Primo maggio: “Non dimentichiamo chi il lavoro non ce l’ha”

 Adico: dati sulle famiglie sempre più allarmanti, è dramma sociale

(Mestre, 30 aprile 2014) Primo maggio festa dei Lavoratori ma non dimentichiamo chi invece il lavoro purtroppo non ce l’ha. I dati diffusi dall’Istat nei giorni scorsi infatti parlano di un vero e proprio dramma sociale, che pare destinato solo a peggiorare, con la disoccupazione aumentata del 18% nell’ultimo anno, mentre la crescita negli ultimi due anni si attesta intorno al 50%. Secondo l’ultimo rapporto relativo al mese di marzo 2014 il tasso di disoccupazione generale si attesta sul 12,7%, mentre quello giovanile (dai 15 ai 24 anni) sul 42,7%.

Un milione di famiglie sono senza redditi da lavoro, si tratta quindi di “case” dove non circola denaro, ovvero risorse che abbiano come fonte il lavoro. Magari possono contare solo su redditi da capitale, come le rendite da affitto, o da pensione di cui beneficiano i membri della famiglia ormai ritiratisi dal lavoro attivo.

Un aumento vertiginoso anche considerato il fatto che il numero più alto di persone disoccupate si colloca nella categoria copie con figli, 491mila persone, a seguire le famiglie mono-genitore 231mila, poi le copie senza figli 295mila e per concludere le copie senza figli che sono 83mila. Le famiglie dove tutti i membri in grado di lavorare, ma in cerca di occupazione risultano esser in crescita di 175mila unità.

Sono invece ormai più di 4 milioni gli italiani che chiedono aiuto per riuscire a mangiare, o per arrivare a fine mese.

“In questa giornata non possiamo non rivolgere un pensiero a chi vive costantemente nell’angoscia per la ricerca di un lavoro che non si trova – commenta Carlo Garofolini, presidente Adico – Tanto per avere un’idea basti pensare che ad un’offerta della nostra associazione per un posto da segretaria tre mezze giornate alla settimana nel giro di poche ore hanno risposto centinaia di persone. Dall’altro lato però – conclude Garofolini – non dobbiamo nemmeno dimenticarci dei lavoratori che invece sono obbligati a restare in servizio anche durante i giorni di festa, penso alle polemiche e alle proteste per le aperture dei grandi centri commerciali”.

4 risposte

  1. Le aziende che lavorano anche il sabato e i giorni festivi potrebbero assumere del personale, proprio per quei giorni così non ci sarebbero più polemiche.
    Avranno dipendenti per i giorni feriali e dipendenti per i giorni festivi ma anche non sempre gli stessi dipendenti per i giorni festivi, possono cambiare dipendenti e così danno un pò di lavoro anche ad altre persone

  2. Il diritto al lavoro è un diritto sacrosanto e dev’essere rispettato a prescindere da tutto. Ma le strutture commerciali che tengono aperte anche a Natale, dovrebbero vergognarsi i commercianti e il consumatore. Per fare gli ultimi acquisti basta organizzarsi non c’è bisogno di tenere personale e strutture impegnati, oltre al consumo di energia elettrica per
    viziare coloro che spendono e spandono. VERGOGNA ! COOP,PAM, ESSELUNGA, CONAD ecc…ec!

  3. Non dimentichiamo chi il lavoro non ce l’ha, ma non dimentichiamo neppure i “crumiri” che non hanno fatto nulla per difendere i diritti dei lavoratori. Se tra le fila dei “senza lavoro” ci sono anche i crumiri BEN GLI STA. Impareranno a non leccare e combattere insieme a chi lo fa per difendere i propri diritti. Se siamo arrivati a questo punto, non è solo per crisi economica ma anche per crisi morale, mancanza di valori che ha portato a “calarsi le braghe” per quattro soldi. Mi dispiace ma il Sindaca è nato per difendere i diritti dei lavoratori, se poi all’interno ci sono dei Bonanni e Angeletti a rappresentare la faccia umana questo non ha nulla a che fare con il significato e valore di un movimento. Adesso, visto che abbiamo svenduto i nostri diritti per “NON aver lottato” adesso piangersi addosso è inutile. Impariamo a non leccare
    (leccare per molti italiani è una scelta di vita e atteggiamento
    più assiduo) ma a rispettare e farci rispettsre.

  4. Il contratto di lavoro,di un lavoratore impiegato in una azienda privata con pochi dipendenti,deve avere le stesse garanzie e trattamento,di quelle da sempre concesse al lavoratore del pubblico. Basta con lavoratori di classe A e classe “M…A”.Non si può più tollerare che una moltitudine di prescelti “R……….I” vivano tutta una vita di tranquillità,pagata con una vita di precarietà e sofferenza da una maggioranza di bistrattati.Tutti o nessuno.

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