatici di Google.

Passi avanti, rispetto allo scorso anno (nel 2014 2,9 milioni di persone connesse, penetrazione del 40,6%) se ne sono fatti, dice l’ultimo rapporto della commissione State of broadband. Ma considerando tutte le formule a disposizione (dalla banda larga mobile alle connessioni casalinghe) è ancora poco: più di 4 miliardi di persone, il 57% della popolazione, sono di fatto escluse dalla possibilità di collegarsi alla rete con regolarità e in maniera attiva. Per fine 2015 la penetrazione nei Paesi in via di sviluppo raggiungerà il 35,3% e rimarrà sotto il  10% in quelli che hanno maggiori difficoltà. Di quest’ultimo gruppo fanno parte 31 Stati, due anni fa erano 35. Somalia, Guinea, Niger, Timor-Est, Tanzania, Afghanistan, Sierra Leone e molti altri. Luoghi nei quali, in sostanza, internet non esiste. Altro punto negativo: sarà complicato, racconta il documento di 100 pagine, toccare in quei territori l’obiettivo del 50% entro il 2020. Non è un caso che 19 dei 20 Paesi con la percentuale più bassa di utenti di internet rientrino appunto nei cosiddetti “least developed countries”.

In termini di proporzioni, l’Europa è il continente con la maggior penetrazione (può collegarsi il 77,6% dei residenti) davanti alle Americhe con il 66%. Seguono la Russia e i suoi vicini, con il 59,9% dei cittadini serviti, gli
Stati arabi con il 37% e quelli dell’area Asia e Pacifico con il 36,9%. Chiudono i cittadini africani: solo 20 su 100 possono accedere attivamente a internet. Il risultato dice insomma che l’82,2% di chi abita nei Paesi sviluppati può dirsi coperto contro il 35,3% di chi abita in quelli in via di sviluppo e il 9,5% di chi, invece, vive nei luoghi in maggiore difficoltà del pianeta. Le percentuali rimangono simili se dall’analisi dei singoli individui si passa per esempio a quella delle connessioni nelle abitazioni: anche in quel caso, i risultati fissati per l’anno in corso (fra questi, il 40% delle abitazioni collegate entro l’anno nei Paesi in via di sviluppo) non saranno toccati. Quanto all’Italia, siamo al 61esimo posto per quello che riguarda le persone che usano internet con il 62% della popolazione attivamente coinvolta. Ai vertici spiccano Islanda, Norvegia e Danimarca, in coda Corea del Nord, Eritrea, Timor-Est e Burundi.

Il rapporto, sterminato, mette sotto la lente ogni aspetto possibile del tema connettività mondiale. Dall’indagine sui Paesi che si sono dotati un piano per la diffusione della banda larga al focus sul trend dell’Internet delle Cose (il 14% degli oggetti connessi è in Nord America, il 13 in Europa Occidentale) passando per le interessanti stime sui tempi di sviluppo delle coperture paragonati ad altri parametri piuttosto lampanti. Per esempio, per raggiungere il prossimo miliardo di utenti con connessioni mobili ci vorrà un quinquennio, appena tre in meno di quanto ci metterà Facebook per agguantare il suo prossimo miliardo di utenti. Con le linee fisse, invece, ci si impiegherebbero 125 anni.

Uno dei punti più delicati messi in evidenza è il gender gap che si nasconde all’interno del più ampio quadro planetario di digital divide. L’accesso alla rete delle donne è essenziale per garantire la medesima consapevolezza sulle tecnologie, per acquisire competenze e quindi lavori meglio retribuiti, per informarsi e, in generale, per poter disporre delle stesse opportunità degli uomini. Eppure nei Paesi a basso o medio reddito le donne hanno il 21% di possibilità in meno di possedere un telefono cellulare, in certi posti unico snodo di accesso alla rete. E, nei Paesi in via di sviluppo, le donne che hanno accesso a internet sono quasi il 25% in meno degli uomini. Una forchetta che cresce fino al 50% in alcune aree dell’Africa subsahariana. Una discrepanza inaccettabile che incancrenisce le disuguaglianze. “Se le donne e le ragazze non possono avere lo stesso accesso alla banda larga e alle telecomunicazioni, così rimanendo escluse dall’accesso a contenuti significativi  –  si legge nel rapporto  –  si troveranno in serio svantaggio nell’acquisire un pieno alfabetismo, accedere a lavori qualificati, avere consapevolezza dei loro diritti ed esercitarli liberamente partecipando alla vita politica e alle decisioni della società”. Secondo l’Itu, nel 2013 le utenti di internet erano 1,3 miliardi contro 1,5 miliardi di maschi, una differenza di duecento milioni di persone in buona parte concentrata nei Paesi più poveri dove la differenza con i maschi è del 16% rispetto al 2% dei Paesi sviluppati.

Fonte: La Repubblica

2 risposte

  1. Vorrei sapere come fanno a sapere che le donne sono penalizzate, è impossibile sapere che c’è dietro un pc o un cellulare collegato a internet, infatti credo che sia il contrario visto che le donne sono spesso attaccate al cellulare a mandare messaggi su facebook whatsappp, ecc.. fra l’altro la conferma che in internet ci sono forse più donne è facebook che se vai a vedere ci sono più donne che uomini

  2. ecco la conferma a quello che dicevo nel commento precedente, secondo questa ricerca ci sono molte più donne su internet, quindi inutile dire che le donne sono penalizzate: http://www.masteringlandingpages.com/web-marketing/1960/donne-su-internet-in-italia-superano-nettamente-uomini-e-la-nostra-nazione-ha-anche-altri-primati.php

    Fra l’altro perchè in un articolo dove parlate di morti sul lavoro non differenziate i sessi?(http://www.associazionedifesaconsumatori.it/news/lavoro-643-morti-bianche-in-7-mesi-95-sul-2014/)
    Forse quando sono gli uomini ad avere la peggio non specificate ma si specifica quando sono le donne ad avere la peggio? Che poi spesso neanche è vero come in questo caso….. forse volete per forza vittimizzare le donne anche se non lo sono?

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