Investe 85 mila euro in una piattaforma digitale, ma era una truffa. Pensionata mestrina si affida all’Adico per recuperare il maltolto

MESTRE. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, siamo d’accordo. Ma quando un truffatore unisce abilità e ingegno a indubbie doti informatiche, cadere nella trappola è fin troppo facile. M.C.R., pensionata 71enne residente a Carpenedo (Mestre), è un palese esempio di questo “teorema”, essendo rimasta vittima di quello che appare a tutti gli effetti un articolato imbroglio capace di farle perdere, allo stato attuale, la consistente cifra di 85 mila euro. La vicenda – seguita dall’ufficio legale dell’Adico – conferma ancora una volta come il fronte dei raggiri on line si allarghi sempre più, catturando nella propria rete soprattutto le persone anziane.

La disavventura della pensionata mestrina ha il suo incipit a febbraio scorso, con un sms a nome (in teoria) di Amazon. Nel messaggio si invita la donna a investire i propri soldi nella piattaforma digitale “anydesk”. La donna è incuriosita e chiede ulteriori informazioni, e da lì stabilisce un contatto telefonico quasi quotidiano con un sedicente “broker” il quale la convince a installare nel proprio pc e nel telefono cellulare l’applicazione “anydesk” tramite la quale lui e un suo complice possono controllare da remoto le transazioni economiche della vittima.

M.C.R., ormai in confidenza con i suoi interlocutori, permette loro di prelevare tramite l’app diverse somme di denaro che dal conto corrente della donna, aperto nell’istituto CheBanca, finirebbero in un altro conto, non meglio identificato. Così, tra un prelievo e un altro, la pensionata mestrina arriva a sborsare 85 mila euro. Ingenuità? Non proprio, dato che gli abili interlocutori le mostrano ogni giorno i guadagni i quali, a un certo, punto ammonterebbero a oltre 135 mila euro. I problemi, però, iniziano quando l’anziana chiede il trasferimento delle somme maturate, nel conto di CheBanca. I sedicenti broker di Amazon, infatti, tentennano, dicono che l’investimento prevede ancora un periodo di attesa, di contro le chiedono altri 36 mila euro a fronte del pagamento di tasse per il trasferimento del denaro da una banca polacca (sic!) al conto della donna. Da maggio i contatti con uno dei due interlocutori si interrompono, in campo resta solo il complice il quale chiede ancora altri soldi, il 3% dei 135 mila euro maturati, sempre per permettere il rientro del capitale in Italia. A metà giugno il sedicente broker invita la vittima a verificare il proprio conto per vedere se siano rientrati i soldi: niente. A questo punto l’uomo accampa varie scuse, dice che la società in cui hanno investito sta per fallire perché non ha pagato le tasse nell’area borsistica di competenza. E così, a distanza di otto mesi dal primo versamento, la pensionata non ha visto tornare indietro né i soldi investiti e tantomeno quelli teoricamente maturati. E il suo conto si è prosciugato.         

“Ci troviamo di fronte all’ennesimo abile raggiro informatico che vede come vittima una pensionata – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – abbiamo aperto centinaia di pratiche di questo tipo in particolare relative a raggiri bancari. Nel caso in questione, riteniamo che vi sia stato un mancato controllo da parte di CheBanca. Infatti, come scriviamo nella nostra diffida, a nostro avviso l’istituto non ha adottato le adeguate misure che dovrebbero scattare quando si sospetta una possibile frode. La banca per noi è corresponsabile in maniera colposa della truffa subita dalla nostra assistita. Attendiamo gli sviluppi della vicenda”.  

Attendiamo gli sviluppi della vicenda.  

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