Mutui giù per 5 anni, cosa cambia dopo il taglio dei tassi

Una boccata d’ossigeno per l’economia, una spinta agli istituti di credito a concedere i prestiti, un incoraggiamento alle esportazioni e un aiuto a chi ha acceso un mutuo in banca, o sta per farlo.
Sono alcuni degli effetti più evidenti della decisione di ieri di Mario Draghi, che tagliando il costo del denaro allo 0,05%, ieri ha ridato fiducia ai mercati europei e agli investitori.

Rata calmierata per almeno 5 anni

Ovviamente le ricadute sull’economia reale saranno a lungo termine, ma l’ulteriore sforbiciata dei tassi di interesse stabilita dalla Bce avrà comunque delle ripercussioni sui consumatori, a partire dai mutui: se è vero che il mini-taglio allo 0,05% smusserà di pochissimo (pochi euro al mese) le rate dei mutui, è anche vero che gli analisti sono tutti concordi che, dopo questa mossa, l’Euribor non riuscirà a salire sopra l’1% per almeno i prossimi 5 anni. Il che significa che chi ha acceso un muto a tasso variabile, avrà una rata calmierata per almeno questo lasso di tempo. Anche gli spread (le quote fisse della rata, che negli ultimi anni hanno iniziato a crescere parallelamente all’abbassarsi dei tassi), stanno cominciando a scendere sotto i 2%.

Più prestiti ed esportazioni facili

Altro aspetto: i prestiti che gli istituti di credito concedono a cittadini e imprese: la riduzione del costo del denaro aiuta le stesse banche a finanziarsi a più buon mercato presso la Bce, incentivandole a partecipare alle nuove aste finalizzate alla concessione di prestiti alla clientela, e a rimettere in circolazione il denaro. L’abbassamento di tassi di interesse per i liquidi tenuti nelle casse di Francoforte, inoltre, spinge gli istituti a mettere in circolazione il denaro, per ottenere guadagni migliori.
Saranno ovviamente le imprese (almeno in teoria) a beneficiare di questo stato di fatto, come pure beneficeranno quelle che fanno export: l’euro debole, di nuovo sotto l’1,30 dollari, stimolerà le esportazioni.

Conti deposito appena sopra l’1,50%

Di contro, chi ha investito in conti deposito o spera nelle remunerazioni degli interessi dei cnti correnti, restarà deluso, perché ormai i guadagni sono prossimi allo zero. Quello medio dei conti deposito scenderà, secondo le stime, a poco sopra l’1,50%.

Fonte: ilsalvagente.it

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